Le cure infermieristiche mancate, note internazionalmente come missed nursing care, coìstituiscono un fenomeno clinico e organizzativo di grande rilevanza che, negli ultimi due decenni, è stato sottoposto a una profonda valutazione nella letteratura scientifica.
L'attenzione verso questo costrutto è cresciuta parallelamente all'aumento della complessità dei contesti assistenziali e alla cronica carenza di personale, fattori che minacciano la garanzia di standard elevati di sicurezza.
Il termine si riferisce a qualsiasi attività di assistenza infermieristica necessaria che viene omessa, ritardata o non eseguita in modo completo, indipendentemente dall'urgenza clinica immediata dell'intervento. Questa definizione evidenzia come le omissioni non riguardino solamente procedure ad alta complessità tecnica, ma includano frequentemente attività essenziali quali il monitoraggio clinico, l'igiene, la mobilizzazione, il supporto emotivo e l'educazione del paziente.
La mancata erogazione di tali interventi compromette l'integrità del processo assistenziale, configurandosi come una minaccia reale e tangibile alla sicurezza del paziente.
L'assistenza infermieristica, secondo la definizione dell'International Council of Nurses, ha una natura olistica che integra dimensioni cliniche, relazionali ed etiche. Quando le componenti essenziali di questa assistenza vengono a mancare, emerge un fenomeno che riflette criticità sistemiche più che limiti individuali.
Kalisch e collaboratori, che hanno introdotto formalmente il concetto nel 2009, hanno sottolineato come queste omissioni siano processi ricorrenti derivanti dall'interazione tra fattori individuali, organizzativi e ambientali. A tal proposito, si parla di implicit rationing of nursing care, ovvero un razionamento implicito delle cure: in condizioni di risorse limitate, i professionisti sono costretti a operare una selezione non ufficiale degli interventi, privilegiando quelli percepiti come più urgenti a discapito di altri. Questo processo decisionale, privo di linee guida formali, espone gli infermieri a scelte morali complesse e a un notevole peso emotivo.
Tra i principali fattori che contribuiscono all'emergere delle cure mancate figurano elementi organizzativi quali la carenza di personale, il sovraccarico di lavoro e un rapporto inadeguato tra infermieri e pazienti. Queste condizioni riducono drasticamente il tempo disponibile per ogni assistito, aumentando la probabilità di trascurare cure necessarie. Anche le dinamiche interne al team giocano un ruolo cruciale: una comunicazione inefficace, la limitata collaborazione tra professionisti e l'assenza di supporto da parte della leadership creano un terreno fertile per le omissioni. Le conseguenze di tali mancanze sono documentate e severe. Esiste una forte relazione tra l'assenza di cure e risultati clinici sfavorevoli, tra cui un incremento della mortalità ospedaliera, delle infezioni correlate all'assistenza, delle cadute e delle lesioni da pressione.
Ritardare il monitoraggio o trascurare l'igiene può ostacolare la rilevazione precoce di peggioramenti clinici e favorire complicazioni prevenibili, con un impatto diretto sui costi sanitari e sulla qualità della vita dei pazienti.
Oltre agli esiti clinici, il fenomeno incide profondamente sulla percezione della qualità delle cure da parte dei pazienti e dei loro familiari, generando insoddisfazione e sfiducia nel sistema sanitario. Parallelamente, le omissioni hanno un impatto deleterio sul benessere degli stessi infermieri. Un'alta incidenza di cure mancate è correlata a un aumento dell'insoddisfazione lavorativa, stress elevato e burnout.
I professionisti che percepiscono di non poter garantire un'assistenza adeguata vivono sentimenti di frustrazione e colpa morale, una tensione che influisce sulla loro identità professionale e alimenta la crisi globale della forza lavoro infermieristica. Prevenire le omissioni diventa quindi strategico non solo per la sicurezza dei pazienti, ma anche per la tutela della salute degli operatori.
Il problema assume connotazioni specifiche nelle Unità di Terapia Intensiva (UTI), ambienti caratterizzati da alta criticità e utilizzo massiccio di tecnologie avanzate. Qui, la necessità di gestire emergenze costanti e pazienti con compromissioni multiorgano porta spesso a dare precedenza assoluta agli interventi salvavita.
