Incendio all'ospedale di Tivoli: pazienti salvi grazie a medici e infermieri

Incendio

Ciò che è accaduto all'ospedale di Tivoli ha scosso tutto il mondo della sanità e non solo. L'incendio scoppiato all'improvviso al San Giovanni Evangelista, intorno alle 22:30 di venerdì 8 dicembre, ha purtroppo causato la morte di tre pazienti.

I risultati delle autopsie, arrivati nelle ultime ore, hanno dimostrato che le cause del decesso delle tre vittime sarebbero da collegare non solo al fumo, ma anche allo shock termico. All'interno dell'ospedale, infatti, oltre all'incendio si è anche verificato un guasto elettrico che ha portato via la corrente per diverso tempo.

Incendio all'ospedale di Tivoli: cosa è successo

Secondo quanto si è letto nei giornali, i vigili del fuoco sono riusciti a spegnere del tutto l'incendio dell'ospedale di Tivoli solo la mattina successiva, così da permettere alla polizia di dare il via alle indagini.

Secondo le ricostruzioni, le fiamme sarebbero divampate sul retro dell'ospedale tra alcuni cumuli di rifiuti che, tra l'altro, avrebbero messo sotto inchiesta la raccolta dei rifiuti di Tivoli. Tra le possibili cause ci sarebbero una cicca di sigaretta buttata dai piani superiori oppure un corto circuito ai cavi elettrici.

Qualunque sia la causa dell'incendio, che ha interessato tutti i piani dell'ospedale, ciò che è certo e che oramai non si può cambiare è che da questa assurda e tragica vicenda ne sono venuti fuori tre morti.

Ad aggravare le cose è stata poi la corrente che è saltata e il mancato accendersi delle luci di emergenza: durante l'evacuazione dei pazienti, infatti, medici e infermieri hanno illuminato scale e corridoi grazie ai propri smartphone.

I racconti che girano in rete nelle ultime ore di chi ha vissuto e visto quanto successo sono a dir poco terrificanti. Si parla di persone che tremavano dal freddo, di pazienti evacuati con addosso solo il pigiama o leggeri camici, e di gente avvolta in una nube di fumo tossico e pesante.

Intanto la procura di Tivoli ha anche aperto un'indagine per incendio colposo e omicidio plurimo colposo per via di alcuni aspetti gravi come la mancata efficacia del sistema di allarme antincendio, l'assenza di una squadra esterna di servizio di guardia antincendio e un mancato piano ospedaliero di evacuazione dei degenti in caso di rogo, fondamentale per emergenze come questa.

Grazie al lavoro dei soccorritori, dei medici, degli infermieri e di tutti i volontari sono stati portati in salvo 193 pazienti, 69 dei quali sono stati trasferiti immediatamente in altri ospedali.

Le testimonianze di chi ha prestato soccorso

In tutto quell'inferno medici, infermieri e volontari si sono dati da fare per sfidare le fiamme e salvare le vite dei pazienti. In questa missione, purtroppo, non tutti ne sono usciti indenni: il bilancio delle vittime tra le persone all'interno dell'ospedale è infatti di tre morti.

A distanza di qualche ora da quel terribile momento, iniziano a circolare le testimonianze di chi ha fatto il massimo per evitare il peggio. Tra tutti gli eroi che sono corsi in soccorso di chi aveva bisogno d'aiuto spicca l'infermiere Filippo Forza che proprio la sera dell'8 dicembre si trovava in servizio al pronto soccorso dell'ospedale di Tivoli.

L'infermiere ha raccontato, in un'intervista rilasciata ai giornalisti, che verso le 22:45 un collega gli avrebbe fatto notare di sentire puzza di bruciato. Sono bastati pochi secondi affinché la stanza dove si trovava si riempisse di fumo nero e irrespirabile.

Filippo e altri suoi colleghi hanno quindi iniziato a muoversi per soccorrere i pazienti, alcuni dei quali fortunatamente sono stati in grado di uscire da soli dai locali incendiati.

Gli infermieri sono riusciti a mettere in salvo circa 40 persone, servendosi anche delle barelle per i pazienti allettati e incapaci di muoversi.

Filippo, però, non è l'unico eroe di questa triste storia. Tra gli infermieri e i medici che hanno dato il proprio contributo sono da menzionare anche:

  • Mirko Bonanni del reparto di Pediatria, che ha salvato due gemellini scappando via non appena il fumo ha iniziato a invadere i locali;
  • Simonetta D'Ignazi, una caposala che nonostante non fosse di turno ha aiutato ad evacuare i pazienti e dato loro ossigeno;
  • Maria Grazia Angelucci, direttrice dell’U.O.S. Rianimazione, che si è barricata insieme ai pazienti nel reparto di rianimazione coprendo gli usci delle porte con lenzuola bagnate per impedire al fumo di entrare.

Oltre a loro, sono stati d'aiuto anche molti volontari che sono entrati nell'ospedale per cercare di mettere in salvo medicine e forniture essenziali per la vita dei pazienti allettati, e per distribuire coperte, ossigeno e medicinali a chi ne aveva bisogno.

 

Foto di Samuele Schirò da Pixabay

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