lacrime

State guardando una lacrima che si forma lentamente nell'angolo di un occhio, per poi cadere e tracciare un solco silenzioso sul viso di un paziente. Quella lacrima non è semplice acqua e sale; è un indicatore denso e complesso di sofferenza, un segnale visibile che richiama la nostra attenzione di professionisti della salute.

Proprio come quella lacrima scivola sulla pelle, rendendo manifesto un disagio interiore, il dolore si fa strada nel corpo e nella psiche della persona assistita, chiedendo di essere non solo guardato, ma compreso, decodificato e affrontato.

Nel nostro agire quotidiano come infermieri, non possiamo limitarci ad asciugare quella lacrima. Dobbiamo risalire alla sua origine. Saper riconoscere il dolore e, soprattutto, saperlo valutare con rigore scientifico e umana empatia, rappresenta il cuore pulsante dell'assistenza infermieristica.

Oltre la superficie: comprendere l'esperienza del dolore

Per poter asciugare metaforicamente e clinicamente quella lacrima, dobbiamo innanzitutto definire cosa stiamo osservando. La letteratura e la pratica clinica ci insegnano che il dolore è un'esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata a un danno tissutale, effettivo o potenziale. Questa definizione è fondamentale perché ci ricorda che il dolore non è mai solo un impulso nervoso meccanico, ma un vissuto intimo e soggettivo in cui la componente emotiva gioca un ruolo cruciale tanto quanto quella fisica.

Tuttavia, il dolore non si presenta sempre con lo stesso volto e saperlo classificare è il primo passo per un'assistenza mirata. La distinzione clinica principale si basa sulla durata e sulle manifestazioni sistemiche, dividendolo in acuto e cronico.

Il dolore acuto è un segnale di allarme immediato. È di solito transitorio, associato a danno tissutale. Quando un paziente prova un dolore acuto, il suo corpo reagisce innescando una risposta caratterizzata da iperattività del sistema nervoso simpatico. Come infermieri, osservando il paziente, possiamo rilevare un aumento di frequenza respiratoria, polso e pressione arteriosa. Anche l'aspetto esteriore del paziente ci parla chiaramente: potremmo notare cute umida, pupille dilatate, irrequietezza, ansia.

Al contrario, il dolore cronico è un compagno di viaggio logorante. Esso persiste oltre i tempi di guarigione, interessando il paziente spesso per mesi. La sua intensità può variare da lieve a severo ed è spesso accompagnato da iperattività del sistema nervoso parasimpatico. A differenza del dolore acuto, il corpo si "adatta" in qualche modo alla sua presenza prolungata; pertanto, i parametri vitali possono essere normali. Osservando un paziente con dolore cronico, potremmo non vedere i segni eclatanti dell'acuzie: il suo aspetto si presenta spesso con cute asciutta e calda, pupille normali o dilatate. Questa assenza di segni vitali alterati non significa che il dolore sia assente, ed è qui che la valutazione infermieristica deve farsi ancora più raffinata.

L'infermiere si trova in una posizione privilegiata e di grande responsabilità: è la sentinella del benessere del paziente. L'infermiere deve valutare l'esperienza di dolore del paziente, inclusa la localizzazione, l'intensità e la qualità. Non possiamo fidarci solo della nostra intuizione o dell'osservazione passiva della "lacrima". Dobbiamo mappare il dolore. La localizzazione si determina chiedendo al paziente di indicare il punto esatto del dolore e, se necessario, di disegnare l'area dolorosa su una sagoma corporea. Questo approccio non solo fornisce dati oggettivi preziosi, ma restituisce al paziente un senso di controllo e di ascolto attivo.

Gli strumenti del mestiere: misurare l'invisibile

Per trasformare un'esperienza soggettiva in un dato oggettivo condivisibile con l'équipe multidisciplinare, la disciplina infermieristica si avvale di strumenti validati.

L'utilizzo sistematico di scale di valutazione non è un mero adempimento burocratico, ma l'essenza stessa di un monitoraggio infermieristico di eccellenza. Senza una misurazione, non possiamo sapere se i nostri interventi sono efficaci, se la lacrima si sta asciugando o se sta diventando un fiume in piena.

La scelta della scala giusta dipende dall'età del paziente, dal suo stato cognitivo e dalla sua capacità di comunicare. Ecco le principali scale di valutazione a nostra disposizione:

  • Scala numerica - NRS (0-10): È forse lo strumento più rapido e diffuso nei pazienti adulti orientati. Il suo funzionamento è semplice e va da 0 (non male) a 10 (dolore insopportabile). Permette di quantificare rapidamente un'evoluzione clinica nel tempo.
  • Scala visiva analogica (VAS): Prevede un approccio più visivo. Si chiede al paziente di indicare un punto su una linea retta posta davanti a se, dove il limite sinistro della retta indica nessun dolore e il limite destro della retta indica il massimo dolore percepibile. Misurando la distanza, l'infermiere ottiene un valore oggettivabile.
  • Scala delle faccine - Wong/Baker: Ideale per l'ambito pediatrico e per pazienti disartrici o stranieri. In questo caso, il paziente sceglie la faccina che meglio descrive il suo dolore, da "non fa male" a "insopportabile". È uno strumento di straordinaria empatia clinica, che supera le barriere linguistiche e cognitive.
  • Scala verbale del dolore (VRS): Per chi preferisce usare le parole ai numeri o ai disegni, la scala verbale categorizza il dolore in aggettivi progressivi, andando da 0 (nessun dolore) a 4 (dolore insopportabile o atroce).
  • Questionario McGill: Uno strumento molto più complesso e multidimensionale, utile per un'indagine approfondita della qualità del dolore.

Quella lacrima che scende sul viso del nostro paziente è l'inizio del nostro lavoro, non la fine. L'importanza del ruolo infermieristico risiede proprio qui: nella capacità di non farsi travolgere emotivamente dalla sofferenza, ma di affrontarla con competenza, trasformando il lamento in un piano di cura misurabile.

L'utilizzo delle scale di valutazione è il ponte che unisce l'empatia dell'assistenza alla precisione della clinica. Ogni volta che indaghiamo il dolore del paziente, non stiamo solo compilando una cartella clinica; stiamo dicendo: "vedo la tua lacrima, riconosco il tuo dolore e ora, insieme, misuriamolo per poterlo sconfiggere".

Nel prossimo articolo, vedremo quali sono i farmaci utilizzati per gestire e diminuire il dolore e le diagnosi infermieristiche associate, con interventi autonomi e interventi dipendenti

Bibliografia 

  • World Health Organization (WHO). (2018). WHO guidelines for the pharmacological and radiotherapeutic management of cancer pain in adults and adolescents. Ginevra: Organizzazione Mondiale della Sanità.
  • Berman, A., Snyder, S., Kozier, B., & Erb, G. (2017). Tecniche e procedure di Kozier (Edizione rivisitata da R. Alvaro ed E. Vellone). Edises. 
  • Breivik, H., Borchgrevink, P. C., Allen, S. M., et al. (2008). Assessment of pain. British Journal of Anaesthesia, 101(1), 17-24.

 

Foto di www.kaboompics.com

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