Intervista a Vanessa Mazzali in occasione del 27° Congresso Regionale FADOI-ANÍMO

Vanessa Mazzali ANIMO

In occasione del 27° Congresso Regionale FADOI-ANÍMO, svoltosi il 13 febbraio 2026, ho avuto il piacere di confrontarmi con Vanessa Mazzali su temi cruciali per il futuro della nostra professione in area medica.

In questa intervista, Vanessa Mazzali delinea le priorità del suo nuovo mandato, sottolineando l’importanza di restituire dignità e attrattività a un contesto spesso faticoso, ma profondamente formativo. Dalla sinergia interdisciplinare con FADOI al riconoscimento della Medicina Interna come "specialità fondamentale", fino alla filosofia della Slow Medicine, emerge un ritratto dell'infermiere come perno insostituibile della cura.

  1. Valentina Ognibene: Vanessa, lei è stata eletta referente regionale ANÍMO per l'Emilia-Romagna per il triennio 2026-2028. Quali sono le priorità che intende portare avanti per valorizzare la figura dell'infermiere di medicina interna nel nostro territorio?

Vanessa Mazzali: Accolgo questo incarico con grande senso di responsabilità e gratitudine. La Medicina Interna rappresenta uno dei contesti assistenziali più complessi e strategici del nostro sistema sanitario e l’infermiere di area medica ne è una figura centrale, spesso poco visibile ma determinante; basti guardare l’esperienza del COVID, dove le medicine sono state le protagoniste assolute.

Le priorità del mio mandato saranno innanzitutto la valorizzazione delle competenze specifiche dell’infermiere di Medicina Interna, sia cliniche sia relazionali, promuovendo una formazione mirata e basata sull’evidenza scientifica. Un secondo obiettivo sarà rafforzare il senso di appartenenza associativa, creando occasioni di confronto, crescita e condivisione tra colleghi del territorio regionale. Infine, lavorerò per dare sempre più voce agli infermieri nei tavoli di confronto professionali e organizzativi, affinché il loro contributo venga riconosciuto come essenziale nella presa in carico del paziente complesso e cronico.

  1. V.O.: Il legame tra ANÍMO e i medici internisti della FADOI è un pilastro storico dell'associazione. Come si realizza concretamente questa collaborazione interdisciplinare nella produzione di linee guida e nella gestione quotidiana della complessità assistenziale?

V.M.: La collaborazione tra ANÍMO e FADOI è un esempio concreto e virtuoso di interdisciplinarità. Non si tratta solo di una collaborazione “formale”, ma di un lavoro quotidiano basato su obiettivi condivisi: la qualità delle cure e la sicurezza del paziente.

Questa sinergia si realizza nella produzione congiunta di documenti, raccomandazioni e percorsi clinico-assistenziali, in cui la prospettiva infermieristica e quella medica si integrano in modo complementare. Nella pratica quotidiana, ciò si traduce in una gestione più efficace della complessità assistenziale, soprattutto nei pazienti pluripatologici, fragili e cronici. Lavorare insieme significa anche promuovere una cultura del rispetto reciproco delle competenze, che è alla base di un’assistenza realmente centrata sulla persona.

  1. V.O.: ANÍMO e FNOPI hanno ribadito in un recente Position Statement che la Medicina Interna non deve più essere considerata una "specialità di base", ma una "specialità fondamentale". In che modo l'associazione sta lavorando per tradurre questo principio in un riconoscimento formale e contrattuale per i professionisti?

V.M.: Definire la Medicina Interna come “specialità fondamentale” rappresenta un passaggio culturale fondamentale per riconoscere il valore della complessità clinica e assistenziale che la caratterizza. Come associazione, stiamo lavorando per tradurre questo principio in azioni concrete attraverso il dialogo con le istituzioni, la produzione scientifica e la promozione di modelli organizzativi che rendano visibile l’impatto del lavoro infermieristico.

Attualmente stiamo sviluppando tavoli tematici su aree ad alta specializzazione come gli accessi vascolari, l’ecografia infermieristica, il wound care e la ventilazione non invasiva. Inoltre, si sta lavorando per formalizzare il Master in "Area Medica". L’obiettivo è arrivare a un riconoscimento formale delle competenze avanzate e della responsabilità assistenziale, superando una visione riduttiva che non rispecchia più la realtà dei contesti clinici attuali.

  1. V.O.: L'associazione promuove la filosofia della "Slow Medicine" attraverso un proprio decalogo. Come può un'associazione scientifica aiutare l'infermiere a difendere una cura "sobria, rispettosa e giusta" in un sistema spesso orientato alla velocità e alle prestazioni tecniche?

V.M.: In un sistema sanitario spesso orientato alla rapidità e alla performance tecnica, la filosofia della Slow Medicine rappresenta una bussola etica e professionale. ANÍMO, attraverso il proprio decalogo, aiuta gli infermieri a ritrovare senso e significato nel prendersi cura, senza rinunciare alla scientificità. Il pilastro è superare la "becera tecnica" per favorire la relazione: fare molto non è sempre fare meglio per l’assistito.

  1. V.O.: Molti giovani infermieri fuggono dalle Medicine Interne, vivendole come un contesto faticoso e poco attrattivo. Quali azioni sta mettendo in campo ANÍMO per rendere questi setting nuovamente gratificanti per le nuove generazioni?

V.M.: È vero, questa è una sfida aperta. Proprio per questo ANÍMO ritiene fondamentale restituire dignità, valore e prospettiva a questi setting. Le azioni che promuoviamo vanno dalla valorizzazione delle competenze specifiche alla creazione di percorsi di crescita professionale attraverso i tavoli tematici già citati, fino alla diffusione di modelli organizzativi più sostenibili.

Rendere attrattiva la Medicina Interna significa raccontarla in modo diverso: mostrare che è un luogo di alta complessità clinica, di ragionamento avanzato e di grande impatto umano. È qui che molti infermieri costruiscono una competenza solida e una vera identità professionale.

Infine, ma non meno importante, serve un’adeguata remunerazione contrattuale che valorizzi le responsabilità e gli studi effettuati dal singolo professionista.

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