Nel contesto sanitario moderno, il risk management clinico è diventato uno strumento operativo imprescindibile per garantire la sicurezza del paziente, la qualità delle cure e la tutela della responsabilità professionale degli operatori sanitari.
Il risk assessment assistenziale, ovvero la valutazione sistematica dei rischi connessi ai processi clinico-assistenziali, è la fase preliminare e cardine di ogni sistema di gestione del rischio: permette di identificare precocemente i potenziali rischi per la persona assistita e per l’organizzazione, valutare le condizioni che li determinano e predisporre azioni di mitigazione efficaci.
Questo articolo, elaborato con prospettiva da infermiere esperto in management, con competenze specifiche in clinical risk management e infermieristica legale, analizza riferimenti normativi italiani recenti e metodologie operative applicabili in ambito assistenziale.
Quadro normativo di riferimento
In Italia, la disciplina della sicurezza delle cure e della gestione del rischio clinico è stata profondamente influenzata dalla Legge 8 marzo 2017, n. 24 (cosiddetta Legge Gelli-Bianco). Tale normativa riconosce espressamente la sicurezza delle cure come parte integrante del diritto alla salute e impone alle strutture sanitarie pubbliche e private l’adozione di sistemi organizzativi volti alla prevenzione degli eventi avversi e alla gestione dei rischi connessi alle prestazioni cliniche e assistenziali.
L’applicazione di un sistema strutturato di Risk Management è intesa come elemento di clinical governance e di tutela sia del paziente sia dell’operatore sanitario, riducendo il contenzioso e migliorando la qualità delle prestazioni. (Studio Legale Stefanelli)
La Gelli-Bianco prevede, tra i principali obblighi, l’istituzione di funzioni dedicate alla sicurezza e alla gestione del rischio, la raccolta dati sugli eventi avversi, l’adozione di linee guida e buone pratiche cliniche validate e l’inclusione del risk management nei requisiti di accreditamento delle strutture sanitarie. (MDPI)
Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 232/2023, l’attuazione della legge è stata ulteriormente specificata: tra gli aspetti principali, esso include i criteri organizzativi per il risk management e i contenuti minimi delle polizze assicurative delle strutture, integrando le dimensioni gestionali con la responsabilità civile. (Studio Legale Stefanelli)
Oltre alla normativa specifica sulla sicurezza delle cure, il risk assessment in ambito sanitario si inserisce nel più ampio panorama della gestione del rischio definito da standard internazionali come la norma ISO 31000 sulla gestione del rischio, che fornisce linee guida metodologiche trasversali utili per strutturare processi di identificazione, analisi, valutazione e trattamento del rischio in contesti complessi come quelli sanitari. (Wikipedia)
Concetti chiave nel risk assessment assistenziale
Il risk assessment assistenziale non è un’attività isolata, ma un processo sistematico integrato nel ciclo di clinical governance:
- Identificazione dei rischi: si tratta di riconoscere tutte le situazioni, condizioni o eventi che possono causare un danno al paziente o compromettere la qualità delle cure. Questo include anche errori di processo, tecnici, comunicativi o legati all’organizzazione assistenziale.
- Analisi del rischio: definisce la natura di ciascun rischio identificato, le circostanze in cui può manifestarsi, le cause e le conseguenze potenziali.
- Valutazione e prioritizzazione: attraverso l’uso di strumenti quantitativi e qualitativi (matrici di rischio, score di gravità/probabilità, FMEA, SWIFT ecc.), i rischi vengono confrontati e ordinati secondo criteri di priorità assistenziale e organizzativa.
- Pianificazione delle misure di controllo: implementazione di azioni e barriere difensive volte a eliminare o mitigare i rischi prioritizzati.
- Monitoraggio continuo: i piani di azione vengono costantemente monitorati per verificarne l’efficacia e aggiornati in funzione dei risultati e dei cambiamenti nel contesto assistenziale. (Wikipedia)
Metodologie operative per l’identificazione precoce del rischio
Le metodologie operative per la realizzazione di un efficace risk assessment assistenziale possono essere distinte in proattive e reattive.
- Metodologie proattive: mirano a prevenire il verificarsi di eventi avversi, identificando potenziali rischi prima che si manifestino. Tra queste:
- Analisi funzionale dei processi (Process Mapping).
- FMEA/FMECA (Failure Mode and Effects Analysis / with Criticality): valuta modalità di guasto e relativo impatto sul paziente.
- Analisi "what-if" e SWIFT (Structured What-If Technique).
- Checklist operative e standardizzazione delle procedure.
- Early Warning Scores e sistemi di allerta precoce clinica basati su parametri fisiologici.
Questi strumenti consentono al team assistenziale di anticipare criticità e predisporre misure correttive prima che si verifichi il danno.
