manifestazione in piazza di essere 1 infermiere

"Essere 1 infermiere", era in piazza a Bologna per manifestare chiedendo uno stipendio dignitoso e dei cambiamenti importanti per tutti gli infermieri italiani.

Manifestare in piazza è importante per far vedere le proprie idee, perchè farsi vedere non è solo un vezzo per essere su La Repubblica  o il Resto del Carlino, ma è un occasione per conoscersi, guardarsi in faccia e far capire a chi occupa le poltrone che gli infermieri ci sono.

Manifestare in piazza è un momento che molti ricordano a malincuore pensando che sia un retaggio del passato, dato che oggi da casa propria scriviamo quello che ci viene in mente e pensiamo che il mondo sarà migliore in un attimo ma è solo un'illusione.

Migliorare il proprio mondo è un percorso lungo, deve essere fatto da persone che sono capaci di incontrarsi e di guardarsi negli occhi e facendosi una promessa: noi ci siamo e non molliamo.

Il mondo degli infermieri è sempre silenzioso, subisce, accetta e va avanti per il meglio del proprio assistito, sempre pronti, sempre resilienti adatti ad accettare in silenzio tutto, anche un CCNL che negli anni ha perso sempre di più.

La manifestazione di oggi era sotto la fontana del Nettuno davanti a Palazzo d'Accursio:

manifestazione infermieri accursio

 

manifestazione infemrieri nettuno

Dove le collegha Ambra Fiorani (in foto) e Libera Santamaria hanno letto il comunicato:

manifestazione infermiere lettura proclama

 L'associazione "Essere 1 infermiere" è in piazza ed è la manifestazione delle speranze degli infermieri che sempre più sentono l'esigenza di dover offrire un'assistenza adeguata con uno stipendio adeguato agli standard europei.

manifestazione infermieri bologna

Scarica il documento completo del discorso LINK

I punti del discorso:

1) Il primo punto, sul quale basiamo gran parte della nostra protesta è il riconoscimento della professione infermieristica come unica e unitaria non paragonabile ad altre professioni.

Vogliamo raggiungere lo scorporamento dal comparto sanitario una volta per tutte e la rielaborazione del “contratto infermieri” partendo dal 2021 come anno zero!

2) Proponiamo l’abolizione definitiva dell’esclusività contrattuale per le aziende pubbliche o di prevedere, come previsto per la professione medica, un’indennità di esclusività del rapporto di lavoro. La professione appartiene a noi perché abbiamo fatto dei sacrifici in termini di studio e di esperienza professionale, siamo iscritti ad un ordine che paghiamo tra l’altro in maniera autonoma e non appartiene all’azienda per cui lavoriamo. Chiediamo di essere liberi di esercitarla dignitosamente, in maniera autonoma e indipendente e liberi da vincoli e intermediari!

3) Il terzo punto sul quale ci battiamo è lo sblocco delle fasce di avanzamento professionale e anzianità di servizio poiché l’esperienza nella nostra professione è impagabile e non si può rimanere in livello D0 dopo 20 anni di servizio ed essere retribuiti alla stregua di un neoassunto! È vergognoso!

4) Chiediamo inoltre l’adeguamento dello stipendio al livello di competenze acquisite e responsabilità, in linea con gli stipendi degli altri stati europei, sia nel sistema pubblico che in quello privato. Chiediamo in Contratto Collettivo Nazionale degno, che venga rinnovato in modo biennale (come avviene per qualsiasi altra professione) e non come gli ultimi rinnovi fatti per il nostro contratto: abbiamo aspettato 10 anni per un rinnovo nel sistema pubblico e 14 anni per il rinnovo nel sistema privato e, nonostante tutta questa attesa, i sindacati si sono accordati vergognosamente per aumenti irrisori! Ricordiamoci che hanno esultato per mesi per un aumento di 154 euro lordi dopo ben 14 anni di attese!! È ridicolo!! Poi si chiedono perché non ci sono più infermieri che lavorano nel privato??

