Il monitoraggio emodinamico invasivo nelle unità di terapia intensiva - Capitolo 3: Conclusioni

infermiera ambiente sterile

Capitolo 3: conclusioni

Il monitoraggio emodinamico avanzato rimane una pietra miliare nella gestione del paziente critico. L’attenta valutazione clinica infermieristica è fondamentale in area critica, in quanto costituita essenzialmente dall’osservazione diretta e dalla cura continua del paziente in considerazione delle molteplici variabili emodinamiche che si potrebbero presentare. 

Nelle U.O. di Terapia Intensiva, il posizionamento del catetere arterioso si rivela molto efficace per la rilevazione seriata dei diversi parametri emodinamici, dati che, opportunamente elaborati, consentono un’approfondita analisi della funzione cardiocircolatoria, finalizzata ad un corretto programma diagnostico e terapeutico.

Inoltre, il monitoraggio invasivo continuo consente di ottenere informazioni utili al mantenimento della perfusione d’organo attraverso riequilibri volemici e terapia con farmaci vasoattivi per ottimizzare la gittata cardiaca e la disponibilità di ossigeno.

Le specifiche competenze di gestione in tema di monitoraggio emodinamico invasivo rivestono un ruolo fondamentale in termini di qualità delle cure; una loro carenza si associa ad esiti sub-ottimali e compromette il successo terapeutico.

L’infermiere è il professionista sanitario che in prima persona si occupa del paziente critico e per questo è indispensabile che le sue scelte assistenziali si basino sulle migliori evidenze disponibili: soltanto in questo modo egli sarà in grado di erogare un’efficace assistenza tesa a soddisfare le richieste dell’utenza attraverso la riduzione del discomfort e delle complicanze associate a questo tipo di dispositivi. 

L’infermiere, dunque, in questi contesti altamente tecnologici, rappresenta la componente insostituibile, mentre verosimilmente, non lo sono le infrastrutture strumentali, specialmente se queste tendono a sostituirsi all’uomo. In particolar modo, nello specifico contesto dell’intensità di cura, il lavoro in team ha una sua influenza sull’outcome del paziente.

La formazione dei professionisti deve essere sempre realizzata nell’ottica della interdisciplinarità; questo avrebbe un impatto positivo non solo sull’esito delle cure, ma anche sulla motivazione dei professionisti.

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Autore: dott.sa Federica Scoletta 

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Foto di Anna Shvets

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