Questo DPR ha rappresentato un fattivo salto qualitativo nella retribuzione per gli infermieri degli anni 90. Purtroppo se per tanti lavoratori del settore sanitario l'aumento dello stipendio è stato regolare, le indennità degli infermieri e di tutti i turnisti in generale si sono fermate al 1990.

La formattazione del testo non è perfetta, il testo è molto lungo ma essendo in una pagina web, il tuo browser può cercare all'interno del testo.

Riporto il testo integrale e metto in grassetto le indennità infermieristiche.

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 28 novembre 1990 , n. 384

Regolamento per il recepimento delle norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo del 6 aprile 1990 concernente il personale del comparto del Servizio sanitario nazionale, di cui all'art. 6 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto l'articolo 87 della Costituzione;
Vista la legge quadro sul pubblico impiego 29 marzo 1983, n. 93;
Visti i decreti del Presidente della Repubblica 1 febbraio 1986,
n. 13, e 23 agosto 1988, n. 395, recanti disposizioni, per tutti i comparti di contrattazione collettiva del pubblico impiego, risultanti dalla disciplina prevista dagli accordi intercompartimentali emanati ai sensi dell'articolo 12 della legge 29 marzo 1983, n. 93;
Visto l'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68, che ha istituito ai sensi dell'articolo 5 della
legge 29 marzo 1983, n. 93, il comparto di contrattazione collettiva per il personale del Servizio Sanitario Nazionale comprensivo di una apposita area negoziale per la professionalita' medica;
Visti i decreti del Presidente della Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, 20 maggio 1987, n. 270, e 17 settembre 1987, n. 494;
Vista la circolare del Ministro per la funzione pubblica in data 28 ottobre 1988, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 257 del 2
novembre 1988, concernente il requisito della maggiore rappresentativita' su base nazionale richiesta dalla legge 29 marzo
1983, n. 93, alle confederazioni ed organizzazioni sindacali per partecipare alla formazione degli accordi sindacali;
Visto il decreto del Ministro per la funzione pubblica del 7 ottobre 1989 - pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 239 del 12
ottobre 1989 - che ha designato i componenti delle delegazioni trattanti l'accordo sindacale per il personale del comparto del
personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale;
Viste le leggi 11 marzo 1988, n. 67, e 24 dicembre 1988, n. 541, recanti disposizioni per la formazione del bilancio annuale e
pluriennale dello Stato (leggi finanziarie 1988 e 1989);
Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, concernente la disciplina dell'attivita' di Governo e l'ordinamento
della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 25 maggio 1990, ai sensi dell'ottavo comma dell'articolo
6 della legge 29 marzo 1983, n. 93, con la quale respinte o ritenute inammissibili le osservazioni formulate dalle organizzazioni
sindacali dissenzienti o che non hanno partecipato alle trattative e' stata autorizzata, previa verifica delle compatibilita'
finanziarie, la sottoscrizione dell'ipotesi di accordo per il triennio 1988-1990 riguardante il comparto del personale dipendente
dal Servizio Sanitario Nazionale di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68, comprensiva
dell'ipotesi di accordo relativa all'area negoziale per professionalita' medica di cui al predetto articolo 6, comma 5 e seguenti, stipulata in data 6 aprile 1990 fra la delegazione di parte pubblica, composta come previsto dall'articolo 1 del citato decreto
del Ministro per la funzione pubblica del 7 ottobre 1989, e le Organizzazioni Sindacali nazionali di categoria maggiormente
rappresentative nel comparto CGIL/Funzione Pubblica-Sanita', CISL-FISOS, UIL-Sanita', CIDA-SI.DIR.SS., CONFEDIR-DIRSAN, CIDIESSE, CISAS-Sanita', CISAL-FIALS, SICUS ed AUPI (queste ultime due ammesse con riserva dell'esito finale del giudizio pendente) e le confederazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale CGIL, CISL, UIL, CIDA, CONFEDIR, CISAL, CONF.SAL nonche', per l'area negoziale medica, le Organizzazioni Sindacali COSMED, ANAAO/SIMP, CIMO, Federazione nazionale CGIL-CISL-UIL medici, CISL medici, CGIL medici, SNR, SIVEMP e SIMET queste ultime quattro ammesse con riserva dell'esito finale del giudizio pendente come il SUMI che ha sottoscritto l'ipotesi di accordo il 7 luglio 1990, sempre con riserva dell'esito finale del giudizio pendente;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell'adunanza generale del 12 luglio 1990;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 3 agosto 1990 e del 23 novembre 1990, ai sensi dell'articolo 6 della legge 29 marzo 1983, n. 93, concernente l'approvazione della ipotesi di accordo sottoscritta in data 6 aprile
1990 dalle stesse confederazioni ed organizzazioni sindacali trattanti in precedenza indicate, nonche' il recepimento e
l'emanazione delle norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo sindacale per il personale dipendente del Servizio
Sanitario Nazionale di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68, per il triennio 1988-1990;
Visto il decreto-legge 13 novembre 1990, n. 326, recante disposizioni urgenti per assicurare l'attuazione di rinnovi contrattuali relativi al triennio 1988-1990;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri della
sanita', del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e del lavoro e della previdenza sociale;

Emana il seguente regolamento:

Art. 1
Area di applicazione e durata

Il presente regolamento si applica a tutto il personale di ruolo e non di ruolo dipendente dagli Enti individuati dall'articolo 6 del Decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68.

Il presente regolamento concerne il triennio 1° gennaio 1988-31 
dicembre 1990. Gli effetti giuridici decorrono dal 1° gennaio 1988;
gli effetti economici decorrono dal 1° luglio 1988, fatte salve le
diverse decorrenze espressamente previste nei successivi articoli per
particolari istituti contrattuali.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo Primo
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo II
RAPPORTI CON L'UTENZA
Sezione I
CITTADINO UTENTE

Art. 2
Rapporti amministrazione-cittadino

Nell'intento di perseguire l'ottimizzazione dell'erogazione dei 
servizi, le parti assumono come obiettivo fondamentale dell'azione
amministrativa il miglioramento delle relazioni con l'utenza, da
realizzarsi nel modo piu' congruo, tempestivo ed efficace da parte
delle strutture operative in cui si articolano gli Enti.

A tale scopo, gli Enti approntano adeguati strumenti per la
tutela degli interessi degli utenti e per una piu' agevole
utilizzazione dei servizi anche attraverso l'individuazione di
appositi Uffici di Pubbliche Relazioni, se necessario decentrati, con
il compito di fornire agli utenti ogni utile informazione anche
documentale sui servizi erogati dall'Ente e sulla loro dislocazione
nel territorio, sugli orari di apertura e sul tipo di prestazione
nonche' di ricevere eventuali reclami e suggerimenti da parte degli
utenti stessi al fine del miglioramento dei servizi.

In tale quadro gli Enti, sentite le Organizzazioni e le 
Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative, predispongono
appositi progetti finalizzati - in particolare - per assicurare
condizioni di rispetto, chiarezza e dialogo nel rapporto con gli
utenti, ivi compresa la riconoscibilita' degli addetti ai servizi
attraverso il cartellino di riconoscimento secondo le vigenti
disposizioni. I suddetti interventi sono diretti ad assicurare,
secondo la natura degli adempimenti istituzionali:
a) una formazione professionale del personale volta al rispetto
della dignita' umana del malato e dell'utente, da attuare attraverso
piani da definire in sede di negoziazione decentrata, specificamente
rivolta ad assicurare completezza e chiarezza delle informazioni
fornite, anche con l'ausilio di apparecchiature elettroniche;
b) la semplificazione e l'unificazione della modulistica almeno a
livello di Ente e la riduzione della documentazione a corredo delle
domande di prestazioni, applicando le norme sull'autocertificazione
di cui alla legge 4 gennaio 1968, n. 15, e le istruzioni contenute
nella circolare del Ministro per la funzione pubblica del 20 dicembre
1988, n. 26779, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 7 del 10
gennaio 1989;
c) l'ampliamento degli orari di apertura delle strutture, per
garantire l'esigenza degli utenti di accedere alle strutture stesse;
d) il collegamento tra amministrazioni e l'unificazione di
adempimenti che valgano ad agevolare il rapporto con gli utenti,
anche attraverso l'istituzione di servizi polivalenti;
e) il miglioramento della logistica relativamente ai locali
adibiti al ricevimento degli utenti con l'obiettivo di ridurre al
minimo l'attesa ed i disagi ad essa connessi, anche abbattendo le
barriere architettoniche ed adottando idonee soluzioni atte a
facilitare l'accesso all'informazione ed ai pubblici servizi delle
persone non autonome portatrici di handicap ed anziane.

Entro un anno dall'entrata in vigore del presente regolamento e,
in seguito, con cadenza annuale, gli Enti promuovono apposite
conferenze, unitamente alle Organizzazioni e Confederazioni Sindacali
maggiormente rappresentative, sentite le associazioni diffuse su
larga scala e maggiormente rappresentative degli utenti, per
esaminare l'andamento dei rapporti con l'utenza ed in particolare i
risultati ottenuti e gli impedimenti riscontrati nell'ottimizzazione
del processo di erogazione dei servizi, allo scopo di consentire la
promozione di adeguate iniziative per la rimozione dei predetti
ostacoli e per il miglioramento delle relazioni con l'utenza.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo Primo
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo II
RAPPORTI CON L'UTENZA
Sezione II
NORME DI GARANZIA DEL FUNZIONAMENTO DEI SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI

Art. 3
Servizi pubblici essenziali

Ai sensi dell'articolo 10 del decreto del Presidente della 
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, i servizi da considerare
essenziali nel comparto del personale del Servizio Sanitario
Nazionale sono i seguenti:
1) assistenza sanitaria;
2) igiene pubblica;
3) veterinaria;
4) protezione civile;
5) sicurezza e salvaguardia degli impianti;
6) approvvigionamento, produzione e distribuzione di beni e
servizi di prima necessita', distribuzione di energia nonche'
gestione e manutenzione dei relativi impianti;
7) erogazione di assegni e di indennita' con funzione di
sostentamento.

Nell'ambito dei servizi essenziali di cui al comma 1 devono 
garantirsi, con le modalita' ed i contingenti minimi di cui
all'articolo 4, la continuita' delle seguenti prestazioni
indispensabili per assicurare il rispetto dei valori e dei diritti
costituzionalmente tutelati:
a) prestazioni di accettazione per i ricoveri d'urgenza e di
pronto soccorso, nonche' specialistiche e diagnostiche necessarie a
garantire le urgenze; anestesia per le sole urgenze; medicina
neonatale; rianimazione e terapia intensiva; unita' coronariche;
emodialisi; servizio trasfusionale; psichiatria; trattamenti sanitari
obbligatori; assistenza di persone anziane ed handicappate;
assistenza farmaceutica anche integrativa; servizio ambulanze;
b) raccolta, nei casi di urgenza, dei rifiuti solidi; raccolta,
allontanamento e smaltimento dei rifiuti speciali, tossici, nocivi e
radioattivi; vigilanza, nei casi di urgenza, sugli alimenti e
bevande; salvaguardia degli impianti e delle apparecchiature anche a
ciclo continuo soggetti a vigilanza nei casi in cui l'interruzione
del funzionamento comporti danni alle persone ed agli impianti
stessi; sicurezza e funzionamento degli impianti termoelettrici e
degli impianti di emergenza necessari ad assicurare i servizi
essenziali;
c) vigilanza sui focolai o malattie infettive e zoonosi; controllo
degli animali morsicatori ai fini della profilassi antirabbica;
macellazione di urgenza degli animali in pericolo di vita;
approvvigionamento carneo agli ospedali, case di cura ed istituti
convenzionati nonche' residenze protette ed assistite;
d) referti, denunce, certificazioni e provvedimenti contingibili
ed urgenti;
e) prestazioni urgenti svolte dal Servizio Sanitario Nazionale per
conto della protezione civile;
f) approvvigionamento urgente dei beni di prima necessita';
g) servizi di cucina, incluse banche del latte per i neonati, per
assicurare le esigenze alimentari e dietetiche salvo nei casi in cui
non sia possibile prevedere adeguata sostituzione del serzizio;
h) distribuzione del vitto; somministrazione dello stesso a
persone non autosufficienti ed ai minori;
i) pagamento degli assegni e dei sussidi con carattere di
sostentamento, per il periodo di tempo strettamente necessario, in
base all'organizzazione dei singoli Enti.

Art. 4
Prestazioni indispensabili e contingenti di personale per il funzionamento dei servizi pubblici essenziali

Al fine di cui all'articolo 3 sono individuati, per le diverse 
qualifiche e professionalita' addette ai servizi pubblici essenziali
indicati nello stesso articolo 3, appositi contingenti di personale
che sono esonerati dallo sciopero per garantire, senza ricorso al
lavoro straordinario, la continuita' delle prestazioni indispensabili
inerenti ai servizi medesimi.

Entro 30 giorni dall'entrata in vigore del presente regolamento,
con apposito accordo decentrato a livello Regionale - da definirsi
prima dell'inizio di ogni altra trattativa decentrata - sono
individuate le professionalita' e le qualifiche di personale che
formano i contingenti e sono disciplinati i criteri per la
determinazione dei contingenti medesimi, necessari a garantire la
continuita' delle prestazioni indispensabili per il rispetto dei
valori e dei diritti costituzionalmente tutelati.

La quantificazione dei contingenti numerici di cui ai commi 1 e 
2 e' effettuata in sede di contrattazione decentrata a livello locale
per singolo Ente entro 15 giorni dall'accordo di cui al citato comma
2 e, comunque, prima dell'inizio di ogni altra trattativa decentrata.
Nelle more delle definizioni degli accordi di cui ai commi 2 e 3, le
parti dichiarano di assicurare comunque i servizi pubblici
essenziali.

In conformita' agli accordi di cui ai commi 2 e 3, gli Enti 
individuano, in occasione di ciascuno sciopero che interessi i
servizi essenziali di cui all'articolo 3, i nominativi dei dipendenti
in servizio presso le aree interessate tenuti alle prestazioni
indispensabili ed esonerati dallo sciopero stesso per garantire la
continuita' delle predette prestazioni, comunicando - 5 giorni prima
della data di effettuazione dello sciopero - i nominativi inclusi nei
contingenti, come sopra individuati, alle Organizzazioni Sindacali
locali ed ai singoli interessati. Il lavoratore individuato ha il
diritto di esprimere, entro 24 ore dalla ricezione della
comunicazione, la volonta' di aderire allo sciopero chiedendo la
conseguente sostituzione nel caso sia possibile.

Gli accordi decentrati di cui ai commi 2 e 3 hanno validita' per 
il periodo di vigenza del presente regolamento e conservano la loro
efficacia sino alla definizione dei nuovi accordi.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo Primo
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo III
CONTRATTAZIONE DECENTRATA E PROCEDURE PER IL RAFFREDDAMENTO DEI
CONFLITTI

Art. 5
Tempi e procedure di applicazione dell'accordo nazionale 

I provvedimenti applicativi delle disposizioni contrattuali
riguardanti istituti a contenuto economico e normativo con carattere
vincolato ed automatico sono adottati dai competenti organi entro 30
giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Art. 6
Tempi e procedure della contrattazione decentrata 

La negoziazione decentrata resta disciplinata dalle disposizioni
di cui agli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, salvo quanto previsto dal comma 2.

I commi 2 e 3 dell'articolo 3 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, sono sostituiti dai seguenti:
"2. Gli enti provvedono a costituire le delegazioni di parte
pubblica abilitate alla trattativa ai vari livelli di contrattazione
decentrata entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del
decreto del Presidente della Repubblica di recepimento dell'accordo
nazionale di comparto ed a convocare le Confederazioni ed
Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentantive ai sensi delle
vigenti disposizioni, per l'avvio del negoziato entro e non oltre 15
giorni.

La negoziazione decentrata regionale e locale deve riferirsi a
tutti gli istituti contrattuali rimessi a tale contrattazione e deve
concludersi entro e non oltre il termine di 30 giorni dal suo inizio.

All'accordo sottoscritto in sede di contrattazione decentrata e'
data esecuzione con provvedimento adottato dall'organo competente
entro 30 giorni dalla sua sottoscrizione o dalla data di scadenza del
termine di 15 giorni stabilito per la presentazione di eventuali
osservazioni da parte di organizzazioni sindacali dissenzienti.

Gli accordi sottoscritti a livello di contrattazione regionale
sono pubblicati entro 15 giorni dalla sottoscrizione sul Bollettino
Ufficiale della Regione per essere recepiti dai singoli enti entro i
successivi 30 giorni dalla pubblicazione e comunque entro e non oltre
i 45 giorni dalla sottoscrizione.

Tutte le materie demandate alla disciplina degli accordi
decentrati devono essere definite in una unica sessione negoziale,
fatti salvi eventuali diversi periodi individuati fra le parti negli
accordi predetti.

Ove nell'interpretazione delle norme degli accordi decentrati in 
sede regionale e locale dovessero insorgere contrasti, gli stessi
sono risolti tra le parti mediante riconvocazione delle stesse. Sulla
base degli orientamenti emersi, rispettivamente, la Regione e l'Ente
provvedono ad emanare i conseguenti indirizzi.

Gli accordi decentrati devono contenere apposite clausole circa 
tempi, modalita' e procedure di verifica della loro esecuzione.

Gli accordi decentrati non possono comportare oneri aggiuntivi
se non nei limiti previsti dal presente regolamento e conservano la
loro efficacia sino all'entrata in vigore dei nuovi accordi".

Art. 7
Procedure di raffreddamento dei conflitti

Il comma 6 dell'articolo 112 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' sostituito dal seguente:
"6. L'apertura del conflitto non determina l'interruzione del
procedimento amministrativo. Entro 30 giorni dalla formale richiesta
di cui ai commi 3 e 5, il Ministro per la Funzione Pubblica provvede
a convocare le delegazioni trattanti per l'esame delle questioni
prospettate. A seguito degli orientamenti emersi dalle delegazioni
trattanti, il Ministro per la funzione pubblica provvede ad emanare i
conseguenti indirizzi applicativi per tutti gli Enti interessati, ai
sensi dell'articolo 27, primo comma, punto 2, della legge 29 marzo
1983, n. 93, informandone preventivamente le relative delegazioni".

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo Secondo
PROGRAMMAZIONE ED ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Capo I
ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Art. 8
Organizzazione del lavoro

Al fine di favorire il processo di riordino e riorganizzazione 
degli Enti del Servizio Nazionale gia' avviato - nel quadro della
programmazione sanitaria nazionale prevista dalla legge 25 ottobre
1985, n. 595 - con il decreto-legge 8 febbraio 1988, n. 27,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1988, n. 109, e
con il decreto del Ministro della Sanita' 13 settembre 1988
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 settembre 1988, n. 225 ed

a livello regionale - con le relative leggi di piano sanitario ed
atti di indirizzo, e' necessario, in attesa dell'approvazione della
legge di riforma del Servizio Sanitario Nazionale, introdurre criteri
di adeguamento dell'organizzazione del lavoro per il corretto
svolgimento delle attivita' istituzionali.

Fermo restando il quadro normativo di riferimento previsto
dell'ordinamento vigente, le esigenze delle strutture e servizi
sanitari, tecnici ed amministrativi richiedono una razionalizzazione
dei modelli organizzativi delle unita' operative ospedaliere ed
extraospedaliere anche in senso dipartimentale ed una diversa
articolazione funzionale delle varie professionalita' che concorrono
nel lavoro d'equipe all'erogazione delle prestazioni, secondo il
grado di autonomia e responsabilita' di ciascun dipendente in
relazione alla specifica professionalita'.

Al fine del raggiungimento degli obiettivi previsti dai commi 1 
e 2, gli Enti, con riferimento agli articoli 12 e 13 del decreto del
Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, e sulla base
delle disposizioni regionali in materia, rideterminano le dotazioni
organiche previste per le posizioni funzionali corrispondenti al IX
livello retributivo dei vari ruoli, trasformando - per il ruolo
sanitario - il 47% dei relativi posti in altrettanti posti di
posizione funzionale intermedia e per gli altri ruoli il 24%. Ferma
rimanendo la dotazione organica complessiva, analoga trasformazione
puo' riguardare i posti di posizione funzionale iniziale resisi
vacanti dopo l'entrata in vigore del presente regolamento, salvo
quelli per i quali siano stati banditi i relativi concorsi di
assunzione. La copertura dei posti risultanti dalla trasformazione e'
disciplinata con successivo decreto del Ministro della Sanita' da
emanarsi, ai sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, entro e non oltre il 1 dicembre

Detto decreto deve, inoltre, tenere conto per gli altri
operatori del comparto del disposto dell'articolo 14 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.

Nelle Regioni, in cui sia gia' stato avviato, sulla base delle
leggi di organizzazione, il processo di trasformazione dei posti del
personale laureato non medico del ruolo sanitario, si applicano le
disposizioni di cui all'articolo 78, commi 5 e 6, della parte seconda area medica.

Gli Enti, nella proposta di ampliamento e di istituzione di
nuovi servizi nelle piante organiche provvisorie o definitive, di
norma, si attengono al nuovo assetto della organizzazione del lavoro
di cui ai commi precedenti.

In attuazione di quanto previsto dai commi 1 e 2, nella presente
fase di transizione, una diversa articolazione funzionale delle
professionalita' dei laureati dei ruoli sanitario, professionale,
tecnico ed amministrativo e di altre figure del comparto si pone,
altresi', come fattore indispensabile dell'avvio del processo di
trasformazione e di riordino dei servizi sanitari, tecnici ed
amministrativi degli Enti che si realizza anche attraverso una
parziale revisione di alcuni profili e delle attribuzioni ad essi
correlate, per una migliore aderenza alla realta' ed alle mutate
esigenze dell'organizzazione del lavoro, secondo l'allegato 2) che
costituisce parte integrante del presente regolamento. In particolare
per la specificita' del ruolo infermieristico occorre prevedere una
valorizzazione dell'attivita' professionale adeguata alle esigenze di
una crescente responsabilita' per qualificare l'assistenza sanitaria
secondo le linee dell'ordinamento comunitario.

Art. 9
Orario di lavoro

In attuazione di quanto previsto dall'articolo 8 al fine di
garantire un incremento dell'efficacia dei servizi sanitari nonche'
per favorire le attivita' di didattica, ricerca ed aggiornamento del
relativo personale, a decorrere dal 1 ottobre 1990, l'orario di
lavoro del personale non medico collocato nelle posizioni funzionali
ricomprese dal IX all'XI livello dei ruoli sanitario, professionale,
tecnico ed amministrativo e' fissato in ore 38 settimanali.

Art. 10
Lavoro straordinario

Il lavoro straordinario non puo' essere utilizzato come fattore
ordinario di programmazione del lavoro.

Le prestazioni di lavoro straordinario hanno carattere
eccezionale, devono rispondere ad effettive esigenze di servizio e
debbono essere preventivamente autorizzate.

A decorrere dal 31 dicembre 1990, il monte ore complessivo annuo
per prestazioni di lavoro straordinario non deve eccedere il limite
globale pari a n. 50 ore annue per il numero di dipendenti in
servizio. Nel caso di particolari motivate esigenze di servizio con
carattere di emergenza dovute anche a carenze di organico e per
assicurare i servizi di pronta disponibilita', il monte ore annuo
complessivo puo' essere aumentato del 30%.

Il limiti individuali sono determinati dagli Enti in sede di
contrattazione decentrata in relazione alle esigenze di servizio
preventivamente programmate ovvero per fronteggiare situazioni ed
eventi di carattere eccezionale nel rispetto del monte orario
complessivo di cui al comma 3. I limiti individuali cosi' determinati
per dipendenti costituiscono il monte ore disponibile per l'unita'
operativa di appartenenza all'interno della quale e' possibile
l'attribuzione di ore non fruite da altro personale.

Nella determinazione dei limiti individuali si tiene particolare
conto: del richiamo in servizio per pronta disponibilita';
dell'assistenza e partecipazione a riunioni degli organi collegiali
istituzionali; della partecipazione a commissioni - ivi comprese
quelle relative a concorsi del Servizio Sanitario Nazionale - o ad
altri organi collegiali nella sola ipotesi in cui non siano previsti
specifici compensi; dell'assistenza all'organizzazione di corsi di
aggiornamento.

Le ulteriori prestazioni di lavoro straordinario svolte per 
esigenze sopravvenute dopo la determinazione dei limiti individuati
nei commi 4 e 5 sono compensate con riposi sostitutivi da fruire,
compatibilmente con le esigenze di servizio, nel mese successivo.

La misura oraria dei compensi per lavoro straordinario e'
determinata maggiorando la misura oraria di lavoro ordinario
calcolata convenzionalmente, dividendo per 156 i seguenti elementi
retributivi:
a) stipendio tabellare base iniziale di livello in godimento;
b) indennita' integrativa speciale (I.I.S.) in godimento nel mese
di dicembre dell'anno precedente;
c) rateo di tredicesima mensilita' delle due precedenti voci.

Gli stipendi tabellari iniziali previsti dall'articolo 41, comma
1, hanno effetto sulla misura oraria dei compensi per lavoro
straordinario a decorrere dal 1 giorno del mese successivo
all'entrata in vigore del presente regolamento.

La maggiorazione di cui al comma 7 e' pari al 15% per lavoro 
straordinario diurno, al 30% per lavoro straordinario prestato nei
giorni festivi o in orario notturno (dalle ore 22 alle ore 6 del
giorno successivo) ed al 50% per quello prestato in orario notturno
festivo.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo Secondo
PROGRAMMAZIONE ED ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Capo II
MOBILITA'

Art. 11
Mobilita' ordinaria nell'ambito dell'Ente

L'istituto della mobilita' all'interno dell'Ente concerne
l'utilizzazione sia temporanea che definitiva del personale in
presidio o servizio ubicato in localita' diversa da quella della sede
di assegnazione.

Rientra nel potere organizzatorio dell'Ente l'utilizzazione del
personale nell'ambito di presidi, servizi, uffici situati a non oltre
10 Km dalla localita' sede di assegnazione. Detta utilizzazione, che
non e' soggetta alle procedure previste dalle lettere A) e B) del
comma 3 per la mobilita' di urgenza ed ordinaria, e' disposta sentite
le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative quando
avviene al di fuori del presidio, servizio o ufficio di assegnazione.

La mobilita' interna si distingue in mobilita' di urgenza e
ordinaria e viene attuata secondo le seguenti procedure:
A) Mobilita' di urgenza:
1) nei casi in cui, nell'ambito dell'Ente sia necessario
soddisfare le esigenze funzionali dei servizi a seguito di eventi
contingenti e non prevedibili, l'utilizzazione provvisoria dei
dipendenti in servizio, presidio e ufficio diverso da quello di
assegnazione e' effettuata limitatamente al perdurare delle
situazioni predette;
2) tale utilizzazione e' disposta, con atto motivato, dall'ufficio
di Direzione della Unita' Sanitaria Locale o dall'organo
corrispondente secondo i rispettivi ordinamenti, e non puo' superare
il limite massimo di un mese nell'anno solare;
3) la mobilita' di urgenza presuppone l'utilizzo di tutto il
personale di uguale ruolo, posizione funzionale, profilo
professionale e disciplina ove prevista, ferma restando la necessita'
di assicurare, in via prioritaria, la funzionalita' dell'unita'
operativa di provenienza;
4) al personale interessato spetta l'indennita' di missione
prevista dalla normativa vigente, se e in quanto dovuta;
B) Mobilita' ordinaria nell'ambito dell'Ente:
gli enti, prima di procedure alla copertura dei posti vacanti
secondo le vigenti disposizioni, a domanda degli interessati, possono
attivare, sentite le Organizzazioni Sindacali maggiormente
rappresentative, misure di mobilita' ordinaria interna
nell'osservanza delle modalita' e nel rispetto dei seguenti criteri:
a) adeguata e tempestiva informazione sulla disponibilita' dei
posti da ricoprire mediante mobilita' del personale;
b) per il personale collocato nelle posizioni funzionali
ricomprese dal VI all'XI livello retributivo, a seguito di una
valutazione positiva ed, in caso di piu' domande, comparata del cur-
riculum di carriera e professionale in rapporto al posto da ricoprire

effettuata dall'Ufficio di direzione - integrato dal Responsabile
di Servizio cui il posto si riferisce ove non facente gia' parte
dell'ufficio di Direzione stesso - per le posizioni funzionali
ricomprese dal VI al X livello retributivo;
c) per il restante personale mediante compilazione di graduatorie
sulla base dell'anzianita' di servizio di ruolo e non di ruolo nella
posizione funzionale, profilo e disciplina di appartenenza nonche'
della situazione personale e familiare e della residenza anagrafica;
d) con riferimento alle lettere b) e c), per la situazione
personale e familiare, riguardante anche documentate situazioni di
particolare rilevanza sociale, nonche' per la residenza anagrafica e'
attribuito un massimo di punti 15 sulla base dei criteri individuati
in sede di contrattazione decentrata a livello locale;
e) in caso di parita' di punteggio ha la precedenza il dipendente
con maggiore anzianita' complessiva di servizio.

Gli Enti per motivate esigenze di servizio possono disporre
d'ufficio misure di mobilita' interna del personale sulla base di
criteri da definirsi negli accordi decentrati a livello locale.

Nei confronti del personale laureato appartenente alle posizioni
funzionali apicali la mobilita' ordinaria puo' essere effettuata
esclusivamente a domanda degli interessati.

I provvedimenti di mobilita' ordinaria interna, a domanda o
d'ufficio, predisposti secondo le procedure indicate nel presente
articolo sono adottati dal Comitato di Gestione dell'Unita' Sanitaria
Locale od organo corrispondente secondo i rispettivi ordinamenti,
sentite le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative.

Art. 12
Mobilita' tra Enti in ambito regionale

La mobilita' del personale tra enti in ambito regionale
comprende le seguenti fattispecie.

Trasferimento ad altra unita' sanitaria locale:

A) il personale puo' essere trasferito a domanda compatibilmente
con le esigenze di servizio in altra Unita' Sanitaria Locale della
stessa Regione con l'osservanza delle seguenti procedure:
1) pubblicita', con cadenza trimestrale, degli avvisi di mobilita'
relativi alla copertura dei posti vacanti individuati da parte
dell'Unita' Sanitaria Locale interessata, nell'albo dell'Unita'
Sanitaria Locale medesima per almeno 15 giorni. Copia degli avvisi di
mobilita' deve essere inviata contestualmente alla Regione ed alle
altre Unita' Sanitarie Locali per analoga forma di pubblicita';
2) accoglimento della domanda di trasferimento mediante
deliberazione di assenso dei Comitati di Gestione delle Unita'
Sanitarie Locali interessate, sentito nell'Unita' Sanitaria Locale di
destinazione il parere dell'ufficio di Direzione in relazione a
quanto previsto dal punto 3);
3) in caso di pluralita' di domande il trasferimento e' disposto
dall'Unita' Sanitaria Locale di destinazione subordinatamente ad una
valutazione positiva e comparata da effettuarsi in base al curriculum
di carriera e professionale del personale interessato in rapporto al
posto da ricoprire da parte dell'Ufficio di Direzione, integrato dal
Responsabile del Servizio cui il posto da ricoprire si riferisce ove
non facente gia' parte dell'ufficio di Direzione. Possono, altresi',
essere prese in considerazione documentate situazioni familiari
(ricongiunzione al nucleo familiare, numero dei familiari, distanza
tra le sedi) e sociali, secondo le modalita' definite dalla lettera
d) nel comma 3 dell'articolo 11;
4) il provvedimento di trasferimento deve essere notificato alla
Regione entro 60 giorni per le conseguenti variazioni nei ruoli
nominativi regionali;
B) assegnazione di personale a seguito di soppressione del posto o
di verifica di esubero:
1) in applicazione dell'ultimo comma dell'articolo 29 del decreto
del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, nonche' del
decreto-legge 8 febbraio 1988, n. 27, convertito, con modificazioni,
dalla legge 8 aprile 1988, n. 109, il dipendente ha diritto, in caso
di soppressione del posto - conseguente a vincoli legislativi ed
indirizzi programmatici di piano in materia di organizzazione dei
servizi delle unita' sanitarie locali - al conferimento di altro
posto, di corrispondente posizione funzionale, profilo, e disciplina

ove prevista - vacante presso l'unita' sanitaria locale di
appartenenza;
2) l'unita' sanitaria locale di appartenenza provvede alla nuova
assegnazione con priorita' sulla mobilita' ordinaria interna da
attuarsi secondo la procedura dell'articolo 11 e di quella
disciplinata alla lettera A);
3) qualora il dipendente non trovi idonea collocazione nella
unita' sanitaria locale di appartenenza, la regione provvede ad
attivare i processi di mobilita' a domanda previsti dalla lettera A),
con le medesime procedure ed alle stesse condizioni ivi previste, ai
sensi dell'articolo 5, commi 3, 4 e 5, della legge 29 dicembre 1988,
n. 554, e successive modificazioni ed integrazioni. A tal fine non
sono considerati disponibili i posti per i quali siano in atto proce-
dure concorsuali con le prove di esame gia' iniziate;
4) i relativi provvedimenti sono adottati dal Comitato di
gestione;
5) al personale assegnato con le procedure di cui alla presente
lettera, oltre i benefici previsti in materia per gli impiegati
civili dello Stato, compete anche una indennita' di incentivazione
alla mobilita' pari a due mensilita' dello stipendio in godimento
alla data di assegnazione, o se piu' favorevoli, le indennita' sotto
indicate:
posizione funzionale V ed inferiori..................L. 2.000.000
posizione funzionale VI..............................L. 2.500.000
posizione funzionale VII.............................L. 3.000.000
posizione funzionale VIII e superiori................L. 3.500.000
Le indennita' di incentivazione alla mobilita' sono corrisposte a
cura dell'Ente ricevente e rimborsate dallo Stato sino alla
concorrenza massima delle somme di cui sopra.

