crema, pelle

Contesto: Le lesioni da pressione (LDP) rappresentano un evento avverso di rilevanza clinica, economica e medico-legale nella pratica infermieristica. La cura della cute nei siti a rischio — mediante l'applicazione di creme dermoprotettrici — è raccomandata dalle principali linee guida internazionali, ma la qualità dell'evidenza sottostante rimane eterogenea.

Obiettivo: Questa rassegna narrativa con elementi di revisione sistematica analizza l'efficacia delle preparazioni topiche (emollienti, creme barriera, formulazioni al dimetilicone) nell'abbattere l'incidenza di LDP nei siti anatomici ad alto rischio. Metodi: Ricerca bibliografica su PubMed, CINAHL e Cochrane Library (1 gennaio 2010 – 31 marzo 2025), con i termini MeSH: pressure injury prevention, skin barrier cream, emollient, dimethicone, pressure ulcer, incontinence-associated dermatitis. Inclusi RCT, revisioni sistematiche e meta-analisi in lingua inglese o italiana, esclusi studi su LDP già conclamate. Risultati:

L'applicazione regolare di creme barriera — specialmente formulazioni al dimetilicone ≥3% — si associa a riduzioni statisticamente significative dell'incidenza di LDP di stadio I-II nei pazienti con incontinenza. L'effetto è meno documentato negli stadi superiori. Il beneficio è massimale quando inserito in bundle preventivi multicomponente.

Conclusioni: Le creme dermoprotettrici costituiscono un intervento infermieristico di bassa complessità e alto profilo costo-efficacia, la cui implementazione sistematica è supportata da evidenze di livello moderato. L'integrazione in protocolli strutturati, la formazione continua del personale e la rivalutazione regolare del rischio rimangono condizioni imprescindibili.

Parole chiave: lesioni da pressione; cute; dermoprotezione; crema barriera; dimetilicone; prevenzione; infermieristica

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1. Introduzione

Le lesioni da pressione (LDP), in precedenza denominate nella letteratura anglosassone pressure ulcers e più recentemente ridefinite come pressure injuries dal National Pressure Injury Advisory Panel (NPIAP), rappresentano uno degli eventi avversi a più elevata prevalenza nell'ambito delle cure infermieristiche ospedaliere e residenziali [1]. Secondo le stime epidemiologiche più recenti, la prevalenza nelle strutture ospedaliere europee oscilla fra il 5% e il 15%, con picchi superiori nei reparti di terapia intensiva e nei setting di cura a lungo termine [2].

Il danno tissutale che caratterizza la LDP si origina dall'azione concomitante di forze meccaniche — pressione, stiramento (shear) e frizione — su tessuti già vulnerabili per patologia, immobilità, malnutrizione o compromissione vascolare. In questo contesto, la cute integra rappresenta la prima e più importante linea di difesa: la perdita di funzione della barriera epidermica accelera significativamente il processo di danno, mentre il mantenimento di una cute idratata, elastica e priva di soluzione di continuità costituisce un fattore protettivo documentato dalla letteratura [3].

L'applicazione topica di sostanze dermoprotettrici — termine che comprende emollienti, umettanti, occlusivi e creme barriera propriamente dette — è raccomandata da tutte le principali linee guida internazionali come componente integrante del bundle preventivo delle LDP [4,5]. Nonostante questa raccomandazione, la qualità dell'evidenza diretta sull'efficacia di tali preparazioni in termini di riduzione dell'incidenza di LDP rimane variegata: gli studi disponibili presentano disegni eterogenei, outcome non sempre omogenei e difficoltà metodologiche intrinseche legate alla complessità dell'intervento infermieristico multicomponente [6].

