social attaccoLa FNOPI il 15 ottobre 2018 si è pronunciata; l'infermiere che nei social leda la professione deve essere sanzionato dall'ordine provinciale.

Dopo un ventennio dall'inizio della diffusione di massa di internet la FNOPI ha preso una posizione formale, da tempo molto attiva verso i media che diffondono notizie false ora la sua attenzione è anche verso quegli infermieri che danneggiano l'immagine della professione.

Il motivo è che grazie alla capacità di penetrazione e di risonanza dei social anche il singolo può fare danni alla professione ed è importante dare una dimensione al problema.

I forum infermieristici tradizionali sono stati i primi a cercare una soluzione alle discussioni deleterie, e provocatorie dei troll.

I forum tradizionali hanno un obiettivo prioritario cioè creare discussioni utili ai lettori, quindi tutte le discussioni sono facilmente reperibili e gli autori identificabili. L'autore che fa discussioni utili diventa un autore autorevole, proprio per l'originalità delle idee che esprime mentre nei social è diverso, la discussione è fra gli interlocutori e limitata nel tempo, mentre nei forum possono essere riprese anche anni dopo.

Nei social si può confondere l'immagine commerciale con quella personale, nei forum invece no, l'autore deve lasciare la sua azienda fuori dalle discussioni.

I forum tradizionali hanno squadre di volontari che sorvegliano i contenuti del forum in modo che i toni delle discussioni siano orientati alle soluzioni e non all'autoalimentarsi di sproloqui.

Limitazione della libertà di opinione?

Assolutamente no, la libertà ha uno spazio ben definito e delimitato dalla libertà degli altri, quindi il rispetto di regole condivise di una condotta civileè necessario ed è riassunta in un termine "netiquette".

 

Un forum con le discussioni incontrollate è destinato a chiudere perchè si smarriscono gli obiettivi di divulgazione e confronto. 

Come i forum hanno risolto il problema?

Semplice, non lo abbiamo risolto, sono arrivati i social e i facinorosi si sono trasferiti tutti li.

Internet ha messo tutti in grado di autopubblicarsi e questo ha fatto si che la concorrenza giornalistica in cerca di notizie non facesse più reportage seri, ma cercasse su internet e per la precisione nei social, riportando come notizie quei post che facevano dei click. Questo modo ha poi dato importanza ai social come strumento di comunicazione, che è cresciuto ed ha visto la comparsa di vere e proprie figure professionali che ci lavorano.

Internet ambiente privato, pubblico o social?

La rete di internet è una grande proprietà privata, non esiste nulla nella rete che non abbia un proprietario e non esiste un proprietario che non abbia qualcuno a cui rispondere.

Internet non è un ente sovranazionale, ma deve rispondere alle leggi dello stato, esattamente come le persone che lo utilizzano, in alternativa se un sito internet che viola le leggi di uno stato ne viene escluso l'accesso nello stato in questione. Un esempio è il gioco online, diffusissimo anche all'estero ma i siti web che vediamo sono solo quelli che sottostanno all'AAMS altrimenti fuori e in Italia non vengono visti.

Facebook è un grande sito web, il più grande al mondo, strutturato come un forum dove ognuno dice la sua in tante sezioni, il proprio profilo, le pagine, i gruppi sono tutte cose note dall'alba del web.

Solo che il genio di Zuckemberg è riassumibile in due punti:

semplificare le discussioni, mentre nei forum c'èra una format per la scrittura dei post, mentre nei social c'è la data e subito dopo il testo che spesso viene scritto di "pancia"

Impostare un codice che ci fa vedere i post che ci piacciono, mandando le notifiche senza doverle cercare le discussioni .

Nei social esistono delle responsabilità ben precise, ad esempio:

una pagina o un gruppo sono il progetto di un creatore che si assume della responsabilità e quindi può decidere quali contenuti devono restare o meno;

nel proprio profilo rispondiamo noi stessi di quanto pubblichiamo;

Tutti rispondiamo a Zuckemberg o chi per lui che sono i proprietari di tutto quello che è su Facebook.

La responsabilità a grandi linee è chiara, ma il confine fra pubblico, privato e commerciale quando si va sui social è volutamente sfumato se non nascosto.

Chi caricherebbe una foto su facebook se ogni volta comparisse il messaggio con scritto, bene ricordati che adesso quella foto è di proprietà di facebook, oppure se ogni post con finalità commerciali riportasse la scritta, ricordati che se condividi promuovi questa azienda, nessuno lo userebbe più o i post sarebbero più interessanti, chi lo sa.

Come si fa a danneggiare una professione/categoria?

A volte basta un mi piace messo d'istinto senza pensarci per esempio quando un poliziotto mise mi piace ai pestaggi della diaz, un click che gettava discredito sulla categoria (LINK).

Un click è il gesto più semplice che possiamo fare, l'altro è la condivisione di un contenuto, creare un post o semplicemente metter un link che prende un' introduzione ma se è una fakenews chi è il responsabile del danno alla professione, chi l'ha creata, chi la condivisa o non è stato nessuno?

Le liti insulse sono deplorevoli, sono un esempio ed accadono spesso sotto i post, che ricordiamoci che anche i post hanno dei responsabili a seconda se sono nella pagina in un gruppo o in un profilo personale, chi deve rispondere di avere gettato discredito alla professione, chi sta litigando, chi ha messo il post per provocare la lite, chi gestisce il gruppo/pagina/profilo o facebook stesso?

Molte volte non è chiaro nemmeno se si sta litigando.

Chi decide cosa lede la professione?

La foto di Natale, infermieri che si divertono o che fanno alberi di natale con i materiali dell'ospedale a vedersi sono divertenti.

Ma qualcuno sotto risponde che ha atteso ore per un campanello, o se un giornalista fa un articolo sugli sprechi in sanità e ci mette gli infermieri che sprecano i presidi. 

Chi condivide poi l'immagine segnalandola ad altri colleghi con un mi piace o una condivisione è responsabile in egual misura, non è semplice.

Un ultima cosa, chi sanziona chi?

Un esempio, io litigo con un collega sui vaccini e facciamo sproloqui indicibili in un gruppo io di Bologna, lui di Palermo, arriva poi lei da Trieste e ci si mette un fiorentino e un veneziano. L'amministratore del gruppo era in ferie e non aveva campo.

L'amministratore torna dopo una settimana e cancella il post, il mio presidente che è sempre online mi scopre e mi sanziona e gli altri, niente perchè nessuno aveva notato nulla.

Inoltre i post sono lunghi, vengono riletti anche giorni dopo e se tutti poi alla fine si salutano e lasciano la discussione, chi è il responsabile, l'amministratore e poi cosa sarebbe incriminante, un pezzo o tutto il contesto.

Non è semplice. 

La necessità e la richiesta di una netiquette è insita nei siti web e nei social e non si discute che un infermiere si deve poi portare dietro anche il codice deontologico. Ma oggi i Social sono strumenti complessi ed hanno già figure professionali dedicate che ci lavorano.

La situazione è complessa e articolata e la FNOPI fa bene nell'identificare che esiste un problema di comunicazione professionale, ma dare incarico ai singoli presidenti persone che hanno un lavoro e che nella vita magari fanno altro, non stanno tutto il tempo a guardare i social. 

Forse la FNOPI dovrebbe valutare un gruppo di esperti che agisca a livello nazionale e se necessario segnalasse le situazioni meritevoli ai rispettivi presidenti provinciali, altrimenti ci sarebbe solo una situazione confusa.

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