Per molti, il concetto stesso di intelligenza artificiale in relazione all'infermieristica può sembrare estraneo o incomprensibile. Eppure, la professione infermieristica ha intrapreso il suo viaggio con le tecnologie informatiche all'inizio degli anni 2000. Inizialmente, abbiamo cercato di cavalcare l'onda della rivoluzione di Internet, adattando principi come l'Evidence-Based Medicine (EBM) alle nostre esigenze. Successivamente, ci siamo trovati ad affrontare il travolgente fascino dei social media.
Oggi, però, siamo già in ritardo. L'Intelligenza Artificiale non è un fenomeno come gli altri: è promossa e definita da potenze economiche e culturali così vaste da poter riscrivere il significato stesso delle parole. Personalmente, seguo da tempo le intuizioni di Giorgio Taverniti (come si può leggere nella sua FastLetter), che anni fa aveva già previsto i cambiamenti che ora sono sotto gli occhi di tutti. È tempo che l'infermieristica recuperi terreno.
Quindi ho chiesto a Gemini "Quale effetto può avere l'IA nel rapporto infermiere paziente" il report generato è di oltre 30 pagine (2025 L'intelligenza artificiale e l'evoluzione del rapporto infermiere-paziente: sfide e opportunità per un'assistenza umanocentrica) e ha le idee chiare: l'infermieristica deve cambiare paradigma.
L'IA si presenta così ed è quello che i dirigenti sanitari vedono e trovano intrigante:
Nel contesto dell'assistenza infermieristica, l'IA promette di catalizzare una rivoluzione, con il potenziale di migliorare l'efficienza operativa, ottimizzare i risultati per i pazienti e contribuire alla sostenibilità economica dei sistemi sanitari.
L'assistenza infermieristica, nella sua essenza, è una pratica profondamente relazionale. Si fonda su un approccio olistico che considera la persona nella sua interezza, abbracciando aspetti fisici, mentali, psicologici, spirituali e il contesto ambientale in cui il paziente vive e riceve cure. La comunicazione efficace e la costruzione di una solida relazione d'aiuto rappresentano i cardini di questa professione, elementi indispensabili per comprendere i bisogni del paziente, supportarlo nel percorso di malattia e promuovere l'aderenza terapeutica.
L'integrazione dell'IA in questo scenario non rappresenta semplicemente un aggiornamento tecnologico, bensì un cambiamento di paradigma che interpella e rimette in discussione la professione infermieristica nelle sue fondamenta. Se da un lato l'IA può automatizzare compiti routinari e dispendiosi in termini di tempo, come la documentazione o il monitoraggio di base , e fornire un supporto avanzato per decisioni cliniche complesse , dall'altro lato impone all'infermiere un'evoluzione del proprio ruolo. L'infermiere è chiamato a trasformarsi da mero esecutore di procedure a gestore di sistemi di cura sempre più complessi e personalizzati, a interprete critico delle informazioni generate dall'IA e, soprattutto, a custode insostituibile dell'aspetto umano e relazionale dell'assistenza. Questa trasformazione richiede una rinegoziazione delle competenze, delle responsabilità e, in ultima analisi, dell'identità professionale stessa.
Il documento riporta anche i problemi che l'integrazione dell'IA può portare.
L'IA utilizzerà le informazioni prese da internet o che raccogliamo ogni giorno in reparto, tutti quei dati possono venire letti senza problemi, anche dove non c'è la cartella informatizzata, oppure la cartella cartacea se è digitalizzata può essere data all'IA da elaborare.
L'IA si interfaccia sia con i professionisti sanitari che con i cittadini, questo ha delle implicazioni enormi.
Il cittadino può chiedere all'IA un report per comprendere se la sua assistenza è stata adeguata e se ha delle complicanze potrebbe essere facilmente convinto a fare un ricorso per monetizzare un presunto errore.
La professione infermieristica negli ultimi 20 anni e con l'avvento della legge Gelli ha visto come moteore di cambiamento la paranoia della causa in tribunale e, visti i tempi biblici italiani, è giustificabile. L'infermieristica è andata verso la direzione dell'infermieristica difensiva sottraendo risorse umane importanti all'assistenza e facendo aumentare i costi.
L'IA è la terza rivoluzione che la tecnologia informatica ci porta ed è accaduto tutto in meno di 25 anni, un tempo velocissimo. Se non riusciamo a gestirla la professione stessa sarà modificata irrimediabilmente diventando un ingranaggio sempre più piccolo in una Sanità sempre più complessa.
L'immaginare qualcosa che non c'è è difficile, gli aspetti positivi ci saranno ma come professionisti dobbiamo decidere se usare l'IA nel nostro quotidiano o se ignorarla ed essere gestiti secondo criteri "pensati" dall'IA.