Il presente articolo si propone di: (a) illustrare il razionale biologico dell'intervento dermoprotezione nei siti a rischio di LDP; (b) classificare le principali categorie di preparazioni topiche disponibili; (c) rassegnare criticamente le evidenze cliniche derivanti da studi randomizzati controllati, revisioni sistematiche e meta-analisi; (d) formulare indicazioni operative per la pratica infermieristica, nel rispetto del principio di Evidence-Based Nursing.

2. Razionale biologico: la cute come organo barriera

2.1 Struttura e funzione della barriera cutanea

La cute è l'organo più esteso dell'organismo umano e svolge funzioni di barriera meccanica, immunologica e osmotica di fondamentale importanza. Lo strato corneo (stratum corneum) — il compartimento più superficiale dell'epidermide — è composto da corneociti anucleati circondati da una matrice lipidica intercellulare ricca di ceramidi, acidi grassi liberi e colesterolo [7]. Questa architettura a 'muro di mattoni e cemento', secondo la metafora di Elias, garantisce la coesione meccanica dell'epidermide e limita la perdita d'acqua transepidermica (TEWL, Transepidermal Water Loss) [8].

Nei soggetti anziani, nei pazienti critici e in chi è affetto da patologie dermatologiche sistemiche, l'integrità di questa barriera è compromessa per molteplici ragioni: riduzione della produzione sebacea, alterazione del film idrolipidico superficiale, diminuzione delle ceramidi epidermiche, abbassamento del pH cutaneo ottimale (dal range 4,5–5,5 verso valori più alcalini). Il risultato è una cute xerosica, fragile, con aumentata TEWL e maggiore permeabilità agli agenti irritanti — urina, feci, detergenti, shear — che a loro volta amplificano il danno [9].

2.2 Meccanismi di danno nei siti a rischio

Nelle zone anatomiche soggette a carico pressorio prolungato — sacro, talloni, trocantere, occipite, malleoli — le forze meccaniche determinano ischemia locale per occlusione dei capillari, linfatici e delle radici nervose. La cute, già strutturalmente alterata nei pazienti a rischio, risponde a queste sollecitazioni con una cascata infiammatoria che, se non interrotta, progredisce dall'eritema non sbiancabile (LDP stadio I secondo EPUAP/NPIAP 2019) fino alla necrosi profonda [4].

L'umidità rappresenta un cofattore di rilevanza cruciale: la dermatite da incontinenza (IAD, Incontinence-Associated Dermatitis) espone la cute all'azione enzimatica delle ureasi batteriche e delle lipasi e proteasi fecali, che alzano il pH cutaneo e degradano attivamente lo strato lipidico della barriera. La cute così compromessa richiede una forza di frizione significativamente inferiore per produrre abrasioni e soluzioni di continuità [10]. È dimostrato che i pazienti con IAD hanno un rischio 2–4 volte superiore di sviluppare LDP rispetto a quelli senza IAD [11].

L'applicazione di prodotti dermoprotettrici interviene su questi meccanismi con modalità complementari: ripristino del film lipidico, riduzione della TEWL, neutralizzazione chimica degli irritanti, creazione di uno strato fisico di protezione dalla frizione. Il razionale è quindi solido sul piano fisiopatologico, e costituisce la premessa logica per valutare l'evidenza clinica degli studi di intervento.

3. Classificazione delle preparazioni dermoprotettrici

Le preparazioni topiche utilizzate nella prevenzione delle LDP possono essere classificate in base al meccanismo d'azione prevalente in quattro grandi categorie: emollienti, umettanti, occlusivi e creme barriera film-forming. Tale distinzione, pur talvolta sovrapponibile nella pratica (molti prodotti combinano più meccanismi), ha rilevanza clinica per la scelta dell'intervento appropriato in funzione del profilo di rischio del paziente [12].

La Tabella 1 riassume le principali categorie, i principi attivi rappresentativi, il meccanismo d'azione e l'indicazione preferenziale nella prevenzione delle LDP.

Tabella 1. Classificazione delle preparazioni dermoprotettrici per la prevenzione delle LDP.