Mobilita' tra gli enti del comparto:
a) e' consentito il trasferimento di personale tra tutti gli enti
destinatari del presente regolamento, a domanda motivata e
documentata del dipendente interessato, previa intesa tra gli enti
stessi in base a criteri concordati con le Organizzazioni Sindacali
maggiormente rappresentative, a condizione dell'esistenza nell'Ente
di destinazione di posto vacante di corrispondente posizione
funzionale e profilo professionale e, ove prevista, disciplina in
base alle tabelle di cui all'allegato 2) al decreto del Presidente
della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, ed allegato 1) al presente
regolamento, nonche' della sussistenza negli ordinamenti degli Enti
del comparto diversi da Unita' Sanitarie Locali di norme dirette a
garantire condizioni di reciprocita' nell'applicazione della
mobilita';
b) qualora il trasferimento ad uno degli enti del comparto
riguardi il personale delle Unita' Sanitarie Locali, e', altresi',
necessario il nulla osta della regione interessata.

Art. 13
Mobilita' tra Enti in ambito interregionale

La mobilita' tra enti in ambito interregionale comprende le
seguenti fattispecie.

Mobilita' tra Unita' Sanitarie Locali:
a) la mobilita' tra unita' sanitarie locali di diversa regione
avviene esclusivamente a domanda del dipendente interessato con le
procedure e alle condizioni indicate nella lettera A) del comma 2
dell'articolo 12, alle quali nel punto 2) e' aggiunto anche l'obbligo
di approvazione delle Regioni interessate;
b) per comprovate esigenze di servizio la mobilita' di cui alla
lettera a) puo' essere attuata anche attraverso l'istituto del
comando con le procedure e modalita' di cui all'articolo 44 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761. Il
comando non puo' avere durata superiore a dodici mesi eventualmente
rinnovabili.

Mobilita' tra enti del comparto:
a) e' consentito il trasferimento di personale tra tutti gli enti
destinatari del presente regolamento, a domanda motivata e
documentata del dipendente interessato, previa intesa tra gli Enti
stessi in base a criteri concordati con le Organizzazioni Sindacali
maggiormente rappresentative, a condizione dell'esistenza nell'ente
di destinazione di posto vacante di corrispondente posizione
funzionale e profilo professionale e, ove prevista, disciplina in
base alle tabelle di cui all'allegato 2) al decreto del Presidente
della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, ed allegato 1) al presente
regolamento, nonche' della sussistenza negli ordinamenti degli Enti
del comparto diversi dalle Unita' Sanitarie Locali di norme dirette a
garantire condizioni di reciprocita' nell'applicazione della
mobilita';
b) qualora il trasferimento ad uno degli enti del comparto
riguardi il personale delle Unita' Sanitarie Locali e', altresi',
necessario il nulla osta della regione interessata.

Art. 14
Mobilita' intercompartimentale

Ai sensi dell'articolo 6 del decreto del Presidente della
Repubblica 1 febbraio 1986, n. 13, oltre alla mobilita' di cui agli
articoli 11, 12 e 13, e' consentito il trasferimento di personale tra
gli enti destinatari del presente regolamento e gli Enti del comparto
Enti Locali, a domanda motivata e documentata del dipendente
interessato, previa intesa tra gli Enti, sentite le Organizzazioni
Sindacali maggiormente rappresentative, a condizione dell'esistenza
di posto vacante di corrispondente posizione e profilo professionale
nell'ente di destinazione e purche' il richiedente sia in possesso
dei requisiti per accedere al posto oggetto del trasferimento.

Per comprovate esigenze di servizio, la mobilita' puo' essere
attuata anche attraverso l'istituto del comando da e verso gli Enti
del comparto sanita' e quelli del comparto enti locali con le stesse
modalita' e condizioni di cui al comma 1. L'onere e' a carico
dell'ente presso il quale l'impiegato opera funzionalmente.

Tale comando, fatti salvi quelli previsti da norme e regolamenti
degli enti stessi, non puo' avere durata superiore a dodici mesi,
eventualmente rinnovabili.

Il personale trasferito a seguito di processi di mobilita' e'
esente dall'obbligo del periodo di prova purche' superata presso
l'ente di provenienza ed e' inquadrato nella posizione funzionale,
profilo professionale e, ove prevista, disciplina rivestita secondo
le modalita' indicate nell'articolo 53.

Art. 15
Mobilita' di compensazione

La mobilita' tra gli Enti del comparto sia in ambito regionale
che interregionale e' consentita in ogni momento nei casi di domanda
congiunta di compensazione fra i dipendenti di corrispondente
posizione funzionale, profilo professionale e, ove prevista,
disciplina, previa deliberazione di assenso degli enti interessati e
sentiti i rispettivi uffici di direzione o organi corrispondenti,
tenuto conto di quanto disposto nel punto 2), lettera A), comma 2,
dell'articolo 12.

Art. 16
Passaggio ad altra funzione per inidoneita' fisica

Nei confronti del dipendente riconosciuto fisicamente inidoneo
in via permanente allo svolgimento delle mansioni attribuitegli,
secondo la procedura di cui all'articolo 56 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, l'ente non puo'
procedere alla dispensa dal servizio per motivi di salute prima di
aver esperito ogni utile tentativo, compatibilmente con le strutture
organizzative dei vari settori, per recuperarlo al servizio attivo.

A tal fine l'Ente, individuate le mansioni proprie del
dipendente in base al decreto del Presidente della Repubblica 7
settembre 1984, n. 821, nonche' alle leggi che regolano in
particolare lo svolgimento della professione di appartenenza, ovvero,
in mancanza, in base all'attivita' svolta abitualmente nell'unita'
operativa di assegnazione, deve accertare - per il tramite del
Collegio Medico legale dell'Unita' Sanitaria Locale competente per
territorio - quali siano le mansioni che il dipendente, in relazione
alla posizione funzionale e profilo professionale di appartenenza,
sia in grado di svolgere senza che cio' comporti cambiamento di
profilo o di disciplina, ove prevista.

Nel solo caso in cui non si rinvengano nell'ambito della
posizione e profilo di appartenenza e nell'attivita' di lavoro svolta
mansioni alle quali il dipendente possa essere adibito pur essendo
giudicato idoneo a proficuo lavoro, il dipendente stesso, a domanda,
puo' essere collocato in posizione funzionale inferiore anche di
diverso profilo professionale e ruolo per il quale abbia i requisiti,
a condizione che il relativo posto sia vacante. Il soprannumero e'
consentito solo a condizione del congelamento di un posto di
corrispondente posizione funzionale.

Dal momento del nuovo inquadramento il dipendente segue la
dinamica retributiva della nuova posizione funzionale senza alcun
riassorbimento del trattamento gia' in godimento, fatto salvo quanto
previsto dalle norme in vigore in materia di infermita' per causa di
servizio.

La procedura di cui ai commi 1 e 2 puo' essere attivata
dall'ente anche nei confronti del dipendente riconosciuto
temporaneamente inidoneo allo svolgimento delle proprie attribuzioni.

In tal caso la nuova utilizzazione del dipendente deve essere
disposta esclusivamente per il periodo giudicato necessario
dall'organo competente, a norma dell'articolo 56 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, al recupero
della piena efficienza fisica.

Il posto del dipendente temporaneamente inidoneo e' considerato
indisponibile ai fini della sua copertura.

Art. 17
Passaggio ad altro profilo o ruolo

Gli enti, prima di procedere alla copertura dei posti vacanti
nelle posizioni funzionali dei profili professionali collocati dal I
al IV livello retributivo, possono, a domanda, disporre il passaggio
dei dipendenti da un profilo all'altro della medesima posizione
funzionale, anche di altro ruolo, purche' il richiedente sia in
possesso dei requisiti per accedere al posto oggetto del passaggio e
con il solo limite che il profilo professionale richiesto escluda
intercambiabilita' per il contenuto o i titoli professionali che
specificatamente lo definiscono, ai sensi dell'articolo 19 legge 29
marzo 1983, n. 93.

Nel caso di presentazione di piu' domande rispetto ai posti
disponibili, i passaggi sono disposti secondo l'anzianita'
complessiva di servizio di ruolo e non di ruolo, anche non
continuativo, nella posizione funzionale di provenienza.

Il dipendente conserva il trattamento economico in godimento per
stipendio base e salario di anzianita' ed acquisisce dalla data del
passaggio le indennita' specifiche del nuovo profilo professionale,
ove previste.

Al fine di consentire il proficuo inserimento dei dipendenti nel
nuovo ruolo o profilo, possono essere previsti appositi corsi di
aggiornamento obbligatorio.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo Terzo
DIRITTI - DOVERI - RESPONSABILITA' E PROFILI
Capo I
NORME APPLICATIVE DELL'ACCORDO INTERCOMPARTIMENTALE

Art. 18
Trattamento di missione per particolari categorie

Le particolari categorie di dipendenti di cui all'articolo 5,
comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1988,
n. 395, sono individuate nel personale inviato in missione fuori
dell'ordinaria sede di servizio per:
a) attivita' di protezione civile nelle situazioni di prima urgenza;
b) assistenza ed accompagnamento di pazienti ed infermi durante il
trasporto di emergenza od in particolari condizioni di sicurezza;
c) attivita' che comportino imbarchi brevi;
d) interventi in zone particolarmente disagiate quali lagune,
fiumi, boschi e selve.

Per il personale indicato nel comma 1, le particolarissime
condizioni di cui al comma 7 dell'articolo 5 del decreto del
Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, sono individuate
nella impossibilita' della fruizione del pasto anche per mancanza di
strutture e servizi di ristorazione. In tale circostanza e'
corrisposto un compenso forfettario giornaliero di lire ventimila
nette in luogo dell'importo corrispondente al costo del pasto.

Art. 19
Copertura assicurativa

In attuazione dell'articolo 6 del decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, gli Enti sono tenuti a stipulare
apposita polizza assicurativa in favore dei dipendenti autorizzati a
servirsi, in occasione di missioni o per adempimenti di servizio
fuori dall'ufficio, del proprio mezzo di trasporto, limitatamente al
tempo strettamente necessario per l'esecuzione delle prestazioni di
servizio.

La polizza di cui al comma 1 e' rivolta alla copertura dei
rischi, non compresi nella assicurazione obbligatoria di terzi, di
danneggiamento al mezzo di trasporto di proprieta' del dipendente,
nonche' di lesioni o decesso del dipendente medesimo e delle persone
di cui sia stato autorizzato il trasporto.

Le polizze di assicurazione relative ai mezzi di trasporto di
proprieta' dell'Ente sono in ogni caso integrate con la copertura,
nei limiti e con le modalita' di cui ai commi 1 e 2, dei rischi di
lesioni o decesso del dipendente addetto alla guida e delle persone
di cui sia stato autorizzato il trasporto.

I massimali delle polizze di cui al presente articolo non
possono eccedere quelli previsti, per i corrispondenti danni, dalla
legge per l'assicurazione obbligatoria.

Gli importi liquidati dalle societa' assicuratrici in base alle
polizze stipulate da terzi responsabili e di quelle previste dal
presente articolo sono detratti dalle somme eventualmente spettanti a
titolo di equo indennizzo per lo stesso evento.

Art. 20
Diritto allo studio

I permessi di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente


della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, qualora le richieste
superino il tre per cento delle unita' in servizio presso ciascun
Ente all'inizio dell'anno, sono concessi nel seguente ordine, ferma
rimanendo la percentuale suddetta:
a) ai dipendenti che frequentano corsi per il conseguimento di
diplomi professionali relativi ai profili del ruolo sanitario;
b) ai dipendenti che frequentano l'ultimo anno del corso di studi
e, se studenti universitari o post-universitari, abbiano superato gli
esami degli anni precedenti;
c) ai dipendenti che frequentano il penultimo anno di corso;
successivamente, quelli che, nell'ordine, frequentano gli anni ad
esso anteriori, escluso il primo, ferma restando per gli studenti
universitari e post-universitari la condizione di cui alla lettera b).

Nell'ambito di ciascuna delle fattispecie di cui al comma 1, la
precedenza e' accordata, nell'ordine, ai dipendenti che frequentino
corsi di studi della scuola media inferiore, della scuola media
superiore, universitari o post-universitiari, sulla base di una
adeguata ripartizione tra i dipendenti dei vari ruoli.

A parita' di condizioni, i permessi sono accordati ai dipendenti
che non abbiano mai usufruito dei permessi medesimi per lo stesso o
per altro corso di studi e, in caso di ulteriore parita', secondo
l'ordine decrescente di eta'.

Ulteriori condizioni che diano titolo a precedenza sono defi-

nite, se necessario, in sede di contrattazione decentrata.

Per la concessione dei permessi di cui al presente articolo, i
dipendenti interessati debbono presentare, prima dell'inizio dei
corsi, il certificato di iscrizione e, al termine degli stessi, il
certificato di frequenza e quello degli esami sostenuti.

Per quanto non previsto nel presente articolo si applicano le
disposizioni di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395.

Art. 21
Tutela dei dipendenti in particolari condizioni psico-fisiche

In attuazione dell'articolo 18 del decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, allo scopo di favorire la
riabilitazione ed il recupero di dipendenti nei confronti dei quali
sia stata attestata, da una struttura sanitaria pubblica o da
strutture associative convenzionate previste dalle leggi regionali
vigenti, la condizione di soggetto ad effetti di tossicodipendenza,
alcolismo cronico o grave debilitazione psico-fisica e che si
impegnino a sottoporsi ad un progetto terapeutico di recupero e di
riabilitazione predisposto dalle strutture medesime, sono stabilite
le seguenti misure di sostegno secondo le modalita' di esecuzione del
progetto:
a) concessione dell'aspettativa per infermita' per l'intera durata
del ricovero presso strutture specializzate; per il periodo eccedente
la durata massima dell'aspettativa con retribuzione intera compete la
retribuzione ridotta alla meta' per l'intera durata del ricovero;
b) concessione di permessi giornalieri orari retribuiti nel limite
massimo di due ore per la durata del progetto;
c) riduzione dell'orario di lavoro, con l'applicazione degli
istituti normativi e retributivi previsti per il rapporto a tempo
parziale, limitatamente alla durata del progetto;
d) utilizzazione del dipendente in mansioni della stessa posizione
funzionale diverse da quelle abituali quando tale misura sia
individuata dalla struttura sanitaria pubblica come supporto della
terapia in atto.

I dipendenti, i cui parenti entro il secondo grado o, in
mancanza, entro il terzo grado, si trovino nelle condizioni previste
dal comma 1 ed abbiano iniziato l'esecuzione del progetto di recupero
e di riabilitazione, hanno titolo ad essere collocati in aspettativa
per motivi di famiglia senza assegni per l'intera durata del progetto
medesimo.

L'Ente dispone l'accertamento della idoneita' al servizio dei
dipendenti di cui al comma 1 qualora i dipendenti medesimi non si
siano volontariamente sottoposti alle previste terapie e verifica
periodicamente il rispetto dei progetti terapeutici di recupero agli
effetti del mantenimento dei provvedimenti di cui alle lettere a),
b), c) e d) del comma 1.

Art. 22
Tutela dei dipendenti portatori di handicap

In attuazione dell'art. 18 del decreto del Presidente della
Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, allo scopo di favorire la
riabilitazione ed il recupero di dipendenti nei confronti dei quali
sia stata attestata, da una struttura sanitaria pubblica o da
struttura associative convenzionate previste dalle leggi regionali
vigenti, la condizione di portatore di handicap e che debbano
sottoporsi ad un progetto terapeutico di riabilitazione, predisposto
dalle strutture medesime, sono stabilite le seguenti misure di
sostegno secondo le modalita' di esecuzione del progetto:
a) concessione dell'aspettativa per infermita' per l'intera
durata del ricovero presso strutture specializzate; per il periodo
eccedente la durata massima dell'aspettativa con retribuzione intera
compete la retribuzione ridotta alla meta' per l'intera durata del
ricovero;
b) concessione di permessi giornalieri orari retribuiti nel
limite massimo di due ore per la durata del progetto;
c) riduzione dell'orario di lavoro, con l'applicazione degli
istituti normativi e retributivi previsti per il rapporto a tempo
parziale, limitatamente alla durata del progetto;
d) utilizzazione del dipendente in mansioni della stessa
posizione funzionale diverse da quelle abituali quando tale misura
sia individuata dalla struttura sanitaria pubblica come supporto
della terapia in atto.

I dipendenti, i cui parenti entro il secondo grado o, in
mancanza, entro il terzo grado, si trovino nelle condizioni previste
dal comma 1 ed abbiano iniziato l'esecuzione del progetto di recupero
e di riabilitazione, hanno titolo ad essere collocati in aspettativa
per motivi di famiglia senza assegni per l'intera durata del progetto
medesimo.

L'Ente verifica periodicamente il rispetto dei progetti
terapeutici di recupero agli effetti del mantenimento dei
provvedimenti di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma 1.

L'attuazione della normativa sulla tutela dei lavoratori
invalidi, di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118, al decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, al decreto del
Presidente della Repubblica 1° febbraio 1986, n. 13, ed al decreto
del Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, e' demandata
alla negoziazione decentrata al fine di:
a) individuare e rimuovere gli ostacoli architettonici che
limitano l'accesso e la libera utilizzazione degli ambienti di
lavoro;
b) richiedere l'intervento delle strutture ispettive competenti a
certificare l'esistenza degli ostacoli e la natura degli interventi
necessari per rimuoverli;
c) definire le modifiche strutturali e organizzative atte a
garantire la piena integrazione produttiva dei lavoratori invalidi.

Art. 23
Pari opportunita'

I Comitati per le pari opportunita', di cui all'articolo 40 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, ove
non ancora costituiti, devono essere insediati entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore del presente regolamento. Gli Enti
assicurano, mediante specifica disciplina, le condizioni e gli
strumenti idonei per il loro funzionamento.

I Comitati, presieduti da un rappresentante dell'Ente, sono
costituiti da un componente designato da ognuna delle Organizzazioni
Sindacali maggiormente rappresentative e da un pari numero di
funzionari in rappresentanza degli Enti.

In sede di negoziazione decentrata a livello di singolo Ente,
anche tenendo conto delle proposte formulate dai Comitati per le pari
opportunita', sono concordate le misure per favorire effettive pari
opportunita' nelle condizioni di lavoro e di sviluppo professionale,
che tengano conto anche della posizione delle lavoratrici in seno
alla famiglia, con particolare riferimento a:
a) accesso e modalita' di svolgimento dei corsi di formazione, di
aggiornamento e di specializzazione professionale;
b) flessibilita' degli orari di lavoro in rapporto a quelli dei
servizi sociali;
c) perseguimento di un effettivo equilibrio di posizioni
funzionali, a parita' di requisiti professionali, di cui si deve
tener conto anche nell'attribuzione di incarichi o funzioni piu'
qualificate, nell'ambito delle misure rivolte a superare, per la
generalita' dei dipendenti, l'assegnazione in via permanente di
mansioni estremamente parcellizzate e prive di ogni possibilita' di
evoluzione professionale.

Gli effetti delle iniziative assunte dagli Enti a norma del
comma 3, formano oggetto di valutazione nella relazione annuale del
Comitato di cui all'articolo 40 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.

Rientrano nelle competenze del Comitato, di cui al presente
articolo, la promozione di iniziative volte ad attuare le direttive
C.E.E. per l'affermazione sul lavoro della pari dignita' delle
persone, in particolare per rimuovere comportamenti molesti e lesivi
delle liberta' personali dei singoli e superare quegli atteggiamenti
che recano pregiudizio allo sviluppo di corretti rapporti.

Art. 24
Tutela della salute ed igiene negli ambienti di lavoro

La tutela della salute degli operatori sanitari esposti a
particolari e diversificati rischi, inerenti le specifiche attivita'
lavorative, impone una rigorosa osservanza di interventi preventivi a
tutela della salute degli operatori stessi, anche attraverso una
adeguata organizzazione del lavoro.

Gli Enti provvedono, oltre all'applicazione di tutte le leggi
vigenti in materia, a rimuovere le cause di malattia e a promuovere
la ricerca e l'attuazione di tutte le misure idonee alla tutela della
salute e all'integrita' fisica e psichica dei lavoratori dipendenti,
con particolare attenzione alle situazioni di lavoro che possano
rappresentare rischi per la salute riproduttiva.

Le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative hanno
potere di contrattazione sui problemi degli ambienti di lavoro, sulle
condizioni psicofisiche dell'operatore sanitario, nonche' di
controllare l'applicazione di ogni norma utile in tal senso.

A tal fine gli Enti e le Organizzazioni Sindacali suddette
individuano aree omogenee sulla base del rischio e istituiscono il
registro dei dati biostatistici, la cui rilevazione e la
registrazione compete alla Direzione sanitaria - in funzione di
medicina preventiva dei lavoratori ospedalieri e tecnologica dei
servizi sanitari - o al Servizio di Igiene e prevenzione, secondo le
rispettive attribuzioni e le leggi regionali di organizzazione dei
relativi servizi; detta attivita' viene svolta in stretto
collegamento con i servizi di medicina preventiva e del lavoro delle
pubbliche amministrazioni e delle Unita' Sanitarie Locali.

I dipendenti sono sottoposti almeno annualmente a visite mirate.
Per ogni dipendente viene istituito il libretto sanitario e di
rischio individuale, la cui formulazione viene definita d'intesa con
le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative nel quadro
della normativa vigente. Le spese derivanti sono a carico del Fondo
Sanitario.

Per gli operatori esposti all'azione dei gas anestetici gli enti
provvedono all'installazione ed attivazione di opportuni impianti di
decontaminazione delle camere operatorie, nonche' alla esecuzione di
visite e controlli trimestrali e alla adeguata protezione delle
lavoratrici gestanti e degli epato-pazienti.

Gli Enti devono prevedere visite mediche con cadenza
quadrimestrale per gli addetti in via continuativa per l'intera
giornala lavorativa all'uso di videoterminali quale misura di
prevenzione per la salute dei dipendenti.

Nei confronti delle lavoratrici nei primi tre mesi di
gravidanza, qualora si riscontrino attraverso gli accertamenti
sanitari temporanee inidoneita', si provvede al provvisorio mutamento
di attivita' delle dipendenti interessate che comporti minore
aggravio psico-fisico.

Gli Enti provvedono all'adozione di idonee iniziative volte a
garantire l'applicazione della regolamentazione comunitaria e di
tutte le norme vigenti in materia di igiene e sicurezza del lavoro e
degli impianti, tenendo conto, in particolare, delle misure atte a
garantire la salubrita' e sicurezza degli ambienti di lavoro e la
prevenzione delle malattie professionali.

Le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative
unitamente agli Enti verificano, anche attraverso i propri patronati,
l'applicazione del presente articolo e promuovono la ricerca,
l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la
salute e l'integrita' fisica e psichica dei dipendenti, con
particolare riguardo ai reparti di malattie infettive ed alle
specifiche esigenze di diagnosi e cura delle infezioni da HIV.

Per la realizzazione degli obiettivi di cui al presente
articolo, a livello di contrattazione decentrata devono essere
previste modalita' per la elaborazione delle mappe di rischio sulle
quali attuare la priorita' degli interventi per rimuovere ogni fonte
di nocivita' per la salute di chi lavora e la tutela della salute
degli utenti.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo Terzo
DIRITTI - DOVERI - RESPONSABILITA' E PROFILI
Capo II
RELAZIONI SINDACALI

Art. 25
Esercizio dell'attivita' sindacale

I dipendenti degli Enti di cui all'articolo 6 del decreto del
Presidente della Repubblica del 5 marzo 1986, n. 68, hanno diritto di
costituire organizzazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere
attivita' sindacale all'interno dei luoghi di lavoro.

I dirigenti sindacali, per l'espletamento del loro mandato,
hanno diritto di fruire di aspettative, di permessi giornalieri e di
permessi orari nei limiti e secondo le modalita' stabilite negli
articoli seguenti.

Ai fini di cui al presente capo, sono considerati dirigenti
sindacali i lavoratori facenti parte degli organismi rappresentativi
di cui all'articolo 25 della legge 29 marzo 1983, n. 93, e degli
organi direttivi ed esecutivi delle Confederazioni ed Organizzazioni
Sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale. Per il loro
riconoscimento gli organismi, le organizzazioni e le confederazioni
di cui sopra sono tenuti a dare regolare e formale comunicazione
all'Ente da cui gli interessati dipendono.

Art. 26
Diritto di assemblea

Nell'ambito della disciplina dell'articolo 11 del decreto del
Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, i dipendenti di
ciascun Ente del comparto hanno diritto di partecipare, durante
l'orario di lavoro, ad assemblee sindacali in locali concordati con
l'amministrazione nell'unita' in cui prestano la propria attivita',
per 12 ore annue pro capite senza decurtazione della retribuzione.

Art. 27
Aspettative sindacali

I dipendenti delle amministrazioni destinatarie del presente

regolamento che ricoprono cariche statuarie in seno alle proprie
Confederazioni od Organizzazioni Sindacali a carattere nazionale
maggiormente rappresentative sono collocati in aspettativa per motivi
sindacali, a domanda da presentare tramite la competente
Confederazione od Organizzazione sindacale nazionale, in relazione
alla quota a ciascuna di esse assegnata.

Il numero globale dei dipendenti da collocare in aspettativa e'
fissato in rapporto di una unita' per ogni 3.000 dipendenti in
attivita' di servizio di ruolo. Il conteggio per la determinazione
delle unita' da collocare in aspettativa e' effettuato globalmente
per gli Enti compresi nel comparto. Nella prima applicazione, il
numero dei dipendenti da collocare in aspettativa e' fissato in n.
875 unita' fino al raggiungimento del rapporto di cui sopra.

Il numero complessivo delle aspettative di cui al comma 2 e'
riservato per il 90 per cento alle Organizzazioni Sindacali
maggiormente rappresentative nel comparto e per il restante 10 per
cento alle Confederazioni Sindacali maggiormente rappresentative su
base nazionale di cui al decreto del Ministro per la funzione
pubblica in data 7 ottobre 1989, e successive modificazioni,
garantendo, comunque, nell'ambito di tale ultima percentuale una
aspettativa per ogni Confederazione Sindacale di cui al citato
decreto ministeriale.

Alla ripartizione tra le varie Confederazioni ed Organizzazioni
Sindacali, in relazione alla rappresentativita' delle medesime
accertata ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della
Repub-blica 23 agosto 1988, n. 395, e della circolare-direttiva n.
24518/8.93.5 del 28 ottobre 1988, provvede, entro il primo trimestre
di ogni triennio, nel rispetto della disciplina di cui all'articolo 9
del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395,
la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della
Funzione Pubblica, d'intesa con l'Associazione Nazionale Comuni
Italiani (A.N.C.I.), sentite le Confederazioni e Organizzazioni
Sindacali interessate.

La domanda di collocamento in aspettativa sindacale e' 
presentata dalla Confederazione od Organizzazione Sindacale
interessata all'A.N.C.I., che cura gli adempimenti istruttori,
acquisendo il preventivo assenso della Presidenza del Consiglio dei
Ministri-Dipartimento della Funzione Pubblica in ordine al rispetto
dei contingenti di cui al presente articolo. Il provvedimento di
collocamento in aspettativa per motivi sindacali e' emanato dagli
Enti interessati e protrae i suoi effetti fino alla revoca della
richiesta dell'aspettativa sindacale da parte della rispettiva
Confederazione od Organizzazione, che va comunicata alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica ed
all'A.N.C.I.

La Regione, previa segnalazione dell'A.N.C.I., provvede alla 
ridistribuzione tra gli Enti del proprio territorio degli oneri
finanziari conseguenti all'applicazione del presente articolo.

Diverse intese intervenute tra le Confederazioni ed 
Organizzazioni Sindacali sulla ripartizione delle aspettative
sindacali, fermo restando il numero delle stesse, sono comunicate
all'A.N.C.I. ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri-
Dipartimento della Funzione Pubblica per i conseguenziali
adempimenti.

Art. 28
Disciplina del personale in aspettativa sindacale

Al personale collocato in aspettativa ai sensi dell'articolo 27
sono corrisposti dall'Ente da cui dipende tutti gli assegni spettanti
ai sensi delle vigenti disposizioni per la posizione funzionale di
appartenenza, nonche' le quote di retribuzione accessorie fisse e
ricorrenti relative alla professionalita' ed all'incentivo della
produttivita', escluse in questo caso quelle conseguenti alla
necessita' dello svolgimento di prestazioni ai sensi dell'articolo
61, comma 13. Sono altresi' esclusi i compensi per lavoro
straordinario.

I periodi di aspettativa per motivi sindacali sono utili a tutti
gli effetti, salvo che ai fini del compimento del periodo di prova e
del computo del congedo ordinario.

Il personale collocato in aspettativa ai sensi dell'articolo 27
e' sostituito, per la durata del mandato, con le procedure di cui
all'articolo 9 della legge 20 maggio 1985, n. 207, e successive
modificazioni, ovvero, per i profili per l'accesso ai quali e'
previsto il solo requisito della scuola dell'obbligo, secondo le
modalita' dell'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e
successive modificazioni.

Art. 29
Permessi sindacali retribuiti

I dirigenti degli organismi rappresentativi e degli organi di
cui all'articolo 25, comma 3, non collocati in aspettativa
usufruiscono per l'espletamento del loro mandato di permessi
retribuiti giornalieri e di permessi orari. I permessi sindacali sono
a tutti gli effetti equiparati al servizio prestato nell'Ente.

I permessi giornalieri, nel limite del monte ore 
complessivamente spettante a ciascuna organizzazione sindacale
secondo i criteri fissati nell'articolo 30, non possono superare
settimanalmente, per ciascun dirigente sindacale, tre giornate
lavorative o, in ogni caso, le 18 ore lavorative.

I permessi sindacali sono concessi salvo inderogabili ed
eccezionali esigenze di servizio, dirette ad assicurare i servizi
minimi essenziali di cui all'articolo 3.

Art. 30
Monte orario complessivo

Nell'ambito di ciascun Ente il monte orario annuo
complessivamente a disposizione per i permessi di cui all'articolo 29
e' determinato in ragione di n. 3 ore per dipendente in servizio al
31 dicembre di ogni anno.

La ripartizione del monte ore e' effettuata entro il primo 
trimestre di ciascun anno in sede di trattativa decentrata in modo
che una quota pari al 10' del monte orario sia ripartita in parti
uguali fra tutti gli organismi rappresentativi operanti nell'Ente
interessato e la parte restante sia ripartita in proporzione al grado
di rappresentativita' accertato per ciascuna Organizzazione
Sindacale, in base al numero delle deleghe per la riscossione del
contributo sindacale, risultanti alla data del 31 dicembre di ciascun
anno.

Le modalita' per la concessione dei permessi retribuiti vengono 
definite in sede di contrattazione decentrata tenendo conto, in modo
particolare, del numero dei dipendenti, delle dimensioni e delle
condizioni organizzative dell'Ente e del suo eventuale decentramento
territoriale, in modo da consentire una congrua utilizzazione dei
permessi presso tutte le sedi interessate.

Ai dirigenti sindacali di cui al comma 3 dell'articolo 25 sono 
concessi, a richiesta, salvo inderogabili ed eccezionali esigenze di
servizio dirette ad assicurare i servizi minimi essenziali di cui
all'articolo 3, ulteriori permessi retribuiti, esclusivamente per la
partecipazione alle trattative sindacali di cui alla legge 29 marzo
1983, n. 93, ai convegni nazionali, alle riunioni degli organi
nazionali, regionali e provinciali-territoriali ed ai congressi
previsti dagli Statuti delle rispettive Confederazioni ed
Organizzazioni Sindacali. Tali permessi non si computano nel
contingente complessivo di cui al comma 1.

Diverse intese intervenute tra le Organizzazioni Sindacali sulla
ripartizione dei permessi sindacali, fermo restando il numero
complessivo, sono comunicate agli Enti per i conseguenziali
adempimenti.

Art. 31
Diritto di affissione

Le Confederazioni e le Organizzazioni Sindacali hanno diritto di
affiggere, in appositi spazi che l'Ente ha l'obbligo di predisporre
in luoghi accessibili a tutto il personale all'interno dell'unita'
operativa, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di
interesse sindacale e del lavoro.

Art. 32
Locali per le rappresentanze sindacali

In ciascun Ente con almeno duecento dipendenti e' consentito
agli organismi rappresentativi, per l'esercizio della loro attivita',
l'uso continuativo di idonei locali, da individuarsi da parte
dell'Ente sentite le Organizzazioni Sindacali all'interno della
struttura.

Negli Enti con un numero inferiore a duecento dipendenti gli
organismi rappresentativi hanno diritto di usufruire, ove ne facciano
richiestas, di un locale idoneo per le loro riunioni, da individuarsi
da parte dell'Ente sentite le Organizzazioni Sindacali, nell'ambito
della struttura.

