Di recente, ho partecipato al congresso sui Linfomi Indolenti tenutosi a Milano, un evento caratterizzato da un rigore tecnico-scientifico di altissimo livello che ha offerto prospettive inedite sulla gestione del Linfoma Follicolare.
In particolare, sono rimasta profondamente colpita dalle evidenze emerse circa il ruolo del "microclima" (o microambiente) tumorale: un concetto che trasforma radicalmente la nostra visione della patologia, non più intesa come entità isolata, ma come un ecosistema dinamico e complesso.
Data la rilevanza e la complessità di queste acquisizioni, ho ritenuto importante tradurre tali concetti in un linguaggio accessibile e orientato alla pratica clinica quotidiana. Per questo motivo, mi sono avvalsa del supporto di Gemini Pro per rielaborare e semplificare i contenuti tecnici del congresso, con l'obiettivo di restituire un quadro sintetico e operativo.
Il recente congresso tenutosi a Milano, presso il Best Western Hotel il 26 e 27 gennaio 2026, ha segnato un punto di svolta nella narrazione scientifica dei Linfomi indolenti, con particolare attenzione al Linfoma Follicolare (FL). Partecipare a questo evento ha permesso di comprendere come la medicina stia abbandonando i vecchi schemi per abbracciare un paradigma "olistico", dove il tumore non è più visto solo come una cellula impazzita, ma come un intero ecosistema in evoluzione.
Un’origine silenziosa: il viaggio della cellula B
Il Linfoma Follicolare è la forma più comune di linfoma non-Hodgkin indolente nel mondo occidentale. Durante le sessioni milanesi, è stato affascinante ripercorrere la sua "biografia" biologica. Tutto inizia nei centri germinali dei linfonodi, dove i linfociti B dovrebbero imparare a difenderci. Invece, a causa di un errore genetico precoce avvenuto già nel midollo osseo — la celebre traslocazione t(14;18) — queste cellule iniziano a produrre troppa proteina BCL2.
Immaginiamo la proteina BCL2 come un freno che impedisce alla cellula di morire quando dovrebbe. Tuttavia, come emerso nei dibattiti, questa "immortalità" non basta a scatenare la malattia. Molte persone sane portano queste cellule nel sangue senza mai ammalarsi. Il linfoma vero e proprio nasce solo quando queste cellule, passando e ripassando dal centro germinale, accumulano ulteriori mutazioni "secondarie" che le trasformano definitivamente.
Oltre la forma: la nuova classificazione
Uno dei temi caldi del congresso è stata la rivoluzione delle classificazioni (WHO e ICC del 2022). Se un tempo ci si limitava a contare al microscopio le cellule grandi (centroblasti) per stabilire un "grado", oggi si preferisce guardare alla sostanza biologica. La distinzione tra i gradi 1, 2 e 3A sta diventando meno rigida, poiché queste forme tendono a comportarsi in modo simile. Diverso è il discorso per il grado 3B, che si comporta già come un linfoma aggressivo e richiede un approccio molto più deciso.
Si è parlato anche di varianti quasi "benigne" nella loro lentezza, come il linfoma di tipo duodenale, che spesso richiede solo una vigile attesa, o il linfoma pediatrico, che nonostante l'aspetto spaventoso sotto la lente del patologo, guarisce quasi sempre con un piccolo intervento locale.
Il "complice" inaspettato: il Microambiente Tumorale
Forse la parte più innovativa del congresso ha riguardato quello che i medici chiamano TME (Microambiente Tumorale). Le cellule del linfoma sono scaltre: non vivono isolate, ma "ri-educano" le cellule sane circostanti (linfociti T helper, macrofagi, cellule stromali) per farsi nutrire e proteggere.
È emerso chiaramente che la prognosi di un paziente non dipende solo dai geni del tumore, ma anche dalla "qualità" del vicinato cellulare. Se il microambiente è ricco di certi linfociti T (firma IR1), la storia clinica è solitamente migliore; se invece prevalgono le cellule che sostengono l'infiammazione e la protezione del tumore (firma IR2), la battaglia si fa più dura.
Le sfide del futuro: POD24 e la trasformazione istologica
Nonostante i grandi passi avanti — con sopravvivenze che ormai superano regolarmente i 15-20 anni — rimangono due grandi ostacoli.
- POD24: Quei pazienti (circa il 20%) in cui la malattia ritorna entro soli due anni dalla prima terapia. Questa "progressione precoce" è il segnale di una biologia più aggressiva che bisogna imparare a riconoscere il prima possibile.
- Trasformazione istologica: Il rischio che un linfoma indolente si trasformi improvvisamente in una forma aggressiva. È un evento guidato da nuovi danni genetici (come quelli a carico di TP53 o MYC) che cambiano completamente le regole del gioco.
La rivoluzione terapeutica: verso la fine della chemioterapia?
Il congresso si è chiuso con una nota di grande speranza. Stiamo entrando nell'era della medicina di precisione e dei trattamenti "chemo-free".
- Anticorpi bispecifici: Farmaci intelligenti che creano un ponte fisico tra la cellula tumorale e i linfociti T del paziente, costringendo questi ultimi ad attaccare il tumore.
- Cellule CAR-T: La frontiera estrema, dove i linfociti del paziente vengono prelevati, "istruiti" in laboratorio a riconoscere il linfoma e poi reinfusi, ottenendo risposte straordinarie anche in chi ha fallito tutte le cure precedenti.
- Terapie target: Come il tazemetostat, che agisce spegnendo gli interruttori epigenetici (EZH2) che tengono acceso il tumore.
In conclusione, il messaggio di Milano 2026 è chiaro: il Linfoma Follicolare non è più un nemico monolitico, ma una sfida personalizzata. L'obiettivo non è più solo prolungare la vita, ma raggiungere una "guarigione funzionale" che permetta al paziente di vivere senza il peso costante della tossicità dei farmaci.
Bibliografia essenziale
- WHO Classification of Tumours, 5th Edition (WHO-HAEM5).
- International Consensus Classification (ICC) 2022.
- Linfoma Follicolare: Molecular Biomarkers and TME (MDPI 2024; Blood 2023).
- Studi clinici su CAR-T e Anticorpi Bispecifici (Mosunetuzumab, Axicabtagene ciloleucel).