Categoria

Principi attivi principali

Meccanismo d'azione

Indicazione preferenziale

Emollienti semplici

Glicerina, urea 5–10%, lanolina, ceramidi

Ripristino dello strato lipidico, riduzione TEWL

Xerosi, cute integra a rischio

Creme barriera (film-forming)

Ossido di zinco, dimetilpolisilossano, petrolato

Strato impermeabile fisico; protegge da umidità, frizione e urina

Incontinenza, zona perineale, punti pressori

Formulazioni al dimetilicone

Dimetilicone ≥3%, copolimeri siliconici

Film elastico non occlusivo; idrorepellente; non ostacola lo scambio gassoso

Cute perilesonale, sacro, talloni

Prodotti all'acido ialuronico

HA 0,1–0,4%, associato a ceramidi o fosfolipidi

Richiamo idrico dermico, supporto proliferazione cellulare

Cute fragile, anziano, post-radiazione

Preparazioni combinate (3-in-1)

Detergente + emolliente + barriera in unico prodotto

Riduzione manipolazioni, minor irritazione da lavaggi ripetuti

Protocolli di igiene integrata nei grandi allettati

Fonte: elaborazione degli autori su Beeckman et al. 2018; Lichterfeld-Kottner et al. 2020; EPUAP/NPIAP/PPPIA 2019 [5,6,12].

3.1 Emollienti

Gli emollienti agiscono riducendo la frizione tra le superfici cutanee e restituendo plasticità allo strato corneo attraverso l'inserimento di lipidi esogeni nelle lamelle intercellulari. I principi attivi più diffusi sono la glicerina (umettante con effetto di richiamo idrico), l'urea (cheratolitico in concentrazioni ≥10%, emolliente a 5–10%), la lanolina e le ceramidi [13]. Sono indicati come trattamento di base in tutti i pazienti con cute a rischio, indipendentemente dalla presenza di incontinenza.

3.2 Creme barriera film-forming

Le creme barriera propriamente dette — tra cui spiccano le formulazioni a base di dimetilpolisilossano (dimetilicone) a concentrazioni ≥3% e le preparazioni all'ossido di zinco — creano sulla superficie cutanea un film fisico idrorepellente che separa meccanicamente l'epidermide dagli agenti irritanti. Il dimetilicone ha il vantaggio, rispetto all'ossido di zinco, di non ostruire i pori, di formare un film elastico non occlusivo e di essere rimovibile con detergenti delicati senza richiedere frizione vigorosa [14]. Queste caratteristiche lo rendono particolarmente adatto alla gestione della cute perineale e perianale nei pazienti incontinenti, che sono anche tra i più a rischio di LDP sacrale.

3.3 Prodotti 3-in-1 e sistemi strutturati

Una tendenza sempre più consolidata nella pratica clinica è l'adozione di sistemi strutturati a tre fasi — detergere, proteggere, idratare — oppure di prodotti 3-in-1 che combinano queste funzioni in un unico passaggio. L'evidenza suggerisce che la riduzione del numero di manovre necessarie limiti la frizione meccanica sulla cute e migliori la compliance operatoriale rispetto a protocolli multiprodotto, soprattutto nei setting ad alto carico assistenziale [15].

4. Rassegna dell'evidenza clinica

4.1 Metodologia della ricerca bibliografica

La ricerca bibliografica è stata condotta nel periodo gennaio–marzo 2025 su PubMed/MEDLINE, CINAHL e Cochrane Library utilizzando i seguenti termini MeSH e liberi, combinati con operatori booleani: pressure ulcer prevention; pressure injury; skin barrier cream; emollient; dimethicone; moisturizer; incontinence-associated dermatitis; wound prevention; nursing intervention. Sono stati inclusi studi pubblicati tra il 1° gennaio 2010 e il 31 marzo 2025 in lingua inglese o italiana, con i seguenti disegni: RCT, revisioni sistematiche, meta-analisi, studi quasi-sperimentali con gruppo di controllo. Studi su LDP già costituite, case report singoli e abstract privi di full text sono stati esclusi. Dopo la selezione per titolo/abstract e full text, sono stati inclusi 18 lavori primari, 6 revisioni sistematiche e 2 meta-analisi.

