Dobbiamo fare un prelievo venoso, ne facciamo tanti e dopo un po diventa quasi automatico e ci si concentra su quei pochi centimetri dove dobbiamo fare un lavoro di precisione.

E il resto?

Possiamo avere degli input delle idee o strategie che ci aiutano a fare ancora meglio?

Facendo prelievi in reparto ci si sposta da paziente a paziente e non sono tutti in condizioni ottimali.

Primo step... Buongiorno signor Rossi, sono Franco le devo fare un prelievo venoso, per le analisi che le ha richiesto il dottore...

Due parole un pò per informare un pò per rompere il ghiaccio, ma non solo, guardiamo in faccia il nostro assistito:

1) costituzione fisica, le vene sono diverse, se magro, normopeso o sovrappeso,

2) l'età può essere ingannevole, gli anziani possono aver fatto più terapie aver vene fragili, ma sono i giovani che collassano e svengono,

3) colorito, dobbiamo sempre considerare il nostro assistito potenzialmente infetto e agire di conseguenza, ma se è itterico la possibilità che abbia un epatite esiste,

3) eloquio, da come risponde abbiamo un idea del livello cognitivo e quindi se sarà in grado di capire le nostre indicazioni e se sarà collaborante o meno.

Mettiamo l'assistito in una posizione comoda, supino con il braccio appoggiato sul piano e chiediamo conferma se è comodo in quella posizione.

Uno sguardo al volto, mentre cerchiamo la vena da forare, se rassomiglia a quello di un cucciolo disperato, allora forse ha paura e lo rassicuriamo.

Rassicurare l'assistito...tranquillo non è nulla... non sentirà nulla... NON sono d'accordo con queste frasi, perchè implicano che l'assistito è un fifone senza motivo.

Probabilmente ha avuto esperienze negative che lo hanno turbato noi non abbiamo tempo per approfondire e sarebbe inutile dato che a parole non riusciremmo a fargli superare paure pregresse.

Io suggerirei di usare dei paragoni.

Il nostro assistito manifesta visivamente di avere paura e gli chiedo... è mai svenuto... 

Si...

Le capita sempre... ha dei segnali, cosa le succede...

Il paziente che sa di svenire è da considerare affidabile e probabilmente sverrà anche con noi se la tecnica non è ineccepibile e se avete dei dubbi chiamare i rinforzi in anticipo.

No...

Sa che c'è chi al minimo stimolo  doloroso ha degli stimoli vagali e sviene... a lei non è mai capitato...

Tranquillo le faccio un foro, piccolo, faccio veloce, e meno di così non posso fare, uso un ago... oggi abbiamo questo, un giorno basterà una goccia di sangue se non meno...

Quindi vediamo il braccio del prelievo venoso.

La cubitale mediana è la prima scelta, unisce la cefalica e la basilica, però, guardiamo il braccio.

Se siamo in un ambulatorio prelievi forse è tutto a posto, ma se siamo in reparto dopo giorni di fleboclisi allora potrebbero esserci dei problemi.

Possiamo trovare vene dure, trombizzate a causa dell'infusione di soluzioni ipertoniche o istiolesive, queste non vanno usate, massima cautela se sono in prossimità della cubitale mediana e attenzione a non confondersi con l'arteria radiale.

Le vene trombizzate non vanno forate.

Possiamo trovare delle flebiti, le vene in prossimità non vanno forate.

Possiamo trovare degli ematomi sulle braccia, fragilità capillare? rottura delle vene in altri prelievi? se sono visibili i fori,  è un segnale che ci mette in allarme per una potenziale fragilità delle vene. Una conferma ce la da il nostro assistito che potrebbe essere giovane o anziano ma ha comunque memoria di quegli episodi.

Una possibile soluzione per evitare la rottura della vena che si sovradistende è agire in 3 fasi:

1) mettere il laccio e prendersi un po di tempo per cercare la vena e decidere il punto da forare,

3) SI TOGLIE IL LACCIO EMOSTATICO,  si lascia tornare la vena alla dimensione originaria,

3) si riposiziona il laccio e si fora appena il nostro tatto la percepisce.

 

Comunque vediamo il nostro assistito dobbiamo forare, possiamo trovare altri problemi?

Certo e sono:

la mobilità della vena, rischio rottura e maggior dolore per il ns assistito,

la vena collabisce, o l'ago aderisce alla parete della vena, rischio rottura o maggior dolore.

La soluzione è nella manualità, fermezza e delicatezza perchè il campo di lavoro è dell'ordine di millimetri e a volte la fortuna aiuta e supera la logica.

l'assenza di vene al tatto, se non abbiamo trovato nulla nemmeno al tatto abbiamo l'ultima spiaggia, si piega il gomito e si guarda dietro il braccio, la basilica si ramifica e fa una curva, spesso è presente.

La basilica si trova dietro al gomito è poco utilizzata perchè non in vista e poi perchè è una vena difficile da forare per la sua mobilità.

La vena è mobile fra le più mobili che possiate immaginare, quindi va tenuta ferma mentre si fora e non è semplice inoltre la si fora mettendosi a "testa in giu".

A conclusione del prelievo chiediamo conferma al nostro assistito, sempre.

Ha sentito molto male?

No un pochino...

...Lo so ho usato un ago e un foro è il minimo, però lei aveva delle vene che hanno lavorato molto ci sono durezze ematomi è stato impegnativo, grazie per la pazienza.

L'obiettivo di questo scritto non è di sostituire il supporto e l'addestramento ma di far osservare che anche una tecnica come un prelievo venoso è solo all'apparenza facile, dietro ci sono tante scelte fatte da un bravo infermiere in pochi secondi.

 Altri articoli sul prelievo venoso:

 

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