Art. 33
Patronato sindacale

I dipendenti in attivita' o in quiescenza possono farsi
rappresentare dal Sindacato o dall'Istituto di Patronato sindacale,
per l'espletamento delle procedure riguardanti prestazioni
assistenziali e previdenziali, davanti ai competenti organi
dell'Ente.

Gli Istituti di Patronato hanno diritto di svolgere la loro
attivita' nei luoghi di lavoro anche in relazione alla tutela
dell'igiene e della sicurezza del lavoro ed alla medicina preventiva,
come previsto dal decreto del Capo Provvisorio dello Stato 29 luglio
1947, n. 804.

Art. 34
Garanzie nelle procedure disciplinari

Nei procedimenti dinanzi alle commissioni di disciplina deve
essere garantito ai dipendenti l'esercizio del diritto di difesa, con
l'assistenza, se richiesta dall'interessato, di un legale o di un
rappresentante sindacale designato dal dipendente stesso entro un
mese dalla richiesta.
Art. 35
Referendum

Gli Enti devono consentire nelle sedi delle unita' operative lo
svolgimento, fuori orario di lavoro, di referendum, sia generali che
per categoria, su materie inerenti all'attivita' sindacale indetti
dalle Organizzazioni Sindacali tra i dipendenti, con diritto di
partecipazione di tutto il personale appartenente all'unita'
operativa ed alla categoria particolarmente interessata.

Art. 36
Contributi sindacali

I dipendenti hanno facolta' di rilasciare delega, esente da
imposta di bollo e di registrazione, a favore della propria
organizzazione sindacale, per la riscossione di una quota mensile
dello stipendio, paga o retribuzione per il pagamento dei contributi
sindacali nella misura stabilita dai competenti organi statutari.

La delega ha validita' dal primo giorno del mese successivo a
quello del rilascio fino al 31 dicembre di ogni anno e si intende
tacitamente rinnovata ove non venga revocata dall'interessato entro
la data del 31 ottobre. La revoca della delega deve essere inoltrata,
in forma scritta, all'Ente di appartenenza ed alla organizzazione
sindacale interessata.

Le trattenute mensili operate dai singoli Enti sulle
retribuzioni dei dipendenti in base alle deleghe presentate dalle
Organizzazioni Sindacali sono versate entro il decimo giorno del mese
successivo alle stesse secondo le modalita' comunicate dalle
organizzazioni sindacali con accompagnamento, ove richiesta, di
distinta nominativa.

Gli Enti sono tenuti, nei confronti dei terzi, alla segretezza
dei nominativi del personale che ha rilasciato la delega e dei
versamenti effettuati alle Organizzazioni Sindacali.

Art. 37
Tutela dei dipendenti dirigenti sindacali

Il trasferimento in una unita' operativa, ubicata in localita'
diversa da quella della sede di assegnazione, dei dirigenti sindacali
egli organismi rappresentativi dei dipendenti di cui all'articolo 25
della legge 29 marzo 1983, n. 93, e delle Organizzazioni e
Confederazioni Sindacali puo' essere disposto solo previo nulla osta
delle rispettive Organizzazioni e Confederazioni di appartenenza.

Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano sino alla fine
dell'anno successivo alla data di cessazione del mandato sindacale.

I dirigenti sindacali di cui all'articolo 25 non sono soggetti
alla subordinazione gerarchica prevista da leggi e regolamenti
nell'esercizio delle loro funzioni sindacali e conservano tutti i
diritti derivanti dall'applicazione degli istituti normativi ed
economici acquisiti ed acquisibili per la posizione funzionale di
appartenenza.

Art. 38
Norma transitoria

Entro il termine di 120 giorni dalla data di entrata in vigore
del presente regolamento, gli Enti adottano i provvedimenti necessari
per l'applicazione delle norme di cui al presente capo.

Nel medesimo termine di cui al comma 1, gli Enti comunicano alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione
Pubblica, nonche' all'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, il
numero delle aspettative sindacali in essere, in relazione a ciascuna
Organizzazione o Confederazione Sindacale. I predetti dati sono
comunicati alle Organizzazioni o Confederazioni Sindacali
interessate.

La ripartizione di cui all'articolo 27, commi 3 e 4, e'
effettuata entro il 31 dicembre 1990.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo Terzo
DIRITTI - DOVERI - RESPONSABILITA' E PROFILI
Capo III
ORDINAMENTO PROFESSIONALE

Art. 39
Tabelle del personale

Al fine di assicurare la maggiore funzionalita' degli Enti, in
applicazione della legge 29 marzo 1983, n. 93, la tabella 1 allegata
al decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761,
ferme restando le posizioni funzionali ed i profili professionali ivi
previsti, salvo quanto disposto dall'articolo 40, sono riordinate
secondo l'allegato 1) che costituisce parte integrante del presente
regolamento.

Art. 40
Profili professionali

I seguenti profili professionali a decorrere dal 1° dicembre
1990 sono ascritti alle posizioni funzionali corrispondenti ai
livelli retributivi sottoindicati:

agente tecnico ................................. III

ausiliario socio sanitario ..................... III

commesso ....................................... III

operatori professionali di II categoria

(infermieri generici ed infermieri psichiatrici
con un anno di corso, puericultrici,
massofisioterapisti) ........................... V

operatore tecnico:

conduttore di caldaie a vapore ............. V

autista di autoambulanze ................... V

cuoco con diploma di scuola


professionale alberghiera ................. V

impiantisti elettricisti ed


impiantisti idrauluci ed
impiantisti manutentori ................... V

I profili professionali di agente tecnico ed ausiliario socio-
sanitario, ricollocati ai sensi del comma 1, e l'ausiliario socio
sanitario specializzato gia' collocato nella posizione funzionale
corrispondente al III livello retributivo sono riunificati in un solo
profilo che assume la denominazione di ausiliario specializzato. Le
attribuzioni del nuovo profilo sono definite nell'allegato 2 che
costituisce parte integrante del presente regolamento e sono distinte
in relazione all'assegnazione dei dipendenti interessati ai servizi
tecnico economali o socio assistenziali. A tal fine, la dotazione
organica complessiva del nuovo profilo - che e' data dalla somma dei
posti gia' previsti nelle piante organiche provvisorie o definitive
degli Enti per gli agenti tecnici, ausiliari socio-sanitari ed
ausiliari socio-sanitari specializzati - deve essere distinta in
contingenti separati in rapporto alle suddette aree di attivita',
ferma restando l'interscambiabilita', nel rispetto dei contingenti,
del personale interessato prima dell'espletamento del corso di cui al
comma 3.

Nell'ambito della posizione funzionale corrispondente al IV
livello retributivo, e' istituito il profilo professionale di
operatore tecnico addetto all'assistenza, al quale accedono gli
ausiliari specializzati del contingente addetto ai servizi socio
assistenziali ovvero candidati esterni, previsto superamento di un
apposito corso annuale le cui modalita', requisiti di accesso,
percentuali di ammissione per candidati interni ed esterni sono
stabiliti, nell'ambito della programmazione sanitaria, con decreto
del Ministro della Sanita' da emanarsi entro sessanta giorni
dall'entrata in vigore del presente regolamento. Nell'ammissione ai
corsi va data priorita' ai dipendenti gia' ausiliari socio sanitari
specializzati. Le attribuzioni dell'operatore tecnico addetto
all'assistenza sono descritte nell'allegato 2) che fa parte
integrante del presente regolamento.

Nell'ambito della posizione funzionale corrispondente al II


livello retributivo del ruolo amministrativo e' istituito il nuovo
profilo professionale di fattorino, al quale sono affidati compiti
elementari nell'ambito dell'attivita' amministrativa e di archivio.
Per detto profilo e' richiesto il requisito della scuola dell'obbligo
e l'accesso e' disciplinato dall'articolo 16 della legge 28 febbraio
1987, n. 56, e successive modificazioni.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo quarto
TRATTAMENTO ECONOMICO
Capo I
STIPENDI

Art. 41
Nuovi stipendi

I valori stipendiali annui lordi di cui all'articolo 43 del


decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270,
comprensivi del conglobamento di L. 1.081.000 di cui all'articolo 38
del decreto del Presidente della Repubblica 17 settembre 1987, n.
494, sono cosi' stabiliti a regime:


Livello I
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 6.081.000
Livello II
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 7.131.000
Livello III
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 8.181.000
Livello IV
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 9.181.000
Livello V
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 10.521.000
Livello VI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 11.631.000
Livello VII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 13.631.000
Livello VIII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 15.531.000
Livello IX
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 18.071.000
Livello X
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 25.211.000
Livello XI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 33.593.000

Gli aumenti stipendiali annui lordi derivanti dall'applicazione
dei nuovi trattamenti di cui al comma 1 sono attribuiti con
decorrenza dal 1° luglio 1990.

Dal 1° luglio 1988 al 30 settembre 1989 ai dipendenti di cui al
comma 1 competono i seguenti aumenti stipendiali annui lordi:


Livello I
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 120.000
Livello II
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 150.000
Livello III
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 220.000
Livello IV
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 255.000
Livello V
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 314.000
Livello VI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 335.000
Livello VII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 405.000
Livello VIII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 405.000
Livello IX
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 499.000
Livello X
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.023.000
Livello XI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.551.000 4.

Dal 1° ottobre 1989 ai dipendenti di cui al comma 1 competono i
seguenti aumenti stipendiali annui lordi:


Livello I
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 480.000
Livello II
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 600.000
Livello III
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 880.000
Livello IV
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.020.000
Livello V
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.256.000
Livello VI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.340.000
Livello VII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.620.000
Livello VIII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.620.000
Livello IX
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.996.000
Livello X
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 4.092.000
Livello XI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 6.205.000 5.

Dal 1° luglio 1990 ai dipendenti di cui al comma 1 competono i


seguenti stipendiali annui lordi:


Livello I
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.200.000
Livello II
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 1.500.000
Livello III
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 2.200.000
Livello IV
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 2.550.000
Livello V
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 3.140.000
Livello VI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 3.350.000
Livello VII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 4.050.000
Livello VIII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 4.050.000
Livello IX
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 4.990.000
Livello X
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 10.230.000
Livello XI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 15.512.000

Ciascuno degli aumenti di cui ai commi 3 e 4 ha effetto fino
alla data del conseguimento di quello successivo.

Art. 42
Retribuzione individuale di anzianita'

Con decorrenza dal 1° gennaio 1989, per tutto il personale


previsto dal comma 1 dell'articolo 41, che abbia prestato servizio
nel periodo 1° gennaio 1987-31 dicembre 1988, la retribuzione
individuale di anzianita' e' incrementata dei seguenti importi annui
lordi:
Livello I
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 270.000
Livello II
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 290.000
Livello III
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 310.000
Livello IV
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 340.000
Livello V
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 380.000
Livello VI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 450.000
Livello VII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 490.000
Livello VIII
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 540.000
Livello IX
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 518.000
Livello X
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 672.000
Livello XI
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L. 840.000 2.

Al personale assunto in una data intermedia tra il 1° gennaio


1987 ed il 31 dicembre 1988 detto importo e' corrisposto in
proporzione ai mesi di servizio prestato.

Gli importi di cui ai commi 1 e 2 riassorbono, a far data dal 1°
gennaio 1989, le anticipazioni eventualmente corrisposte al medesimo
titolo, liquidate ai sensi dell'articolo 31 del decreto del
Presidente della Repubblica 17 settembre 1987, n. 494.

Art. 43
Effetti dei nuovi stipendi

Le nuove misure degli stipendi risultanti dall'applicazione del
presente regolamento hanno effetto sulla tredicesima mensilita', sul
trattamento ordinario di quiescenza, normale e privilegiato, sulle
indennita' di buonuscita e di licenziamento, sull'assegno alimentare
previsto dall'articolo 82 del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, o da disposizioni
analoghe sull'equo indennizzo, sulle ritenute previdenziali ed
assistenziali e relativi contributi, compresi la ritenuta in conto
entrata Tesoro o altre analoghe ed i contributi di riscatto, nonche'
sulla determinazione degli importi dovuti per indennita' integrativa
speciale.

In ottemperanza al disposto dell'articolo 13 della legge 29
marzo 1983, n. 93, i benefici economici risultanti dall'applicazione
del presente regolamento sono corrisposti integralmente alle scadenze
e negli importi previsti al personale comunque cessato dal servizio,
con diritto a pensione, nel periodo di vigenza contrattuale.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo quarto
TRATTAMENTO ECONOMICO
Capo II
INDENNITA'

Art. 44
Indennita' di direzione per i direttori amministrativi

Ai vice direttori amministrativi, direttori amministrativi e

direttori amministrativi capo servizio e' corrisposta a decorrere dal
1 dicembre 1990 l'indennita' di direzione nelle seguenti misure
annue lorde fisse e ricorrenti:
Livello IX - vice direttore amministrativo ......... L. 4.650.000
Livello X - direttore amministrativo .............. L. 8.450.000
Livello XI - direttore amministrativo capo servizio L. 13.100.000

Tali indennita' assorbono sino alla concorrenza tutte le altre
indennita' finora percepite a qualsiasi titolo.

Gli Enti devono attivare le procedure di mobilita' previste
dagli articoli 11 e 12 del presente regolamento per favorire i
riassorbimenti di eventuali soprannumeri esistenti nelle piante
organiche provvisorie e definitive riguardanti i direttori
amministrativi capo servizio rispetto ai servizi istituzionali
previsti dalle leggi regionali di organizzazione.

Art. 45
Indennita' per il personale laureato non medico
dei ruoli sanitario,professionale e tecnico

A decorrere dal 1 dicembre 1990 al personale laureato non
medico dei ruoli sanitario, professionale e tecnico, appartenente
alle posizioni funzionali e profili professionali sottoindicati,
competono le seguenti indennita' lorde annue, fisse e ricorrenti:

A) Farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi:
Livello IX, indennita' specialistica L. 1.650.000, indennita'
professionale e di aggiornamento L. 6.900.000;
Livello X, indennita' specialistica L. 2.160.000, indennita' di
dirigenza L. 1.200.000, indennita' professionale e di aggiornamento
L. 7.600.000;
Livello XI, indennita' specialistica L. 3.360.000, indennita'
professionale e di aggiornamento L. 11.300.000.

B) Avvocati, procuratori legali, ingegneri, architetti, geologi,
analisti, statistici, sociologi:
Livello IX, indennita' tecnico-professionale L. 4.650.000;
Livello X, indennita' tecnico-professionale L. 8.450.000;
Livello XI, indennita' tecnico-professionale L. 13.100.000.

Agli ingegneri, architetti e geologi inquadrati nel IX livello
retributivo, la somma annua lorda prevista dall'articolo 61, comma 2,
del decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270,
e' elevata a L. 7.140.000 a decorrere dal 1 luglio 1990.

Tali indennita' assorbono sino alla concorrenza tutte le altre
indennita' finora percepite a qualsiasi titolo.

Art. 46
Indennita' per il personale dei ruoli sanitario,
professionale, tecnico ed amministrativo

Sono confermate nelle misure ed alle condizioni gia' previste
dagli articoli 52 e 53 del decreto del Presidente della Repubblica 20
maggio 1987, n. 270, le indennita' di bilinguismo e di partecipazione
all'ufficio di Direzione.

A decorrere dal 1 dicembre 1990 le indennita' differenziate di
coordinamento previste dall'articolo 54 del decreto del Presidente
della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, sono rideterminate,
rispettivamente, in L. 3.780.000 e L. 4.860.000.
Dalla stessa data
l'indennita' di polizia giudiziaria di cui all'articolo 55 del
medesimo decreto e' rideterminata in L. 1.400.000.

Art. 47
Qualificazione professionale del personale ricompreso nella posizione
funzionale di X livello retributivo

Ferme restando le competenze e le attribuzioni del personale
apicale di cui alle vigenti disposizioni, per il personale di ruolo
appartenente alla posizione funzionale intermedia di X livello
retributivo dei ruoli sanitario, professionale, tecnico ed
amministrativo, al quale con atto formale dell'Ente, previa
selezione, sia affidata la responsabilita' di un servizio all'interno
dell'organizzazione divisionale o dipartimentale ovvero di un settore
o modulo organizzativo - secondo l'articolazione interna dei servizi
istituzionali prevista dalla vigente legislazione nazionale o
regionale in materia - ovvero da atti di indirizzo o regolamentari, a
decorrere dal 1° dicembre 1990, le indennita' sottoindicate sono
cosi' rideterminate:
Farmacisti, biologisti, chimici, fisici, psicologisti coadiutori:
A) Indennita' specialistica ...................... L. 3.360.000.
B) Indennita' di dirigenza........................ L. 3.400.000.
Avvocati, analisti, statistici, sociologi coadiutori:
A) Indennita' tecnico professionale............... L. 11.810.000.
Direttori amministrativi:
A) Indennita' di direzione........................ L. 11.810.000.

Ai fini di cui sopra, l'Ente procede entro il 31 ottobre 1990
alla preventiva ricognizione delle necessita' organizzative indicate
nel comma 1, ricomprendendovi anche ogni analogo provvedimento
organizzatorio in atto, previa consultazione delle Organizzazioni
Sindacali maggiormente rappresentative.

L'individuazione delle funzioni sopra descritte, che deve essere
effettuata sulla base delle reali esigenze di servizio correlate con
l'organizzazione del lavoro, non puo', comunque, superare per il
personale del ruolo sanitario il 20% della dotazione organica
complessiva dei relativi posti di posizione funzionale intermedia
previsti nelle piante organiche provvisorie o definitive dell'Ente e,
per gli altri ruoli, il 40% delle complessive dotazioni organiche dei
relativi posti. Dette percentuali sono calcolate tenendo conto anche
della prevista trasformazione ai sensi dell'articolo 8, comma 3.

Alla selezione prevista dal comma 1 sono ammessi i dipendenti di
posizione funzionale intermedia di ruolo previsti dal medesimo comma
1 in possesso di una anzianita' di cinque anni di servizio nella
posizione medesima o di specializzazione nella disciplina o di
specializzazione strettamente connessa alle funzioni da affidare. La
valutazione, per la selezione di cui al comma 1, avviene secondo i
criteri previsti dal decreto del Ministro della Sanita' 30 gennaio
1982, con particolare riguardo, nel curriculum formativo e
professionale, ai titoli attinenti alla funzione da ricoprire. La
valutazione e' affidata ad un collegio tecnico costituito per il
personale del ruolo sanitario dal Coordinatore Sanitario e, per il
personale del ruolo professionale, tecnico ed amministrativo dal
Coordinatore amministrativo, nonche' da due dirigenti di posizione
funzionale non inferiore a quella intermedia dei rispettivi ruoli e
profili, di cui uno designato dalle Organizzazioni Sindacali
maggiormente rappresentative.

Nella prima applicazione, la decorrenza del beneficio di cui al
comma 1, e' fissata al 1° dicembre 1990 per i dipendenti interessati
in possesso dei requisiti richiesti alla medesima data, ancorche'
l'affidamento formale delle funzioni previste dal comma 1 sia
intervenuto successivamente.

L'affidamento delle funzioni di cui al comma 1, nelle successive
applicazioni avviene nei limiti della disponibilita' del contingente
numerico individuato nel comma 3, salvo che non intervengano
modifiche delle piante organiche provvisorie o definitive, ai sensi
delle disposizioni richiamate nel comma 1 da effettuarsi secondo le
procedure previste dalle legge vigenti.

Art. 48
Qualificazione professionale del personale ricompreso
nelle posizioni funzionali di IX livello retributivo

In riferimento a quanto previsto dall'articolo 8, comma 6, al
personale appartenente alla posizione funzionale iniziale
corrispondente al IX livello retributivo dei ruoli sanitario,
professionale, tecnico ed amministrativo che abbia maturato
un'anzianita' di servizio complessiva nella posizione funzionale di
appartenenza di anni cinque, a decorrere dal 1 dicembre 1990, le
indennita' sottoindicate sono cosi' rideterminate:
Farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi collaboratori:
A) Indennita' specialistica....................... L. 2.160.000.
B) Indennita' di dirigenza........................ L. 1.200.000.
Procuratori legali, ingegneri, architetti, geologi, analisti,
statistici, sociologi collaboratori:
A) Indennita' tecnico professionale............... L. 6.330.000.
Vice direttori amministrativi:
A) Indennita' di direzione........................ L. 6.330.000.
Detto beneficio e' attribuito previo giudizio favorevole da
formularsi, entro due mesi dalla data di maturazione dei requisiti e
con decorrenza dalla stessa data, da parte di un collegio tecnico
costituito per il personale del ruolo sanitario dal coordinatore
sanitario e, per il personale dei ruoli professionale, tecnico ed
amministrativo, dal coordinatore amministrativo, nonche' da due
dirigenti di posizione funzionale non inferiore a quella intermedia
dei rispettivi ruoli e profili, uno dei quali designato dalle
Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative. Detto giudizio
deve essere basato sulla valutazione dell'attivita' professionale, di
formazione e di studio svolta, nonche' sul livello di qualificazione
acquisito nell'arco del servizio prestato.

Nella prima applicazione, la decorrenza del beneficio di cui al
comma 1 e' fissata al 1 dicembre 1990 per i dipendenti interessati
in possesso dei requisiti richiesti, ancorche' il giudizio favorevole
sia intervenuto successivamente.

Ad integrazione di quanto previsto dal decreto del Presidente
della Repubblica 7 settembre 1984, n. 821, per i singoli profili
professionali interessati, il personale indicato nel comma 1, una
volta accertata la conseguita formazione, acquisisce uno sviluppo di
autonomia professionale nel rispetto delle necessita' del lavoro di
gruppo e sulla base delle direttive ricevute dal personale
appartenente alle posizioni funzionali apicali.

Art. 49
Indennita' della professione infermieristica

In riferimento all'articolo 8, comma 6, agli operatori
professionali di I categoria collaboratori - infermieri
professionali, vigilatrici di infanzia, ostetriche, assistenti
sanitari - compete una indennita' annua lorda, fissa e ricorrente di
L. 2.400.000. Tale indennita' e' maggiorata nel modo seguente:
a) al 20 anno di effettivo servizio di L. 1.200.000;
b) al 25 anno di effettivo servizio di ulteriori L. 1.200.000;
c) al 30 anno di effettivo servizio di ulteriori L. 1.200.000.

Agli operatori professionali di II categoria - infermieri
generici - l'indennita' di cui al comma 1 compete nella misura del
10%.

Al personale infermieristico di posizione funzionale
corrispondente al V,VI e VII livello retributivo dei servizi di
diagnosi e cura, operante su tre turni, compete una indennita'
giornaliera per le giornate di effettivo servizio prestato pari a L.6000.

Agli operatori professionali di I categoria coordinatori - capo
sala, vigilatrici d'infanzia, assistenti sanitari ed ostetriche -
compete una indennita' lorda, mensile, fissa e ricorrente pari a
quella prevista dal comma 1. Agli altri operatori professionali di I
categoria coordinatori del personale infermieristico compete una
indennita' lorda, mensile, fissa e ricorrente di L. 130.000.

Al personale infermieristico di posizione funzionale
corrispondente al V, VI e VII livello retributivo, operante nelle
terapie intensive, sub-intensive, nelle sale operatorie e nei servizi
di nefrologia e dialisi, compete un'indennita' giornaliera, per le
giornate di effettivo servizio prestate, pari a L. 8.000 giornaliere.

L'indennita' di cui al comma 5, maggiorata di L. 2.000
giornaliere, compete, altresi', al personale infermieristico
assegnato ai servizi di malattie infettive.

Le indennita' di cui al presente articolo decorrono dal 1
dicembre 1990 e non si cumulano con quelle indicate nell'articolo 50,
commi 4 e 5.
Art. 50
Indennita' di incremento della utilizzazione delle strutture e degli
impianti e della efficienza dei servizi

Al personale gia' appartenente alla posizione funzionale
corrispondente al III livello retributivo - ex ausiliario socio
sanitario specializzato - compete una indennita' lorda, mensile,
fissa e ricorrente di L. 45.000.

Al personale di posizione funzionale corrispondente al IV
livello retributivo - coadiutori amministrativi ed operatori tecnici

compete una indennita' lorda, mensile, fissa e ricorrente di L. 000.

Agli operatori tecnici coordinatori appartenenti alla posizione
funzionale corrispondente al V livello retributivo compete una
indennita' lorda, mensile, fissa e ricorrente di L. 78.000.

Al sottoindicato personale di posizione funzionale
corrispondente al VI livello retributivo dei vari ruoli compete una
indennita' lorda, mensile, fissa e ricorrente di L. 130.000
:

Ruolo sanitario

Personale infermieristico (dietiste, podologi)

Personale tecnico sanitario

Personale della riabilitazione

Personale di vigilanza e di ispezione

Ruolo tecnico

Assistente sociale

Assistente tecnico

Ruolo amministrativo

Assistente amministrativo

Agli operatori professionali di I categoria - coordinatori - del
ruolo sanitario compete una indennita' lorda, mensile, fissa e
ricorrente di L. 130.000.

Agli assistenti sociali coordinatori compete una indennita'
lorda, mensile, fissa e ricorrente di L. 130.000.

Ai collaboratori amministrativi appartenenti alla posizione
funzionale corrispondente al VII livello retributivo compete una
indennita' lorda, mensile, fissa e ricorrente di L. 130.000.

Ai collaboratori coordinatori del ruolo amministrativo, nonche'
agli operatori professionali dirigenti non ricompresi nell'articolo
68, comma 7, compete un'indennita' lorda, mensile, fissa e ricorrente
di L. 130.000.

Le indennita' previste dal presente articolo decorrono dal 1°
dicembre 1990.

Art. 51
Indennita' di turno

Agli operatori di tutti i ruoli inquadrati nelle posizioni
funzionali dal I al VII livello retributivo addetti agli impianti e
servizi attivati in base alla programmazione dell'Ente per almeno
dodici ore giornaliere ed operanti su due turni per la ottimale
utilizzazione degli impianti stessi, ovvero che siano ausiliari
specializzati operanti su due turni in corsia o in struttura protetta
anche territoriale o servizi diagnostici, compete una indennita'
giornaliera, legata alla effettuazione dei turni di servizio
programmati, pari al L. 3.500.

L'indennita' di cui al comma 1, che decorre dal 1 dicembre
1990, non e' cumulabile con quelle previste dall'articolo 49 e
riassorbe l'indennita' prevista dall'articolo 57, comma 1, del
decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.
L'indennita' di pronta disponibilita' e' rideterminata in L. 40.000
lorde. Una indennita' giornaliera di L. 2.000 e' corrisposta al
personale ausiliario assegnato ai servizi di malattie infettive.

Art. 52
Indennita' per servizio notturno e festivo

Al personale dipendente il cui turno di servizio si svolga
durante le ore notturne spetta una "indennita' notturna" nella misura
unica uguale per tutti di L. 4.500 lorde per ogni ora di servizio
prestato tra le ore 22 e le ore 6.

Per il servizio di turno prestato per il giorno festivo compete
un 'indennita' di L. 30.000 lorde se le prestazioni fornite sono di
durata superiore alla meta' dell'orario di turno, ridotta a L. 15.000
lorde se le prestazioni sono di durata pari o inferiore alla meta'
dell'orario anzidetto, con un minimo di 2 ore. Nell'arco delle 24 ore
del giorno festivo non puo' essere corrisposta piu' di un'indennita'
festiva per ogni singolo dipendente.

Le indennita' di cui al presente articolo decorrono dal 1
dicembre 1990 e riassorbono quelle previste al medesimo titolo
dall'articolo 60 del decreto del Presidente della Repubblica 20
maggio 1987, n. 270.
Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo quarto
TRATTAMENTO ECONOMICO
Capo III
NORME PARTICOLARI

Art. 53
Norma di garanzia nel caso di passaggio di livello

Nel caso di passaggio a posizione funzionale superiore anche di
diverso profilo e ruolo a seguito di concorso od avviso pubblico
presso lo stesso o altro Ente del comparto senza soluzione di
continuita' dei servizi, il dipendente acquisisce il trattamento
economico previsto per la nuova posizione funzionale mantenendo la
retribuzione individuale di anzianita' in godimento alla data del
passaggio.

La disposizione di cui al comma 1 si applica ai dipendenti
vincitori di concorso od avviso provenienti dal comparto Enti locali,
nonche' dagli enti indicati negli articoli 24, 25 e 26 del decreto
del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, non
ricompresi nel comparto Sanita'. La medesima disposizione si applica
nei confronti dei dipendenti suddetti anche nel caso in cui il
passaggio avvenga nell'ambito della stessa posizione funzionale o di
posizione inferiore.

Qualora i dipendenti provenienti dagli Enti indicati negli
articoli 24, 25 e 26 del decreto del Presidente della Repubblica 20
dicembre 1979, n. 761, abbiano mantenuto il sistema di progressione
economica per classi e scatti, la retribuzione individuale di
anzianita' e' costituita dal valore delle classi e scatti medesimi
effettivamente maturati alla data di passaggio con l'esclusione dei
benefici previsti dall'articolo 42.

Art. 54
Indennita' di rischio da radiazioni

Le indennita' di rischio da radiazioni sono corrisposte al
personale indicato dalla legge 27 ottobre 1988, n. 460.

Le indennita' citate spettano alla condizione che il suddetto
personale presti la propria opera in zone controllate, ai sensi della
circolare del Ministero della Sanita' n. 144 del 4 settembre 1971, e
che il rischio stesso abbia carattere professionale nel senso che non
sia possibile esercitare l'attivita' senza sottoporsi al relativo
rischio.

L'accertamento delle condizioni ambientali che caratterizzano le
zone controllate deve essere effettuato con le modalita' di cui alla
richiamata circolare del Ministero della Sanita'.

L'individuazione del personale non compreso nell'articolo 1,
comma 2, della legge 27 ottobre 1988, n. 460, e' effettuato dalla
commissione gia' prevista dall'articolo 58, comma 4, del decreto del
Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, cosi' modificata:
la commissione e' presieduta dal Coordinatore Sanitario e composta
dal Responsabile del Servizio radiologico, dal Responsabile del
servizio di igiene, prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, da
un componente designato dalle Organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative, nonche' da un esperto qualificato nominato dal
Comitato di gestione od Organo corrispondente secondo i rispettivi
ordinamenti. La commissione deve tenere conto dei dipendenti addetti
ai servizi di radiologia medica, radiodiagnostica, radioterapia e
medicina nucleare non compresi nell'articolo 1, comma 2, della legge
27 ottobre 1988, n. 460, nonche' del personale che presta la propria
attivita' nelle sale operatorie.

La continuita' o la occasionalita' della esposizione al rischio
radiologico e' valutata tenendo conto anche dei seguenti criteri:
a) frequenza della presenza in zona controllata e tempo di
effettiva esposizione, al fine di accertare il grado di
assorbimento;
b) livello del conseguente rischio stabilito dall'esperto
qualificato nell'ambito della commissione di cui al comma 4, in
relazione alla concreta possibilita' di superamento delle dosi
massime ammissibili di esposizione per la categoria di operatori in
esame, compatibilmente con un corretto utilizzo delle apparecchiature
e dei dispositivi di radioprotezione.

Al personale di cui al comma 4 che, a seguito della nuova
verifica effettuata dalla commissione ivi prevista, risulti esposto
al rischio da radiazioni anche in modo discontinuo, temporaneo o a
rotazione, ai sensi dell'articolo 9, lettera h) gruppo 1, del decreto
del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185, in quanto
adibito normalmente o prevalentemente a funzioni diverse, e'
corrisposta l'indennita' nella misura unica mensile lorda di L. 000.

L'indennita' di rischio da radiazioni deve essere pagata in
concomitanza con lo stipendio.

Tale indennita' non e' cumulabile con l'analoga indennita' di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1975, n. 146,
e con altre eventualmente previste a titolo di lavoro nocivo o
rischioso. E' peraltro cumulabile con l'indennita' di profilassi
antitubercolare.

Al personale di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 27
ottobre 1988, n. 460, compete un periodo di congedo ordinario
aggiuntivo di giorni quindici da usufruirsi in un'unica soluzione.

Art. 55
Mansioni superiori

Gli Enti, nel caso di vacanza o di disponibilita' dei posti
previsti nelle piante organiche definitive o provvisorie, debbono
attivare ai sensi dell'articolo 9 della legge 20 maggio 1985, n. 207,
e successive modificazioni, le procedure concorsuali per provvedere
alla regolare copertura dei posti stessi utilizzando, ove esistenti,
le graduatorie concorsuali - ancora valide ai sensi degli articoli 1
e 2 della legge 29 dicembre 1988, n. 554, prorogata dal decreto-legge
27 dicembre 1989, n. 413, convertito, con modificazioni, dalla legge
28 febbraio 1990, n. 37, oppure, in carenza di graduatorie,
effettuando avvisi pubblici secondo le vigenti disposizioni in
materia.

Per esigenze di servizio ed al fine di assicurare la continuita'
della funzione, a condizione che siano state attivate le procedure
indicate nel comma 1, il dipendente puo' eccezionalmente essere
adibito a mansioni superiori.

Le mansioni superiori si configurano solo nel caso in cui la
sostituzione del dipendente di posizione funzionale immediatamente
superiore assente non rientri tra gli ordinari compiti della
posizione funzionale sottostante, sulla base delle attribuzioni per
ciascuna di esse fissate dal Decreto del Presidente della Repubblica
7 settembre 1984, n. 821, e successive modificazioni.

Le mansioni superiori si configurano, altresi', quando la
sostituzione del superiore assente, pur rientrando negli ordinari
compiti, sia imputabile a vacanza del posto.

