2.Esistono delle analisi o considerazioni per gli infermieri che entrano nel dettaglio dei casi per evidenziare il momento e la modalità dell'infortunio?

Statisticamente l’esecuzione dei prelievi di sangue, il posizionamento di cateteri periferici intra-venosi, la somministrazione di farmaci per via endovenosa, parenterale e sottocutanea rappresentano le procedure per le quali è stata osservata la più elevata incidenza di infortuni. Molto frequenti e molto spesso non segnalati sono anche gli infortuni che avvengono durante gli interventi chirurgici.

Gli aghi a farfalla e i cateteri vascolari sono i dispositivi più frequentemente implicati negli infortuni. Trattandosi inoltre di aghi cavi utilizzati in vena o arteria, gli infortuni che ne derivano sono a maggior rischio di infezione in caso di paziente fonte infetto, per la maggiore quantità di sangue inoculato.

Casi di infezione sono però stati segnalati anche per ferite con taglienti solidi quali i bisturi in chirurgia, ed eccezionalmente dopo puntura con dispositivi usati per iniezione sottocutanea o intramuscolare, lancette per prelievo capillare o aghi da sutura.
Di grande importanza è la contagiosità del paziente fonte, espressa dai valori di viremia.

Non tutti gli operatori hanno la stessa probabilità di incidente: sono infatti gli infermieri a riportare almeno la metà di tutti gli infortuni, e tutti coloro che effettuano procedure con aghi quali prelievi venosi, inserimento di cateteri venosi periferici e somministrazione di farmaci per via parenterale,

Come è noto, tra i lavoratori del comparto sanità le donne sono complessivamente la larga maggioranza, in particolare tra gli infermieri. Poiché la larga maggioranza di atti sanitari potenzialmente a rischio è eseguita da infermieri, proprio loro risultano in numeri assoluti essere i più esposti. Dalle nostre consolidate statistiche risulta che gli operatori sanitari vittime di un’esposizione accidentale di tipo percutaneo (puntura o ferita) sono per oltre i due terzi infermieri e conseguentemente in gran parte donne.
Non c’è alcuna correlazione di genere invece per quanto riguarda la possibilità di contagiarsi.
E’ quasi superfluo sottolineare l’impatto che può avere un’esposizione a rischio di infezione in una donna in gravidanza o in pianificazione della gravidanza.


Ringrazio il dott. Vincenzo Puro e alla dr.ssa Gabriella De Carli , membri del gruppo di studio PHASE, Epidemiologi presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, e coordinatori dello Studio Italiano sul Rischio Occupazionale da HIV (SIROH), per il prezioso contributo e la disponibilità data.

Franco Ognibene

Le altre domande dell'intervista sono:
1. Quale è la dimensione del problema in Italia? (LINK)
2. Esistono delle analisi o considerazioni per gli infermieri che entrano nel dettaglio dei casi per evidenziare il momento e la modalità dell'infortunio?(LINK)
3. Cosa accade, quando un infermiere si punge accidentalmente con un ago contaminato quali patologie hanno il maggior rischio di sieroconversione? (LINK)
4. Questo periodo di revisione di spesa e quindi di ristrutturazione delle aziende sanitarie può essere un momento favorevole per proporre delle strategie di implementazione?(LINK)
5. Se un infermiere si punge con un presidio che non ha sistemi di protezione ed avviene una sieroconversione deve avere una copertura assicurativa o ci sono dei riferimenti normativi per appellarsi che lo tutelano?(LINK)
6. Suggerimenti (LINK)

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