Di riflesso, aspetti fondamentali come il comfort del paziente, la comunicazione con i familiari e il supporto psicologico rischiano di passare in secondo piano, pur essendo cruciali nel processo di cura. L'infermiere di terapia intensiva, figura che deve integrare competenze tecniche avanzate con capacità relazionali in situazioni di vulnerabilità, si trova spesso a dover gestire priorità cliniche contrastanti in un ambiente sotto pressione temporale.
Questo triste fenomeno, purtroppo, io lo conosco molto bene.
Nella mia esperienza, ho vissuto molto il concetto di “scarsità di risorse a disposizione”, di “mancanza del personale di supporto” e ” rapporto infermiere/paziente inadeguato”. Questo è stato particolarmente vero durante il Covid: duramte la seconda ondata (ottobre 2020 - maggio 2021 ), nella terapia intensiva dove lavoravo, eravamo veramente molto pochi noi infermieri. Mi ricordo che il rapporto che avevamo era 1 infermiere e 5 pazienti critici! Senza nessun OSS! Era assurdo... Nonostante il nostro impegno, la nostra unione e la nostra forza, continuamente dovevamo tralasciare cure infermieristiche che sarebbero state certamente fondamentali per i pazienti, come ad esempio il mantenimento rigoroso dell’asepsi durante le procedure, oppure il riordino degli spazi, oppure unìadeguata igiene agli assistiti con cambi di medicazioni corretti e puntuali.
Sull’igiene vorrei soffermarmi in maniera particolare: questa attività noi dovremmo garantire che avvenga, ma non farla noi direttamente! Nemmeno in terapia intensiva. Sono gli OSS che devono farla, sotto nostra supervisione e attribuzione. E se gli OSS non ci sono? Eccolo là che si presenta un demansionamento sistematico che rende l’infermiere stanco e frustrato, oltre ovviamente a dare un danno al paziente perchè, per forza di cose, alcune cure infermieristiche non verranno garantite.
Quante volte mi sono sentito insoddisfatto o deluso perchè non sono riuscito ad assistere correttamente la persona! Credo che sicuramente la mancanza di infermieri e persoanle di supporto sia una delle cause maggiori delle cure mancate infermieristiche.
Per comprendere e gestire questo fenomeno, è essenziale renderlo misurabile. La MISSCARE Survey rappresenta uno degli strumenti più consolidati a livello internazionale per quantificare le cure mancate. La sua versione italiana, MISSCARE Survey-IT, validata attraverso un rigoroso processo di adattamento culturale, permette di analizzare sia la frequenza delle attività trascurate sia le cause percepite dagli infermieri.
Lo strumento indaga una vasta gamma di attività, dagli interventi di base al supporto emotivo, e identifica le cause sistemiche come la scarsità di risorse o le interruzioni frequenti. L'uso di questo strumento ha evidenziato come le cure mancate non siano frutto di carenze individuali, ma manifestazioni di problematiche organizzative, offrendo dati preziosi per guidare interventi di miglioramento come l'adeguamento del personale e la revisione dei processi.
Recentemente, per rispondere alle specificità dei contesti ad alta intensità, è stata sviluppata e validata in Italia la scala MINCS-IT (Missed Intensive Nursing Care Scale). Questo strumento, composto da 48 elementi, è concepito specificamente per le terapie intensive e consente di esaminare in modo sistematico le omissioni legate non solo alle attività assi- stenziali, ma anche alle cause strutturali e contestuali tipiche di questi reparti, come la complessità tecnologica e il frequente cambio dei pazienti. L'introduzione della MINCS-IT segna un'evoluzione nella comprensione del fenomeno nel contesto italiano, fornendo un mezzo per analizzare le dinamiche organizzative che influenzano l'erogazione dell'assistenza in aree critiche.
L'analisi dei predittori associati alle cure mancate rivela che fattori come i turni diurni, l'assenteismo e il carico di lavoro percepito sono fortemente correlati alle omissioni. Studi internazionali, come il progetto RN4CAST, hanno confermato il legame tra livelli insufficienti di personale, aumento delle prestazioni non erogate e deterioramento degli esiti clinici.
In conclusione, il monitoraggio regolare attraverso strumenti validati e l'analisi dei dati raccolti sono fondamentali per implementare strategie efficaci. Interventi mirati all'ottimizzazione del rapporto infermieri-pazienti, al miglioramento del lavoro di squadra e al rafforzamento della leadership sono indispensabili per garantire un'assistenza allineata agli standard etici e scientifici, proteggendo così la sicurezza dei pazienti e la sostenibilità dei sistemi sanitari.
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