L'assegnazione temporanea alle mansioni superiori prevista dai
commi 3 e 4 spetta al dipendente di posizione funzionale
immediatamente inferiore in servizio nell'ambito della medesima
struttura. In caso di piu' aventi titolo, le mansioni superiori sono
attribuite al dipendente con maggiore anzianita' nella posizione
funzionale di appartenenza. L'assegnazione temporanea alle mansioni
superiori consentita nei casi indicati nel comma 1 non deve eccedere
i sessanta giorni nell'anno solare e non da' titolo ad alcuna
retribuzione.

Qualora, per giustificati motivi, le procedure di cui al comma 1
non possono essere portate a compimento nell'arco di tempo previsto
al comma 5, al dipendente incaricato delle mansioni superiori con
provvedimento formale, secondo le vigenti disposizioni, e'
corrisposto un compenso per il periodo eccedente i sessanta giorni
commisurato alla differenza fra lo stipendio base della posizione
superiore e quello della posizione di appartenenza per un periodo non
superiore a sei mesi, al termine del quale le mansioni superiori non
sono in alcun caso rinnovabili.

In nessun caso puo' farsi luogo al conferimento di mansioni
superiori con la procedura di cui al comma 6 per la copertura di
posti vacanti o disponibili di direttore amministrativo capo servizio
se non siano state attivate le procedure di mobilita', ai sensi
dell'articolo 12, comma 2, lettera B), per il riassorbimento dei
soprannumeri di tali posizioni funzionali, da commisurarsi in
rapporto al numero dei servizi amministrativi istituzionali stabiliti
dalle leggi regionali.

La disciplina di cui al presente articolo ha validita' dalla
data di entrata in vigore del presente regolamento e, nel caso di
inosservanza di quanto previsto ai commi 1, 6 e 7, si applicano le
disposizioni indicate nell'articolo 14, commi 7 e 8, della legge 20
maggio 1985, n. 207.

Art. 56
Assenze obbligatorie

Alle lavoratrici madri in astensione obbligatoria dal lavoro ai
sensi dell'articolo 4 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, sono
garantite, oltre al trattamento economico ordinario, le quote di
salario accessorio fisse e ricorrenti relative alla professionalita'
ed alla produttivita', escluse quelle legate alla necessita' di
effettuazione delle relative prestazioni ai sensi dell'articolo 61,
comma 13.

Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo quinto
PRODUTTIVITA' ED EFFICIENZA DEI SERVIZI
Capo I
PRODUTTIVITA'

Art. 57
Tipologia e finalita' dell'istituto

L'istituto della incentivazione della produttivita' deve
realizzare un incremento della qualita' e della economicita' dei
servizi ed e' altresi' rivolto a raggiungimento degli obiettivi della
programmazione sanitaria nazionale, regionale e locale.

Il meccanismo di incentivazione, per sua natura, a regime deve
essere organizzato su base budgettaria con un fondo di dotazione e
riscontri di tipo funzionale e contabile.

Dalla data del 1 gennaio 1990 per l'arco di vigenza del
presente regolamento si ridefinisce la disciplina vigente quale fase
di evoluzione verso il futuro sistema per obiettivi, con gli
opportuni e specifici adattamenti riferiti alle due aree negoziali di
cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 5
marzo 1986, n. 68.

L'attivazione dell'istituto e' obbligatoria e subordinata al


conseguimento dei seguenti obiettivi validi su tutto il territorio
nazionale, nei servizi di prevenzione, diagnosi, cura e
riabilitazione:
a) deve mantenersi o migliorarsi il rapporto tra prestazioni rese
in normale orario di lavoro e prestazioni rese in plus-orario, in
relazione alla consistenza dei posti di organico coperti;
b) la gestione dell'istituto deve tendere a migliorare alcuni
indici di produttivita' complessivi:
miglioramento degli indici relativi a: durata media della
degenza, indice di occupazione di posti letto, indice di turn-over
del posto letto;
riduzione dei tempi di attesa intra ed extra ospedaliera;
economie realizzate dall'indice medio regionale per la
farmaceutica esterna ed interna;
potenziamento delle attivita' di prevenzione negli ambienti di
vita e di lavoro;
miglioramento di altri eventuali indici di produttivita',
oggettivamente rilevabili e quantificabili, determinati a livello
regionale;
pieno utilizzo e valorizzazione dei servizi pubblici in modo da
garantire maggiori spazi di prestazione di servizi all'utenza ed un
minore ricorso alle prestazioni di specialistica convenzionata
esterna;
potenziamento degli interventi di assistenza sociale nelle aree
del disagio sociale, dell'emarginazione e nella attivita' di recupero
delle tossicodipendenze;
c) deve concretizzarsi una razionale distribuzione territoriale ed
oraria delle prestazioni utilizzando le attivita' rese in plus-
orario, oltre che nella sede di assegnazione, anche nei presidi
territoriali (distretti, centri di prenotazione, consultori) e nei
presidi multizonali;
d) deve attivarsi un modello di assistenza infermieristica che,
nel quadro di valorizzazione della specifica professionalita',
consenta, anche attraverso l'adozione di una cartella di assistenza
infermieristica, un progressivo miglioramento delle prestazioni al
cittadino;
e) devono incentivarsi le prestazioni ed i trattamenti
deospedalizzanti e le attivita' di ospedale diurno.

Tali obiettivi costituiscono vincoli per l'accordo decentrato a


livello regionale, che deve tracciare le linee generali dei
programmi, criteri di attuazione degli stessi e le verifiche. Ogni
semestre devono essere verificati con le Organizzazioni Sindacali
maggiormente rappresentative gli aspetti tendenziali
dell'applicazione dell'istituto in ordine al grado di conseguimento
degli obiettivi che costituiscono la condizione per l'attribuzione
dei compensi.

Il processo e' cosi' articolato:


a) incentivazione ai sensi dell'articolo 66 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270;
b) produttivita' "per obiettivi".

In riferimento ai commi 3 e 4, con gli accordi quadro regionali
possono essere sperimentate forme di integrazione fra le due
tipologie dell'istituto.

Art. 58
Finanziamento dei fondi di incentivazione

Il fondo di incentivazione della produttivita' di cui al comma
6, lettera a), dell'articolo 57, e' determinato annualmente, dal 1°
gennaio 1990, per singolo Ente prendendo a base il fondo determinato
per il finanziamento dell'istituto per l'anno 1989, in applicazione
delle norme di cui all'articolo 67 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e della circolare attuativa del
Dipartimento della Funzione Pubblica n. 10705 del 30 dicembre 1987.

Il fondo di cui al comma 1, a partire dal 1° gennaio 1990, e'
incrementato del tasso di inflazione programmato per il
corrispondente anno.

Fermo restando che, a parita' di bisogno assistenziale,
l'aumento del valore delle prestazioni erogate all'interno della
struttura deve essere correlato ad un decremento pari o maggiore del
valore delle prestazioni erogate in regime di specialistica
convenzionata esterna, in caso di maggiore esigenza assistenziale, il
fondo come sopra determinato e' incrementato in ragione del valore
delle prestazioni aggiuntive al 30 giugno 1990 rispetto a quelle
rilevate al 30 giugno 1989, calcolate in base al tariffario vigente e
comparate con le prestazioni erogate in regime di specialistica
convenzionata esterna - valutate in base al predetto tariffario
recepito con decreto ministeriale 8 agosto 1984 - e riferite alle
distinte discipline nel medesimo periodo temporale assunto a
riferimento. Il limite massimo annuale di aumento di cui al presente
comma non puo' essere superiore al 10% del fondo dell'anno
precedente.

Le competenze previste nel tariffario per la categoria.


A) - medici vengono utilizzati come riferimento economico di
riparto per il personale della categoria.
B) - personale laureato non medico.

Le prestazioni soggette a tariffazione sono quelle previste nel
tariffario vigente. Le prestazioni attualmente erogate, che non
trovano riscontro nel suddetto tariffario, vengono individuate dal
Ministro della Sanita', con proprio decreto, entro tre mesi
dall'entrata in vigore del presente regolamento.

Le Regioni possono integrare il fondo assegnando risorse
strettamente connesse all'attivazione di nuove unita' operative in
misura non superiore alla media di quanto liquidato pro capite a
titolo di incentivazione nell'anno precedente, moltiplicato per la
dotazione organica delle unita' operative di nuova attivazione.

Le Unita' Sanitarie Locali nelle quali l'istituto non ha avuto
sviluppo in quanto il relativo fondo erogato nell'anno 1989 non ha
raggiunto la percentuale di cui all'articolo 67, comma 3, del decreto
del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, sono
autorizzate ad incrementare i fondi di finanziamento dell'istituto
della incentivazione della produttivita' di cui al comma 6, lettera
a), dell'art. 57 nella misura utile ad attribuire a tutto il
personale laureato del ruolo sanitario due ore di plus-orario
settimanale nonche' un'ora di plus-orario settimanale al restante
personale del ruolo sanitario e al personale laureato degli altri
ruoli, al fine di favorire lo sviluppo della attivita' specialistica
ambulatoriale all'interno delle strutture e migliorare gli attuali
rapporti di efficienza del funzionamento delle stesse. A tal fine, le
Unita' Sanitarie Locali corrispondono in via sperimentale e per mesi
dodici i relativi acconti al personale interessato ai sensi
dell'articolo 60, comma 10. Al termine del periodo di
sperimentazione, le Unita' Sanitarie Locali verificano formalmente
l'avvenuta realizzazione delle prestazioni preventivamente previste
nei piani di lavoro a giustificazione della sperimentazione avviata,
dandone comunicazione alla regione. I fondi necessari al
finanziamento del plus-orario di cui al presente comma trovano
copertura attraverso i corrispondenti risparmi realizzati sulla
attivita' specialistica convenzionata esterna. Terminato il periodo
di sperimentazione, la determinazione del fondo avviene mediante
l'utilizzo dei criteri di cui ai commi 1, 2 e 3.

Dal 1° gennaio 1990 il fondo determinato ai sensi dei commi 1, 2
e 3 e' incrementato annualmente delle somme corrisposte nell'anno
precedente da Enti e Privati paganti per prestazioni erogate dal
Servizio Sanitario Nazionale, al netto del 15% corrispondente alle
spese di amministrazione. Tale fondo viene ripartito in ragione
dell'85% al fondo di categoria cui afferisce l'equipe che ha reso la
prestazione, del 10% al fondo della categoria C) e del 5% al fondo
della categoria D).

Le Regioni, sulla base della quota parte del fondo Sanitario
Nazionale necessario a garantire la copertura economica dei bilanci
di previsione delle singole Unita' Sanitarie Locali, possono
prevedere che nell'ambito dell'accordo quadro regionale per
l'istituto della incentivazione della produttivita', limitatamente
alle Unita' Sanitarie Locali nelle quali siano stati avviati sistemi
di contabilita' per centri di costo e di gestione budgettaria o di
progetti obiettivo mirati e verificati nei risultati, qualora si
verifichino risparmi tra spese preventivate e spese a consuntivo,
tali risparmi vadano ad incrementare nell'anno successivo a quello
preso a riferimento il fondo di incentivazione di cui al comma 6,
lettera b), dell'art. 57. I dati di riferimento delle singole voci di
spesa vanno raffrontate con il bilancio consuntivo del 1989, tenuto
conto dell'indice inflattivo e di eventuali aumenti determinati da
disposizioni nazionali sulle singole voci di bilancio.

Le quote incrementali del fondo determinate ai sensi dei commi
3 e 4, relativamente alle prestazioni di laboratorio, sono ripartite
come previsto nella tabella di cui all'articolo 63 del decreto del
Presidente della Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, come modificato
dall'articolo 2 dell'allegato al decreto del Presidente della
Repubblica 15 maggio 1987, n. 228. La suddivisione della quota oraria
spettante alle categorie A) e B) avviene tenuto conto della
rispettiva presenza numerica all'interno della equipe che ha reso le
prestazioni aggiuntive.

Il fondo regionale di incentivazione di cui al comma 6, lettera
a), dell'art. 57 e' costituito dalla somma dei fondi delle singole
Unita' Sanitarie Locali che di norma rimane di loro competenza. In
connessione con interventi di riordino e di ridistribuzione di
funzioni sanitarie, l'accordo quadro regionale puo' stabilire, in
relazione a fabbisogni di prestazioni ed obiettivi da raggiungere,
definiti dalla programmazione regionale, una diversa distribuzione
del fondo nella Regione.

L'istituto della produttivita' per obiettivi di cui
all'articolo 66, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica
20 maggio 1987, n. 270, viene finanziato dal 1° gennaio 1990 al 30
giugno 1990 con il fondo di incentivazione costituito dallo 0,80% del
monte salari relativo a ciascun Ente e da una quota del fondo comune
di cui agli articoli 70 e 105 del medesimo decreto non superiore allo
1,45', determinata in sede di accordo quadro regionale. Lo 0,80 del
monte salari viene incrementato dello 0,65 a decorrere dal 1° luglio

13. Sono fatti salvi i fondi definiti alla data del 31 dicembre
1989 a norma delle disposizioni contenute nel decreto del Presidente
della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, che rimangono indisponibili
fino ad avvenuto riassorbimento derivante dall'applicazione del comma

Art. 59


Valutazione della produttivita'

L'istituto di incentivazione della produttivita', valutato sulla
base delle prestazioni complessive prodotte dall'equipe secondo le
modalita' operative od indici obiettivi che comportano un incremento
di impegno dei componenti dell'equipe stessa, viene garantito nel
rispetto delle attribuzioni delle posizioni funzionali di
appartenenza.

Le prestazioni effettuate vengono valutate economicamente sulla
base del tariffario nazionale con riferimento all'articolo 58, commi
4 e 5, e ripartite con le modalita' previste nell'articolo 70 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, fatto
salvo il disposto dell'articolo 58, comma 10. Titolare delle
prestazioni specialistiche utili ai fini dell'istituto
dell'incentivazione di cui al comma 6, lettera a), dell'art. 57 e'
soltanto il personale delle categorie A) e B).

Ai fini della valutazione economica della produttivita', ferme
restando le prestazioni effettuate dalle singole equipes al 31
dicembre 1989, vengono valorizzate, secondo quanto previsto dal comma
2, tutte le prestazioni aggiuntive effettuate.

Le prestazioni sono effettuate attraverso la predisposizione di
orari e turni che garantiscono una equa ripartizione di tutto il
personale in modo da assicurare la partecipazione di tutti i
componenti dell'equipe.

L'accordo quadro regionale puo' prevedere, ai fini della
valutazione della produttivita', la costituzione di nuclei
interdisciplinari di personale per la valutazione della produttivita'
medesima. Agli stessi fini e' previsto l'apporto delle commissioni
professionali di cui all'articolo 67.

Il personale costituente tali nuclei non partecipa alla
ripartizione dei compensi derivanti dall'istituto e percepisce,
secondo quanto previsto dai rispettivi accordi regionali, quote
prestabilite di fondo comune o di incentivazione per obiettivi.

Non e' ammesso alla ripartizione delle quote di fondo comune il
personale avente partecipazione agli utili in strutture private.

Art. 60
Tabella di ripartizione del fondo di incentivazione
di cui al comma 6, lettera A), dell'art. 57

Le competenze spettanti al personale, articolate per settori, a
secondo della diversa incidenza professionale degli operatori
necessaria alla realizzazione delle prestazioni, saranno ripartite
secondo lo schema seguente:
A) Medici.
B) Biologi, chimici, fisici, farmacisti, ingegneri, psicologi.
C) Personale tecnico-sanitario, personale infermieristico,
personale della riabilitazione e personale di prevenzione e vigilanza
igienica di cui alle tabelle H-I-L-M-N dell'allegato 1 del decreto
del Presidente della Repubblica n. 761/1979, riordinate dall'allegato
1 del presente regolamento.
D) Restante personale.

Le competenze attribuite al personale della categoria B)
(personale laureato non medico) sono suddivise come segue:
a) all'equipe che ha reso la prestazione il 45% da ripartirsi ai
singoli componenti;
b) al fondo comune il 55%.

Il fondo comune e' suddiviso in quote orarie. L'accordo quadro
regionale e i conseguenti accordi locali stabiliscono i criteri di
utilizzo del fondo comune la cui quota parte, non inferiore al 25%,
deve essere riservata al raggiungimento degli obiettivi della
programmazione sanitaria nazionale e regionale, per particolari
funzioni o aree di attivita' connesse alla operativita' complessiva
delle strutture sanitarie. Per le restanti quote di fondo comune gli
accordi decentrati stabiliscono modalita' di utilizzo che consentano
meccanismi perequativi all'interno del personale per il perseguimento
degli obiettivi locali e la realizzazione dei piani di lavoro
programmati.

La partecipazione alla ripartizione del fondo comune comporta la


prestazione del plus orario con le modalita' appresso indicate e
articolate sulla base di accordi locali.

Al fondo comune afferiscono le somme di competenza individuale


eccedenti il tetto retributivo.

La distribuzione delle quote avviene in misura proporzionale a


plus orari concordati ed effettuati.

Le quote di fondo comune non attribuite a seguito del


raggiungimento del tetto economico individuale sono riattribuite al
fondo comune stesso.

Le eventuali quote di fondo comune non ripartite per il


raggiungimento dei tetti economici individuali vengono utilizzate,
all'interno dell'istituto di cui al comma 6, lettera a),
dell'articolo 57, per obiettivi di produttivita' individuati in sede
di accordi quadro regionali.

Gli accordi quadro regionali possono prevedere, secondo quanto
previsto nell'articolo 57, commi 1, 2 e 3, che il fondo di
incentivazione di cui al comma 3 sia gestito in via sperimentale,
limitatamente o totalmente, con il sistema della produttivita' per
obiettivi.

Art. 61
Plus orario e sua determinazione

L'attivita' connessa con l'istituto delle incentivazioni di cui
la comma 6, punto I, dell'articolo 66, del decreto del Presidente
della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, va svolta in plus orario.

I tetti massimi di plus orario sono fissati, nei limiti del
fondo di cui all'articolo 58, come segue:
a) 7 ore settimanali per il personale laureato della categoria B);
b) 3 ore settimanali per il personale tecnico sanitario di
riabilitazione, di vigilanza e di ispezione;
c) 2 ore settimanali per il personale infermieristico.

Per il personale laureato dirigente dei ruoli amministrativi,
professionali e tecnici e, distintamente, per il restante personale
amministrativo e per gli assistenti sociali, per i quali sono
previsti limiti massimi individuali di plus orario settimanale di 4
ore e di 2 ore, gli accordi quadro regionali definiscono, in
relazione alle differenti leggi regionali sull'organizzazione dei
servizi, modalita' e ambiti di applicazione dell'istituto.

Il plus orario, concordato con le Organizzazioni Sindacali e
successivamente deliberato dall'Amministrazione, si integra con il
normale orario di lavoro. Il plus orario e il normale orario di
lavoro sommati tra loro costituiscono debito orario complessivo
individuale. Il debito orario complessivo individuale cosi' definito
deve essere verificato attraverso sistemi obiettivi di controllo.

La misura del plus orario individuale reso puo' trovare
compensazione all'interno del semestre. Le differenze in difetto o in
eccesso di plus orario individuale reso nel semestre rispetto a
quello dovuto, debbono essere compensate nel semestre successivo. In
caso di mancato recupero del plus orario individuale dovuto e non
reso, si effettuano le relative proporzionali trattenute economiche
corrispondenti.

Fermo restando il disposto dell'articolo 71, comma 8, del
decreto del Presidente della Repubblica del 20 maggio 1987, n. 270,
per il periodo di applicazione del presente regolamento la misura del
valore orario e' rapportata, per ciascun operatore, al 10% del
trattamento economico globale mensile lordo, cosi' come determinato
al comma 7, per ogni ora settimanale di plus-orario reso.

Il trattamento economico da assumere a riferimento per la
determinazione del valore orario del plus orario reso e per il
riparto del fondo di incentivazione di cui al comma 6, lettera b),
dell'art. 57 e' quello in atto goduto al 31 dicembre 1989 sulla base
del decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.
Non concorrono alla determinazione di detto trattamento economico i
miglioramenti economici e quelli connessi all'anzianita' di servizio
previsti dal presente regolamento. Per il personale neo assunto o nei
casi di modifica della posizione funzionale o del profilo o del
rapporto di ore successivamente al 31 dicembre 1989, si applicano i
trattamenti economici iniziali previsti dal decreto del Presidente
della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270. E' fatto salvo l'importo del
valore orario in godimento qualora piu' favorevole. Dal 1 gennaio
1990 il valore orario come sopra determinato e' incrementato
annualmente di una percentuale pari al tasso di inflazione
programmato per l'anno stesso.

Con periodicita' semestrale puo' essere attuata la revisione del


plus orario in relazione agli obiettivi raggiunti.

Le competenze economiche relative al presente istituto vengono


corrisposte di regola a cedenza mensile.

Le Regioni sono tenute a verificare che le Unita' Sanitarie


Locali, una volta determinati i fondi da destinare all'istituto di
incentivazione della produttivita' di cui al comma 6, lettera a),
dell'art. 57 provvedano ad applicare l'istituto attivando le proce-
dure per l'individuazione del plus orario necessario pervenendo al
pieno utilizzo dei fondi stessi in connessione ai piani di lavoro di
equipe, ovvero alla determinazione degli obiettivi di produttivita'
attribuendo al personale interessato agli obiettivi i relativi
acconti economici nella misura dell'80% del valore massimo fissato
per la singola ora di plus orario. Tale acconto sara' restituito in
caso di mancato conseguimento dell'obiettivo di produttivita'
prefissato in ragione percentuale al mancato raggiungimento
dell'obiettivo stesso. Le modalita' sono definite in sede di accordo
quadro regionale.

In sede di accordo a livello di Enti, gli stessi convengono con


le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative
l'articolazione delle attivita' professionali da rendere in plus-
orario soggette a rilevazione, in modo da garantire un incremento
della produttivita' e maggiori spazi anche temporali di prestazioni
di servizi all'utenza.

Al personale soggetto al plus-orario che rinunci alla


effettuazione dello stesso non compete alcun compenso a titolo di
incentivazione.

Al personale collocato in aspettativa per motivi sindacali, ai


sensi degli articoli 27 e 28, nonche' al personale in congedo
straordinario ai sensi degli articoli 4 e 5 della legge 30 dicembre
1971, n. 1204, compete la corresponsione di una quota fissa pari a
quelle riconosciute al personale della categoria D) di pari livello
retributivo sul fondo di appartenenza.

Qualora nell'arco di vigenza del piano di lavoro o


dell'obiettivo programmato si realizzano situazioni di vacanza di
organico relativamente a personale impegnato in attivita' di plus-
orario o rinunce a plus-orari assegnati, le relative quote di equipe
vengono ripartite dalla data della vacanza tra il restante personale
componente l'equipe.
Art. 62
Modalita' di determinazione del fondo per il personale
della categoria B)

Il fondo del personale della categoria B) e' costituito dalle


quote corrisposte o da corrispondere a detto personale in riferimento
all'anno 1989 dalle singole Unita' Sanitarie Locali, incrementato con
i criteri indicati negli articoli precedenti.

Per l'arco di vigenza del presente regolamento, al fondo del


personale della categoria B) affluiscono, altresi', le entrate
realizzate dal personale ingegnere per prestazioni effettuate a
richiesta di Enti o privati.

Il fondo di cui al presente articolo puo' essere incrementato da


una quota pari al 70% del risparmio derivante dalla distribuzione
diretta all'utenza di farmaci, presidi e prodotti previsti
dall'assistenza farmaceutica integrativa, nonche' per la produzione
in proprio di prodotti galenici.

Gli incrementi di cui ai commi 2 e 3 sono determinati con


riferimento ai criteri di cui all'articolo 58, comma 8.

Il fondo della categoria B) di cui al presente articolo e'


prioritariamente garantito e liquidato al personale della categoria
medesima che ha effettuato le prestazioni, con l'obiettivo di
mantenere elevati gli standards quali-quantitativi delle attivita'
connesse. Nel caso che le verifiche semestrali della produttivita'
non le giustifichino, esso e', per la parte non utilizzata, messo a
disposizione delle altre categorie secondo criteri di distribuzione
da definirsi negli accordi quadro regionali.
Art. 63
Modalita' di determinazione dei fondi di
incentivazione per il personale delle categorie C) e D)

Le competenze attribuite al personale della categoria C)


nell'anno 1989 vengono sommate e l'importo risultante forma il monte
globale complessivo da suddividere fra tutto il suddetto personale
con modalita' che vengono definite nell'accordo quadro regionale per
l'arco di validita' del presente regolamento.

Le Regioni, nell'accordo quadro regionale, in relazione a


problemi organizzativi ed assistenziali connessi con la carenza
infermieristica, possono riservare, esclusivamente al personale
infermieristico operante nei turni di assistenza continuativa
nell'arco delle 24 ore, una quota aggiuntiva di incentivazione della
produttivita' di cui al comma 6, lettera a), dell'art. 57 da
prelevare sulla quota attribuita dal fondo sanitario nazionale di
parte corrente, nei limiti della quota relativa al risparmio
derivante dalla forzata, mancata copertura dei posti vacanti, fino al
raggiungimento del limite orario individuale previsto per il
personale infermieristico dall'articolo 61, comma 2.

Le competenze attribuite al personale di cui alla categoria D)


dell'articolo 70 del decreto del Presidente della Repubblica 20
maggio 1987, n. 270, restano fissate nella quota minima
corrispondente percepita nel 1989 e sono suddivise in base alle
seguenti proporzioni individuali: al personale dei ruoli
amministrativo, professionali e tecnico inquadrato nei livelli dal
VII all'XI: 2; al personale inquadrato nei livelli dal V al VI: 1,50;
al personale inquadrato nei primi quattro livelli: 1. Le competenze
derivanti da detto riparto non spettano al personale al quale vengano
assegnate ore di plus orario.

Il Fondo dei gruppi C) e D), fatto salvo il disposto


dell'articolo 58, comma 8, e' ulteriormente e rispettivamente
incrementato delle quote pari al 10% e 5% del fondo determinato per
il personale medico veterinario, che viene portato in diminuzione del
fondo medesimo.

Le quote non attribuite al personale della categoria C) vanno ad


incrementare il fondo del personale della categoria D).
Art. 64
Valuzione e modalita' di ripartizione del fondo di incentivazione
di cui al comma 6, lettera b), dell'art. 57

I fini, le modalita' operative e la valuzione della


produttivita' dell'istituto di cui al comma 6, lettera b),
dell'articolo 57 sono quelli indicati negli articoli 66 e 73 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.

La valutazione delle produttivita' dell'istituto di cui al comma


1 viene definita su specifici programmi in sede regionale, attuati e
verificati nelle singole Unita' Sanitarie Locali sulla base dei
seguenti indici medi di produttivita' oggettivamente rilevati a
livello regionale:
a) contenimento della spesa corrente rispetto a quella storica
riferita all'anno precedente a quello preso in considerazione;
b) durata media della degenza, indice di occupazione di posti
letto, indice di turn-over del posto letto;
c) riduzione dei tempi di attesa intra ed extra ospedaliera;
d) economie realizzate rispetto all'indice medio regionale per la
farmaceutica esterna ed interna;
e) attivazione e potenziamento della rete distrettuale;
f) progressiva rilevazione degli standards di intervento in
materia di prevenzione negli ambienti di vita e del lavoro;
g) attivazione e svolgimento di programmi di educazione sanitaria;
h) altri eventuali indici di produttivita', oggettivamente
rilevabili e quantificabili, determinati a livello regionale o di
Unita' Sanitaria Locale.

L'accordo quadro regionale provvede a determinare le principali


aree nell'ambito delle quali le singole Unita' Sanitarie Locali
devono realizzare gli specifici progetto obiettivo. Lo stesso accordo
deve pure prevedere i criteri metodologici attraverso i quali
perseguire i processi attuativi dei singoli interventi che devono
tendere al conseguimento dei risultati oggettivamente rilevabili e
misurabili. Detto accordo deve, in particolare, determinare le
modalita' per correlare la misura dei compensi ai risultati
conseguiti rispetto agli obiettivi prefissati, escludendo in ogni
caso la possibilita' di erogazione generalizzata collegata
esclusivamente alla presenza in servizio congiunta o meno al
parametro retributivo.

Gli Enti individuano su proposta dei responsabili dei servizi e


sentite le Organizzazioni Sindacali, le unita' di personale assegnate
alla realizzazione dei singoli progetti di intervento.

Ai fini di verifiche e programmazione dei successivi interventi


le Unita' Sanitarie Locali sono tenute a trasmettere alle Regioni la
documentazione attestante il raggiungimento dei risultati ottenuti.
Le regioni a loro volta, per i fini del sistema informativo del
Governo, riferiscono annualmente al Ministro della Sanita' ed ai
Ministri per la Funzione Pubblica e del Tesoro.

Nell'ambito di ciascun Ente, a verifica avvenuta nei tempi


concordati, si provvede alla liquidazione delle quote relative ai
singoli progetti nei confronti degli operatori che hanno
effettivamente partecipato alla loro realizzazione, sulla base della
retribuzione tabellare percepita dagli operatori stessi ed in
relazione al grado di perseguimento degli obiettivi prefissati.
Art. 65
Fondo di incentivazione della produttivitadel servizio
veterinario esue modalita' di ripartizione

Nel rispetto della normativa generale dell'istituto disciplinato


dal presente capo, che si richiama a tutti gli effetti, l'attivazione
dell'istituto stesso e' obbligatoria nel servizio veterinario e deve
essere prioritariamente rivolta ad incrementare le attivita' di
vigilanza, ispezione e profilassi.

Il personale delle categorie C) e D) operante nel servizio


veterinario partecipa alla suddivisione dei relaviti fondi unitamente
al restante personale delle categorie predette.

Il trattamento economico da assumere a riferimento per la


determinazione del valore orario del plus orario reso o per il
riparto del fondo di incentivazione di cui all'art. 64 e' calcolato
con i medesimi criteri utilizzati per il restante personale.

Al fine di incrementare le attivita' di vigilanza, ispezione e


profilassi, le Regioni, nel definire il finanziamento del fondo
suddetto, possono prevedere l'attribuzione al personale in questione
di adeguati incentivi.
Art. 66
Fondo di incentivazione della produttivita' e sue modalita' di
ripartizione per il personale medico veterinario degli Istituti
Zooprofilattici.

Il finanziamento del fondo di incentivazione della produttivita'


per il personale degli Istituti Zooprofilattici e' fissato in ragione
del 10' della spesa complessiva risultante a rendicontazione per le
attivita' finanziate dal Fondo Sanitario Nazionale nel 1989.

Tale fondo e' incrementabile per le entrate corrisposte da enti


e privati per prestazioni dagli stessi richieste.

Il fondo cosi' determinato e' ripartito come previsto nella


tabella di cui all'articolo 63 del decreto del Presidente della
Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, come modificato dall'articolo 2
del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1987, n.22. La
suddivisione della quota spettante ai gruppi A) e B) di cui
all'articolo 60 avviene tenuto conto della rispettiva presenza
numerica all'interno della equipe che ha reso la prestazione

Le Regioni, nell'ambito dell'accordo quadro regionale, possono


prevedere per l'istituto di riferimento relativamente all'attivita'
di supporto alla vigilanza veterinaria permanente, per il personale
laureato non medico e per il restante personale di gruppo C) di cui
all'articolo 60, adeguati incentivi.
Art. 67
Norme finali

A regime l'individuazione globale di indicatori e di indici di


produttivita' e di ulteriori fondi di finanziamento per i diversi
settori sanitari amministrativi e tecnici e la definizione del
modello di applicazione degli standards conseguiti, ai fini della
valutazione della produttivita', e' demandata ad un'apposita
Commissione costituita presso il Ministero della Sanita', composta da
esperti designati dal Governo, Regioni ed ANCI, che li definisce
entro il 31 dicembre 1990 anche in riferimento agli obiettivi della
programmazione nazionale.

Le Regioni inviano ai Ministeri della Sanita' e del Tesoro gli


accordi decentrati relativi all'applicazione dell'istituto. Il
Ministero della Sanita' effettua le relative valutazioni in ordine
all'andamento della spesa per incentivazione della produttivita' e
per attivita' specialistica convenzionata esterna, comunicandone i
risultati al Ministero del Tesoro, al Dipartimento della Funzione
Pubblica e alle Regioni ed assumendo, congiuntamente con i predetti,
le opportune iniziative atte a correggere l'eventuale incremento non
controllato dell'onere.

A far data dal 1 dicembre 1990 i compensi previsti a saldo


derivanti dall'istituto dell'incentivazione alla produttivita' di cui
al comma 6 dell'art. 57 non possono essere erogati se non sono state
costituite le Commissioni tecnico-scientifiche per la promozione
della qualita' dei servizi e delle prestazioni sanitarie di cui
all'articolo 69.