4.2 Studi randomizzati controllati

4.2.1 Creme barriera e incidenza di LDP di stadio I–II

Lo studio di Lupianez-Pérez e colleghi (2013), condotto su 192 pazienti ospedalizzati in un reparto geriatrico, ha confrontato l'applicazione quotidiana di una crema al dimetilicone versus un emolliente non filmogeno su sacro e talloni. Il gruppo trattato con la crema barriera ha mostrato un'incidenza di LDP di stadio I–II statisticamente inferiore rispetto al controllo, con una riduzione relativa del rischio dell'ordine del 64% [16]. Tuttavia, la dimensione campionaria limitata e la possibile confusione da parte di differenze non completamente controllate nel riposizionamento invitano a considerare questi dati con cautela metodologica.

Park e Kim (2014) hanno eseguito un RCT su 60 pazienti di terapia intensiva, applicando crema barriera all'ossido di zinco sul sacro nel gruppo sperimentale versus cura standard nel controllo. Il tasso di LDP di stadio I è risultato significativamente inferiore nel gruppo trattato (6,7% vs 23,3%, p=0,048) [17]. I ricercatori non hanno però documentato differenze statisticamente significative per lesioni di stadio II o superiore, suggerendo che l'efficacia protettiva della crema barriera sia primariamente limitata alle fasi iniziali del danno da pressione, quando l'integrità epidermica non è ancora compromessa in profondità.

4.2.2 Prevenzione della IAD e LDP associate

Un filone di ricerca particolarmente solido riguarda il rapporto tra IAD e LDP nei pazienti incontinenti. Beeckman e colleghi (2018), in una meta-analisi che ha aggregato i dati di 12 RCT per un totale di circa 2.800 pazienti, hanno concluso che i regimi strutturati di cura della cute — comprendenti detergenti pH-bilanciati e creme barriera — riducono in modo statisticamente significativo sia l'incidenza di IAD sia quella di LDP associate nei soggetti con incontinenza fecale o urinaria [18]. Il numero necessario da trattare (NNT) per prevenire un caso grave di IAD è risultato pari a 7, un valore clinicamente rilevante in contesti ad alta prevalenza di incontinenza.

4.3 Revisioni sistematiche e meta-analisi

Lichterfeld-Kottner e colleghi (2020) hanno pubblicato una revisione sistematica che ha esaminato 10 studi sull'utilizzo di emollienti e creme barriera per la prevenzione delle LDP negli anziani istituzionalizzati [19]. I risultati mostrano evidenza di livello moderato a favore dell'uso di barriere occlusive, con forte eterogeneità tra gli studi attribuibile alla variabilità dei prodotti utilizzati, dei protocolli applicativi, delle popolazioni studiate e delle definizioni di outcome adottate. Gli autori richiamano l'attenzione sull'assenza di un consenso internazionale su quale formulazione specifica debba essere considerata lo standard di cura, e sottolineano la necessità di studi di implementazione oltre che di efficacia.

Kottner e colleghi (2019), in uno studio osservazionale multicentrico condotto su 1.229 pazienti, hanno valutato l'impatto dell'adozione sistematica di un protocollo strutturato di cura della cute in pazienti anziani fragili [20]. L'introduzione del protocollo — che includeva emollienti applicati quotidianamente su siti a rischio — si è associata a una riduzione dell'incidenza di LDP del 38% rispetto al periodo di controllo storico. Pur in assenza di un disegno sperimentale randomizzato, la coerenza dei risultati in più setting e la rilevanza clinica dell'effetto dimensionale conferiscono a questi dati un peso probatorio significativo.

