Workaholism: cos’è la dipendenza da lavoro e come riconoscerla   

dipendenza da lavoro

Hai mai sentito parlare di Workaholism? Negli ultimi tempi, di temi legati al lavoro ne abbiamo approfonditi di diversi. Abbiamo parlato di burnout e di come lo stress da lavoro possa praticamente mandarci in tilt. Abbiamo parlato di ergofobia e di come l'ansia da lavoro possa essere debilitante. Abbiamo anche parlato di Hustle Culture e del perché è dannosa per la salute mentale.

Ma non tutte le persone vivono male il lavoro o lo associano a qualcosa di negativo. Per esempio, le persone Workaholic ne sono addirittura dipendenti, anche se questo non è affatto un bene.

Cosa significa Workaholism 

Workaholism è una parola nata dall'unione dei termini inglesi lavoro e alcolismo. Si tratta di un neologismo coniato negli anni Settanta e indicato nella letteratura accademica come una delle nuove forme di dipendenze non legate a sostanze. Il Workaholism, infatti, è un disturbo che ha a che fare con il lavoro, più nello specifico con l'eccesso di lavoro volontario.

Una persona Workaholic è completamente dipendente dal lavoro e dedica a quest'ultimo la maggior parte del proprio tempo, se non tutto. Non esiste il riposo, non esistono le ferie, non esistono gli svaghi, a malapena esistono gli affetti: l'unica cosa che conta è lavorare, perché lavorare è l'unico modo per provare gratificazione e alimentare la propria autostima.

Perché dipendere dal lavoro è un problema

Prima di continuare a parlare di Workaholism è doveroso fare una precisazione. Non tutte le persone che si dedicano con dedizione e massima attenzione al proprio lavoro sono affette da dipendenza. Si può infatti amare la propria professione, considerare piacevoli le ore trascorse al lavoro e provare immensa gratificazione e gioia per quello che si fa. La differenza tra una persona non dipendente e una persona Workaholic sta nel fatto che, trascorse le ore in ufficio e una volta a casa, per la persona non dipendente tutte le questioni lavorative spariscono per lasciare spazio al resto.

É proprio in questa capacità di saper separare lavoro e vita, di saper dedicare il giusto tempo a entrambe le parti e di saper dare loro valore che sta il punto. Quando questa capacità viene meno, il rischio è quello di sviluppare una vera e propria ossessione che può realmente compromettere la qualità della vita delle persone interessate. 

Quando il lavoro diventa una dipendenza, le Red Flags per riconoscere il Workaholism

A questo punto, approfondiamo ancora di più la questione e passiamo in rassegna i principali campanelli d'allarme che possono farci sospettare che qualcuno (o noi) possa soffrire di dipendenza da lavoro.

Segnali comportamentali

Il nostro comportamento in relazione al lavoro la dice lunga su quanto lo consideriamo importante e in che percentuale lasciamo che la nostra professione ci definisca e ci completi come persone. Le Red Flags in questo caso possono essere:

  • ore di lavoro oltre la media, anche quando il carico non lo richiede
  • difficoltà reale a staccare la mente dal lavoro, anche quando non siamo in ufficio, stiamo trascorrendo il nostro giorno libero e stiamo facendo tutt'altro
  • sensi di colpa se non si lavora, perché siamo in ferie o in vacanza oppure inattivi perché stiamo male
  • assenza di altri interessi al di fuori dal lavoro, hobby o tempo libero da trascorrere con le altre persone
  • incapacità di delegare, perché solo facendo tutto noi ci sentiamo utili e abbiamo la certezza di fare bene. 
Segnali psicofisici

Ci sono poi anche dei sintomi fisici e mentali che possono diventare dei segnali da non sottovalutare. Per esempio:

  • stanchezza cronica, anche se non abbiamo faticato più di tanto
  • difficoltà a dormire
  • aumento del livello di stress, ansia e irritabilità
  • senso di insoddisfazione.
Segnali relazionali

Non solo segnali interni a noi, anche fattori esterni possono dirci qualcosa sulla presenza o meno di dipendenza da lavoro.

Quando il Workaholism inizia a prendere piede, i rapporti di coppia, familiari e le amicizie iniziano a zoppicare: le altre persone potrebbero iniziare a sentirsi ignorate, messe in secondo piano, e potrebbero farcelo notare. 

