E’ sempre più pronunciata la parola di infermiere nella bocca di chi intende fare campagna elettorale con questa professione. Professione che rimane in bilico e impotente di fronte ad un sistema sanitario che non sa più su cosa reggersi.

I tagli hanno posto il sistema sanitario al collasso tanto da essere appena in grado di erogare assistenza in livelli assistenziali e non in standard professionali.

La riduzione del personale chiede a tutti qualcosa in più oppure in alternativa di chiudere dei reparti e di conseguenza ridurre la possibilità di ricovero degli utenti e quindi costringerli a ricorrere a strutture private o a pagamenti impropri per poter risolvere il loro bisogno di salute.

Il diritto all'accesso al sistema sanitario diviene cosi un serio rischio.    

Le leggi di riforma del sistema pensionistico, poi, hanno determinato il prolungamento del servizio professionale e dunque una riduzione del turnover. Il vero problema sarà tra qualche anno avere in servizio persone anziane che a loro volta avranno bisogno di prestazioni sanitarie e non saranno più in grado di assistere i malati.

Nel frattempo aumenta la distanza che si crea tra il momento della laurea e il momento dell'immissione in servizio, non lavorare si traduce in perdita delle competenze acquisite nel corso di Laurea. Competenze già non garantite al 100% dai corsi di laurea che seppur di livello superiore rispetto alla formazione di una volta mostrano alcune fallature.

Per questo sempre più infermieri ricorrono alla soluzione di master post-base nell’attesa di essere inseriti nel mondo del lavoro, dando vita ad un Mercato dei Master che dubbiamente determinato l'acquisizione di nuove competenze. È diventato solo un business che produce una serie di colleghi che solo avendo il titolo pensano di avere "maturato il diritto" a una nuova posizione lavorativa, ovvero quella del coordinatore.

La posizione di coordinamento, finché continuiamo a chiudere i reparti continueranno a diminuire.

Rimangono in pochi e spesso incapaci a occupare tutte le diverse posizioni.

Basta con il coordinatore di UO che costruisce un suo castello.

 

 

I coordinatori devono diventare figure interscambiabili presenti almeno 6 giorni su 7, almeno 12 ore, che si danno le consegne, si cambiano i turni e che non hanno l'interesse solo nella gestione del personale e del materiale, ma nella comprensione dei problemi dei pazienti.

Bisogna riscoprire il ruolo clinico del coordinatore perché se non ci focalizziamo sul paziente continueremo a sbagliare. Se noi pensiamo al modello di coordinatore, ancora oggi troppo presente che fa solo i turni e ordina il materiale quello è un modello vecchio e fallimentare.

Quando si smette di ascoltare si smette di cercare di capire. Per chi non lo sapesse i turni oramai li fanno i computer e il materiale viene ordinato in automatico. C'è bisogno quindi di un coordinatore che stia al fianco degli infermieri e sia possibilmente il più esperto, che capisca quali sono i loro problemi i loro bisogni formativi, e condurre lavori per migliorare la qualità di assistenza al paziente.

Bisogna smettere di pensare che occupare quella posizione sia un privilegio per poter discriminare i colleghi.

I ruoli di tipo dirigenziali richiedono oggi molta più selezione perché tutti ruoli di responsabilità anche quello di dirigente SITRA non saranno più assegnati a vita, ma a rotazione con una data d'inizio e una data di fine.  

Ed è giusto che sia così.

La fuga dall’assistenza diretta al paziente sta creando, senza accorgesene, la perdita di identità di specifico professionale.

Il professor Veronesi esortava gli aspiranti studenti di medicina a laurearsi prima in infermieristica.

Non credo, restano due professionisti diversi:

uno cura la persona e l'altro la malattia.

Paradosso è che negli ultimi anni avere un gruppo professionale infermieristico sempre più attento ad aspetti tecnici della cura e un recupero, invece, da parte medica della cura della persona. Sempre più nei corsi di medicina si parla dell'utente al centro, del soddisfacimento dei bisogni, quasi ad appropriarsi del ruolo di Florence Nightingale. E paradossalmente gli infermieri che hanno sempre avuto come core della professione l'attenzione alla persona e ai suoi bisogni rischiano di perdersi dietro gli aspetti più tecnici della cura della malattia.

Questo pone gli infermieri in una situazione dove da un lato ci sono i medici che frenano nuove competenze infermieristiche acquisite e progressioni di carriera, mentre dall’altro la pressione di un nuovo business di inserire personale meno formato e meno costoso in sostituzione dell’infermiere.  

Il fabbisogno di infermieri è determinato dalle condizioni degli utenti e nella nostra società ci sarà sempre più bisogno di infermieri, la popolazione è vecchia e quindi aumenta il bisogno di assistenza infermieristica, ma dobbiamo imparare a convivere con la cronicità per questo il ruolo fondamentale dell'infermiere non deve più essere quello di dare la terapia, ma rilevare i bisogni assistenziali e dare a questi risposte assistenziali per aiutarli nel loro contesto di vita.  

La possibilità di progressione di carriera nelle professioni sanitarie è oramai garantita da strumenti normativi e sempre più ospedali bandiscono concorsi dirigenziali.

La sfortuna in questo periodo è che non ci sono deroghe ad assunzioni neanche per funzioni dirigenziali delle professioni sanitarie e quindi si ripresenta ancora una volta il rischio che la rivoluzione della professione sanitaria sia ancora una volta una rivoluzione incompiuta.

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