Al fine di consentire la soluzione di problematiche applicative


connesse alle norme di cui al presente capo, anche in relazione alla
specificita' delle realta' interessate e con riferimento all'articolo
54, comma 7, viene demandata al Ministero della Sanita' - Servizio
Centrale della Programmazione Sanitaria - la titolarita' ad attivare
nuclei tecnici composti da un rappresentante designato dal Ministero
della Sanita' che la presiede, un rappresentante designato dal
Ministero del Tesoro, un rappresentate designato dalla Regione
interessata ed un rappresentante designato dall'ANCI. L'attivazione
della Commissione ha luogo d'ufficio, ovvero a richiesta
dell'Amministrazione regionale interessata o delle Organizzazioni
Sindacali maggiormente rappresentative. I verbali della commissione
sono trasmessi ai Ministeri ed alle Regioni interessate per
l'adozione dei provvedimenti di competenza.
Parte prima
COMPARTO SANITA'
Titolo sesto
NORME FINALI DI RINVIO
Capo I
DISPOSIZIONI PARTICOLARI E FINALI

Art. 68
Disposizioni particolari

Nell'articolo 31, comma 5, del decreto del Presidente della


Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' aggiunto il seguente periodo:
Nei confronti dei dipendenti componenti dei Comitati di gestione od
organi corrispondenti non collocati in aspettativa ai sensi
dell'articolo 2 della legge 27 dicembre 1985, n. 816, deve essere
posta in essere ogni modalita' di articolazione dell'orario di lavoro
idonea a garantire l'espletamento del mandato, fermo, peraltro,
rimanendo l'obbligo del debito orario.

Il comma 4 dell'articolo 33 del decreto del Presidente della


Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' sostituito dal seguente:
"4. Il costo del pasto determinato in sostituzione del servizio
mensa non puo' superare L. 10.000. Il dipendente e' tenuto a
contribuire in ogni caso nella misura fissa di L. 2.000 per pasto.

Il comma 3 del'articolo 34 del decreto del Presidente della


Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' sostituito dal seguente:
"3. Per l'attuazione della suddetta attivita', ogni anno le
Amministrazioni, d'intesa con le Organizzazioni Sindacali, iscrivono
a bilancio uno stanziamento da determinarsi in sede regionale in
misura comunque non superiore a L. 5.000 annue per dipendente.
Eventuali condizioni piu' favorevoli definite in sede di accordi
decentrati sono mantenute sempreche' lo stanziamento gia' esistente
non sia superiore al L. 10.000 annue per dipendente."

L'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 20


maggio 1987, n. 270, e' cosi' integrato:
a) dopo la lettera e) del comma 3 e' inserita la seguente:
"f) il comando finalizzato previsto dall'articolo 45 del decreto
del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761";
b) al termine del comma 10 e' inserito il seguente periodo:"La
partecipazione ai corsi, convegni e congressi, la frequenza delle
scuole di specializzazione e gli esami sostenuti devono essere
adeguatamente documentati al fine della concessione del congedo
straordinario previsto dall'articolo 10 del decreto del Presidente
della Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, e dalla circolare 10705 del
30 dicembre 1987 del Dipartimento della funzione pubblica";
c) al comma 15, dopo le parole "correzione degli elaborati" sono
aggiunte le seguenti "nonche' per la partecipazione alle attivita'
degli organi didattici";
d) dopo il comma 15 e' aggiunto il seguente:
"16. In attesa della istituzione della commissione paritetica e
del comitato tecnico scientifico previsto dai commi 5 e 9, al livello
di singolo Ente sulle questioni demandate alla competenza di tali
organi, decide l'Ufficio di direzione".

Dopo l'ultimo comma dell'articolo 11 del decreto del Presidente


della Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, sono inseriti i seguenti:
"La festivita' nazionale e quella del Santo Patrono coincidenti
con la domenica non danno luogo a riposo compensativo, ne' a
monetizzazione.
Nei confronti dei soli dipendenti che, per assicurare il servizio,
prestano la loro opera durante la festivita' nazionale coincidente
con la domenica si applica la disposizione recata nel precedente
secondo comma".

Agli operatori professionali dirigenti forniti di abilitazione


alle funzioni direttive ed adibiti a compiti di organizzazione e di
programmazione, nonche' agli operatori professionali dirigenti
direttori delle scuole di formazione degli operatori sanitari ed ai
collaboratori coordinatori amministrativi con tre anni di anzianita'
nella posizione funzionale medesima e' attribuito, a decorrere dal 1
dicembre 1990, il livello retributivo VIII-bis previsto dall'articolo
49 del decreto del Presidente della Repubblica 17 settembre 1987, n.
494, pari a L. 17.571.000 annue lorde.

Il personale del ruolo sanitario con funzioni di riabilitazione

operatori professionali di I categoria previsto dall'articolo 57,


primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno
1983, n. 348, a decorrere dal 1 dicembre 1990 e' inquadrato nella
posizione funzionale di operatore professionale coordinatore
corrispondente al VII livello retributivo.

Il personale appartenente alla posizione funzionale


corrispondente al I livello retributivo - addetto alle pulizie - in
servizio alla data 1 dicembre 1990 al compimento di tre anni di
anzianita' nella posizione funzionale e' inquadrato nel II livello
retributivo.

Nel comma 13 dell'articolo 18 del decreto del Presidente della


Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, la parola "farmacisti"e' abrogata.
Art. 69
Commissioni per la verifica e la revisione della
qualita'
dei servizie delle prestazioni sanitarie

In ogni Regione e' costituita la Commissione regionale per la


verifica e revisione della qualita' dei servizi e delle prestazioni
sanitarie.

La Commissione ha i seguenti compiti:


a) valutare i servizi sanitari in termini di:
adeguatezza delle strutture, attrezzature e personale;
correttezza delle procedure e delle prestazioni;
risultati raggiunti rispetto ai bisogni dei cittadini, ai
programmi deliberati e in comparazione con gli standard medi
nazionali;
b) promuovere la diffusione delle metodologie per il miglioramento
qualitativo delle prestazioni, anche attraverso l'avvio di iniziative
specifiche, regionali o locali, di formazione di personale esperto in
valutazione e promozione delle qualita' dei servizi e della
assistenza sanitaria;
c) convalidare e verificare progetti e programmi di valutazione
predisposti a livello di Unita' Sanitaria Locale dall'apposita
commissione di cui al comma 7.

La commissione e' nominata con provvedimento del Presidente


della Giunta entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
del presente regolamento ed e' presieduta dal Presidente dell'Ordine
dei medici della provincia capoluogo di regione.

La Commissione e' composta da:


a) i Presidenti degli Ordini e dei Collegi provinciali del
capoluogo regionale;
b) due funzionari regionali scelti nei settori epidemiologico-
informativo, dell'assistenza sanitaria, della programmazione
sanitaria;
c) sette esperti qualificati nei settori della valutazione della
qualita' dei servizi e delle prestazioni sanitarie; della
programmazione ed organizzazione dei servizi; della epidemiologia e
statistica; della formazione professionale; della assistenza
infermieristica (nursing), assistenza farmaceutica e diagnostica
strumentale, scelti dalla regione fra i dipendenti del Servizio
Sanitario Nazionale o di strutture universitarie e tra i componenti
di societa' scientifiche;
d) cinque rappresentanti nominati annualmente e congiuntamente
dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative, in modo
da garantire la presenza dei diversi profili professionali;
e) un funzionario regionale della carriera direttiva
amministrativa, con funzioni di segretario.

La commissione regionale invia un rapporto semestrale al


Comitato nazionale di cui al comma 11 sui progetti e sui programmi
avviati e sui risultati raggiunti.

Per la vigenza del presente regolamento, il coordinatore


sanitario della Unita' Sanitaria Locale, tenuto conto degli indirizzi
regionali e sentito l'Ufficio di Direzione, individua almeno tre tra
i seguenti progetti di valutazione della qualita' dei servizi e delle
prestazioni, dei quali almeno uno di valenza ospedaliera e uno di
valenza territoriale:
a) revisione delle procedure di accettazione ospedaliera;
b) consumo di farmaci per giornata di degenza e loro valutazione
quanti-qualitativa anche in funzione del rapporto costo-beneficio;
c) tempi di risposta diagnostica intraospedaliera, in rapporto
alle attivita' in plus-orario e alla durata media delle degenze;
d) utilizzo delle camere operatorie in rapporto alla durata delle
esigenze nelle unita' operative a valenza chirurgica e al rapporto
tra ricoverati e operati nelle stesse unita';
e) prevenzione e terapia delle lesioni da decubito;
f) adozione e valutazione di nuovi modelli di assistenza
infermieristica per obiettivi e miglioramento degli aspetti di
carattere alberghiero;
g) riscontri anatomo-patologi sui reperti chirurgici e riscontri
autoptici sui decessi;
h) valutazione dei servizi di pronta disponibilita' nei settori
sanitario, veterinario e igienistico-ambientale, in rapporto ai
bisogni prevedibili e alle attivita' effettivamente svolte;
i) valutazione dei servizi e dei programmi adottati in attuazione
del Piano Sanitario Nazionale e regionale;
l) qualita' della documentazione clinica e adozione della cartella
infermieristica. Ulteriori programmi possono essere aggiunti in sede
locale con riferimento ad aspetti critici della situazione
assistenziale;
m) valutazione di progetti e di metodologie per la prevenzione
delle infezioni ospedaliere.

Sulla proposta del coordinatore sanitario deliberano, entro il


termine indicato al comma 3, gli organi della unita' sanitaria lo-
cale, i quali procedono, contestualmente, alla costituzione della
commissione professionale per la verifica e la revisione della
qualita' dei servizi e delle prestazioni della Unita' Sanitaria Lo-
cale, la cui composizione, in relazione ai programmi deliberati, e'
la seguente:
a) il Presidente dell'ordine o collegio interessato, che la
presiede;
b) i responsabili dei servizi interessati;
c) tre esperti nei campi oggetto dei programmi;
d) tre operatori dei servizi interessati;
e) il direttore sanitario e il coordinatore sanitario, nonche' il
coordinatore amministrativo per i programmi a valenza organizzativo-
gestionale.

In relazione alle peculiarita' della verifica e revisione della


qualita' nei presidi ospedalieri, la commissione di Unita' Sanitaria
Locale ha una sua proiezione stabile all'interno della direzione
sanitaria del presidio ospedaliero di maggiore rilevanza nella Unita'
Sanitaria Locale, la quale opera come nucleo operativo ospedaliero
per la promozione e la valutazione della qualita' tecnico-scientifica
ed umana dei servizi e delle prestazioni ospedaliere. Il nucleo
operativo e' composto dagli operatori che intendono avviare o hanno
in atto programmi di valutazione della qualita', dal direttore
sanitario, che ne fa parte di diritto e dal coordinatore sanitario ed
opera nell'ambito dei programmi a valenza ospedaliera adottati ai
sensi del comma 7.

La commissione della Unita' Sanitaria Locale invia


semestralmente alla commissione regionale di cui al comma 1 un
rapporto sui programmi attivati e i risultati conseguiti.

La mancata osservanza dei termini perentori indicati per la


costituzione delle commissioni regionali e di Unita' Sanitaria Locale
determina l'azione sostitutiva a norma della leggi vigenti. Le
commissioni operano validamente anche se in composizione ristretta
per carenza di designazione di alcuni membri.

A livello nazionale il coordinamento delle attivita' di


verifica e revisione della qualita' dei servizi e delle prestazioni
e' affidato ad un comitato nazionale per la valutazione della
qualita' tecnico-scientifica ed umana dei servizi e degli interventi
sanitari e per l'accreditamento delle istituzioni sanitarie.

Il comitato, istituito con decreto del Ministro della Sanita',


e' presieduto dal Presidente della Federazione degli Ordini dei
medici ed e' composto da:
a) i rappresentanti delle federazioni degli ordini e dei collegi;
b) esperti nelle seguenti aree: diagnosi, cura, riabilitazione;
prevenzione, sanita' pubblica, farmaceutica e organizzazione dei
servizi; epidemiologia, valutazione della qualita' e sistemi
informativi; amministrativo-gestionale; essi sono scelti fra i
dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, delle universita', di
Enti nazionali di ricerca scientifica e le associazioni scientifiche
e culturali mediche, e di altre professionalita' sanitarie, fino ad
un massimo di trenta persone;
c) il direttore dell'Istituto superiore di sanita' o suo delegato;
d) sei rappresentanti nominati annualmente e congiuntamente dalle
Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative, garantendo la
presenza dei diversi profili professionali;
e) il segretario generale del Consiglio sanitario nazionale;
f) sei rappresentanti delle direzioni generali del Ministero della
Sanita';
g) un rappresentante del Ministero del Tesoro;
h) un rappresentante del Dipartimento della funzione pubblica;
i) sei rappresentanti delle Regioni;
l) tre rappresentanti dell'ANCI e dell'UNCEM;
m) il dirigente generale del Servizio centrale della
programmazione sanitaria come responsabile del sistema informativo di
governo, con funzioni di coordinamento della segreteria del Comitato.

Il Comitato puo' essere articolato in sezioni corrispondenti ad


aree distinte di intervento e di valutazione.
Art. 70
Norma finale di rinvio

Restano confermate, ove non modificate o sostituite dal presente


regolamento, le disposizioni di cui ai decreti del Presidente della
Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, e 20 maggio 1987, n. 270, per
quanto compatibili.

Gli articoli 12, 13 e 79 del decreto del Presidente della


Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, sono abrograti.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo primo
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo I
CAMPO DI APPLICAZIONE

Art. 71
Area di applicazione e durata

Il presente regolamento si applica a tutto il personale medico


di ruolo e non di ruolo dipendente dagli Enti individuati
dall'articolo 6, commi 5, 6, 7, 8 e 9 del decreto del Presidente
della Repubblica 5 marzo 1986, n. 68.

Il presente regolamento concerne il triennio 1 gennaio 1988-31


dicembre 1990. Gli effetti giuridici decorrono dal 1 gennaio 1988;
gli effetti economici decorrono dal 1 luglio 1988, fatte salve le
diverse decorrenze espressamente previste nei successivi articoli per
particolari istituti contrattuali.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo primo
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo II
RAPPORTI CON L'UTENZA
Sezione I
Cittadino utente

Art. 72
Rapporti amministrazione-cittadino

Nell'intento di perseguire l'ottimizzazione dell'erogazione dei


servizi, le parti assumono come obiettivo fondamentale dell'azione
amministrativa il miglioramento delle relazioni con l'utenza, da
realizzarsi nel modo piu' congruo, tempestivo ed efficace da parte
delle strutture operative in cui si articolano gli Enti.

A tale scopo, gli Enti approntano adeguati strumenti per la


tutela degli interessi degli utenti e per una piu' agevole
utilizzazione dei servizi anche attraverso l'individuazione di
appositi Uffici di Pubbliche Relazioni, se necessario decentrati, con
il compito di fornire agli utenti ogni utile informazione, anche
documentale, sui servizi erogati dall'Ente, sulla loro dislocazione
nel territorio, sugli orari di apertura, sul tipo di prestazioni
nonche' di ricevere eventuali reclami e suggerimenti degli utenti al
fine del miglioramento dei servizi.

In tale quadro gli Enti predispongono, sentite le Organizzazioni


Sindacali mediche maggiormente rappresentative, appositi progetti -
in particolare - per assicurare condizioni di rispetto, chiarezza e
di dialogo nel rapporto con gli utenti, vivi compresa la
riconoscibilita' degli addetti ai servizi attraverso il cartellino di
riconoscimento, secondo le vigenti disposizioni. I suddetti
interventi sono diretti ad assicurare, secondo la natura degli
adempimenti istituzionali:
a) una formazione professionale del personale volta al rispetto
della dignita' umana del malato e dell'utente, da attuare attraverso
piani da definire in sede di negoziazione decentrata, specificamente
rivolta ad assicurare completezza e chiarezza delle informazioni
fornite, anche con l'ausilio di apparecchiature elettroniche.
b) la semplificazione e l'unificazione della modulistica, almeno a
livello di Ente, e la riduzione della documentazione a corredo delle
domande di presta-zioni, applicando le norme sull'autocertifica-zione
di cui alla legge 4 gennaio 1968, n. 15, e le istruzioni contenute
nella circolare del Ministro per la funzione pubblica del 20 dicembre
1988, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 7 del 10 gennaio 1989;
c) l'ampliamento degli orari di apertura delle strutture, per
garantire, la esigenza degli utenti di accedere alle strutture
stesse;
d) il collegamento tra Amministrazioni nonche' l'unificazione di
adempimenti che valgano ad agevolare il rapporto con gli utenti,
anche attraverso l'istituzione di servizi polivalenti;
e) il miglioramento della logistica relativamente ai locali
adibiti al ricevimento degli utenti con l'obiettivo di ridurre al
minimo l'attesa ed i disagi ad essa connessi, anche abbattendo le
barriere architettoniche ed adottando idonee soluzioni atte a
facilitare l'accesso all'informazione ed ai pubblici servizi delle
persone non autonome portatrici di handicap ed anziane.

Entro un anno dall'entrata in vigore del presente regolamento e,


in seguito, con cadenza annuale, gli Enti promuovono apposite
conferenze unitamente alle Organizzazioni Sindacali mediche
maggiormente rappresentative su base nazionale, sentite le
associazioni diffuse su larga scala e maggiormente rappresentative
degli utenti, per esaminare l'andamento dei rapporti con l'utenza ed
in particolare i risultati ottenuti e gli impedimenti riscontrati
nell'ottimizzazione del processo di erogazione dei servizi, allo
scopo di consentire la promozione di adeguate iniziative per la
rimozione dei predetti ostacoli e per il miglioramento delle
relazioni con l'utenza.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo primo
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo II
RAPPORTI CON L'UTENZA
Sezione II
Norme di garanzia del funzionamento dei servizi pubblici essenziali

Art. 73
Servizi pubblici essenziali

Ai sensi dell'articolo 10 del decreto del Presidente della


Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, i servizi da considerare
essenziali, nel comparto del personale del Servizio Sanitario
Nazionale - Area negoziale della professionalita' medica - sono i
seguenti;
a) assistenza sanitaria;
b) igiene pubblica;
c) veterinaria;
d) protezione civile.

Nell'ambito dei servizi essenziali di cui al comma 1 devono


garantirsi, con le modalita' di cui all'articolo 74, la continuita'
delle seguenti prestazioni indispensabili per assicurare il rispetto
dei valori e dei diritti costituzionalmente tutelati:
a) accettazione per i ricoveri d'urgenza; pronto soccorso medico e
chirurgico nonche' servizi specialistici e diagnostici necessari a
garantire le urgenze; prestazioni di diagnosi e cura non differibili
a giudizio medico nelle divisioni e servizi ospedalieri nonche' nei
servizi territoriali psichiatrici e per le tossicodipendenze;
anestesia per le sole urgenze;rianimazione e terapia intensiva;
b) profilassi urgenti in caso di malattie infettive, delle
tossinfezioni alimentari e degli interventi urgenti per gli
inquinamenti ambientali; interventi urgenti in caso di infortuni sul
lavoro;
c) interventi urgenti in caso di malattie infettive e di
zoonosi;Controllo degli animali morsicatori ai fini della profilassi
antirabbica;ispezione veterinaria degli animali morti o in pericolo
di vita;approvvigionamento carneo agli ospedali, case di cura ed
istituti convenzionati nonche' residenze protette ed assistite;
servizi diagnostici necessari per garantire le urgenze;
d) referti, denunce, certificazioni ed autorizzazioni sanitarie
urgenti; prestazioni di sanita' pubblica per gli aspetti urgenti
comprese quelle medico-legali; atti ed attivita' non differibili
previsti per gli adempimenti imposti dalla legge a tutela degli
interessi pubblici preminenti e provvedimenti contingibili ed urgenti
di competenza dell'autorita' sanitaria locale;
e) prestazioni urgenti svolte dal Servizio Sanitario Nazionale per
conto della protezione civile.
Art. 74
Prestazioni indispensabili e contingenti di personale
medico per il funzionamento dei servizi pubblici essenziali

Al fine di cui all'articolo 73 - relativamente ai servizi


pubblici essenziali in esso indicati - sono individuati, per le di-
verse qualifiche e discipline, appositi contingenti di personale
medico, non inferiori a quelli stabiliti per i giorni festivi, per
garantire la continuita' delle prestazioni indispensabili inerenti ai
servizi medesimi.

Entro 30 giorni dall'entrata in vigore del presente regolamento,


con apposito accordo decentrato a livello locale per singolo Ente -
da definirsi prima dell'inizio di ogni altra trattativa decentrata -
sono individuate le discipline e le qualifiche di personale che
formano i contingenti nonche', sulla base di quanto previsto dal
comma 1, i contingenti numerici necessari a garantire la continuita'
delle prestazioni indispensabili per il rispetto dei valori e dei
diritti costituzionalmente tutelati. In mancanza di accordo nel
termine predetto, nei successivi quindici giorni il Ministro per la
Funzione Pubblica convoca le parti, unitamente alla Regione
interessata, per il raggiungimento dell'intesa.

Nelle more della definizione dell'accordo di cui al comma 2, le


Organizzazioni Sindacali mediche assicurano, comunque, le prestazioni
indispensabili indicate nell'articolo 73, con contingenti non
inferiori a quelli stabiliti per i giorni festivi.

In conformita' dell'accordo di cui al comma 2, gli Enti, sentite


le Organizzazioni Sindacali mediche maggiormente rappresentative,
sulla base dei turni programmati e su proposta dei responsabili dei
relativi servizi, individuano, in occasione di ciascuno sciopero che
interessi i servizi essenziali di cui all'articolo 73, i nominativi
dei dipendenti in servizio presso le aree interessate tenuti alle
prestazioni indispensabili ed esonerati dallo sciopero stesso per
garantire la continuita' delle predette prestazioni, comunicando - 5
giorni prima della data di effettuazione dello sciopero - i
nominativi inclusi nei contingenti, come sopra individuati, alle
Organizzazioni Sindacali dei medici che hanno proclamato l'azione di
sciopero ed ai singoli interessati. Il lavoratore individuato ha il
diritto di esprimere, entro 24 ore dalla ricezione della
comunicazione, la volonta' di aderire allo sciopero chiedendo la
conseguente sostituzione, nel caso sia possibile.

L'accordo decentrato di cui al comma 2 ha validita' per il


periodo di vigenza del presente regolamento e conserva la sua
efficacia sino alla definizione dei nuovi accordi.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo primo
DISPOSIZIONI GENERALI
Capo III
CONTRATTAZIONE DECENTRATA E PROCEDURE PER IL
RAFFREDDAMENTO DEI CONFLITTI

Art. 75
Tempi e procedure di applicazione dell'accordo nazionale

I provvedimenti applicativi delle disposizioni contrattuali


riguardanti istituti a contenuto economico e normativo con carattere
vincolato ed automatico sono adottati dai competenti organi entro 30
giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
Art. 76
Tempi e procedure della contrattazione decentrata

La negoziazione decentrata resta disciplinata dalle disposizioni


di cui agli articoli 74 e 75 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, salvo quanto previsto dal comma

2. Il comma 2 dell'art. 75 e' sostituito dai seguenti:

Gli Enti provvedono a costituire le delegazioni di parte


pubblica abilitate alla trattativa ai vari livelli di contrattazione
decentrata entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del
presente regolamento ed a convocare le Organizzazioni Sindacali
mediche maggiormente rappresentative ai sensi delle vigenti
disposizioni, per l'avvio del negoziato entro e non oltre 15 giorni.

La negoziazione decentrata regionale e locale deve riferirsi a


tutti gli istituti contrattuali rimessi a tale contrattazione e deve
concludersi nel termine di 30 giorni dal suo inizio.

All'accordo sottoscritto in sede di contrattazione decentrata e'


data esecuzione con provvedimento adottato dall'organo competente
entro 30 giorni dalla sua sottoscrizione o dalla data di scadenza del
termine di 15 giorni stabilito per la presentazione di eventuali
osservazioni da parte di Organizzazioni Sindacali dissenzienti.

Gli accordi sottoscritti a livello di contrattazione regionale


sono pubblicati entro 15 giorni dalla sottoscrizione nel Bollettino
Ufficiale della Regione e sono recepiti dai singoli enti entro i
successivi 30 giorni dalla pubblicazione e, comunque, entro e non
oltre i 45 giorni dalla sottoscrizione.

Tutte le materie demandate alla disciplina degli accordi


decentrati devono essere definite in una unica sessione negoziale,
fatti salvi eventuali diversi periodi individuati fra le parti negli
accordi predetti.

Ove, nell'interpretazione delle norme degli accordi decentrati


in sede regionale e locale dovessero insorgere contrasti, gli stessi
sono risolti congiuntamente tra le parti mediante riconvocazione
delle stesse. Sulla base degli orientamenti emersi, rispettivamente,
la Regione e l'Ente provvedono ad emanare i conseguenti indirizzi.

Gli accordi decentrati devono contenere apposite clausole circa


tempi, modalita' e procedure di verifica della loro esecuzione.

Gli accordi decentrati non possono comportare oneri aggiuntivi


se non nei limiti previsti dal presente regolamento e conservano la
loro efficacia sino all'entrata in vigore dei nuovi accordi.
Art. 77
Procedure di raffreddamento dei conflitti

Il comma 6 dell'articolo 112 del decreto del Presidente della


Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' sostituito dal seguente:

L'apertura del conflitto non determina l'interruzione del


procedimento amministrativo. Entro 30 giorni dalla formale richiesta
di cui ai commi 3 e 5 il Ministro per la Funzione Pubblica provvede a
convocare le delegazioni trattanti per l'esame delle questioni
prospettate. A seguito degli orientamenti emersi dalle delegazioni
trattanti, il Ministro per la Funzione Pubblica provvede ad emanare
conseguenti indirizzi applicativi per tutti gli enti interessati, ai
sensi dell'articolo 27, comma 1, punto 2, della legge 29 marzo 1983,
n. 93, informandone preventivamente le relative delegazioni.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo secondo
PROGRAMMAZIONE ED ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Capo I
ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Art. 78
Organizzazione del lavoro

Al fine di favorire il processo di riordino e riorganizzazione


degli Enti del Servizio Sanitario Nazionale gia' avviato - nel quadro
della programmazione sanitaria nazionale prevista dalla legge 25
ottobre 1985, n. 595 - con il decreto-legge 8 febbraio 1988, n. 27,
convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1988, n. 109, con
il decreto del Ministro della Sanita' 13 settembre 1988 pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 24 settembre 1988 n. 225 ed, a livello
regionale, con le relative leggi di piano sanitario ed atti di
indirizzo, e' necessario, in attesa dell'approvazione della legge di
riforma del Servizio Sanitario Nazionale, introdurre criteri di
adeguamento dell'organizzazione del lavoro per il corretto
svolgimento delle attivita' istituzionali.

Fermo restando il quadro normativo di riferimento previsto


dell'ordinamento vigente, le esigenze delle strutture e servizi
sanitari richiedono una razionalizzazione dei modelli organizzativi
delle unita' operative ospedaliere ed extra-ospedaliere anche in
senso dipartimentale ed una diversa articolazione funzionale delle
varie professionalita' che concorrono nel lavoro d'equipe
all'erogazione delle prestazioni secondo il grado di autonomia e
responsabilita' di ciascuno dei dipendenti medici e veterinari.

Al fine del raggiungimento degli obiettivi previsti dai commi 1


e 2, gli Enti, con riferimento agli articoli 12 e 13 del decreto del
Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, e sulla base
delle disposizioni regionali in materia, rideterminano le dotazioni
organiche degli assistenti medici e veterinari collaboratori,
trasformando il 30% dei relativi posti in altrettanti posti di
posizione funzionale intermedia. Ferma rimanendo la dotazione
organica complessiva, analoga trasformazione puo' riguardare i posti
di assistente medico e veterinario collaboratore resisi vacanti dopo
l'entrata in vigore del presente regolamento, salvo quelli per i
quali siano stati banditi i relativi concorsi di assunzione. La
copertura dei posti risultanti dalla predetta trasformazione e'
disciplinata con decreto del Ministro della Sanita' da emanarsi, ai
sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 20
dicembre 1979, n. 761, entro e non oltre il 1° dicembre 1990.

Gli Enti, nella proposta di ampliamento o istituzione di nuovi


servizi nelle piante organiche provvisorie o definitive, di norma si
attengono al nuovo assetto della organizzazione del lavoro di cui ai
commi 1, 2 e 3.

Le Regioni e gli Enti nell'ambito delle rispettive competenze,


entro sei mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento,
portano a termine, con le modalita' gia' deliberate a livello
regionale e qualora non ultimate, le procedure concorsuali per la
copertura dei posti derivanti dalla trasformazione delle dotazioni
organiche, comunque attuata ai sensi dell'articolo 17, ultimo comma,
del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761,
e, comunque, sono tenuti a verificare lo stato di attuazione
dell'articolo 17 stesso, ai fini di una corretta applicazione del
principio della parita' aiuti-assistenti.

La trasformazione dei posti di assistente medico e veterinario


collaboratore prevista dal comma 3 riguarda tutti i servizi sanitari
e veterinari dell'Ente e,nell'ambito ospedaliero, » aggiuntiva
rispetto ai processi di trasformazione di cui al comma 5. La
percentuale complessiva di cui al comma 3 » articolata, con
compensazione dei resti, nel 5% per i veterinari, nel 5% per i medici
dei servizi extra ospedalieri e nel 20% per i medici ospedalieri,
tenuto conto, in tale caso, delle attivita' assistenziali
riconosciute come alta specialita' ai sensi dell'articolo 5 della
legge 25 ottobre 1985, n.595.

In attuazione di quanto previsto dai commi 1 e 2, nella presente


fase di transizione, una diversa articolazione funzionale della
professionalita' medica e veterinaria si pone come fattore
indispensabile dell'avvio del processo di trasformazione e di
riordino dei servizi sanitari degli Enti, che si realizza anche
attraverso una integrazione delle attribuzioni proprie delle
posizioni funzionali iniziali ed intermedie del personale medico e
veterinario prevista dall'articolo 63, commi terzo e quarto, del
decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, e
dagli articoli 5 e 6 del decreto del Presidente della Repubblica 7
settembre 1984, n. 821, per una migliore aderenza alla realta' ed
alle mutate esigenze dell'organizzazione del lavoro.
Art. 79
Orario di lavoro

In attuazione di quanto previsto dall'articolo 8, al fine di


garantire un incremento dell'efficienza dei servizi sanitari nonche'
per favorire le attivita' di didattica, ricerca ed aggiornamento, a
decorrere dal 1° ottobre 1990 l'orario di lavoro del personale medico
a tempo pieno, nonche' del personale veterinario, e' fissato in ore
38 settimanali.

Per il personale medico a tempo definito l'orario di lavoro e'


fissato dalla stessa data in 28 ore e trenta minuti settimanali.

Si conferma l'articolo 77 del decreto del Presidente della


Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, per la parte non modificata dal
presente articolo.
Art. 80
Lavoro straordinario

Il lavoro straordinario non puo' essere utilizzato come fattore


ordinario di programmazione del lavoro.

Le prestazioni di lavoro straordinario hanno, carattere


eccezionale, devono rispondere ad effettive esigenze di servizio e
debbono essere preventivamente autorizzate.

A decorrere dal 31 dicembre 1990, il monte ore complessivo annuo


per prestazioni di lavoro straordinario non deve eccedere il limite
globale pari a n. 50 ore annue per il numero dei dipendenti in
servizio. Nel caso di particolari motivate esigenze di servizio con
carattere di emergenza, dovute anche a carenza di organico e per
assicurare i servizi di guardia e pronta disponibilita', il monte ore
annuo complessivo puo' essere aumentato del 30%.

I limiti individuali sono determinati dagli Enti in sede di


contrattazione decentrata in relazione alle esigenze di servizio
preventivamente programmate ovvero per fronteggiare situazioni ed
eventi di carattere eccezionale nel rispetto del monte orario
complessivo di cui al comma 3. I limiti individuali cosi' determinati
per dipendente costituiscono il monte ore disponibile per l'unita'
operativa di appartenenza, all'interno della quale e' possibile
l'attribuzione di ore non fruite da altro personale.

Nella determinazione dei limiti individuali si tiene particolare


conto del richiamo in servizio per pronta disponibilita'; del
servizio di guardia medica nella previsione del comma 7 dell'articolo
80 del decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n.
270; dell'assistenza e partecipazione a riunioni degli organi
collegiali istituzionali; della partecipazione a commissioni - ivi
comprese quelle relative a concorsi del Servizio Sanitario Nazionale

o ad altri organi collegiali nella sola ipotesi in cui non siano


previsti specifici compensi.

Le ulteriori prestazioni di lavoro straordinario svolte per


esigenze sopravvenute oltre la determinazione dei limiti individuati
nei commi 4 e 5 sono compensate con riposi sostitutivi da fruire,
compatibilmente con le esigenze di servizio, nel mese successivo.

La misura oraria dei compensi per lavoro straordinario e'


determinata maggiorando la misura oraria di lavoro ordinario
calcolata convenzionalmente, dividendo per 156 i seguenti elementi
retributivi:
a) stipendio tabellare base iniziale di livello in godimento;
b) indennita' integrativa speciale (I.I.S.) in godimento nel mese
di dicembre dell'anno precedente;
c) rateo di tredicesima mensilita' delle due precedenti voci.

Gli stipendi tabellari iniziali previsti dall'articolo 108,


comma 1, hanno effetto sulla determinazione della misura oraria dei
compensi per lavoro straordinario a decorrere dal primo giorno del
mese successivo all'entrata in vigore del presente regolamento.

La maggiorazione di cui al comma 7 e' pari al 15% per lavoro


straordinario diurno, al 30% per lavoro straordinario prestato nei
giorni festivi o in orario notturno (dalle ore 22 alle ore 6 del
giorno successivo) ed al 50% per quello prestato in orario notturno
festivo.

