Molte giovani infermiere al primo impiego preparano il curriculum e si trovano a fare il primo colloquio con ospedali e case di cura.

Nel colloquio per l'assunzione ti sono capitate quelle domande personali del tipo è fidanzata, vuole sposarsi, ha figli piccoli?

Se quelle domande sono determinanti per l'assunzione sei stata discriminata.

La discriminazione fra uomini e donne nasce ed è inculcata nella società, maschi e femmine si nasce, donne si diventa (cit. Simone de Beauvoir, scrittrice e filosofa francese) la nostra vità, le favole e i vestitini colorati sono decisi dalla società in cui viviamo.

Il lavoro ha un impianto normativo tutelato a livello della Costituzione dove all'art.3  è previsto il principio fondamentale della parità tra le donne e gli uomini nel rapporto di lavoro. Il principio costituzionale impone che il datore di lavoro non possa attuare discriminazioni, per ragioni legate a razza, religione, orientamento politico e al sesso.

La Costituzione, tutela la donna e riconosce alla donna lavoratrice gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore (art. 37 Costituzione)

Ma quali sono le discriminazioni che si possono incontrare e come affrontarle?

Esistono diverse forme di discriminazione ed abbiamo:

La violazione delle garanzie, quando vengono poste domande che sono determinanti per decidere se assumere una donna in una determinata fase della vita, perchè si violano le normative costituzionali che devono tutelare l’accesso al lavoro, la parità di trattamento economico a parità di mansioni e nella mobilità verticale nella carriera.

La discriminazione diretta (ai sensi dell’art. 25, co. 1, del D.Lgs 11 aprile 2006 n.198) “qualsiasi disposizione, criterio, prassi, atto, patto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando le lavoratrici o i lavoratori in ragione del loro sesso e, comunque, il trattamento meno favorevole rispetto a quello di un’altra lavoratrice o di un altro lavoratore in situazione analoga”.

La discriminazione indiretta, (ai sensi dell’art. 25, co. 2, D.Lgs. 198/2006), quando “una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto ai lavoratori dell’altro sesso, salvo che riguardino requisiti essenziali allo svolgimento dell’attività lavorativa, purché l’obiettivo sia legittimo e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari”.

 Quando una giovane infermiera è in cerca del primo lavoro e lo perde perchè il datore di lavoro fa discriminazione non c'è il solo danno economico, ma si danneggia anche la percezione di un mondo professionale che era stato creato durante il percorso universitario, una ferità che potrebbe non guarire mai. 

La discriminazione è favorire qualcuno per le ragioni sbagliate, spesso ci è inculcata alla dalla nostra società e nelle situazioni più gravi viene messa per iscritto dal datore di lavoro, o ne permea regolamenti o statuti delle aziende.

Chi sono i soggetti preposti al controllo, li conosci?

La tutela delle pari opportunità ha un organizzazione che dal Ministero del Lavoro arriva fino alle persone a cui puoi chiedere un incontro e sono:

1) il Comitato Nazionale per l’attuazione dei principi di parità (CNP);

2) le/i Consigliere/i di Parità (Nazionale, Regionale, delle città metropolitane, degli enti di area vasta , ivi comprese, quindi, le/i Consigliere/i di Parità provinciali) che promuovono e controllano l’attuazione dei principi di pari opportunità e non discriminazione tra uomini e donne sul lavoro (Circolare Ministero del Lavoro 22 giugno 2010 n. 20);

3) l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, nelle sue diramazioni territoriali a livello interregionale e provinciale, come organi di vigilanza e di controllo, che collaborano con gli altri soggetti preposti a tal fine, come le/i Consigliere/i di Parità (Circolare Ministero del Lavoro 26 marzo 2001 n. 31; Protocolli d’intesa).

Nella fase dell'assunzione se c'è una discriminazione porta ad una sanzione amministrativa per il datore di lavoro:

Discriminazione all’accesso al lavoro Art.27, c 1, D.Lgs n. 198/2006 e s.m.i.

È vietata qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l'accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonchè la promozione, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale anche per quanto riguarda la creazione, la fornitura di attrezzature o l'ampliamento di un'impresa o l'avvio o l'ampliamento di ogni altra forma di attività autonoma. Ai sensi dell'art. 41, comma 2, D.Lgs. n. 198/2006 così come modificato dall'art. 1, commi 1 e 5, lettera a) D.Lgs. n.8/2016, l’ispettore del lavoro applicherà la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5000 a euro 10000.

Discriminazione stato matrimoniale, di famiglia o di gravidanza Art.27, comma 2, lettera a), D.Lgs. n. 198/2006 e s.m.i.

La discriminazione di cui al comma 1 dello stesso articolo è vietata anche se attuata attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza nonché di maternità o paternità, anche adottive (comma 1: E' vietata qualsiasi discriminazione per quanto riguarda l'accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione, nonché la promozione, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale). Ai sensi dell'art. 41, comma 2, D.Lgs. n. 198/2006 così come modificato dall'art. 1, commi 1 e 5, lettera a) D.Lgs. n. 8/2016, l’ispettore del lavoro applicherà la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 5000 a euro 10000.

Perchè un datore di lavoro non assumerebbe una donna con figli piccoli?

Il motivo è economico, se una persona può essere soggetto a malattie è da sostituire, se poi si aggiunge la malattia dei bambini il costo aumenta.

Cosa fare se pensi di avere avuto una discriminazione?

Puoi lasciar perdere, pensare che è capitato solo a te, non preoccuparti degli altri e andare avanti facendo finta di nulla, forse il prossimo datore di lavoro sarà migliore. 

La tua segnalazione all'ispettorato del lavoro o alla Consigliera di Parità non è una "cosa da poco", ma è il primo passo per il cambiamento.

Ricorda che la discriminazione non avviene solo durante la fase di assunzione, la discriminazione può proseguire ed essere attuata da datori di lavoro con situazioni estreme che portano al licenziamento del lavoratore, ci sono molteplici situazioni, è necessario che ti rivolgi al tuo consigliere di parità o all'ispettorato del lavoro.

Per trovare la tua Consigliera di Parità cerca con google al link e aggiungi la tua regione, mentre per trovare la sede dell'ispettorato del lavoro più vicina a te, cerca nella pagina dedicata dell'ispettorato LINK.

 

Sapresti riconoscere una discriminazione?

Non rispondere subito, non essere presuntuosa/o, perchè è un argomento difficile, leggi il documento Linee guida sulle discriminazioni in ambito lavorativo della Regione Emilia-Romagna e scoprirai la varietà di situazioni che causano discriminazione e le sanzioni connesse.

 

 

Immagini tratte dalle Linee guida sulle discriminazioni in ambito lavorativo della Regione Emilia-Romagna 

 

 

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