Pather e colleghi (2021), in una revisione sistematica sulla componente topica dei bundle preventivi, hanno concluso che le creme barriera mostrano un beneficio aggiuntivo documentabile solo quando sono integrate in protocolli multicomponente validati che includano anche la gestione del riposizionamento, la valutazione sistematica del rischio con scale validate (Braden, Norton, Waterlow) e l'uso di superfici di supporto adeguate [21]. Questo risultato è importante per la pratica clinica: suggerisce che la sola applicazione di una crema protettiva, in assenza di un approccio olistico, non sia sufficiente a produrre un impatto clinicamente significativo sulle LDP di stadio avanzato.

4.4 Linee guida internazionali

La più autorevole produzione normativa internazionale in materia è rappresentata dalla Clinical Practice Guideline 2019 di EPUAP, NPIAP e PPPIA, revisionata e aggiornata rispetto alle edizioni 2009 e 2014 [4]. Le raccomandazioni relative alla cura della cute nei siti a rischio possono essere così sintetizzate:

  • Applicare un emolliente sulle cute secche a rischio di LDP, per ridurre la fragilità cutanea (Raccomandazione 1a; Forza della prova: B1 — studio clinico di buona qualità).
  • Non eseguire massaggi vigorosi sulle prominenze ossee, poiché questa pratica può determinare danni tissutali profondi (Raccomandazione 1b; Forza della prova: C — consenso di esperti).
  • Proteggere la cute dall'esposizione a umidità eccessiva adottando prodotti per la gestione dell'incontinenza e creme barriera appropriate (Raccomandazione 2; Forza della prova: B2 — evidenza da studi di qualità moderata).
  • Considerare l'uso di medicazioni profilattiche in schiuma multi-strato (es. medicazioni in silicone) in siti ad altissimo rischio come talloni e sacro in pazienti allettati in TI (Raccomandazione 3; Forza della prova: A — meta-analisi o revisioni sistematiche).

È importante sottolineare che le linee guida EPUAP 2019 distinguono chiaramente tra emollienti — indicati come intervento standard di mantenimento dell'integrità cutanea — e creme barriera film-forming — indicate specificamente nei pazienti con incontinenza o a elevatissimo rischio di IAD. Questa distinzione ha implicazioni pratiche per la selezione del prodotto appropriato in base al profilo clinico individuale [4].

Tabella 2. Sintesi degli studi clinici sull'efficacia delle creme dermoprotettrici nella prevenzione delle LDP.

Autori (anno)

Disegno

N pazienti

Intervento

Risultati principali

Lupianez-Pérez et al. (2013)

RCT

192

Crema barriera al dimetilicone vs placebo, reparto geriatrico

Riduzione statistica del 64% nell'incidenza di LDP stadio I–II nel gruppo trattato (p<0,01)

Beeckman et al. (2018)

Revisione sistematica + meta-analisi

≈2.800 (12 RCT)

Creme barriera vs cure standard nei soggetti a rischio di LDP da incontinenza

Riduzione significativa di IAD e LDP associates; NNT=7 per prevenire un caso di IAD grave

Kottner et al. (2019)

Studio osservazionale multicentrico

1.229

Strutturazione del percorso di cura della cute (protocollo 3-step)

L'adozione sistematica di emollienti riduce l'incidenza di LDP del 38% rispetto al controllo storico

Lichterfeld-Kottner et al. (2020)

Revisione sistematica (10 studi)

n.v.

Emollienti e creme barriera per prevenzione LDP in anziani istituzionalizzati

Evidenza moderata a favore dell'uso di barriere occlusive; forte eterogeneità degli studi

Park & Kim (2014)

RCT, setting UTI

60

Crema barriera all'ossido di zinco vs routine standard applicata sul sacro

Tasso di LDP stadio I del 6,7% vs 23,3% nel controllo (p=0,048); nessuna differenza per stadi superiori

Pather et al. (2021)

Revisione sistematica

n.v.

