In questi giorni è il turno dell'infermiera di Lugo sospettata di omicidio/i e che si è fotografata con pazienti che sono appena defunti (nell'ipotesi dell'accusa).

Le indagini iniziano dalle statistiche dei decessi un picco troppo alto in corrispondenza dei turni dell'infermiera e quindi le indagini, però, non se ne potevano accorgere prima?

Di sanitari che inducevano la morte dei propri assistiti ce ne sono diversi casi tanto che si è coniato il termine di angelo della morte per indicare una categoria atipica di serial killer.

Gli ultimi esempi noti sono, in Italia è Angelo Stazzi e poi Charles Cullen che ha scritto un libro dove dichiara di averne uccisi 400 in 16 anni con una lucidità impressionante.

DL'infermiera di Lugo è stata accusata anche dalla statistica.

Il reparto di medicina dove lavorava da tempo, non noto, nel primo trimestre del 2014 vede 83 decessi, un valore che probabilmente è un picco anomalo, quindi l'ASL inizia le indagini per vedere chi è in servizio in quei giorni.

La'infermiera di Lugo era di turno per 26 decessi nel suo settore, ma visto che poteva accedere anche all'altro settore allora il numero aumenta di 12.

Che l'infermiera sia colpevole di omicidio o meno lo deciderà il giudice. 

 

Un caso complesso vero ma mi pongo alcune domande per capire, perchè magari non succeda più.

-Sono stati analizzati i dati sui medici in servizio? Si bene, no perchè?

-Sono state analizzate le procedure di gestione del potassio cloruro?

Cercando online le raccomandazioni sono chiare e impediscono un utilizzo improprio del KCl che riporto:

4.4 Controllo della corretta prepar azione e somministrazione delle soluzioni contenenti K
A. Un secondo operatore sanitario dovrebbe sempre controllare, durante la fase di preparazione, la corretta identificazione del prodotto, la dose, la via di somministrazione, la corre ttezza del calcolo della diluizione rispetto alla prescrizione data, la miscelazione, la corretta etichettatura del prodotto preparato.
B. In fase di somministrazione, il secondo operatore deve verificare l’identità del paziente e la corretta velocità di infusione.
C. L’avvenuta somministrazione deve essere subito registrata in cartella infermieristica riportando dose, via di somministrazione, velocità di infusione, data, ora e
firma dell’operatore.

-E' stato analizzato il carico di lavoro?

Visto che la media è 1 al giorno l'infermiera a fatto doppi turni?

-E' stato analizzato lo stress lavorativo?

L'infermiera ha usufruito delle sue ferie annuali ha potuto scaricare lo stress di un reparto con un alto livello di decessi ha avuto una formazione adeguata per gestire il paziente morente?

-Sono 22 gli anni di servizio dell'infermiera di Lugo, cosa è successo negli anni precedenti, dove lavorava, mai nessun sospetto, perchè non visto o perchè è cambiata?

 

Ribadisco la legge deve fare il suo corso con serenita, però secondo me è un caso che dovrebbe essere anche valutato sia dai sindacati che dal collegio IPASVI.

Il caso dell'infermiera di Lugo è una fragilità che è passata da un percorso professionale vissuto come stressante e pesante o è/era così e basta, siamo persone e viviamo un esperienza di vita che il resto del mondo non conosce e spesso rifiuta, da pochi anni si parla di stress e burnout e forse l'apoteosi negativa è un infermiere killer.

Se il collegio si deve fare garante verso i cittadini dell'assistestanza infermieristica forse deve uscire dalla sola logica sanzionatoria verso gli infermieri ed entrare nel merito della pressione che il nostro lavoro ha ed esercita sul vissuto delle persone.

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