- Metodologie reattive: si attivano dopo l’insorgenza di un evento avverso o quasi-evento e comprendono:
- RCA (Root Cause Analysis), per l’analisi delle cause profonde che hanno determinato l’evento.
- Audit interni e revisioni tra pari.
- Reporting degli eventi sentinella e dei near miss.
Una gestione efficace del risk assessment assistenziale combina strumenti proattivi e reattivi, integrandoli nei percorsi clinici e nei sistemi informativi aziendali.
Ruolo dell’infermiere nel risk assessment assistenziale
L’infermiere svolge un ruolo centrale nello sviluppo e nell’attuazione di processi di valutazione del rischio. In qualità di professionista sanitario maggiormente coinvolto nei processi assistenziali e nella relazione con il paziente, l’infermiere:
- Partecipa alla identificazione e segnalazione di rischi potenziali e reali.
- Contribuisce alla definizione di criteri di prioritizzazione del rischio in base all’urgenza clinica e alla vulnerabilità della persona assistita.
- Supporta la costruzione e l’applicazione di strumenti di allerta precoce (ad esempio, sistemi di score clinici).
- Favorisce la cultura della sicurezza attraverso la formazione, la comunicazione e la leadership nei team multidisciplinari.
Questo ruolo è coerente non solo con i profili professionali delle professioni infermieristiche, ma anche con gli obblighi normativi derivanti dalla Legge Gelli-Bianco, che richiedono la partecipazione di tutto il personale alla prevenzione del rischio sanitario. (Studio Legale Stefanelli)
Integrazione con sistemi di pianificazione della sicurezza aziendale
Il risk assessment assistenziale deve integrarsi con strumenti di governance aziendale quali il Piano Annuale di Gestione del Rischio Sanitario (PARS), che codifica gli obiettivi operativi, le responsabilità, le attività di formazione e i requisiti documentali per il corretto governo del rischio clinico e sociosanitario.
Tali piani, oltre a rispondere alle esigenze normative di accountability, favoriscono una visione organica e sistemica della sicurezza delle cure, coinvolgendo in modo attivo tutte le Unità Operative e funzioni aziendali. (policlinico.unina.it)
Conclusioni
Il risk assessment assistenziale è un processo sistematico complesso, ma imprescindibile per garantire la sicurezza del paziente e la qualità dell’assistenza.
Le normative italiane più recenti, in particolare la Legge Gelli-Bianco e il Decreto Legislativo 232/2023, consolidano l’obbligo per le strutture sanitarie di implementare sistemi di gestione del rischio efficaci, documentati e partecipativi. Scegliere e applicare metodologie operative adeguate, capaci di identificare precocemente i rischi, rappresenta non solo un obbligo normativo, ma anche una leva strategica per migliorare gli esiti clinici, ridurre gli eventi avversi e favorire l’instaurarsi di una cultura della sicurezza in tutte le componenti del sistema assistenziale.
La professionalità dell’infermiere, integrata in modelli di clinical risk management, assume così un ruolo cruciale nella prevenzione, nella valutazione e nell’azione correttiva dei rischi, trasformando le normative in pratiche concrete, efficaci e orientate alla persona assistita.
Bibliografia
- ANMDO. (2022). Clinical risk management e sicurezza delle cure. Milano: Edises.
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- Ministero della Salute. (2019). Manuale per la sicurezza delle cure e la gestione del rischio clinico. Roma: Ministero della Salute.
- Reason, J. (2008). The human contribution: Unsafe acts, accidents and heroic recoveries. Farnham: Ashgate Publishing.
- Runciman, W., Hibbert, P., Thomson, R., Van der Schaaf, T., Sherman, H., & Lewalle, P. (2010). Towards an international classification for patient safety: Key concepts and terms. International Journal for Quality in Health Care, 21(1), 18–26. https://doi.org/10.1093/intqhc/mzn057
- Vincent, C. (2010). Patient safety (2nd ed.). Oxford: Wiley-Blackwell.
- World Health Organization. (2009). Human factors in patient safety: Review of topics and tools. Geneva: WHO Press.
- World Health Organization. (2021). Global patient safety action plan 2021–2030: Towards eliminating avoidable harm in health care. Geneva: WHO Press.
Sitografia
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https://www.who.int/teams/integrated-health-services/patient-safety - Normattiva. (s.d.). Legge 8 marzo 2017, n. 24 – Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e responsabilità professionale.
https://www.normattiva.it - Normattiva. (s.d.). Decreto Legislativo 30 dicembre 2023, n. 232.
https://www.normattiva.it - International Organization for Standardization. (s.d.). ISO 31000 – Risk management.
https://www.iso.org/iso-31000-risk-management.html