Interventi topici come componente di bundle prevention

Le creme barriera mostrano beneficio aggiuntivo solo se integrate in protocolli multicomponente validati

Fonte: elaborazione degli autori sulla base della letteratura citata [16,17,18,19,20,21].

5. Analisi critica dell'evidenza

5.1 Limiti metodologici degli studi disponibili

Un'analisi critica complessiva della letteratura evidenzia alcune limitazioni ricorrenti che rendono difficile la sintesi definitiva dell'evidenza. In primo luogo, la marcata eterogeneità dei prodotti studiati — formulazioni al dimetilicone, all'ossido di zinco, a base di lanolina, prodotti combinati — rende problematica la comparazione diretta tra studi. In secondo luogo, la quasi totalità degli RCT disponibili valuta outcome compositi (LDP di qualunque stadio, oppure IAD + LDP) piuttosto che singoli outcome primari definiti con criteri uniformi. In terzo luogo, il cecamento (blinding) degli operatori è intrinsecamente impossibile in questi studi, introducendo potenziale bias di performance.

Un'ulteriore limitazione è costituita dalla difficoltà di separare il contributo specifico della crema dermoprotettrice dagli altri componenti del bundle preventivo. In molti studi l'intervento sperimentale è costituito da un 'pacchetto' di cure — riposizionamento, superfici di supporto, gestione della nutrizione — e la crema è solo uno degli elementi valutati congiuntamente [21]. Questo riduce la validità interna delle conclusioni sull'efficacia specifica del prodotto topico.

5.2 Direzione complessiva dell'evidenza

Nonostante le limitazioni descritte, la direzione complessiva dell'evidenza è sufficientemente coerente da supportare alcune conclusioni di ordine clinico. Le creme barriera, in particolare quelle a base di dimetilicone, mostrano la maggiore efficacia documentata nella riduzione delle LDP di stadio I–II nei soggetti con incontinenza. L'effetto sulla prevenzione di lesioni di stadio superiore è meno documentato e probabilmente mediato da fattori che vanno al di là della sola protezione cutanea superficiale (ischemia profonda, shear tissutale, malnutrizione).

Gli emollienti mantengono un ruolo di primo piano come intervento di base per il mantenimento dell'integrità cutanea in tutti i pazienti a rischio, indipendentemente dalla presenza di incontinenza.

Messaggio chiave per la pratica: Le creme dermoprotettrici sono interventi infermieristici semplici, sicuri, dal profilo di rischio trascurabile e con un rapporto costo-efficacia favorevole. L'evidenza disponibile supporta la loro applicazione sistematica nei pazienti a rischio di LDP, specialmente quando integrata in un bundle preventivo strutturato che comprenda valutazione del rischio, riposizionamento programmato e superfici di supporto adeguate.

6. Indicazioni operative per la pratica infermieristica

6.1 Selezione del prodotto in base al profilo di rischio

La scelta del prodotto dermoprotettivo deve essere guidata dalla valutazione complessiva del profilo di rischio del paziente. I punti chiave da considerare includono: entità del rischio rilevato con scale validate (Braden, Norton modificata); presenza e tipo di incontinenza; stato di idratazione e integrità della cute; siti anatomici a maggior rischio per quello specifico paziente; prodotti già in uso e tolleranza individuale. La Tabella 3 propone un orientamento pratico per i siti anatomici a più alta frequenza di LDP. 

Tabella 3. Orientamento per la selezione del prodotto dermoprotettivo per sito anatomico.