Ai medici a tempo definito compete per il lavoro straordinario


reso oltre l'orario d'obbligo la stessa tariffa spettante ai medici a
tempo pieno di pari posizione funzionale.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo secondo
PROGRAMMAZIONE ED ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Capo II
MOBILITA'

Art. 81
Mobilita' nell'ambito dell'Ente

L'istituto della mobilita', all'interno dell'Ente, concerne


l'utilizzazione sia temporanea che definitiva del personale in
presidio o servizio ubicato in localita' diversa da quella della sede
di assegnazione.

Rientra nel potere organizzatorio dell'Ente l'utilizzazione del


personale nell'ambito di presidi, servizi, uffici situati a non oltre
10 Km dalla localita' sede di assegnazione. Detta utilizzazione, che
non e' soggetta alle procedure previste dalle lettere A) e B) del
comma 3 per la mobilita' d'urgenza ed ordinaria, e' disposta sentite
le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative quando
avviene al di fuori dal presidio, servizio o ufficio di assegnazione.

La mobilita' interna si distingue in mobilita' di urgenza e


ordinaria e viene attuata secondo le seguenti procedure:
A) Mobilita' d'urgenza:
1) nei casi in cui nell'ambito dell'Ente sia necessario soddisfare
le esigenze funzionali dei servizi a seguito di eventi contingenti e
non prevedibili, l'utilizzazione provvisoria dei dipendenti in
servizi, presidi e uffici diversi da quello di assegnazione e'
effettuata limitatamente al perdurare delle situazioni predette;
2) tale utilizzazione e' disposta, con atto motivato, dall'ufficio
di Direzione dell'Unita' Sanitaria Locale o dall'organo
corrispondente secondo i rispettivi ordinamenti e non puo' superare
il limite massimo di un mese nell'anno solare;
3) la mobilita' di urgenza presuppone l'utilizzo di tutto il
personale di uguale ruolo, posizione funzionale, profilo
professionale e disciplina, ferma restando la necessita' di
assicurare, in via prioritaria, la funzionalita' dell'unita'
operativa di provenienza;
4) al personale interessato spetta l'indennita' di missione
prevista dalla normativa vigente, se ed in quanto dovuta;
B) Mobilita' ordinaria nell'ambito dell'Ente:
gli enti, prima di procedere alla copertura dei posti vacanti
secondo le vigenti disposizioni, a domanda dei medici interessati,
possono attivare, sentite le Organizzazioni Sindacali maggiormente
rappresentative, misure di mobilita' ordinaria interna
nell'osservanza delle modalita' e nel rispetto dei seguenti criteri:
a) adeguata e tempestiva informazione sulla disponibilita' dei
posti da ricoprire mediante mobilita' del personale;
b) valutazione positiva ed, in caso di piu' domande, comparata
del curriculum di carriera e professionale in rapporto al posto da
ricoprire, effettuata dall'Ufficio di direzione - integrato dal
Responsabile di Servizio cui il posto si riferisce, ove non facente
gia' parte dell'Ufficio di direzione stesso - per i medici di
posizione funzionale corrispondente al IX e X livello retributivo;
possono, altresi', essere prese in considerazione documentate
situazioni personali (ricongiunzione del nucleo familiare, numero dei
familiari) e sociali nonche' di residenza anagrafica alle quali e'
attribuito un massimo di punti 15 sulla base dei criteri individuati
in sede di contrattazione decentrata a livello locale;
c) in caso di parita' di punteggio ha la precedenza il dipendente
medico con maggiore anzianita' complessiva di servizio.

Gli Enti per motivate esigenze di servizio possono disporre


d'ufficio misure di mobilita' interna del personale sulla base di
criteri da definirsi negli accordi decentrati a livello locale.

Nei confronti del personale laureato appartenente alle posizioni


funzionali apicali la mobilita' ordinaria puo' essere effettuata
esclusivamente a domanda degli interessati.

I provvedimenti di mobilita' ordinaria interna, a domanda o


d'ufficio, predisposti secondo le procedure indicate nella lettera B)
del comma 3 e nel comma 4, sono adottati dal Comitato di gestione
dell'Unita' Sanitaria Locale od organo corrispondente secondo i
rispettivi ordinamenti, sentite le Organizzazioni Sindacali
maggiormente rappresentative.
Art. 82
Mobilita' tra Enti in ambito regionale

La mobilita' del personale medico tra enti in ambito regionale


comprende le seguenti fattispecie.

Trasferimento ad altra unita' sanitaria locale:


A) Il personale puo' essere trasferito a domanda compatibilmente
con le esigenze di servizio in altra Unita' Sanitaria Locale della
stessa Regione con l'osservanza delle seguenti procedure:
1) pubblicita' con cadenza trimestrale, degli avvisi di mobilita'
relativi alla copertura dei posti individuati da parte della Unita'
Sanitaria Locale interessata nell'albo della Unita' Sanitaria Locale
medesima per almeno 15 giorni. Copia degli avvisi di mobilita' deve
essere inviata contestualmente alla Regione ed alle altre unita'
sanitarie locali per analoga forma di pubblicita';
2) accoglimento della domanda di trasferimento mediante
deliberazione di assenso dei Comitati di Gestione delle Unita'
Sanitarie Locali interessate, sentito nella Unita' Sanitaria Locale
di destinazione il parere dell'Ufficio di Direzione in relazione a
quanto previsto dal punto 3);
3) in caso di pluralita' di domande il trasferimento e' disposto
dalla Unita' Sanitaria Locale di destinazione subordinatamente ad una
valutazione positiva e comparata - da effettuarsi in base al curric-
ulum di carriera e professionale del personale interessato in
rapporto al posto da ricoprire - da parte dell'Ufficio di Direzione,
integrato dal Responsabile del Servizio cui il posto si riferisce ove
non facente gia' parte dell'Ufficio di direzione, per le posizioni
funzionali di IX e X livello retributivo. Possono, altresi', essere
prese in considerazione documentate situazioni familiari
(ricongiunzione al nucleo familiare,numero dei familiari,distanza tra
le sedi), e sociali, secondo le modalita' di cui al comma 3, lettera
b), dell'articolo 81;
4) il provvedimento di trasferimento deve essere notificato alla
Regione entro 60 giorni per le conseguenti variazioni nei ruoli
nominativi regionali.
b) In caso di soppressione del posto o verifica di esubero
conseguente a vincoli legislativi ed indirizzi programmatici di piano
in materia di organizzazione dei servizi delle unita' sanitarie
locali - in applicazione dell'ultimo comma dell'articolo 29 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761,
nonche' del decreto-legge 8 febbraio 1988, n. 27, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 aprile 1988, n. 109, il dipendente ha
diritto, al trasferimento ad altro posto, di corrispondente posizione
funzionale, profilo, e disciplina vacante presso l'unita' sanitaria
locale di appartenenza, con l'osservanza delle seguenti procedure:
1) l'unita' sanitaria locale di appartenenza provvede alla nuova
assegnazione - con priorita' sulla mobilita' ordinaria interna
secondo le procedure dell'articolo 81 e di quella disciplinata alla
lettera A);
2) qualora il dipendente non trovi idonea collocazione nella
unita' sanitaria locale di appartenenza, la Regione provvede ad
attivare i processi di mobilita' a domanda di cui alla lettera A) con
le medesime procedure ed alle stesse condizioni ivi previste, ai
sensi dell'articolo 5, commi 3, 4 e 5, della legge 29 dicembre 1988,
n. 554, e successive modificazioni. A tal fine non sono considerati
disponibili i posti per i quali siano in atto procedure concorsuali
con le prove di esame gia' iniziate;
3) i relativi provvedimenti sono adottati dal Comitato di
gestione;
4) al personale assegnato con le procedure di cui alla presente
lettera, oltre i benefici previsti in materia per gli impiegati
civili dello Stato, compete anche una indennita' di incentivazione
alla mobilita' pari a due mensilita' dello stipendio in godimento
alla data di assegnazione o, se piu' favorevole, una indennita'
massima pari a L. 3.500.000. Tale indennita' e' corrisposta a cura
dell'ente ricevente ed e' rimborsata dallo Stato sino alla
concorrenza massima di L. 3.500.000.

Mobilita' tra gli enti del comparto:


a) e' consentito il trasferimento di personale tra tutti gli enti
destinatari del presente regolamento, a domanda motivata e
documentata del dipendente interessato, previa intesa tra gli enti
stessi ed in base a criteri concordati con le Organizzazioni
Sindacali maggiormente rappresentative, a condizione dell'esistenza
nell'ente di destinazione di posto vacante di corrispondente
posizione funzionale, profilo professionale e disciplina in base alle
tabelle di cui all'allegato 2 al decreto del Presidente della
Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, ed allegato 3 - area medica -
del presente regolamento, nonche' della sussistenza negli ordinamenti
degli Enti del Comparto diversi dalle Unita' Sanitarie Locali di
norme dirette a garantire condizioni di reciprocita'
nell'applicazione della mobilita';
b) qualora il trasferimento ad uno degli enti del comparto
riguardi il personale delle Unita' Sanitarie Locali e', altresi',
necessario il nulla osta della regione interessata.
Art. 83
Mobilita' tra Enti in ambito interregionale

La mobilita' tra enti in ambito interregionale comprende le


seguenti fattispecie.

Mobilita' tra Unita' sanitarie locali:


a) la mobilita' tra unita' sanitarie locali di diversa regione
avviene esclusivamente a domanda del dipendente interessato con le
procedure e alle condizioni indicate nella lettera A) del comma 2
dell'articolo 82, alle quali nel punto 2) e' aggiunto anche l'obbligo
di approvazione delle Regioni interessate;
b) per comprovate esigenze di servizio la mobilita' di cui alla
lettera a) puo' essere attuata anche attraverso l'istituto del
comando con le procedure e modalita' di cui all'articolo 44 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761. Il
comando non puo' avere durata superiore a dodici mesi eventualmente
rinnovabili.

Mobilita' tra Enti del comparto:


a) e' consentito il trasferimento di personale tra tutti gli Enti
destinatari del presente regolamento, a domanda motivata e
documentata del dipendente interessato, previa intesa tra gli enti
stessi e in base a criteri concordati con le Organizzazioni Sindacali
mediche maggiormente rappresentative, a condizione dell'esistenza
nell'Ente di destinazione di posto vacante di corrispondente
posizione funzionale, profilo professionale e disciplina in base alle
tabelle di cui all'allegato 2 al decreto del Presidente della
Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, ed allegato 3 - area medica -
del presente regolamento, nonche' della sussistenza negli ordinamenti
degli Enti del Comparto diversi dalle Unita' Sanitarie Locali di
norme dirette a garantire condizioni di reciprocita'
nell'applicazione della mobilita';
b) qualora il trasferimento ad uno degli Enti del comparto
riguardi il personale delle Unita' Sanitarie Locali e', altresi',
necessario il nulla osta della regione interessata.
Art. 84
Mobilita' intercompartimentale

Ai sensi dell'articolo 6 del decreto del Presidente della


Repubblica 1 febbraio 1986, n. 13, oltre alla mobilita' di cui agli
articoli 81, 82 e 83, e' consentito il trasferimento di personale tra
gli Enti destinatari del presente regolamento e gli Enti del comparto
Enti locali, a domanda motivata e documentata del medico interessato,
previa intesa tra gli Enti e sentite le Organizzazioni Sindacali
maggiormente rappresentative a condizione dell'esistenza di posto
vacante di corrispondente posizione, profilo professionale e
disciplina nell'Ente di destinazione e purche' il richiedente sia in
possesso dei requisiti per accedere al posto oggetto del
trasferimento.

Per comprovate esigenze di servizio, la mobilita' puo' essere


attuata anche attraverso l'istituto del comando da e verso gli enti
del comparto sanita' e quelli del comparto enti locali, con le stesse
modalita' e condizioni di cui al comma 1. L'onere e' a carico
dell'ente presso il quale il medico opera funzionalmente.

Tale comando, fatti salvi quelli previsti da norme o regolamenti


degli enti stessi, non puo' avere durata superiore a dodici mesi,
eventualmente rinnovabili.

Il personale trasferito a seguito di processi di mobilita' e'


esente dall'obbligo del periodo di prova purche' superata presso
l'ente di provenienza ed e' inquadrato nella posizione funzionale,
profilo professionale e disciplina di assegnazione secondo le
modalita' previste dall'articolo 118.
Art. 85
Mobilita' di compensazione

La mobilita' tra gli enti del comparto sia in ambito regionale


che interregionale e' consentita in ogni momento nei casi di domanda
congiunta di compensazione fra i dipendenti di corrispondente
posizione funzionale, profilo professionale e disciplina, previa
deliberazione di assenso degli enti interessati e sentiti i
rispettivi uffici di direzione o organi corrispondenti, tenuto conto
di quanto disposto nel punto 2 della lettera A), comma 2,
dell'articolo 82.
Art. 86
Passaggio ad altra funzione per inidoneita' fisica

Nei confronti del medico dipendente riconosciuto fisicamente


inidoneo in via permanente allo svolgimento delle mansioni
attribuitegli, secondo la procedura di cui all'articolo 56 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761,
l'ente non puo' procedere alla dispensa dal servizio per motivi di
salute prima di aver esperito ogni utile tentativo, compatibilmente
con le strutture organizzative dei vari settori, per recuperarlo al
servizio attivo.

A tal fine l'Ente, individuate le mansioni proprie del medico


dipendente - previste dagli articoli 4, 5 e 6 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 marzo 1969, n. 128, dall'articolo 63
del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761,
dagli articoli 4, 5 e 6 del decreto del Presidente della Repubblica 7
settembre 1984, n. 821, nonche' dalle leggi che regolano in
particolare lo svolgimento delle professioni mediche ed, infine,
sulla base dell'attivita' svolta abitualmente nell'unita' operativa
di assegnazione - deve accertare, per il tramite del Collegio Medico
legale della Unita' Sanitaria Locale competente per territorio, quali
siano le mansioni che il dipendente in relazione alla posizione
funzionale, profilo professionale e disciplina di appartenenza sia in
grado di svolgere senza che cio' comporti cambiamento del profilo o
della disciplina medesima.

Nel caso in cui non si rinvengano nell'ambito della posizione,


profilo e disciplina di appartenenza mansioni alle quali il medico
dipendente possa essere adibito pur essendo giudicato idoneo a
proficuo lavoro, lo stesso, a domanda, puo' essere assegnato ad altra
disciplina compatibile con lo stato di salute, in presenza del
relativo posto vacante di pari posizione funzionale purche' in
possesso dei requisiti richiesti per accedere al posto medesimo.

Qualora il comma 3 non possa trovare applicazione, il dipendente


giudicato idoneo a proficuo lavoro puo', a domanda, essere collocato
in posizione funzionale inferiore di diversa disciplina ovvero di
diverso profilo e ruolo compatibile con lo stato di salute, se in
possesso dei requisiti ed a condizione che il relativo posto sia
vacante. Il soprannumero e' consentito solo a condizione del
congelamento di un posto di corrispondente posizione funzionale.

Dal momento del nuovo inquadramento il dipendente segue la


dinamica retributiva della nuova posizione funzionale senza alcun
riassorbimento del trattamento gia' in godimento, fatto salvo quanto
previsto dalle norme in vigore in materia di infermita' per causa di
servizio.

La procedura di cui ai commi 1 e 2 puo' essere attivata


dall'Ente anche nei confronti del medico dipendente riconosciuto
temporaneamente inidoneo allo svolgimento delle proprie attribuzioni.

In tal caso la nuova utilizzazione del medico dipendente deve


essere disposta esclusivamente per il periodo giudicato necessario
dall'organo competente, a norma dell'articolo 56 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, al recupero
della piena efficienza fisica.

Il posto del medico dipendente temporaneamente inidoneo e'


considerato indisponibile ai fini della sua copertura.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo terzo
DIRITTI-DOVERI-RESPONSABILITA'
Capo I
NORME APPLICATIVE ED INTEGRATIVE DEGLI ACCORDI INTERCOMPARTIMENTALI

Art. 87
Trattamento di missione per particolari categorie

Le particolari categorie di dipendenti di cui all'articolo 5,


comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1988,
n.395, sono individuate nel personale medico inviato in missione
fuori della ordinaria sede di servizio per:
a) attivita' di protezione civile nelle situazioni di prima
urgenza;
b) attivita' che comportino imbarchi brevi;
c) interventi svolti in zone particolarmente disagiate, quali
lagune, fiumi, boschi e selve;
d) assistenza a pazienti ed infermi durante il trasporto di
emergenza od in particolari condizioni di sicurezza.
2 Per il personale indicato nel comma 1, le particolarissime
condizioni di cui al comma 7 dell'articolo 5 del decreto del
Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, sono individuate
nella impossibilita' della fruizione del pasto anche per mancanza di
strutture e servizi di ristorazione. In tale circostanza e'
corrisposto un compenso forfettario giornaliero di lire ventimila
nette in luogo dell'importo corrispondente al costo del pasto.
Art. 88
Copertura assicurativa

In attuazione dell'articolo 6 del decreto del Presidente della


Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, gli Enti sono tenuti a stipulare
apposita polizza assicurativa in favore dei medici dipendenti
autorizzati a servirsi, in occasione di missioni o per adempimenti di
servizio fuori dall'ufficio, del proprio mezzo di trasporto,
limitatamente al tempo strettamente necessario per l'esecuzione delle
prestazioni di servizio.

La polizza di cui al comma 1 e' rivolta alla copertura dei


rischi, non compresi nella assicurazione obbligatoria di terzi, di
danneggiamento al mezzo di trasporto di proprieta' del dipendente
nonche' di lesioni o decesso del dipendente medesimo e delle persone
di cui sia stato autorizzato il trasporto.

Le polizze di assicurazione relative ai mezzi di trasporto di


proprieta' dell'Ente sono in ogni caso integrate con la copertura,
nei limiti e con le modalita' di cui ai commi 1 e 2, dei rischi di
lesioni o decesso del dipendente addetto alla guida e delle persone
di cui sia stato autorizzato il trasporto.

I massimali delle polizze non possono eccedere quelli previsti,


per i corrispondenti danni, dalla legge per l'assicurazione
obbligatoria.

Gli importi liquidati dalle societa' assicuratrici in base alle


polizze stipulate da terzi responsabili e di quelle previste dal
presente articolo sono detratti dalle somme eventualmente spettanti a
titolo di equo indennizzo per lo stesso evento.
Art. 89
Tutela dei dipendenti in particolari condizioni psico-fisiche

In attuazione dell'articolo 18 del decreto del Presidente della


Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, allo scopo di favorire la
riabilitazione ed il recupero di dipendenti nei confronti dei quali
sia stata attestata, da una struttura sanitaria pubblica o da
strutture associative convenzionate previste dalle leggi regionali
vigenti, la condizione di soggetto ad effetti di tossicodipendenza,
alcolismo cronico o grave debilitazione psico-fisica e che si
impegnino a sottoporsi ad un progetto terapeutico di recupero e di
riabilitazione predisposto dalle strutture medesime, sono stabilite
le seguenti misure di sostegno secondo le modalita' di esecuzione del
progetto:
a) concessione dell'aspettativa per infermita' per l'intera durata
del ricovero presso strutture specializzate; per il periodo eccedente
la durata massima dell'aspettativa con retribuzione intera compete la
retribuzione ridotta alla meta' per l'intera durata del ricovero;
b) concessione di permessi giornalieri orari retribuiti nel limite
massimo di due ore per la durata del progetto;
c) riduzione dell'orario di lavoro, con l'applicazione degli
istituti normativi e retributivi previsti per il rapporto a tempo
parziale, limitatamente alla durata del progetto;
d) utilizzazione del dipendente in mansioni della stessa posizione
funzionale diverse da quelle abituali quando tale misura sia
individuata dalla struttura sanitaria pubblica come supporto della
terapia in atto.

I dipendenti, i cui parenti entro il secondo grado o, in


mancanza, entro il terzo grado, si trovino nelle condizioni previste
dal comma 1 ed abbiano iniziato l'esecuzione del progetto di recupero
e di riabilitazione, hanno titolo ad essere collocati in aspettativa
per motivi di famiglia senza assegni per l'intera durata del progetto
medesimo.

L'ente dispone l'accertamento della idoneita' al servizio dei


dipendenti di cui al comma 1 qualora i dipendenti medesimi non si
siano volontariamente sottoposti alle previste terapie e verifica
periodicamente il rispetto dei progetti terapeutici di recupero agli
effetti del mantenimento dei provvedimenti di cui alle lettere a),
b), c) e d) del comma 1.
Art. 90
Tutela dei dipendenti portatori di handicap

In attuazione dell'articolo 18 del decreto del Presidente della


Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, allo scopo di favorire la
riabilitazione ed il recupero di dipendenti nei confronti dei quali
sia stata attestata, da una struttura sanitaria pubblica o da
strutture associative convenzionate previste dalle leggi regionali
vigenti, la condizione di portatore di handicap e che debbano
sottoporsi ad un progetto terapeutico di riabilitazione predisposto
dalle strutture medesime, sono stabilite le seguenti misure di
sostegno secondo le modalita' di esecuzione del progetto:
a) concessione dell'aspettativa per infermita' per l'intera durata
del ricovero presso strutture specializzate; per il periodo eccedente
la durata massima dell'aspettativa con retribuzione intera compete la
retribuzione ridotta alla meta' per l'intera durata del ricovero;
b) concessione di permessi giornalieri orari retribuiti nel limite
massimo di due ore per la durata del progetto;
c) riduzione dell'orario di lavoro, con l'applicazione degli
istituti normativi e retributivi previsti per il rapporto a tempo
parziale, limitatamente alla durata del progetto;
d) utilizzazione del dipendente in mansioni della stessa posizione
funzionale diverse da quelle abituali quando tale misura sia
individuata dalla struttura sanitaria pubblica come supporto della
terapia in atto.

I dipendenti, i cui parenti entro il secondo grado o, in


mancanza, entro il terzo grado, si trovino nelle condizioni previste
dal comma 1 ed abbiano iniziato l'esecuzione del progetto di recupero
e di riabilitazione, hanno diritto ad ottenere la concessione
dell'aspettativa per motivi di famiglia senza assegni per l'intera
durata del progetto medesimo.

L'Ente verifica periodicamente il rispetto dei progetti


terapeutici di recupero agli effetti del mantenimento dei
provvedimenti di cui alle lettere a), b), c) e d) del comma 1.

L'attuazione della normativa sulla tutela dei lavoratori


invalidi, di cui alla legge 30 marzo 1971, n. 118, ed ai decreti del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, 1 febbario 1986,
n. 13, 23 agosto 1988, n. 395, e' demandata alla negoziazione
decentrata, al fine di:
a) individuare e rimuovere gli ostacoli architettonici che
limitano l'accesso e la libera utilizzazione degli ambienti di
lavoro;
b) richiedere l'intervento delle strutture ispettive competenti a
certificare l'esistenza degli ostacoli e la natura degli interventi
necessari per rimuoverli;
c) definire le modifiche strutturali ed organizzative atte a
garantire la piena integrazione produttiva dei lavoratori invalidi.
Art. 91
Pari opportunita'

I Comitati per le pari opportunita', di cui all'articolo 40 del


decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, ove
non ancora costituiti, devono essere insediati entro sessanta giorni
dalla data di entrata in vigore del presente regolamento. Gli Enti
assicurano, mediante specifica disciplina, le condizioni e gli
strumenti idonei per il loro funzionamento.

I Comitati presieduti da un rappresentante dell'Ente sono


costituiti da un componente designato da ognuna delle Organizzazioni
Sindacali mediche maggiormente rappresentative e da un pari numero di
funzionari in rappresentanza degli Enti.

In sede di negoziazione decentrata a livello di singolo Ente,


anche tenendo conto delle proposte formulate dai Comitati per le pari
opportunita', sono concordate le misure per favorire effettive pari
opportunita' nelle condizioni di lavoro e di sviluppo professionale,
che tengano conto anche della posizione delle lavoratrici in seno
alla famiglia, con particolare riferimento a:
a) accesso e modalita' di svolgimento dei corsi di aggiornamento
professionale e di specializzazione;
b) flessibilita' degli orari di lavoro in rapporto a quelli dei
servizi sociali.

Gli effetti delle iniziative assunte dagli Enti a norma del


comma 3 formano oggetto di valutazione nella relazione annuale del
Comitato di cui all'articolo 40 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.

Rientrano nelle competenze del Comitato, di cui al presente


articolo, la promozione di iniziative volte ad attuare le direttive
C.E.E. per l'affermazione sul lavoro della pari dignita' delle
persone ed in particolare per rimuovere comportamenti molesti e
lesivi delle liberta' personali e dei singoli e per superare quegli
atteggiamenti che recano pregiudizio allo sviluppo di corretti
rapporti.
Art. 92
Tutela della salute ed igiene negli ambienti di lavoro

La tutela della salute dei medici esposti a particolari e


diversificati rischi, inerenti le specifiche attivita' lavorative,
impone una rigorosa osservanza di interventi preventivi a tutela
della salute dei medici stessi, anche attraverso una adeguata
organizzazione del lavoro.

Gli Enti provvedono, oltre all'applicazione di tutte le leggi


vigenti in materia, a rimuovere le cause di malattia e a promuovere
la ricerca e l'attuazione di tutte le misure idonee alla tutela della
salute e all'integrita' fisica e psichica dei lavoratori dipendenti,
con particolare attenzione alle situazioni di lavoro che possano
rappresentare rischi per la salute riproduttiva.

Le Organizzazioni Sindacali mediche maggiormente rappresentative


hanno potere di contrattazione sui problemi degli ambienti di lavoro,
sulle condizioni psicofisiche del medico e di controllare
l'applicazione di ogni norma utile in tal senso.

A tal fine gli Enti e le Organizzazioni Sindacali suddette


individuano aree omogenee sulla base del rischio e istituiscono il
registro dei dati biostatistici, la cui rilevazione e la
registrazione compete alla Direzione sanitaria, in funzione di
medicina preventiva dei lavoratori ospedalieri e tecnologica dei
servizi sanitari, o al Servizio di Igiene e prevenzione secondo le
rispettive attribuzioni e le leggi regionali di organizzazione dei
relativi servizi; detta attivita' viene svolta in stretto
collegamento con i servizi di medicina preventiva e del lavoro delle
pubbliche amministrazioni e delle Unita' Sanitarie Locali.

I dipendenti sono sottoposti almeno annualmente a visite mirate.


Per ogni dipendente viene istitutito il libretto sanitario e di
rischio individuale,la cui formualzione viene definita d'intesa con
Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative nel quadro
della normativa vigente.Le spese derivanti sono a carico del Fondo
Sanitario.

Per gli operatori esposti all'azione dei gas anestetici gli Enti


provvedono alla istallazione ed attivazione di opportuni impianti di
decontaminazione delle camere operatorie nonch» alla esecuzione di
visite e controlli trimestrali, alla adeguata protezione delle
lavoratrici gestanti e dagli epato-pazienti. ontaminazione delle
camere operatorie nonche' alla esecuzione di visite e controlli
trimestrali, alla adeguata protezione delle lavoratrici gestanti e
dagli epato-pazienti.

Nei confronti delle lavoratrici nei primi tre mesi di


gravidanza, qualora si riscontrino attraverso gli accertamenti
sanitari temporanee inidoneita', si provvede al provvisorio mutamento
di attivita' delle dipendenti interessate che comporti minore
aggravio psico-fisico.

Gli Enti provvedono all'adozione di idonee iniziative volte a


garantire l'applicazione della regolamentazione comunitaria e di
tutte le norme vigenti in materia di igiene e sicurezza del lavoro e
degli impianti, tenendo conto, in particolare, delle misure atte a
garantire la salubrita' e sicurezza degli ambienti di lavoro e la
prevenzione delle malattie professionali.

Le Organizzazioni Sindacali mediche maggiormente


rappresentative, unitamente agli Enti, verificano anche attraverso i
propri patronati l'applicazione del presente articolo e promuovono la
ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a
tutelare la salute e l'integrita' fisica e psichica dei medici
dipendenti.

Per la realizzazione degli obiettivi di cui al presente


articolo, a livello di contrattazione decentrata, devono essere
previste modalita' per la elaborazione delle mappe di rischio sulle
quali attuare la priorita' degli interventi per rimuovere ogni fonte
di nocivita' per la salute di chi lavora e la tutela della salute
degli utenti, con particolare riguardo ai reparti di malattie
infettive ed alle specifiche esigenze di diagnosi e cura delle
infezioni da HIV.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo terzo
DIRITTI-DOVERI-RESPONSABILITA'
Capo II
RELAZIONI SINDACALI

Art. 93
Esercizio dell'attivita' sindacale

Il personale medico dipendente degli Enti di cui all'articolo 6


del decreto del Presidente della Repubblica del 5 marzo 1986, n. 68,
ha diritto di costituire organizzazioni sindacali, di aderirivi e di
svolgere attivita' sindacale all'interno dei luoghi di lavoro.

I dirigenti sindacali, per l'espletamento del loro mandato,


hanno diritto di fruire di aspettative, di permessi giornalieri e di
permessi orari nei limiti e secondo le modalita' stabilite negli
articoli seguenti.

Ai fini di cui al presente capo, sono considerati dirigenti


sindacali i lavoratori facenti parte degli organismi rappresentativi
di cui all'articolo 25 della legge 29 marzo 1983, n. 93, e degli
organi direttivi ed esecutivi delle Organizzazioni Sindacali
maggiormente rappresentative su base nazionale. Per il loro
riconoscimento gli organismi e le organizzazioni di cui sopra sono
tenuti a darne regolare e formale comunicazione all'Amministrazione
da cui gli interessati dipendono.
Art. 94
Diritto di assemblea

Nell'ambito della disciplina dell'articolo 11 del decreto del


Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, il personale
medico dipendente di ciascun Ente del Comparto ha diritto di
partecipare, durante l'orario di lavoro, ad assemblee sindacali, in
locali concordati con l'Amministrazione nell'unita' in cui presta la
propria attivita', per 12 ore annue pro capite senza decurtazione
della retribuzione.

Durante le assemblee continuano ad essere assicurati i servizi


cosi' come previsti per i giorni festivi per far fronte alle
situazioni di emergenza.
Art. 95
Aspettative sindacali

Il personale medico dipendente delle Amministrazioni


destinatarie del presente regolamento, che ricopre cariche statutarie
in seno alle proprie Organizzazioni Sindacali a carattere nazionale
maggiormente rappresentative, e' collocato in aspettativa per motivi
sindacali, a domanda da presentare tramite la competente
Organizzazione Sindacale nazionale, in relazione alla quota a
ciascuna di esse assegnata.

Il numero globale dei medici dipendenti da collocare in


aspettativa e' fissato in rapporto di una unita' per ogni 3.000
medici dipendenti in attivita' di servizio di ruolo. Il conteggio per
la determinazione delle unita' da collocare in aspettativa e'
effettuato globalmente per gli Enti compresi nel Comparto. Nella
prima applicazione, il numero dei medici dipendenti da collocare in
aspettativa sindacale e' fissato in numero 55 unita' fino al
raggiungimento del rapporto di cui sopra.

Alla ripartizione tra le varie Organizzazione Sindacali, in


relazione alla rappresentativita' delle medesime, accertata ai sensi
dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto
1988, n. 395, e della circolare-direttiva n. 24518/8.93.5 del 28
ottobre 1988, provvede, entro il primo trimestre di ogni triennio,
nel rispetto della disciplina di cui all'articolo 9 del decreto del
Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395, la Presidenza del
Consiglio dei Ministri Dipartimento della funzione pubblica, d'intesa
con la Associazione Nazionale Comuni Italiani (A.N.C.I.), sentite le
Organizzazioni Sindacali interessate. La ripartizione e' effettuata
in modo da garantire a tutte le Organizzazioni Sindacali mediche
maggiormente rappresentative una aspettativa per ogni Organizzazione
Sindacale, mentre la parte restante e' attribuita in proporzione al
grado di rappresentativita' accertato per ciascuna Organizzazione
Sindacale in base alla normativa di cui sopra.

La domanda di collocamento in aspettativa sindacale e'


presentata dalla Organizzazione Sindacale interessata all'A.N.C.I.,
che cura gli adempimenti istruttori, acquisendo il preventivo assenso
della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della
funzione pubblica, in ordine al rispetto dei contingenti di cui al
presente articolo. Il provvedimento di collocamento in aspettativa
per motivi sindacali e' emanato dagli Enti interessati e protrae i
suoi effetti fino alla revoca della richiesta della aspettativa
sindacale da parte della rispettiva organizzazione, che va comunicata
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della
funzione pubblica ed all'A.N.C.I

La Regione, previa segnalazione dell'A.N.C.I., provvede alla


ridistribuzione tra gli Enti del proprio territorio degli oneri
finanziari conseguenti all'applicazione del presente articolo.

Diverse intese intervenute tra le Organizzazioni Sindacali


mediche sulla ripartizione delle aspettative sindacali, fermo
restando il numero complessivo delle stesse, sono comunicate
all'Associazione Nazionale Comuni Italiani ed alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri Dipartimento della funzione pubblica, per i
conseguenziali adempimenti.
Art. 96
Disciplina del personale in aspettativa sindacale

Al personale medico collocato in aspettativa ai sensi


dell'articolo 95, sono corrisposti, dall'Ente da cui dipende, tutti
gli assegni spettanti ai sensi delle vigenti disposizioni per la
posizione funzionale di appartenenza, nonche' le quote di
retribuzione accessoria fisse e ricorrenti relative alla
professionalita' ed alla incentivazione della produttivita', escluse
in questo caso quelle conseguenti alla necessita' di svolgimento di
prestazioni. Sono, altresi', esclusi i compensi per lavoro
straordinario.