Inoltre, noi per primi possiamo compromettere la serenità della nostra vita e la qualità delle nostre relazioni: per esempio, non è raro che una persona Workaholic possa rovinarsi weekend e vacanze a causa del pensare al lavoro anche in queste situazioni.

Insomma, la dipendenza da lavoro porta a ridurre il tempo per sé e per chi si ama, per il riposo, per la cura del corpo e della mente, per la socialità, per la vita in generale.

Cosa causa il Workaholism

La dipendenza da lavoro non è mai dovuta a una reale mole inquantificabile di cose da fare. Una persona Workaholic, infatti, non lavora molto solo quando c'è molto da fare, ma lo fa praticamente sempre, costantemente, indipendentemente dalla quantità delle mansioni da eseguire.

I motivi per cui le persone si rifugiano nel lavoro possono essere tantissimi. 

C'è chi si lascia assorbire dal lavoro per non lasciare che i sentimenti possano affiorare nemmeno per un attimo. 

C'è chi punta tutto sulla propria carriera perché considera il lavoro come misura del proprio valore personale, perché è questo che ci insegna la società odierna. 

C'è ancora chi ha perso di vista l'equilibrio vita privata-vita professionale ed è finito per far risucchiare dalla sfera lavorativa tutte le altre sfere della propria vita. E tutto ciò senza nemmeno rendersene conto.

Come si cura la dipendenza da lavoro

Riconoscere il fatto che il lavoro ci sta completamente divorando e che nelle nostre giornate non c’è nient’altro che questo è già un primo passo per cambiare le cose. Visto che le persone Workaholic si dedicano alle questioni professionali con piacere, infatti, non è facile né scontato riuscire a percepire che c’è di fatto un problema. 

Ad aiutarci a cambiare, poi, può essere il nostro modo di pensare, il nostro modo di vedere il lavoro: non più come fattore principale della nostra vita, ma solo come uno dei tanti e nemmeno il più importante.

Smettiamo di pensare che più lavoriamo più acquisiamo valore

La narrazione secondo cui più lavoro equivale a più valore è del tutto sbagliata. La verità è che l’equazione più corretta che tutti dovremmo iniziare a considerare è quella secondo cui lavoro ben gestito equivale a migliore qualità della vita.

Non dovremmo più pensare a essere produttivi a ogni costo, ma a fare bene in maniera più sostenibile, più gestibile. 

Stabiliamo quanto tempo dedicare al lavoro

Un modo per gestire meglio il nostro lavoro è stabilire delle fasce orarie ben precise oltre le quali non si può più pensare a esso. È fondamentale prevedere nelle nostre giornate momenti in cui possiamo dedicarci ad altro, a cose che non richiedono grandi prestazioni.

Dedichiamoci anche ad altro

Dedicarsi ad altro significa rispolverare vecchie buone abitudini o ritrovare hobbies e attività che amavamo fare. Ma non solo. Potrebbe essere utile anche dedicarsi a qualcosa di nuovo mai fatto prima, sia da soli sia in compagnia, a qualcosa che ha come scopo solo il nostro piacere e divertimento.

Impariamo a delegare quando possiamo

Una delle cose più utili da fare per dimezzare il carico di lavoro e recuperare tempo per noi è imparare a delegare. Se analizziamo le nostre cose da fare, quali sono davvero indispensabili e urgenti? Quali possono essere delegate o rimandate senza problemi? Spesso è proprio la convinzione di dover fare tutto, subito e da soli ad essere il problema più grande.

Non dimentichiamoci mai l’importanza degli affetti

L’essere umano è un animale sociale, non è fatto per starsene da solo e neppure per eseguire come un automa gli stessi compiti tutti i giorni e in modo sempre uguale. Il lavoro è importante, certo, ma non dimentichiamoci mai l’importanza delle persone a noi care, dei nostri affetti. Sono questi che riempiono davvero le nostre giornate e le nostre vite. Riuscire a ritagliare un’ampia fetta del nostro tempo a loro è quindi essenziale.

Le giornate piene, poi, possono ovviamente capitare, ma non dovremmo mai lasciare che diventino una costante e che mettano in un angolo le persone e le cose che amiamo.

 

Foto di Karola G

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