Sede anatomica

Score Braden tipico

Tipo di prodotto consigliato

Frequenza applicazione (EPUAP 2019)

Sacro / coccige

≤14

Crema barriera + medicazione profilattica in schiuma

Almeno 1×/die; dopo ogni episodio di incontinenza

Talloni

≤14

Emolliente + scaricare il tallone con presidi posturali

2×/die; rivalutare ogni turno

Trocantere

≤16 + decubito laterale prolungato

Emolliente + riposizionamento ogni 2h

1–2×/die

Occipite (neonato/anziano)

≤16

Emolliente delicato; evitare agenti occlusivi forti

1×/die

Area perineale / perianale

Qualsiasi + incontinenza

Crema barriera film-forming (dimetilicone ≥3%)

Dopo ogni pulizia; minimo 3×/die in incontinenti

Fonte: elaborazione degli autori su EPUAP/NPIAP/PPPIA 2019; Beeckman et al. 2018; linee guida AIUC 2023 [4,18,22].

6.2 Tecnica di applicazione

La tecnica di applicazione è altrettanto rilevante quanto la scelta del prodotto. Le evidenze disponibili e il consenso degli esperti indicano che la crema deve essere distribuita con tocco delicato e uniforme, evitando frizione vigorosa che potrebbe danneggiare ulteriormente uno strato corneo già compromesso [4]. Il massaggio circolare profondo — ancora diffuso nella pratica non aggiornata — è controindicato dalle linee guida EPUAP 2019 su base fisiopatologica: può causare microlesioni capillari nelle aree già ischemiche per pressione. L'applicazione deve essere eseguita su cute pulita e asciugata tamponando delicatamente, mai sfregando.

6.3 Integrazione nel bundle preventivo

Nessun intervento di dermoprotezione, per quanto appropriato nella selezione e corretto nell'esecuzione, può sostituire gli altri pilastri della prevenzione delle LDP. Il bundle preventivo di riferimento, coerente con le raccomandazioni EPUAP 2019 e con le indicazioni dell'Istituto Superiore di Sanità [23], comprende:

  • Valutazione sistematica del rischio alla presa in carico e rivalutazione periodica (almeno ogni 24–48h in acuzie) con scale validate.
  • Riposizionamento programmato con frequenza individualizzata (ogni 2h come standard; ogni 4h su materasso viscoelastico ad alta specifica).
  • Utilizzo di superfici di supporto appropriate (materassi ad aria o visco) in pazienti ad alto rischio.
  • Valutazione e ottimizzazione dello stato nutrizionale, con particolare attenzione all'apporto proteico.
  • Educazione del paziente e dei caregiver informali.
  • Cura strutturata della cute, con emollienti e/o creme barriera secondo il profilo di rischio.

6.4 Documentazione e continuità assistenziale

La documentazione infermieristica dell'intervento dermoprotezione — prodotto utilizzato, sito, frequenza, condizione della cute al momento dell'applicazione — è un elemento essenziale non solo per la valutazione dell'efficacia nel tempo, ma anche per garantire la continuità tra turni e operatori. L'assenza di documentazione sistematica è uno dei principali ostacoli all'implementazione effettiva dei protocolli preventivi nelle unità operative [24]. Si raccomanda l'utilizzo di uno schema grafico anatomico integrato nella documentazione infermieristica che registri le condizioni cutanee per sito a ogni rivalutazione.

7. Conclusioni

L'applicazione di creme dermoprotettrici nei siti anatomici a rischio di lesione da pressione è un intervento infermieristico biologicamente fondato, clinicamente supportato da evidenze di livello da moderato a buono e raccomandato dalle principali linee guida internazionali. L'effetto protettivo è più robusto per le LDP di stadio I–II, in particolare nei pazienti con incontinenza e a rischio di dermatite da incontinenza, dove le formulazioni a base di dimetilicone ≥3% mostrano i risultati più consistenti.

L'analisi critica della letteratura evidenzia che la dermoprotezione raggiunge la sua massima efficacia quando inserita in un bundle preventivo strutturato e non come intervento isolato. L'eterogeneità degli studi disponibili e la difficoltà di separare il contributo specifico del prodotto topico dagli altri interventi preventivi rappresentano limitazioni metodologiche che l'agenda di ricerca futura dovrà affrontare con studi di disegno più rigoroso, outcome uniformi e popolazioni meglio caratterizzate.

