Le aggressioni sul luogo di lavoro sono un problema da decenni e purtroppo sembra non se ne possa venire a capo.

Leggendo online è successo a Bologna che un infermiere è stato aggredito ed altri minacciati, in Italia ci sono numerose aggressioni agli infermieri e non è un problema recente e nemmeno locale.

A Bologna la direzione del Sant. Orsola e il collegio IPASVI hanno cercato delle soluzioni per supportare l'infermiere aggredito e garantire la sicurezza degli operatori sanitari.

La direzione ha messo un vigilante (LINK), il collegio ha dato la sua disponibilità per un legale (LINK).

Lavorare in sicurezza e con serenità è un problema che non viene affrontato in modo sistematico,forse perchè in fondo sono solo eventi sporadici.

Cercando su google "infermieri aggrediti" (LINK), gli episodi recenti sono distribuiti in tutta Italia, ma è un problema che dura da decenni.

Molto interessante l'articolo di professioni infermieristiche del 2001 (LINK), dove il consiglio internazionale delle infermiere presentava delle direttive dal titolo: COME AFFRONTARE LA VIOLENZA SUL LAVORO, un documento di 12 pagine che nel 2001 analizzava il problema della violenza e delle sue ripercussioni.

Un capitolo che presentava la dimensione del problema è:

LA VIOLENZA COME RISCHIO PROFESSIONALE

La violenza sul posto di lavoro assume diverse forme, per es. le aggressioni verbali, le aggressioni fisiche e l'omicidio. La frequenza delle azioni violente nei confronti del personale infermieristico diventa la fonte di gravi inquietudini quando si procede al confronto con altre professioni. In uno studio realizzato nel 1990 in Pennsylvania (Stati Uniti), il 36% degli infermieri che lavoravano in pronto soccorso hanno dichiarato di essere stati aggrediti fisicamente almeno una volta nel corso dei 12 mesi precedenti, mentre solo il 6% degli addetti al controllo dei soggetti in libertà vigilata avevano subito aggressioni fisiche nello stesso periodo (1 1). Mentre in precedenza questo genere di incidenti aweniva soprattutto in certi servizi ospedalieri -pronto soccorso e psichiatria -, oggi non è più così. Secondo studi recenti, "i servizi di medicina generale hanno sostituito i servizi di psichiatria al secondo posto per frequenza di aggressioni". Questa tendenza ad un aumento della violenza in generale si riscontra in tutte le strutture sanitarie, tanto nelle zone rurali quanto nelle zone urbane periferiche o centrali. Tra il personale sanitario è il personale infermieristico quello più esposto al rischio di violenza sul posto di lavoro.

Le vittime più frequenti sono le allieve, le infermiere e le addette alla sorveglianza, così come il personale delle ambulanze (8).

Le aggressioni fisiche contro il personale infermieristico sono quasi esclusivamente compiute dai pazienti, ma si segnalano anche casi di aggressione o di violenza perpetrati da familiari del paziente o da altro personale sanitario (compresi gli altri infermieri o i medici), o da parte di "intrusi" (cioè persone che non hanno validi motivi per avvicinare il personale infermieristico) . E' pur vero che anche gli infermieri sono stati vittime di aggressioni e di violenza sul posto di lavoro, ma si tratta di un fenomeno relativamente recente, meno frequente di quanto riguarda le infermiere ma altrettanto intollerabile.

La molestia sessuale, che rappresenta una forma di aggressione particolare verso le infermiere, assume proporzioni allarmanti. Vari studi hanno evidenziato questo fenomeno: per esempio, il 69% degli infermieri interpellati nel Regno Unito (3), il 48% in Irlanda (13) e il 76% negli Stati Uniti (6) hanno dichiarato di essere stati vittime. Su 114 casi di violenza sessuale segnalati da uno studio realizzato nel Regno Unito, il 98% riguardava le donne (14). E' importante non considerare la violenza sessuale come una successione di episodi isolati. In realtà l'esperienza dimostra che la violenza, quando non viene segnalata, tende a diventare più grave col passare del tempo.

Oggi a Bologna hanno fatto qualcosa, ma è un azione locale e in tante realtà italiane i problemi restano immutati.

 

 

Un documento del 2001 che faceva riferimento a studi e ricerche sulla violenza contro gli operatori sanitari di 10 anni prima.

 

 

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