4. Questo periodo di revisione di spesa e quindi di ristrutturazione delle aziende sanitarie può essere un momento favorevole per proporre delle strategie di implementazione?


Questo è un aspetto molto importante. Da molti anni chi si occupa di prevenzione, salute e sicurezza in ambito sanitario ha evidenziato la necessità di provvedimenti legislativi nei quali
la specificità, la varietà e la complessità delle attività proprie delle strutture sanitarie, e dei rischi ad esse connessi, emergano più chiaramente di quanto previsto nel D.Lgs 81/2008.


La Direttiva 2010/32/UE conferma questa necessità: definisce una strategia globale di prevenzione delle esposizioni occupazionali in ambito sanitario soprattutto da puntura con ago o lesione da tagliente, che tenga conto della tecnologia, dell’organizzazione del lavoro, delle condizioni lavorative, dei fattori psico-sociali legati all’esercizio della professione e dell’influenza dei fattori connessi con l’ambiente di lavoro.
Individua anche gli strumenti necessari per il raggiungimento di questo obiettivo, tra i quali la valutazione dei rischi, l’informazione, la sensibilizzazione e la formazione dei lavoratori, la definizione ed attuazione di procedure di utilizzo e di eliminazione sicure di aghi e altri taglienti.
Sostanzialmente il Legislatore Europeo ha ritenuto necessario mettere in chiaro quanto in realtà già contenuto in generale nei precedenti disposti comunitari in tema di sicurezza sul lavoro, recepiti in Italia dal D.Lgs 626/94 prima e dal D.Lgs 81/2008 attualmente vigente, focalizzandosi sulla prevenzione degli infortuni a rischio biologico dovuti ai dispositivi medici (aghi, bisturi ecc) in ambito sanitario.
La vera “novità”, è il chiaro riferimento ai dispositivi medici incorporanti meccanismi di protezione quali componenti della strategia globale di prevenzione.
Ci si aspetta pertanto che il provvedimento di recepimento sia conforme a questo indirizzo di riconoscimento della specificità dei luoghi di lavoro in cui si presta assistenza sanitaria ed in particolare del rischio biologico.

E’ inutile nascondere che uno dei principali motivi di discussione sull’introduzione dei dispositivi incorporanti meccanismi di sicurezza è considerato l’impatto sul budget che questa misura potrebbe comportare, argomento indubbiamente rilevante nell’attuale situazione economica. Tralasciando momentaneamente i risvolti umani, si deve però anche tener conto dell’attuale impatto sul budget rappresentato dai costi (gestionali, assicurativi, risarcitori, ecc) degli infortuni stessi.
Un infortunio di questo tipo comporta infatti l’applicazione di un protocollo standardizzato di gestione che prenda in esame la contagiosità del paziente fonte, la suscettibilità dell’operatore esposto ai diversi patogeni, la possibilità di intraprendere una profilassi post-esposizione; e un follow-up clinico e sierologico che permetta un’identificazione precoce di eventuali casi trattabili o, al contrario, l’esclusione di una sieroconversione il prima possibile per tranquillizzare l’operatore esposto. Se consideriamo questa situazione di gestione “ottimizzata”, il costo medio è di circa 850 euro per esposizione, cioè oltre 50 milioni di euro considerando solo le 63.000 punture con aghi cavi stimate annualmente nel nostro Paese. Parliamo però esclusivamente di costi ben documentabili e documentati: il costo medio diretto di una puntura accidentale notificata usato nel calcolo è dato dai costi sostenuti per la diagnostica sull’operatore e sulla fonte, e dalla profilassi post-esposizione: non comprende, quindi, i costi relativi alla perdita di produttività e all’assenza dal lavoro, e ancor più non include l’impatto emotivo che questi infortuni, e le loro possibili conseguenze, hanno sull’operatore esposto e sulla sua famiglia, né il costo derivante dai casi di infezione occupazionale, i costi assicurativi, i risarcimenti. Il costo diretto per trattare tutte le 100.000 esposizioni percutanee/anno (qualora fossero correttamente segnalate e gestite) è stimabile in circa 72 milioni di Euro.
Ebbene, se la stessa somma fosse investita per prevenire, anziché trattare, le punture accidentali, potremmo drasticamente limitare il problema delle esposizioni occupazionali al rischio biologico negli Operatori Sanitari.
Alcune analisi di costo-efficacia suggeriscono che il costo di un intervento efficace mirato alla riduzione degli infortuni e delle infezioni che ne possono derivare rientra nella media di altre iniziative in ambito sanitario. Inoltre, con la promulgazione della Direttiva 2010/32/EU e con l’implementazione dell’uso obbligatorio di questi dispositivi nei 27 Paesi dell’Unione Europea, il costo dei dispositivi sul mercato è destinato a diminuire progressivamente.

Ringrazio il dott. Vincenzo Puro e alla dr.ssa Gabriella De Carli , membri del gruppo di studio PHASE, Epidemiologi presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, e coordinatori dello Studio Italiano sul Rischio Occupazionale da HIV (SIROH), per il prezioso contributo e la disponibilità data.

Franco Ognibene

Le altre domande dell'intervista sono:
1. Quale è la dimensione del problema in Italia? (LINK)
2. Esistono delle analisi o considerazioni per gli infermieri che entrano nel dettaglio dei casi per evidenziare il momento e la modalità dell'infortunio?(LINK)
3. Cosa accade, quando un infermiere si punge accidentalmente con un ago contaminato quali patologie hanno il maggior rischio di sieroconversione? (LINK)
4. Questo periodo di revisione di spesa e quindi di ristrutturazione delle aziende sanitarie può essere un momento favorevole per proporre delle strategie di implementazione?(LINK)
5. Se un infermiere si punge con un presidio che non ha sistemi di protezione ed avviene una sieroconversione deve avere una copertura assicurativa o ci sono dei riferimenti normativi per appellarsi che lo tutelano?(LINK)
6. Suggerimenti (LINK)

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