Le False Partite Iva in Italia un concetto per comprendere la libera professione

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Sappiamo tutti la differenza tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. Nel primo caso si tratta di lavoro previa assunzione e contratto, dove l'azienda che assume paga tutti gli oneri richiesti.

Nel secondo caso, invece, il lavoratore deve aprire una Partita Iva e occuparsi in prima persona di versare i propri contributi.

Può capitare però che un lavoratore con Partita Iva in realtà si ritrovi a lavorare per un’azienda esattamente come un lavoratore dipendente.

In questo caso si parla di falsa Partita Iva, un fenomeno diffuso in Italia e anche chi lavora in sanità lo deve conoscere.

Vediamo di cosa si tratta.

Quando una Partita Iva può dirsi falsa

Una Partita Iva può ritenersi falsa, e deve quindi essere considerata come lavoro subordinato, nel caso in cui si verificano almeno due delle condizioni tra:

  • durata della collaborazione con il committente pari a otto mesi l'anno per due anni consecutivi;
  • compensi legati alla collaborazione di oltre l'80% del fatturato annuo per due anni consecutivi;
  • postazione di lavoro fissa in una delle sedi del committente.

Rispettivamente si parla di criterio temporale, criterio del fatturato e criterio organizzativo.

Analizziamo quindi nello specifico tutte e tre le condizioni in questione.

  1. Criterio temporale

Secondo il Ministero del Lavoro, il periodo temporale da prendere in considerazione per stabilire la posizione lavorativa è l'anno civile, pari a 241 giorni anche non continuativi. Per accertarsi della durata dell'attività, il Ministero prende atto di documenti quali fatture o lettere d'incarico o comunque tutti i documenti che possono contenere informazioni a riguardo.

  1. Criterio del fatturato

Per quanto riguarda questo criterio, il Ministero del Lavoro ha specificato che le fatture da prendere in considerazione per stabilire una posizione lavorativa sono quelle inviati dalla Partita Iva allo stesso committente o a più soggetti riconducibili alla stessa azienda. In questo caso il periodo da prendere in considerazione è pari a due anni solari consecutivi, cioè 365 giorni suddivisi in due periodi.

  1. Criterio organizzativo

Il criterio organizzativo, come suggerisce la parola, rappresenta la condizione che si verifica quando, nell'arco di tempo preso in considerazione, la Partita Iva ha effettivamente goduto del privilegio di avere una postazione di lavoro fissa, anche se non esclusiva, all'interno dei locali del committente.

Chi rischia in caso di ispezione

Nel caso l'ispettorato del lavoro faccia accertamenti su di una falsa Partita Iva  è il committente che rischia.

Il committente sarà obbligato a:

  • assunzione a tempo indeterminato
  • pagamento degli arretrati dall’inizio della collaborazione, ovvero:
  • stipendio
  • contributi
  • tasse da versare per conto tuo
  • pagare delle sanzioni

Questo perchè un dipendente con uno stipendio mensile di 1.500 euro al datore di lavoro o committente ne costa oltre 3.000. Quindi spesso vengono assunti lavoratori con partita iva a 20 euro/ora ( se va bene) che avendo delle agevolazioni fiscali, il datore di lavoro gli fa credere di avere dei  vantaggi, mentre il vantaggio è tutto per il datore di lavoro/committente.

Le false partite iva in sanità per legge non esistono

Gli infermieri, così come i medici e altre figure professionali, sono esclusi dalla presunzione di falsa Partita Iva. Fanno parte, infatti, di quella categoria di soggetti riconosciuti come lavoratori atipici che include:

  • professionisti iscritti all'albo
  • agenti di commercio
  • percettori di pensioni di vecchiaia
  • persone che fanno parte degli organi di amministrazione
  • collaboratori delle PA
  • collaboratori con associazioni.

Nonostante la normativa non preveda la falsa p.iva per l'infermiere concettualmente la sanità è uno dei settori in cui esiste un grande numero di false Partite Iva.

Questo avviene specie nelle strutture sanitarie private o gestite da cooperative, dove l'infermiere viene assunto con p.iva ad importi vicino ai 20 euro/ora che di fatto sono inferiori al costo di un dipendente.

Quindi l'infermiere con partita iva è costretto a lavorare sottocosto?

Le anomalie che l'infermiere libero professionista vive sono molteplici:

  • la carenza di infermieri non porta ad avere tariffe trasparenti e pubblicizzate da parte dei committenti, anzi, malgrado il rischio di chiusura, il committente in Italia decide di offrire l'importo che gli fa più comodo,
  • gli ordini infermieristici non sostengono la libera professione e l'infermiere non ha un tariffario come invece hanno tutte le altre professioni sanitarie.

L'unico riferimento economico per l'infermiere e il   decreto 19 luglio 2016 n 165.( scarica l'allegato delle tariffe infermierioppure l'atto completo LINK). Questo decreto del 2016 come importo per l'assistenza diretta riporta 31 euro.

E così molti infermieri, seppur dipendenti, non vengono assunti, ma operano come liberi professionisti pur non essendolo affatto. 

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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