I periodi di aspettativa per motivi sindacali sono utili a tutti


gli effetti, salvo che ai fini del compimento del periodo di prova e
del computo del congedo ordinario.

Il personale medico collocato in aspettativa ai sensi


dell'articolo 25 e' sostituito, per la durata del mandato, con le
procedure di cui all'articolo 9 legge 20 maggio 1985, n. 207, e suc-
cessive modificazioni.
Art. 97
Permessi sindacali retribuiti

I dirigenti degli organismi rappresentativi e degli organi di


cui al comma 3 dell'articolo 93, non collocati in aspettativa,
usufruiscono, per l'espletamento del loro mandato, di permessi
retribuiti giornalieri e di permessi orari. I permessi sindacali sono
a tutti gli effetti equiparati al servizio prestato negli Enti.

I permessi giornalieri, nel limite del monte ore


complessivamente spettante a ciascuna organizzazione sindacale
secondo i criteri fissati nell'articolo 98, non possono superare
settimanalmente, per ciascun dirigente sindacale, tre giornate
lavorative o, in ogni caso, le 19 ore lavorative.

I permessi sindacali sono concessi salvo inderogabili ed


eccezionali esigenze di servizio, dirette ad assicurare i servizi
minimi essenziali di cui all'articolo 73.
Art. 98
Monte orario complessivo

Nell'ambito di ciascun Ente il monte orario annuo


complessivamente a disposizione per i permessi di cui all'articolo 97
e' determinato in ragione di n. 3 ore per dipendente medico in
servizio al 31 dicembre di ogni anno.

La ripartizione del monte ore e' effettuata entro il primo


trimestre di ciascun anno in sede di trattativa decentrata in modo
che una quota pari al 10' del monte orario sia ripartita in parti
uguali fra tutti gli Organismi rappresentativi indicati nell'articolo
93, comma 3, operanti nell'Ente interessato e la parte restante sia
ripartita in proporzione al grado di rappresentativita' accertato per
ciascuna Organizzazione Sindacale, in base al numero delle deleghe
per la riscossione del contributo sindacale risultanti alla data del
31 dicembre di ciascun anno.

Le modalita' per la concessione dei permessi retribuiti vengono


definite in sede di contrattazione decentrata tenendo conto, in modo
particolare, del numero dei medici dipendenti, delle dimensioni,
delle condizioni organizzative dell'Ente e del suo eventuale
decentramento territoriale, in modo da consentire una congrua
utilizzazione dei permessi presso tutte le sedi interessate.

Ai dirigenti sindacali di cui al comma 3 dell'articolo 93 sono


concessi, a richiesta, salvo inderogabili ed eccezionali esigenze di
servizio dirette ad assicurare i servizi minimi essenziali di cui
all'articolo 73, ulteriori permessi retribuiti esclusivamente per la
partecipazione alle trattative sindacali di cui alla legge 29 marzo
1983, n. 93, ai convegni nazionali, alle riunioni degli organi
nazionali, regionali, provinciali-territoriali ed ai congressi
previsti dagli Statuti delle rispettive Organizzazioni Sindacali.
Tali permessi non si computano nel contingente complessivo di cui al
comma 1.

Diverse intese intervenute tra le Organizzazioni Sindacali


mediche sulla ripartizione dei permessi sindacali, fermo restando il
numero complessivo, sono comunicante agli Enti per i conseguenziali
adempimenti.
Art.99
Diritto di affissione

Le organizzazioni Sindacali hanno diritto di affiggere, in


appositi spazi che l'Ente ha l'obblico di predisporre in luoghi
accessibili a tutto il personale all'interno dell'unita' operativa,
testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del
lavoro.
Art.100
Locali per le rappresentanze sindacali

In ciascun Ente con almeno duecento dipendenti » consentito agli


organismi rappresentativi, per l'esercizio della loro attivita',
l'uso continuativo di idonei locali, da individuarsi da parte
dell'Ente, sentite le Organizzazioni Sindacali mediche, all'interno
della struttura.

Negli Enti con un numero inferiore a duecento dipendenti gli


organismi rappresentativi hanno diritto di usufruire, ove ne facciano
richiesta, di un locale idoneo per le loro riunioni, da parte
dell'Ente, sentite le Organizzazioni Sindacali mediche, nell'ambito
delle strutture.
Art. 101
Patronato sindacale

I medici in attivita' o in quiescenza possono farsi


rappresentare dal Sindacato o dall'Istituto di Patronato sindacale,
per l 'espletamento delle procedure riguardanti prestazioni
assistenziali e previdenziali, davanti ai competenti organi
dell'Ente.

Gli Istituti di Patronato hanno diritto di svolgere la loro


attivita' nei luoghi di lavoro anche in relazione alla tutela
dell'igiene e della sicurezza del lavoro ed alla medicina preventiva,
come previsto dal decreto del Capo Provvisorio dello Stato 29 luglio
1947, n. 804.
Art. 102
Garanzie nelle procedure disciplinari

Nei procedimenti dinanzi alle commissioni di disciplina deve


essere garantito ai medici dipendenti l'esercizio del diritto di
difesa, con l'assistenza, se richiesta dall'interessato, di un legale
o di un rappresentante sindacale designato dal dipendente stesso
entro un mese dalla richiesta.
Art. 103
Referendum

Gli Enti devono consentire nelle sedi delle unita' operative lo


svolgimento, fuori orario di lavoro, di referendum, sia generali che
per categoria, su materie inerenti all'attivita' sindacale indetti
dalle Organizzazioni Sindacali tra i dipendenti, con diritto di
partecipazione di tutto il personale appartenente all'unita'
operativa ed alla categoria particolarmente interessata.
Art. 104
Contributi sindacali

I medici dipendenti hanno facolta' di rilasciare delega, esente


da imposta di bollo e di registrazione, a favore della propria
Organizzazione Sindacale, per la riscossione di una quota mensile
dello stipendio, paga o retribuzione per il pagamento dei contributi
sindacali nella misura stabilita dai competenti organi statutari.

La delega ha validita' dal primo giorno del mese successivo a


quello del rilascio fino al 31 dicembre di ogni anno e si intende
tacitamente rinnovata ove non venga revocata dall'interessato entro
la data del 31 ottobre. La revoca della delega deve essere inoltrata,
in forma scritta, all'Ente di appartenenza ed alla organizzazione
sindacale interessata.

Le trattenute mensili operate dalle singole amministrazioni


sulle retribuzioni dei dipendenti, in base alle deleghe presentate
dalle Organizzazioni Sindacali mediche, sono versate entro il decimo
giorno del mese successivo alle stesse organizzazioni secondo le
modalita' comunicate dalle Organizzazioni Sindacali, con
accompagnamento, ove richiesta, di distinta nominativa.

Gli Enti sono tenuti, nei confronti dei terzi, alla segretezza


dei nominativi del personale che ha rilasciato la delega e dei
versamenti effettuati alle Organizzazioni Sindacali.
Art. 105
Tutela dei dipendenti dirigenti sindacali

Il trasferimento in una unita' operativa, ubicata in localita'


diversa da quella della sede di assegnazione, dei dirigenti sindacali
degli organismi rappresentativi dei dipendenti di cui all'articolo 25
della legge 29 marzo 1983, n. 93, e delle Organizzazioni Sindacali
mediche puo' essere disposto solo previo nulla osta delle rispettive
Organizzazioni di appartenenza.

Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano sino alla fine


dell'anno successivo alla data di cessazione del mandato sindacale.

I dirigenti sindacali di cui all'articolo 93 non sono soggetti


alla subordinazione gerarchica prevista da leggi e regolamenti
nell'esercizio delle loro funzioni sindacali; conservano ed
acquisiscono tutti i diritti derivanti dalla applicazione degli
istituti normativi ed economici relativi alla posizione funzionale di
appartenenza.
Art. 106
Norma transitoria

Entro il termine di 120 giorni dalla data di entrata in vigore


del presente regolamento, gli Enti adottano i provvedimenti necessari
per l'applicazione delle norme di cui al presente capo.

Nel medesimo termine di cui al comma 1, gli Enti comunicano alla


Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento della funzione
pubblica, nonche' alla Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, il
numero delle aspettative sindacali in essere, in relazione a ciascuna
Organizzazione Sindacale. I predetti dati sono comunicati alle
Organizzazioni Sindacali interessate.

La ripartizione di cui all'articolo 95, comma 4, e' effettuata


entro il 31 dicembre 1990. Fino a tale ripartizione restano in vigore
le disposizioni di cui all'articolo 36 del decreto del Presidente
della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo terzo
DIRITTI-DOVERI-RESPONSABILITA'
Capo III
ORDINAMENTO PROFESSIONALE

Art. 107
Tabelle del personale

Al fine di assicurare la maggiore funzionalita' degli Enti, in


applicazione della legge 29 marzo 1983, n. 93, la tabella 1 allegata
al decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761,
ferme restando le posizioni funzionali ed i profili professionali del
personale medico e veterinario ivi previsti, e' riordinata secondo
l'allegato 3 - area medica - che costituisce parte integrante del
presente regolamento.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo quarto
TRATTAMENTO ECONOMICO
Capo I
STIPENDI ED INDENNITA'

Art. 108
Nuovi stipendi

I valori stipendiali annui lordi di cui all'articolo 92 del


decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270,
comprensivi del conglobamento di L. 1.081.000 di cui all'articolo 38
del decreto del Presidente della Repubblica 17 settembre 1987, n.
494, sono cosi' stabiliti, al 1° luglio 1990, data di decorrenza del
regime:
Personale medico
Assistente medico, stipendio a tempo pieno L. 18.071.000,
stipendio a tempo definito .............. L. 13.553.000;
Coadiutore sanitario, vice direttore sanitario,
aiuto corresponsabile ospedaliero, stipendio a
tempo pieno................................ L. 25.211.000,
stipendio a tempo definito ................ L. 18.908.000;
Dirigente sanitario, sovraintendente sanitario,
direttore sanitario, primario ospedaliero,
stipendio a tempo pieno ................... L. 33.593.000,
stipendio a tempo definito ................ L. 25.195.000.
Personale veterinario
Collaboratore, stipendio .............. L. 18.071.000;
Coadiutore,stipendio .................. L. 25.211.000;
Dirigente,stipendio.................... L. 33.593.000.

I valori tabellari di cui al comma 1 progrediscono in otto


classi biennali del 6' costante, computato sul valore iniziale delle
voci medesime, ed in successivi aumenti biennali del 2,50', computati
sul valore dell'ottava classe.

La determinazione del valore economico dell'anzianita' per


classi e scatti in base al meccanismo di cui al comma 2 avviene, fino
al 30 giugno 1990, in base al decreto del Presidente della Repubblica
20 maggio 1987, n. 270. A far data dal 1° luglio 1990 i livelli
economico-tabellari per i medici e veterinari dipendenti si
determinano attribuendo al nuovo valore tabellare iniziale, previsto
dal presente regolamento per le rispettive posizioni funzionali, il
numero delle classi o degli scatti gia' in godimento al 30 giugno

4. Il periodo temporale eccedente le classi o gli scatti maturati


alla data del 1° luglio 1990 viene utilizzato ai fini del
conseguimento della successiva classe o scatto.
Art. 109
Effetti dei nuovi stipendi

Le nuove misure degli stipendi risultanti dall'applicazione del


presente regolamento hanno effetto sulla tredicesima mensilita', sul
trattamento ordinario di quiescenza, normale e privilegiato, sulle
indennita' di buonuscita e di licenziamento, sull'assegno alimentare
previsto dall'articolo 82 del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, o da disposizioni
analoghe, sull'equo indennizzo, sulle ritenute previdenziali ed
assistenziali e relativi contributi, compresi la ritenuta in conto
entrata Tesoro o altre analoghe ed i contributi di riscatto, nonche'
sulla determinazione degli importi dovuti per indennita' integrativa
speciale.
Art. 110
Indennita' del personale medico e veterinario

I valori annui lordi delle indennita' previste dall'articolo 92


del decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270,
per il personale medico e veterinario sono cosi' stabiliti, al 1
luglio 1990, data di decorrenza del regime:
Personale medico:
A) Tempo pieno:
Assistente medico, medico specialistica .. .. .. ...L. 1.650.000,
tempo pieno .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ...L. 13.300.000;
Coadiutore sanitario, vice direttore sanitario,
aiuto corresponsabile ospedaliero, medico
specialistica .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ....L. 2.160.000,
tempo pieno .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ...L. 16.520.000,
dirigenza medica .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ....L. 1.200.000;
Dirigente sanitario, sovraintendente sanitario,
direttore sanitario, primario ospedaliero,
medico specialistica .. .. .. .. .. .. .. .. .. ...L. 3.360.000,
tempo pieno .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ...L. 19.780.000;
B) Tempo definito:
Assistente medico, medico specialistica .. .. .. ...L. 1.238.000;
Coadiutore sanitario, vice direttore sanitario,
aiuto corresponsabile ospedaliero, medico
specialistica .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ....L. 1.620.000,
dirigenza medica .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ....L. 1.200.000;
Dirigente sanitario, sovraintendente sanitario,
direttore sanitario, primario ospedaliero,
medico specialistica .. .. .. .. .. .. .. .. .. ...L. 2.520.000;
C) Veterinari:
Collaboratore, indennita' medico specialistica .. ..L. 1.650.000,
indennita' medico-veterinaria, ispezione,
vigilanza e polizia veterinaria .. .. .. .. .. ....L. 13.300.000;
Coadiutore, indennita' medico specialistica .. .. ..L. 2.160.000,
indennita' medico-veterinaria, ispezione,
vigilanza e polizia veterinaria .. .. .. .. .. ....L. 16.520.000,
dirigenza medica .. .. .. .. .. .. .. .. .. .. ....L. 1.200.000;
Dirigente, indennita' medico specialistica .. .. ...L. 3.360.000,
indennita' medico-veterinaria, ispezione,
vigilanza e polizia veterinaria .. .. .. .. .. ....L. 19.780.000.

Le indennita' di cui al comma 1, ad eccezione dell'indennita' di


dirigenza medica, progrediscono in otto classi biennali del 6'
costante, computato sul valore iniziale delle voci medesime, ed in
successivi aumenti biennali del 2,50%, computati sul valore
dell'ottava classe.

La determinazione del valore economico della anzianita' per


classi e scatti in base al meccanismo di cui al comma 2 avviene, fino
al 30 giugno 1990, in base al decreto del Presidente della Repubblica
20 maggio 1987, n. 270. A far data dal 1 luglio 1990 i livelli
economico-tabellari per medici e veterinari dipendenti si determinano
attribuendo al nuovo valore tabellare iniziale,previsto dal presente
articolo per le rispettive posizioni funzionali,il numero delle
classi o degli scatti gia' in godimento al 30 giugno 1990.

Il periodo temporale eccedente le classi o gli scatti maturati


alla data del 1 luglio 1990 viene utilizzato ai fini del
conseguimento della successiva classe o scatto.

I commi 2 e 3 dell'articolo 92 del decreto del Presidente della


Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, sono abrogati, mentre sono
confermati i commi 7 e 8 dello stesso articolo. Dal 1 dicembre 1990
al personale di posizione funzionale apicale medico cui non e'
corrisposta l'indennita' differenziata primariale e' attribuita una
indennita' di dirigenza medica lorda, annua, fissa e ricorrente di L.

400.000. Sono, altresi', confermati gli articoli 52 e 53 del


decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.

A decorrere dal 1 dicembre 1990 le indennita' differenziate di


coordinamento previste dall'articolo 54 del decreto del Presidente
della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, sono rideterminate,
rispettivamente, in L. 3.780.000 e L. 4.860.000 e l'indennita' di cui
all'articolo 97 dello stesso decreto e' rideterminata in L.

780.000. L'indennita' di pronta disponibilita' erideterminata in L.

000 lorde.


Art. 111
Decorrenze degli stipendi e delle indennita'

Dal 1 gennaio 1990 al 30 giugno 1990 al personale medico e


veterinario competono i seguenti aumenti annui lordi, in migliaia di
lire:
Personale medico:
A) Tempo pieno:
Assistente medico, stipendio + L. 1.996, indennita' medico
specialistica - L. 260, indennita' tempo pieno + L. 1.320, indennita'
dirigenza medica - L. 180, totale + L. 2.876;
Coadiutore sanitario, vice direttore sanitario, aiuto
corresponsabile ospedaliero, stipendio + L. 4.092, indennita' medico
specialistica - L. 576, indennita' tempo pieno + L. 1.008, indennita'
dirigenza medica + L. 236, totale + L. 4.760;
Dirigente sanitario, sovraintendente sanitario, direttore
sanitario, primario ospedaliero, stipendio + L. 6.204, indennita'
medico specialistica - L. 896, indennita' tempo pieno + L. 1.152,
totale + L. 6.460.
B) Tempo definito:
Assistente medico, stipendio + L. 1.788, indennita' medico
specialistica - L. 144, indennita' dirigenza medica - L. 180, totale
+ L. 1.464;
Coadiutore sanitario, vice direttore sanitario, aiuto
corresponsabile ospedaliero, stipendio + L. 2.970, indennita' medico
specialistica - L. 312, indennita' dirigenza medica + L. 236, totale
+ L. 2.894;
Direttore sanitario, sovraintendente sanitario, direttore
sanitario, primario ospedaliero, stipendio + L. 4.445, indennita'
medico specialistica - L. 552, totale + L. 3.893.
C) Veterinari:
Collaboratore, stipendio + L. 1.996, indennita' medico
specialistica - L. 260, indennita' medico-veterinaria, ispezione,
vigilanza e polizia veterinaria + L. 1.320, indennita' dirigenza
medica - L. 180, totale + L. 2.876;
Coadiutore, stipendio + L. 4.092, indennita' medico specialistica

L. 576, indennita' medico-veterinaria, ispezione, vigilanza e


polizia veterinaria + L. 1.008, indennita' dirigenza medica + L. 236,
totale + L. 4.760;
Dirigente, stipendio + L. 6.204, indennita' medico specialistica -
L. 896, indennita' medico-veterinaria, ispezione, vigilanza e polizia
veterinaria + L. 1.152, totale + L. 6.460.

Dal 1 luglio 1990 al 31 dicembre 1990 competono i seguenti


aumenti annui lordi in migliaia di lire:
Personale medico:
A) Tempo pieno:
Assistente medico, stipendio + L. 4.990, indennita' medico
specialistica - L. 650, indennita' tempo pieno + L. 3.300, indennita'
dirigenza medica - L. 450, totale + L. 7.190;
Coadiutore sanitario, vice direttore responsabile, aiuto
corresponsabile ospedaliero, stipendio + L. 10.230, indennita' medico
specialistica - L. 1.440, indennita' tempo pieno + L. 2.520,
indennita' dirigenza medica + L. 590, totale + L. 11.900;
Dirigente sanitario, sovraintendente sanitario, direttore
sanitario, primario ospedaliero, stipendio + L. 15.512, indennita'
medico specialistica - L. 2.240, indennita' tempo pieno + L. 2.880,
totale + L. 16.152.
B) Tempo definito:
Assistente medico, stipendio + L. 4.472, indennita' medico
specialistica - L. 362, indennita' dirigenza medica - L. 450, totale
+ L. 3.660;
Coadiutore sanitario, vice direttore responsabile, aiuto
corresponsabile ospedaliero, stipendio + L. 7.427, indennita' medico
specialistica - L. 780, indennita' dirigenza medica + L. 590, totale
+ L. 7.237;
Dirigente sanitario, sovraintendente sanitario, direttore
sanitario, primario ospedaliero, stipendio + L. 11.114, indennita'
medico specialistica - L. 1.380, totale + L. 9.734.
C) Veterinari:
Collaboratore, stipendio + L. 4.990, indennita' medico
specialistica - L. 650, indennita' medico-veterinaria, ispezione,
vigilanza e polizia veterinaria + L. 3.300, indennita' dirigenza
medica - L. 450, totale + L. 7.190;
Coadiutore, stipendio + L. 10.230, indennita' medico specialistica

L. 1.440, indennita' medico- veterinaria, ispezione, vigilanza e


polizia veterinaria + L. 2.520, indennita' dirigenza medica + L. 590,
totale + L. 11.900;
Dirigente, stipendio + L. 15.512, indennita' medico specialistica

L. 2.240, indennita' medico-veterinaria, ispezione, vigilanza e


polizia veterinaria + L. 2.880, totale + L. 16.152

Ciascuno degli aumenti di cui ai commi 1 e 2 ha effetto fino


alla data del conseguimento di quello successivo.

Art. 112
Una tantum

Per il periodo dal 1 luglio 1988 al 31 dicembre 1989 al
personale medico e veterinario competono i seguenti importi lordi:
Personale medico:
Assistente medico, a tempo pieno ................ L. 600.000,
a tempo definito................................ L. 300.000;
Coadiutore sanitario, vice direttore sanitario,
aiuto corresponsabile ospedaliero,a tempo pieno L. 1.000.000,
a tempo definito................................ L. 600.000;
Dirigente sanitario, sovraintendente sanitario,
direttore sanitario, primario ospedaliero,
a tempo pieno................................... L. 1.400.000,
a tempo definito................................ L. 900.000.
Personale veterinario
Collaboratore............................... L. 600.000;
Coadiutore.................................. L. 1.000.000;
Dirigente................................... L. 1.400.000.
Art. 113
Effetti dei nuovi stipendi ed indennita'
sul trattamento di quiescienza

In ottemperanza al disposto dell'articolo 13 della legge 29


marzo 1983, n. 93, i benefici economici risultanti dall'applicazione
del presente regolamento al personale medico e veterinario sono
corrisposti integralmente alle scadenze e negli importi previsti
dagli articoli 108, 110 e 111 al personale medico e veterinario
comunque cessato dal servizio, con diritto a pensione, nel periodo di
vigenza contrattuale. Per detto personale l'importo maturato per
classi e scatti alla data di cessazione dal servizio e' rideterminato
a decorrere dalla medesima data, sulla base dei valori tabellari
iniziali di cui agli articoli 108, comma 1 e 110, comma 1.
Art. 114
Indennita' differenziata di responsabilita' primariale

Gli importi dell'indennita' differenziata di responsabilita'


primariale, di cui all'articolo 96 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, punti a) e b), sono
rispettivamente rideterminati in L. 364.500 ed in L. 513.000 a
decorrere dal 1 dicembre 1990.
Art. 115
Indennita' per servizio notturno e festivo

Al personale dipendente il cui turno di servizio si svolga


durante le ore notturne spetta una indennita' notturna nella misura
unica uguale per tutti di L. 4.500 lorde per ogni ora di servizio
prestato tra le ore 22 e le ore 6.

Per il servizio di turno prestato per il giorno festivo compete


una indennita' di L. 30.000 lorde se le prestazioni fornite sono di
durata superiore alla meta' dell'orario di turno, ridotta a L. 15.000
lorde se le prestazioni sono di durata pari o inferiore alla meta'
dell'orario anzidetto, con un minimo di 2 ore. Nell'arco delle 24 ore
del giorno festivo non puo' essere corrisposta piu' di una indennita'
festiva per ogni singolo dipendente.

I predetti importi decorrono dal 1 dicembre 1990.


Art. 116
Qualificazione professionale del personale medico
e veterinario di posizione intermedia

Ferme restando le competenze e le attribuzioni del personale


apicale di cui alle vigenti disposizioni, nei confronti del personale
medico e veterinario di ruolo appartenente alla posizione funzionale
intermedia, al quale con atto formale dell'ente, previa selezione,
sia affidata la responsabilita' di un settore o modulo organizzativo
o funzionale all'interno dell'organizzazione divisionale o
dipartimentale - come previsti nell'articolazione interna dei servizi
istituzionali dalla vigente legislazione nazionale o regionale in
materia - ovvero lo svolgimento di particolari funzioni all'interno
di strutture ospedaliere di alta specializzazione di cui al decreto
ministeriale previsto dall'articolo 5 della legge 25 ottobre 1985, n.
595, a decorrere dal 1 dicembre 1990 l'indennita' medico
specialistica e' rideterminata in L. 3.360.000 annue lorde per i
medici a tempo pieno, nonche' per i veterinari che non esercitano la
libera attivita' professionale extramuraria, ed in L. 2.520.000 annue
lorde per i medici a tempo definito, nonche' per i veterinari che
esercitano la libera professione extramuraria. L'indennita' di
dirigenza medica e', invece, rideterminata in L. 3.400.000.

Ai fini di cui sopra, l'Ente deve procedere entro il 31 ottobre


1990 alla preventiva ricognizione delle necessita' organizzative in-
dicate nel comma 1, ricomprendendovi anche ogni analogo provvedimento
organizzatorio in atto, previa consultazione dell'Organizzazioni
Sindacali mediche maggiormente rappresentative.

L'individuazione delle funzioni sopra descritte deve essere


effettuata sulla base delle reali esigenze di servizio ritenendosi
funzionale con l'organizzazione un rapporto medio complessivo pari al
doppio - per i medici e veterinari di posizione funzionale intermedia
dipendenti dalla Unita' Sanitaria Locale - della dotazione organica
del personale di posizione funzionale medico apicale, che non puo',
comunque, superare il 50' della dotazione organica complessiva dei
posti di posizione funzionale intermedia prevista nelle piante
organiche provvisorie o definitive dell'Ente. Detta percentuale e'
calcolata tenendo conto anche della prevista trasformazione ai sensi
dell'articolo 78, comma 3.

Alla selezione prevista dal comma 1 sono ammessi i medici e


veterinari di posizione funzionale intermedia di ruolo in possesso di
una anzianita' di cinque anni di servizio nella posizione e di
specializzazione nella disciplina o in disciplina strettamente
connessa alle funzioni da affidare,ovvero di un'anzianita' di sette
anni di servizio nella posizione funzionale intermedia o infine di
un'anzianita' di tre anni di servizio nella posizione medesima ed in
possesso dell'edoneita' primariale nella disciplina.La valutazione
per la selezione di cui al comma 1 avviene secondo i criteri previsti
dal decreto del Ministro della Sanita' 30 gennaio 1982 (pubblicato
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n.51 del 22
febbraio 1982), con particolare riguardo, nel curriculum formativo e
professionale, ai titoli attinenti alla funzione da ricoprire. La
valutazione e' affidata ad un collegio tecnico costituito da tre
medici o veterinari di posizione funzionale apicale, di cui uno della
stessa disciplina del personale medico o veterinario di posizione
intermedia da valutare (o, in mancanza, di disciplina equipollente o
affine), prescelto dall'Amministrazione, uno della divisione o
servizio interessato, in carenza del quale alla designazione provvede
l'Ordine provinciale dei medici, ed uno designato dalle
Organizzazioni Sindacali mediche maggiormente rappresentative.

Nella prima applicazione, la decorrenza del beneficio di cui al


comma 1 e' fissata al 1 dicembre 1990 per i dipendenti medici e
veterinari interessati in possesso dei requisiti richiesti alla
medesima data, ancorche' l'affidamento formale delle funzioni
previste dal comma 1 sia intervenuto successivamente.

L'affidamento delle funzioni di cui al comma 1 nelle successive


applicazioni avviene nei limiti della disponibilita' del contingente
numerico individuato nel comma 3, salvo che intervengano modifiche
delle piante organiche provvisorie o definitive, ai sensi delle
disposizioni richiamate nel comma 1, da effettuarsi secondo le proce-
dure previste dalle leggi vigenti.
Art. 117
Qualificazione professionale del personale sanitario
medico-assistente e veterinario collaboratore

In riferimento a quanto previsto dall'articolo 78, comma 7, al


personale appartenente alla posizione funzionale di assistente medico
e di veterinario collaboratore di ruolo, che abbia maturato una
anzianita' di servizio complessiva di anni 5, sono attribuite le
indennita' medico-specialistica e di dirigenza medica previste per le
posizioni funzionali intermedie dei rispettivi profili. La
progressione economica sulla indennita' medico-specialistica continua
a svilupparsi sull'importo iniziale previsto per la posizione
funzionale di assistente medico o veterinario collaboratore.

Detto beneficio, a regime, e' attribuito previo giudizio


favorevole da formularsi, entro due mesi dalla data di maturazione
dei requisiti e con decorrenza dalla stessa data, da parte di un
collegio tecnico costituito da due medici o veterinari di posizione
funzionale apicale ed uno di posizione funzionale intermedia, tra i
quali uno appartenente alla stessa disciplina del personale medico o
veterinario di posizione iniziale da valutare (o, in mancanza, di
disciplina equipollente o affine), uno della divisione o servizio
interessato ed uno designato dalle Organizzazioni Sindacali mediche
maggiormente rappresentative. Detto giudizio deve essere basato sulla
valutazione della attivita' professionale, di formazione e di studio
svolta, nonche' sul livello di qualificazione acquisito nell'arco del
servizio prestato.

Nella prima applicazione, la decorrenza del beneficio di cui al


comma 1 e' fissata al 1 dicembre 1990 per i dipendenti medici e
veterinari interessati in possesso dei requisiti richiesti alla
medesima data, ancorche' il giudizio favorevole sia intervenuto
successivamente.

Ad integrazione dell'articolo 63, terzo comma, del decreto del


Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761 e dell'articolo
6, terzo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 7
settembre 1984, n. 821, il personale medico e veterinario indicato
nel comma 1, una volta accertata la conseguita formazione, acquisisce
uno sviluppo di autonomia professionale nel rispetto delle necessita'
del lavoro di gruppo e sulla base delle direttive ricevute dal medico
appartenente alla posizione funzionale apicale.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo quarto
TRATTAMENTO ECONOMICO
Capo II
NORME PARTICOLARI

Art. 118
Norma di garanzia in caso di passaggio di livello

Nel caso di passaggio a posizione funzionale superiore per


concorso od avviso pubblico presso lo stesso o altro Ente del
Comparto, e purche' i servizi siano prestati senza soluzione di
continuita', l'inquadramento avviene sommando al nuovo livello
retributivo il maturato economico in godimento nel livello di
provenienza.

Qualora in conseguenza dell'inquadramento il maturato economico


si collochi nello sviluppo del nuovo livello retributivo tra due
classi, ovvero fra l'ultima classe ed il primo scatto o fra due
scatti, si attribuisce al dipendente la classe o scatto
immediatamente inferiore. La somma residua compete sino al
raggiungimento della successiva classe o scatto ed e', altresi',
utilizzata mediante la temporizzazione per il raggiungimento della
successiva classe o scatto.

Il criterio di cui al comma 2 si applica anche per le indennita'


che progrediscono per classi e scatti.

Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano ai vincitori


di concorso o di avviso pubblico provenienti dal comparto Enti
Locali, nonche' dagli enti indicati negli articoli 24, 25 e 26 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, non
ricompresi nel Comparto Sanita'.

Ai fini dell'applicazione del comma 3 l'anzianita' sulle


indennita' per il personale proveniente dagli Enti Locali decorre
dalla data del passaggio e per il personale di cui agli articoli 24,
25 e 26 del decreto del Presidente della Repubblica n. 761 del 1979
il riconoscimento di eventuali anzianita' sulle indennita' opera nel
caso in cui esse siano previste ed in godimento nell'Ente di
provenienza all'atto del passaggio.

Qualora i dipendenti di cui al comma 4 fruiscano di retribuzione


individuale di anzianita', il maturato economico per classi e scatti
di cui al comma 2 e' costituito dall'importo acquisito per
retribuzione individuale di anzianita' in godimento.

Nei casi previsti dal comma 4, qualora il passaggio avvenga


nella medesima posizione o posizione inferiore, il medico dipendente
segue dal momento dell'inquadramento la dinamica retributiva prevista
per la nuova posizione funzionale conseguita, fatto salvo il maturato
economico in godimento.
Art. 119
Passaggio dal rapporto di lavoro a tempo definito a quello a tempo
pieno

In caso di passaggio dal rapporto di lavoro a tempo definito a


quello a tempo pieno e viceversa, nella medesima posizione
funzionale, spetta il trattamento economico iniziale relativo al
nuovo rapporto, a cui si aggiunge il maturato economico acquisito per
anzianita' nel precedente rapporto di lavoro.

Il criterio di cui al comma 1 si applica anche per le indennita'


che progrediscono per classi e scatti.

Nel caso di passaggio dal rapporto di lavoro a tempo definito a


quello a tempo pieno senza soluzione di continuita' fra i due
servizi, ai fini della determinazione del maturato economico
dell'indennita' di tempo pieno sono presi in considerazione anche i
periodi di servizio con rapporto di lavoro a tempo pieno non
continuativi. Ove tali servizi non siano stati prestati nella
medesima posizione funzionale, si applicano le disposizioni previste
dall'articolo 48.
Art. 120
Indennita' di rischio da radiazioni

Le indennita' di rischio da radiazioni sono corrisposte al


personale indicato dalla legge 27 ottobre 1988, n. 460.

Le indennita' spettano alla condizione che il suddetto personale


presti la propria opera in zone controllate, ai sensi della circolare
del Ministero della Sanita' n. 144 del 4 settembre 1971, e che il
rischio stesso abbia carattere professionale nel senso che non sia
possibile esercitare l'attivita' senza sottoporsi al relativo
rischio.

L'accertamento delle condizioni ambientali che caratterizzano le


zone controllate deve essere effettuata con le modalita' di cui alla
richiamata circolare del Ministero della Sanita'.