5) Rivalutazione delle indennità percepite: ossia riconoscimento di indennità questa volta DEGNE di essere definite tali. Il governo ad inizio anno, nella legge di bilancio 2020-2021, ha riconosciuto ai professionisti sanitari 100 mln di euro annui: ovvero 500 mln, per incrementare del 27% l’indennità di esclusiva i dirigenti del settore medico, veterinario e sanitario operanti con rapporto di lavoro esclusivo presso le strutture del SSN e una somma di soli 335 mln per l’indennità infermieristica che è stata suddivisa tra 280mila infermieri in servizio presso il SSN. Quindi l’aumento lordo annuo in busta paga per ogni infermiere spalmato su 13 mensilità è di 60 euro netti al mese, ovvero appena 2 euro al giorno.

Cifra che rappresenta una vera elemosina, certamente insufficiente a dare una dignità professionale a noi professionisti che davanti alla fatica e all’esposizione al Covid-19 si ritrovano in una misera considerazione economica.

6) È necessario, un adeguamento degli organici di reparto: basta sopportare periodi di ferie sospese per mancanza di organico. Straordinari illegittimi e doppi turni sono ormai diventati un problema quotidiano per la nostra professione. Ci sono 53mila infermieri in meno in Italia solo nel sistema pubblico. Abbiamo bisogno di nuove assunzioni e non di sfruttamento!

Gli infermieri che sono stati assunti durante l’emergenza Covid rischiano perfino di essere rimandati a casa nonostante il rapporto infermiere-paziente sia sotto la soglia massima accettabile per noi professionisti e per i cittadini: dovrebbe teoricamente essere infatti di 1:6/1:8 e invece tocchiamo la triste media nella realtà di 1:16, un rapporto che mette a serio rischio la salute dei cittadini, come dimostrato da numerosi studi clinici sull'incremento della mortalità e sull’aumentato rischio di complicanze del paziente.

7) Chiediamo un giusto riconoscimento delle competenze avanzate e specializzazioni: chi ha una formazione post-base dovrebbe avere la possibilità di mettere a frutto le proprie capacità. Continuano a trattarci come numeri e ad assumerci e spostarci tra i reparti secondo le “necessità del momento” e non per competenze ed esperienze acquisite (e non parlo solo del periodo pandemico purtroppo dove evidentemente eravamo in emergenza). La formazione post-base dovrebbe avere un riscontro lavorativo ed economico: le competenze acquisite da noi professionisti hanno una ricaduta positiva sulla qualità dell’assistenza se vengono impiegate all’interno delle aree di pertinenza e dovrebbero essere remunerate perché siamo a lavorare e non a fare beneficenza!

Ad esempio: si parla da 30 anni della figura dell’infermiere di famiglia, la legge Balduzzi c’è e risale al 2012, 9 anni fa: si fanno le leggi che non vengono mai applicate! Ci specializziamo con master di Infermieristica di famiglia e di comunità e nessuno ci assume come tali…. E ne posso citare ancora e ancora: Master di primo livello in ricerca clinica, master in infermieristica forense, Master in case management, Master come Strumentista di Sala Operatoria…. Che cosa ci formiamo a fare colleghi??

Chiediamo la giusta collocazione delle risorse umane, tenendo conto delle competenze acquisite attraverso formazione post-base e esperienza lavorativa. Mi riferisco soprattutto ai titoli che si possiedono, che oggi sono considerati carta straccia e dei quali nessuno tiene presente in sede di allocazione delle risorse che, da anni, sono completamente in balia di regole spersonalizzanti.

8) Per finire, anche se non di minore importanza, chiediamo Corsi di Laurea in cui le docenze delle materie di pertinenza infermieristica siano attribuite esclusivamente a docenti infermieri retribuiti con adeguato riconoscimento economico (poiché ricordiamo, che ad oggi, molti docenti insegnano all’università senza ricevere alcun compenso).