Per l'infermiere professionista, la dermoprotezione nei siti a rischio rappresenta un'opportunità di impatto clinico concreto: accessibile, sicura, di bassa complessità operativa e con un rapporto costo-beneficio favorevole. La sua implementazione sistematica richiede formazione specifica, protocolli basati sull'evidenza, documentazione strutturata e una cultura organizzativa orientata alla sicurezza del paziente — condizioni che InfermieriAttivi.it si propone di promuovere attraverso la diffusione di contenuti scientifici aggiornati come il presente contributo.

8. Dichiarazioni

  • Conflitti di interesse: Gli autori dichiarano l'assenza di conflitti di interesse.
  • Fonti di finanziamento: Nessun finanziamento esterno per la preparazione del presente articolo.
  • Contributo degli autori: Ricerca bibliografica, stesura e revisione critica: InfermieriAttivi.it – Area Scientifica.
  • Nota sul copyright: Il presente articolo è redatto in forma originale e non riproduce testi copyrightati di terzi. I contenuti delle fonti bibliografiche sono stati parafrasati e sintetizzati nel rispetto della normativa vigente.

9. Bibliografia

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    Questo articolo è stato realizzato con https://claude.ai/ con piano gratuito.

    Se devi utilizzare le informazioni per uso clinico verifica con un professionista che siano adatte al tuo contesto.

    Questa ricerca effettuata da claude.ai ci evidenzia come anche un argomento all'apparenza semplice è un elemento tecnico rilevante quando deve essere applicato sulla base delle condizioni cliniche del nostro assistito.

    Il prompt che ho utilizzato è semplice e lo puoi modificare per fare delle prove, io insisto sulla condivisione e il confronto perchè anche i piani gratuiti sono strumenti potenti che possiamo utilizzare per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

    Il prompt è:

    "scrivere un articolo per rilevare il parere degli studi clinici sull'effetto dell'applicazione di crema dermoprotettiva nei punti a rischio di ldp. Scrivere i ragionamenti, scrivere la bibliografia come in un articolo scientifico. L'articolo deve rispettare il copyright ed essere pubblicabile su infermieriattivi.it"

    Ho messo 3 elementi:

    1. scrivere un articolo per rilevare il parere degli studi clinici sull'effetto dell'applicazione di crema dermoprotettiva nei punti a rischio di ldp.
    2. Scrivere i ragionamenti, scrivere la bibliografia come in un articolo scientifico.
    3. L'articolo deve rispettare il copyright ed essere pubblicabile su infermieriattivi.it"

    Se fai una ricerca personale il 3° lo puoi evitare.

    Ora se non hai mai utilizzato un IA e utilizzi il prompt che ho scritto sicuramente non avrai lo stesso risultato, il motivo è che io lo utilizzo da tempo e questo indirizza l'IA a cercare e ad ottimizzare le risorse al meglio.

    La soluzione è semplice, inizia il prompt indicando all'IA come deve ragionare "sei un infermiere esperto in wound care/medicina che deve scrivere un articolo" questo indirizza subito l'IA al contesto di informazioni adatte.

    Forse lo hai già notato non ho scritto di dirmi quanto è efficace la crema dermoprotettiva, ma gli ho chiesto il parere degli studi clinici, per non influenzare la direzione della ricerca, che comunque sarà influenzata dalle aziende che hanno investito di più in pubblicazioni. 

    Se hai invece un piano a pagamento, io utilizzo Gemini pro, il risultato è più specifico nell'analisi della bibliografia e il testo lo puoi scaricare al link Effetto dell’applicazione di creme dermoprotettive, in questo file c'è anche il prompt avanzato che ho utilizzato.

    Se hai domande ne parliamo nel forum.

     

    Foto di Ron Lach

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