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Un'azienda ospedaliera ha chiesto al garante della privacy se poteva scambiare le informazioni del proprio database degli infermieri con l'OPI per verificare se l'iscrizione era corretta.

La risposta è stata no.

Forse è solo una domanda di un'azienda sanitaria scrupolosa come l'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze e non è mai successo nel resto d'Italia, ma alla richiesta dell'OPI di avere i nominativi degli infermieri assunti e residenti con l'obiettivo di poter applicare la tassa dell'OPI l'azienda ha chiesto il parere del Garante della privacy.

La richiesta dell'OPI è stata effettuata in quanto l'iscrizione alIa stessa deve essere coerente con la provincia di residenza, la verifica è impossibile in assenza di uno scambio di dati.

La direzione ospedaliera dell'AOU Careggi di Firenze ha avuto dei dubbi sul trasferimento dei dati ed ha interpellato il Garante della privacy che ha risposto con il provvedimento del 16 gennaio 2019 e nella newsletter N. 450 del 25 febbraio 2019.

Le indicazioni si riassumono in 3 punti:

1) Le strutture sanitarie non possono trasmettere in modo massivo i dati di tutto il loro personale infermieristico all’Ordine professionale di riferimento. 

2) L’Ordine delle professioni infermieristiche, nello svolgimento degli specifici compiti istituzionali di vigilanza e disciplinari, può infatti trattare i dati di chi abbia richiesto l’iscrizione all’albo

3) Deve essere il datore di lavoro ad accertare, all’atto dell’assunzione e nel corso del rapporto di lavoro, che un infermiere sia dotato dei requisiti necessari per prestare servizio e che sia iscritto all’apposito albo professionale.

 

Il Garante della privacy interviene su aspetti che spesso ci sembrano lontani ma invece arriva anche a toccare gli infermieri, queste regole sono motivate perchè non c'è una normativa specifica per gli OPI e quindi si devono applicare le regole generali.

 

 

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