L'individuazione del personale non compreso nell'articolo 1,


comma 2, della legge 27 ottobre 1988, n. 460, e' effettuata dalla
commissione gia' prevista dall'articolo 58, comma 4, del decreto del
Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, cosi' modificato:
la commissione - presieduta dal Coordinatore Sanitario - e' composta
dal Responsabile del servizio radiologico, dal Responsabile del
servizio di igiene, prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, da
un componente designato dalle Organizzazioni Sindacali mediche
maggiormente rappresentative, nonche' da un esperto qualificato
nominato dal Comitato di gestione od organo corrispondente secondo i
rispettivi ordinamenti. La commissione deve tenere conto dei
dipendenti medici addetti ai servizi di radiologia medica,
radiodiagnostica, radioterapia e medicina nucleare non compresi
nell'articolo 1, comma 2, della legge 27 ottobre 1988, n. 460,
nonche' del personale medico che presta la propria attivita' nelle
sale operatorie, in particolare, appartenente alla disciplina di
ortopedia.

La continuita' o la occasionalita' della esposizione al rischio


radiologico e' valutata tenendo conto anche dei seguenti criteri:
a) frequenza della presenza in zone controllate e tempo di
effettiva esposizione, al fine di accertare il grado di
assorbimento;
b) livello del conseguente rischio stabilito dall'esperto
qualificato nell'ambito della commissione di cui al comma 4, in
relazione alla concreta possibilita' di superamento delle dosi
massime ammissibili di esposizione per la categoria di operatori
medici in esame, compatibilmente con un corretto utilizzo delle
apparecchiature e dei dispositivi di radioprotezione.

Al personale di cui al comma 4 che, a seguito della nuova


verifica effettuata dalla commissione ivi prevista, risulti
sottoposto al rischio da radiazione anche in modo discontinuo,
temporaneo o a rotazione, ai sensi dell'articolo 9, lettera h),
gruppo 1, del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio
1964, n. 185, in quanto adibito normalmente o prevalentemente a
funzioni diverse, e' corrisposta l'indennita' nella misura unica
mensile lorda di L. 50.000.

L'indennita' di rischio da radiazioni deve essere pagata in


concomitanza con lo stipendio.

Tale indennita' non e' cumulabile con l'analoga indennita' di


cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1975, n. 146,
e con altre eventualmente previste a titolo di lavoro nocivo o
rischioso. E' peraltro cumulabile con l'indennita' di profilassi
antitubercolare.

Al personale di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 27


ottobre 1988,
460, compete un periodo di congedo ordinario aggiuntivo di giorni
quindici da usufruirsi in un'unica soluzione.

In attuazione dell'articolo 92, comma 6, al personale medico


anestesista compete, a decorrere dal 1 dicembre 1990, un periodo di
congedo ordinario aggiuntivo di giorni 8 da usufruire in un'unica
soluzione.

Gli Enti, attraverso un'adeguata organizzazione del lavoro,


sono tenuti ad attivare forme di rotazione del personale di cui al
comma 10 nell'ambito del servizio di appartenenza.
Art. 121
Mansioni superiori

Gli Enti, nel caso di vacanza o di disponibilita' dei posti


previsti nelle piante organiche definitive o provvisorie, debbono
attivare le procedure concorsuali dell'articolo 9 della legge 20
maggio 1985, n. 207, e successive modificazioni, per provvedere alla
regolare copertura dei posti stessi utilizzando, ove esistenti, le
graduatorie concorsuali ancora valide ai sensi degli articoli 1 e 2
della legge 29 dicembre 1988, n. 554, prorogata dal decreto-legge 29
dicembre 1989, n. 413, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
febbraio 1990, n. 37, oppure, in carenza di graduatorie, effettuando
avvisi pubblici secondo le vigenti disposizioni in materia.

Per esigenze di servizio ed al fine di assicurare la continuita'


della funzione ed a condizione che siano state attivate le procedure
indicate nel comma 1, il medico dipendente puo' eccezionalmente
essere adibito a mansioni superiori.

Le mansioni superiori si configurano solo nel caso in cui la


sostituzione del dipendente di posizione funzionale immediatamente
superiore assente non rientri tra gli ordinari compiti della
posizione funzionale sottostante, sulla base delle attribuzioni per
ciascuna fissate dall'articolo 63 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, integrato dall'articolo 117,
comma 4, del presente regolamento, dagli articoli 6 e 7, comma quinto
e seguenti, del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo
1969, n. 128, e dagli articoli 5 e 6 del decreto del Presidente della
Repubblica 7 settembre 1984, n. 821, e successive modificazioni.

Le mansioni superiori si configurano, altresi', quando la


sostituzione del superiore assente, pur rientrando negli ordinari
compiti, sia imputabile a vacanza del posto.

L'assegnazione temporanea alle mansioni superiori prevista dai


commi 3 e 4 spetta al dipendente di posizione funzionale
immediatamente inferiore in servizio nell'ambito della medesima
struttura, secondo le modalita' di individuazione del titolare di cui
alle disposizioni richiamate nel comma 3 ed, in mancanza, secondo la
procedura prevista dall'articolo 7, comma quinto e seguenti, del
decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1969, n. 128. In
tutte le graduatorie annuali previste dall'articolo 7 citato i titoli
sono valutati in conformita' a quanto previsto dal decreto del
Ministro della Sanita' del 30 gennaio 1982 (pubblicato nel
supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 51 del 22 febbraio
1982) per i concorsi di assunzione del personale da sostituire.

L'assegnazione temporanea alle mansioni superiori prevista dai


commi 3 e 4 non deve eccedere i sessanta giorni nell'anno solare e
non da' titolo ad alcuna retribuzione.

Qualora per giustificati motivi le procedure di cui al comma 1


non possano essere portate a compimento nell'arco di tempo previsto
dal comma 6, al dipendente incaricato delle mansioni superiori, con
provvedimento formale secondo le vigenti disposizioni, e' corrisposto
un compenso per il periodo eccedente i sessanta giorni commisurato
alla differenza fra lo stipendio base della posizione superiore e
quello della posizione di appartenenza, per un periodo non superiore
a sei mesi, al termine del quale le mansioni superiori non sono in
alcun caso rinnovabili.

La disciplina di cui al presente articolo ha validita' dalla


data di entrata in vigore del presente regolamento. Nel caso di
inosservanza di quanto previsto ai commi 1 e 7 si applicano le
disposizioni indicate nell'articolo 14, commi 7 e 8, della legge 20
maggio 1985, n. 207.
Art. 122
Assenze obbligatorie

Alle lavoratrici madri in astensione obbligatoria dal lavoro ai


sensi dell'articolo 4 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, sono
garantite, oltre al trattamento economico ordinario, le quote di
salario accessorio fisse e ricorrenti relative alla professionalita'
ed alla produttivita', escluse quelle legate alla necessita' di
effettuazione delle relative prestazioni.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo quinto
PRODUTTIVITA' ED EFFICIENZA DEI SERVIZI
Capo I
PRODUTTIVITA'

Art. 123
Tipologia e finalita' dell'istituto

L'istituto della incentivazione della produttivita' deve
realizzare un incremento della qualita' e della economicita' dei
servizi ed e' altresi' rivolto al raggiungimento degli obiettivi
della programmazione sanitaria nazionale, regionale e locale.

Il meccanismo di incentivazione, per sua natura, a regime dovra'
essere organizzato su base budgettaria con un fondo di dotazione e
riscontri di tipo funzionale e contabile.

Dalla data 1 gennaio 1990 e per l'arco di vigenza del presente
regolamento si ridefinisce la disciplina vigente quale fase di
evoluzione verso il futuro sistema per obiettivi, con gli opportuni e
specifici adattamenti riferiti alle due aree negoziali di cui
all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 5 marzo
1986, n. 68.

L'attivazione dell'istituto e' obbligatoria e subordinata al
conseguimento dei seguenti obiettivi validi su tutto il territorio
nazionale nei servizi di prevenzione, diagnosi, cura e
riabilitazione:
a) deve mantenersi o migliorarsi il rapporto tra prestazioni rese
in normale orario di lavoro e prestazioni rese in plus-orario, in
relazione alla consistenza dei posti di organico coperti;
b) la gestione dell'istituto deve tendere a migliorare alcuni
indici di produttivita' complessivi:
miglioramento degli indici relativi a: durata media della degenza,
indice di occupazione di posti letto, indice di turn-over del posto
letto;
riduzione dei tempi di attesa intra ed extra ospedaliera;
economie realizzate dall'indice medio regionale per la
farmaceutica esterna ed interna;
potenziamento delle attivita' di prevenzione negli ambienti di
vita e di lavoro;
miglioramento di altri eventuali indici di produttivita',
oggettivamente rilevabili e quantificabili, determinati a livello
regionale;
pieno utilizzo e valorizzazione dei servizi pubblici in modo da
garantire maggiori spazi di prestazione dei servizi all'utenza ed un
minore ricorso alle prestazioni di specialistica convenzionata
esterna;
c) deve concretizzarsi una razionale distribuzione territoriale ed
oraria delle prestazioni utilizzando le attivita' rese in plus-
orario, oltre che nella sede di assegnazione, anche nei presidi
territoriali (distretti, centri di prenotazione, consultori) e nei
presidi multizonali;
d) devono incentivarsi le prestazioni ed i trattamenti
deospedalizzanti e le attivita' di ospedale diurno.

Tali obiettivi costituiscono vincoli per l'accordo decentrato a
livello regionale, che deve tracciare le linee generali dei
programmi, i criteri di attuazione degli stessi e le verifiche. Ogni
semestre devono essere verificati con le Organizzazioni Sindacali
mediche maggiormente rappresentative gli aspetti tendenziali
dell'applicazione dell'istituto in ordine al grado di conseguimento
degli obiettivi che costituiscono la condizione per l'attribuzione
dei compensi.

Il processo e' cosi' articolato:
a) incentivazione ai sensi degli articoli 101 e seguenti del
decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.
b) produttivita' per obiettivi.

In riferimento ai commi 3 e 4, con gli accordi quadro regionali
possono essere sperimentate forme di integrazione fra le due
tipologie dell'istituto.

Art. 124
Finanziamento dei fondi di incentivazione

Il fondo di incentivazione della produttivita' di cui al comma
6, lettera a), dell'articolo 123, e' determinato annualmente dal 1
gennaio 1990, per singolo Ente, prendendo a base il fondo determinato
per il finanziamento dell'istituto per l'anno 1989, in applicazione
delle norme di cui all'articolo 102 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e della circolare attuativa del
Dipartimento della Funzione pubblica n. 10705 del 30 dicembre 1987.

Il fondo di cui al comma 1, a partire dal 1 gennaio 1990, e'
incrementato del tasso di inflazione programmata per il
corrispondente anno.

Fermo restando che, a parita' di bisogno assistenziale,
l'aumento del valore delle prestazioni erogate all'interno della
struttura deve essere correlato ad un decremento pari o maggiore del
valore delle prestazioni erogate in regime di specialistica
convenzionata esterna, in caso di maggiori esigenze assistenziali, il
fondo come sopra determinato e' incrementato in ragione del valore
delle prestazioni aggiuntive al 30 giugno 1990 rispetto a quelle
rilevate al 30 giugno 1989, calcolate in base al tariffario vigente e
comparate con le prestazioni erogate in regime di specialistica
convenzionata esterna, valutate in base al predetto tariffario
recepito con decreto del Ministro della Sanita' 8 agosto 1984 e
riferite alle distinte discipline nel medesimo periodo temporale
assunto a riferimento. Il limite massimo annuale di aumento di cui al
presente comma non puo' essere superiore al 10' del fondo dell'anno
precedente.

Le prestazioni soggette a tariffazione sono quelle previste nel
tariffario vigente. Le prestazioni attualmente erogate che non
trovano riscontro nel suddetto tariffario vengono individuate dal
Ministro della Sanita', con proprio decreto, entro tre mesi
dall'entrata in vigore del presente regolamento.

Le Regioni possono integrare il fondo assegnando risorse
strettamente connesse all'attivazione di nuove unita' operative in
misura non superiore alla media di quanto liquidato pro capite a
titolo di incentivazione nell'anno precedente, moltiplicato per la
dotazione organica delle unita' operative di nuova attivazione.

Le Unita' Sanitarie Locali, nelle quali l'istituto non ha avuto
sviluppo, in quanto l'apposito fondo erogato relativamente all'anno
1989 non ha raggiunto la percentuale di cui all'articolo 102, comma
3, del decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987,
n.270,sono autorizzate ad incrementare i fondi di finanaziamento
dell'istituto della incentivazione della produttivita' di cui al
comma 6, lettera a),dell'articolo 123 nella misura utile ad
attribuire a tutto il personale medico a tempo pieno due ore di plus-
orario settimanale ed un'ora ai medici a tempo definito,al fine di
favorire lo sviluppo della attivita' specialistica ambulatoriale
all'interno della struttura e delle attivita' di prevenzione. A tal
fine, le Unita' Sanitarie Locali corrispondono in via sperimentale e
per dodici mesi i relativi acconti al personale interessato, ai sensi
dell'articolo 127, comma 10. Al termine del periodo di
sperimentazione, le Unita' Sanitarie Locali verificano formalmente
l'avvenuta realizzazione delle prestazioni preventivamente previste
nei piani di lavoro a giustificazione della sperimentazione avviata,
dandone comunicazione alla Regione. I fondi necessari al
finanziamento dei plus-orari di cui al presente comma trovano
copertura attraverso i corrispondenti risparmi realizzati sulla
attivita' specialistica convenzionata esterna. Terminato il periodo
di sperimentazione, la determinazione del fondo avviene mediante
l'utilizzo dei criteri di cui ai commi 1, 2 e 3.

Dal 1 gennaio 1990, il fondo determinato ai sensi dei commi 1,
2 e 3 e' incrementato annualmente dalle somme corrisposte nell'anno
precedente da Enti e privati paganti per prestazioni erogate dal
Servizio Sanitario Nazionale, al netto del 15' corrispondente alle
spese di amministrazione. Tale fondo viene ripartito in ragione
dell'85' al fondo di categoria cui afferisce l'equipe che ha reso la
prestazione, del 10' al fondo della categoria C) e del 5' al fondo
della categoria D).

Le Regioni, sulla base della quota parte del Fondo Sanitario
Nazionale necessaria a garantire la copertura economica dei bilanci
di previsione delle singole Unita' Sanitarie Locali, possono
prevedere che, nell'ambito dell'accordo quadro regionale per
l'istituto della incentivazione della produttivita', qualora in
alcune voci di spesa predeterminate si verifichino risparmi tra spese
preventivate e spese a consuntivo - limitatamente alle Unita'
Sanitarie Locali nelle quali siano stati avviati sistemi di
contabilita' per centri di costo e di gestione budgettaria o di
progetti obiettivo mirati e verificati nei risultati - tali risparmi
vadano ad incrementare nell'anno successivo a quello preso a
riferimento il fondo di incentivazione di cui al comma 6, lettera b),
dell'articolo 123. I dati di riferimento delle singole voci di spesa
vanno raffrontate con il bilancio consuntivo del 1989, tenuto conto
dell'indice inflattivo e di eventuali aumenti determinati da
disposizioni nazionali sulle singole voci di bilancio.

Le quote incrementali del fondo, determinate ai sensi dei commi
3 e 4, relativamente alle prestazioni di laboratorio, sono ripartite,
come previsto nella tabella di cui all'articolo 63 del decreto del
Presidente della Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, modificata
dall'articolo 2 dell'allegato al decreto del Presidente della
Repubblica 13 maggio 1987, n. 228. La suddivisione della quota
oraria, spettante alle categorie A) e B), avviene tenuto conto della
rispettiva presenza numerica all'interno della equipe che ha reso le
prestazioni aggiuntive.

Il fondo regionale di incentivazione di cui al comma 6, lettera


a), dell'articolo 123 e' costituito dalla somma dei fondi delle
singole Unita' Sanitarie Locali, che di norma rimane di loro
competenza. In connessione con interventi di riordino e di
ridistribuzione di funzioni sanitarie, l'accordo quadro regionale
puo' stabilire, in relazione a fabbisogni di prestazioni ed obiettivi
da raggiungere, definiti dalla programmazione regionale, una diversa
distribuzione del fondo nella Regione.

L'istituto di cui all'articolo 101, comma 6, punto II, del
decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, viene
finanziato dal 1 gennaio 1990 al 30 giugno 1990 con il fondo di
incentivazione costituito dallo 0,80' del monte salari relativo a
ciascun Ente e da una quota del fondo comune di cui all'articolo 105
del decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270,
non superiore allo 0,80', determinata in sede di accordo quadro
regionale.

Sono fatti salvi i fondi definiti alla data del 31 dicembre
1989 a norma delle disposizioni di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, che rimangono indisponibili
fino ad avvenuto riassorbimento derivante dall'applicazione del comma

Art. 125
Valutazione della produttivita'

L'istituto di incentivazione della produttivita', valutato sulla
base delle prestazioni complessive prodotte dall'equipe secondo le
modalita' operative od indici obiettivi che comportano un incremento
di impegno dei componenti dell'equipe stessa, viene garantito nel
rispetto delle attribuzioni delle posizioni funzionali di
appartenenza.

Le prestazioni effettuate vengono valutate economicamente sulla
base del tariffario nazionale con riferimento al disposto di cui
all'articolo 105 del decreto del Presidente della Repubblica 20
maggio 1987, n. 270, fatto salvo il disposto dell'articolo 124, comma

Titolare delle prestazioni specialistiche, utili ai fini
dell'istituto della incentivazione di cui al comma 6, lettera a),
dell'articolo 123, e' soltanto il personale delle categorie A) e B).

Ai fini della valutazione economica della produttivita', fermo
restando il riconoscimento economico delle prestazioni effettuate
dalle singole equipes al 31 dicembre 1989, vengono valorizzate,
secondo quanto previsto dal comma 2, tutte le prestazioni aggiuntive
effettuate.

Le prestazioni vengono effettuate attraverso la predisposizione
di orari e turni che garantiscano una equa ripartizione di tutto il
personale in modo da assicurare la partecipazione di tutti i
componenti dell'equipe.

L'accordo quadro regionale puo' prevedere, ai fini della
valutazione della produttivita', la costituzione di nuclei
interdisciplinari di personale per la valutazione della produttivita'
medesima. Agli stessi fini e' previsto l'apporto delle commissioni
professionali di cui all'articolo 135.

Il personale costituente tali nuclei interdisciplinari non
partecipa alla ripartizione dei compensi derivanti dall'istituto e
percepisce, secondo quanto previsto dai rispettivi accordi regionali,
quote prestabilite di fondo comune o di incentivazione per obiettivi.

Non e' ammesso alla ripartizione delle quote di fondo comune il
personale medico convenzionato esterno ai sensi dell'articolo 48
della legge 23 dicembre 1978, n. 833, ovvero il personale avente
partecipazione agli utili in strutture private convenzionate.

Art. 126
Tabella di ripartizione del fondo di incentivazione
di cui al comma 6, lettera a), dell'articolo 123

Le competenze spettanti al personale, articolate per settori, a
seconda della diversa incidenza professionale degli operatori
necessaria alla realizzazione delle prestazioni, sono ripartite
secondo lo schema seguente:
A) Medici;
B) Biologi, chimici, fisici, farmacisti, ingegneri, psicologi;
C) Personale tecnico-sanitario, personale infermieristico,
personale della riabilitazione e personale di prevenzione e vigilanza
igienica di cui alle tabelle H), I), L), M), N), dell'allegato n. 1
al decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761,
riordinate dall'allegato 1 del presente regolamento;
D) Restante personale.

Le competenze attribuite al personale della categoria A)
(medici) sono suddivise come segue:
a) all'equipe che ha reso la prestazione il 45% da ripartirsi fra
i singoli componenti;
b) al fondo comune il 55%.

L'accordo quadro regionale e i conseguenti accordi locali
stabiliscono i criteri di utilizzo del fondo comune, la cui quota
parte, non inferiore al 25%, deve essere riservata al raggiungimento
degli obiettivi della programmazione sanitaria nazionale e regionale,
per particolari funzioni o aree di attivita' connesse alla
operativita' complessiva delle strutture sanitarie. Per le restanti
quote, gli accordi decentrati stabiliscono modalita' di utilizzo che
consentano meccanismi perequativi all'interno del personale medico
per il perseguimento degli obiettivi locali e la realizzazione dei
piani di lavoro programmati.

La partecipazione alla ripartizione del fondo comune comporta la
prestazione del plus orario con le modalita' appresso indicate e
articolate sulla base di accordi locali.

Al fondo comune afferiscono le somme di competenza individuale
eccedente il tetto retributivo.

La distribuzione delle quote avviene in misura proporzionale a
plus orari concordati ed effettuati.

Le quote di fondo comune non attribuite a seguito del
raggiungimento del tetto economico individuale sono riattribuite al
fondo comune stesso.

Le eventuali quote di fondo comune non ripartite per il
raggiungimento dei tetti economici individuali vengono utilizzate,
all'interno dell'istituto di cui al comma 6, lettera a),
dell'articolo 123, per obiettivi di produttivita' individuati in sede
di accordi quadro regionali.

Gli accordi quadro regionali possono prevedere, secondo quanto
stabilito nell'articolo 123, commi 1, 2 e 3, che il fondo di
incentivazione di cui al comma 8 sia gestito in via sperimentale,
limitatamente o totalmente, con il sistema della produttivita' per
obiettivi.

Art. 127
Plus orario e sua determinazione

L'attivita' connessa con l'istituto delle incentivazioni di cui
all'articolo 101, comma 6, punto I, del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, va svolta in plus orario.

I tetti massimi di plus orario individuali sono fissati, nei
limiti del fondo a disposizione, come segue:
a) 7 ore settimanali per il personale medico a tempo pieno;
b) 5 ore settimanali per il personale medico a tempo definito.

Il plus orario individuale concordato con le Organizzazioni
Sindacali mediche e successivamente deliberato dall'Amministrazione
si integra con il normale orario di lavoro. Il plus-orario e il
normale orario di lavoro sommati tra loro costituiscono debito orario
complessivo individuale. Il debito orario complessivo cosi' definito
deve essere verificato attraverso sistemi obiettivi di controllo.

La misura del plus-orario individuale reso puo' trovare
compensazione all'interno del semestre. Le differenze in difetto o in
eccesso di plus-orario reso nel semestre, rispetto a quello dovuto,
debbono essere compensate nel semestre successivo. In caso di mancato
recupero del plus-orario individuale dovuto e non reso, si effettuano
le relative proporzionali trattenute economiche corrispondenti.

Fermo restando il disposto di cui all'articolo 106, comma 7, del
decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270,
limitatamente al periodo di applicazione del presente regolamento, la
misura del valore orario e' rapportata per ciascun operatore al 10'
del trattamento economico globale mensile lordo, cosi' come
determinato nel comma 6, per ogni ora settimanale di plus-orario
reso.

Il trattamento economico da assumere a riferimento per la
determinazione del valore orario del plus orario reso e per il
riparto del fondo di incentivazione di cui al comma 6, lettera b),
dell'articolo 123 e' quello in atto goduto al 31 dicembre 1989 sulla
base del decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n.

Non concorrono alla determinazione di detto trattamento
economico i miglioramenti economici e quelli connessi all'anzianita'
di servizio previsti dal presente regolamento. Per il personale
assunto o nei casi di modifica della posizione funzionale, o del
rapporto di lavoro, in data successiva al 31 dicembre 1989, si
applicano i trattamenti economici iniziali previsti dal decreto del
Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270. E' fatto salvo
l'importo del valore orario in godimento qualora piu' favorevole. Dal
1 gennaio 1990 il valore orario come sopra determinato e'
incrementato annualmente di una percentuale pari al tasso inflattivo
programmato per l'anno stesso.

Con periodicita' semestrale puo' essere attuata la revisione del
plus orario in relazione agli obiettivi raggiunti.

Le competenze economiche relative al presente istituto vengono
corrisposte di regola a cadenza mensile.

Al personale soggetto a plus-orario che rinunci alla
effettuazione dello stesso non compete alcun compenso a titolo di
incentivazione.

Le Regioni sono tenute a verificare che le Unita' Sanitarie
Locali, una volta determinati i fondi da destinare all'istituto di
incentivazione della produttivita' di cui al comma 6, lettera a),
dell'articolo 123, provvedano ad applicare l'istituto attivando le
procedure per l'individuazione del plus-orario necessario, pervenendo
al pieno utilizzo dei fondi stessi in connessione ai piani di lavoro
di equipe ovvero alla determinazione degli obiettivi di
produttivita', attribuendo al personale interessato agli obiettivi i
relativi acconti economici nella misura dell'80' del valore massimo
fissato per la singola ora di plus-orario. Tale acconto e' restituito
in caso di mancato conseguimento dell'obiettivo di produttivita'
prefissato in ragione percentuale al mancato raggiungimento
dell'obiettivo stesso. Le modalita' sono definite in sede di accordo
quadro regionale.

In sede di accordo, a livello di Enti, gli stessi convengono
con le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative
l'articolazione delle attivita' professionali da rendere in plus-
orario soggette a rilevazione, in modo da garantire un incremento
della produttivita' e maggiori spazi anche temporali di prestazioni
di servizi all'utenza.

Qualora, nell'arco di vigenza del piano di lavoro o
dell'obiettivo programmato, si realizzino situazioni di vacanze di
organico, relativamente al personale impegnato in attivita' di plus-
orario, o rinunce di plus orario assegnato, le relative quote di
equipe vengono ripartite, dalla data di vacanza, tra il restante
personale componente l'equipe.

Art. 128
Modalita' di determinazione del fondo del personale
della categoria A)

Il fondo del personale della categoria A) di cui all'articolo
126 e' costituito dalle quote corrisposte o da corrispondere a detto
personale relativamente all'anno 1989 dalle singole Unita' Sanitarie
Locali, incrementato con i criteri indicati negli articoli
precedenti.

Il fondo predetto deve essere, comunque, garantito e liquidato
nella sua globalita' al personale medico per il periodo di validita'
del presente regolamento, con l'obiettivo di mantenere elevati gli
standards quanti-qualitativi dell'attivita' ambulatoriale e di
prevenzione complessivamente resa dalle strutture pubbliche.

Art. 129
Modalita' di ripartizione del fondo di incentivazione
di cui al comma 6, lettera B), dell'articolo 123

I fini, le modalita' operative e la valutazione della
produttivita' dell'istituto di cui all'articolo 101, comma 6, punto
II, del decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n.
270, sono quelli indicati negli articoli 101 e 108 dello stesso
decreto.

La valutazione della produttivita' dell'istituto di cui al comma
1 viene definita su specifici programmi in sede regionale, attuati e
verificati nelle singole Unita' Sanitarie Locali sulla base dei
seguenti indici medi di produttivita' oggettivamente rilevati a
livello regionale:
a) contenimento della spesa corrente rispetto a quella storica
riferita all'anno precedente a quello preso in considerazione;
b) durata media della degenza, indice di occupazione di posti
letto, indice di turn-over del posto letto;
c) la riduzione dei tempi di attesa intra ed extra ospedaliera;
d) economie realizzate rispetto all'indice medio regionale per la
farmaceutica esterna ed interna;
e) attivazione e potenziamento della rete distrettuale;
f) progressiva elevazione degli standards di intervento in materia
di prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro;
g) attivazione e svolgimento di programmi di educazione sanitaria;
h) altri eventuali indici di produttivita', oggettivamente
rilevabili e quantificabili, determinati a livello regionale o di
Unita' Sanitarie Locali.

L'accordo quadro regionale provvede a determinare le principali
aree nell'ambito delle quali le singole Unita' Sanitarie Locali
devono realizzare gli specifici progetti obiettivo. Lo stesso accordo
deve pure prevedere i criteri metodologici attraverso i quali
perseguire i processi attuativi dei singoli interventi che devono
tendere al conseguimento dei risultati oggettivamente rilevabili e
misurabili. Detto accordo deve, in particolare, determinare le
modalita' per correlare la misura dei compensi ai risultati
conseguiti rispetto agli obiettivi prefissati, escludendo, in ogni
caso, possibilita' di erogazione generalizzata collegata
esclusivamente alla presenza in servizio congiunta o meno al
parametro retributivo.

Gli Enti individuano, su proposta dei responsabili dei servizi e
sentite le Organizzazioni Sindacali, le unita' di personale assegnate
alla realizzazione dei singoli progetti di intervento.

Ai fini di verifiche e programmazione dei successivi interventi
le Unita' Sanitarie Locali sono tenute a trasmettere alle Regioni la
documentazione attestante il raggiungimento dei risultati ottenuti.
Le Regioni, a loro volta, per i fini del sistema informativo di
Governo, riferiscono annualmente al Ministro della Sanita' ed ai
Ministri per la Funzione Pubblica e del Tesoro.

Nell'ambito di ciascun Ente, a verifica avvenuta nei tempi
concordati, si provvede alla liquidazione delle quote relative ai
singoli progetti nei confronti degli operatori che hanno
effettivamente partecipato alla loro realizzazione, sulla base della
retribuzione tabellare percepita dagli operatori stessi ed in
relazione al quadro di perseguimento degli obiettivi prefissati.

Art. 130
Fondo di incentivazione della produttivita' e sue modalita' di
ripartizione per il personale medico veterinario

Nel rispetto della normativa generale dell'istituto disciplinato
dal presente regolamento, che si richiama a tutti gli effetti, gli
incentivi della produttivita' per il servizio veterinario formano un
comparto autonomo e riservato agli operatori medico-veterinari del
servizio stesso.

Il fondo di incentivazione del personale medico veterinario
viene costituito dalle somme destinate al finanziamento dell'istituto
relativamente all'anno 1989 ed eventualmente integrato dalle entrate
aggiuntive a quelle rilevate al 31 dicembre 1989, corrisposte da enti
o privati per prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale,
al netto della quota di spettanza della amministrazione e della
percentuale rispettivamente del 10' e del 5' da portare in aumento ai
fondi delle categorie C) e D) di cui all'articolo 126.

Al personale medico veterinario e' riconosciuto lo stesso tetto
orario del personale medico a tempo pieno.

Il trattamento economico da assumere a riferimento per la
determinazione del valore orario del plus orario reso o per il
riparto del fondo di incentivazione di cui al comma 6, lettera b),
dell'articolo 123 e' determinato con i criteri del personale medico.

Le competenze spettanti al personale medico veterinario sono
ripartite secondo i criteri di cui allo schema dell'articolo 105 del
decreto del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270.

L'attuazione dell'incentivazione di cui al presente articolo e'
obbligatoria e deve essere prioritariamente rivolta ad incrementare
le attivita' di vigilanza permanente e profilassi. A tale scopo le
Unita' Sanitarie Locali, nel definire il finanziamento del fondo
suddetto, prevedono stanziamenti sufficienti a incentivare
adeguatamente l'attivita' di vigilanza, fermo restando il limite
massimo individuale di sette ore settimanali. Tale fondo viene
finanziato con le somme erogate nell'ambito del Fondo Sanitario
Nazionale dal Ministero della Sanita' per l'attivita' di vigilanza e
con gli eventuali proventi derivanti da attivita' di assistenza
zooiatrica svolte in regime convenzionale.

Art. 131
Fondo di incentivazione della produttivita' e sue modalita' di
ripartizione per il personale medico veterinario degli Istituti
Zooprofilattici

Il finanziamento del fondo di incentivazione della produttivita'
per il personale degli Istituti Zooprofilattici e' fissato in ragione
del 10' della spesa complessiva risultante a rendicontazione per le
attivita' finanziate dal Fondo Sanitario Nazionale nel 1989.

Tale fondo e' incrementabile per le entrate corrisposte da enti
e privati per prestazioni dagli stessi richieste.

Il fondo cosi' determinato e' ripartito come previsto nella
tabella di cui all'articolo 63 del decreto del Presidente della
Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, come modificato dall'articolo 2
del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1987, n.228.La
suddivisione della quota spettante ai gruppi A) e B) di cui
all'articolo 127 avviene tenuto conto della rispettiva presenza
numerica all'interno della equipe che ha reso la prestazione

L'attuazione dell'incentivazione di cui al presente articolo e'
obblicatoria e deve essere prioritariamente rivolta ad incrementare
le attivita' di supporto alla vigilanza veterinaria permanente e
zooprofilassi. A tale scopo le Regioni, nell'ambito dell'accordo
quadro regionale, possono prevedere un fondo da trasferire
all'Istituto di riferimento per l'attivita' di supporto alla
vigilanza veterinaria permanente, nella misura utile ad attribuire al
personale medico veterinario e al personale laureato non medico
adeguati incentivi.

Art. 132
Norme finali

A regime l'individuazione globale di indicatori e di indici di
produttivita' e di ulteriori fondi di finanziamento per i diversi
settori sanitari, amministrativi e tecnici e la definizione del
modello di applicazione degli standards conseguiti, ai fini della
valutazione della produttivita', e' demandata ad una apposita
commissione, costituita presso il Ministero della Sanita', composta
da esperti designati dal Governo, Regioni ed A.N.C.I., che li
definisce entro il 31 dicembre 1990, anche in riferimento agli
obiettivi della programmazione nazionale.

Le Regioni inviano ai Ministeri della Sanita' e del Tesoro gli
accordi decentrati relativi all'applicazione dell'istituto. Il
Ministero della Sanita' effettua le relative valutazioni in ordine
all'andamento della spesa per incentivazione della produttivita' e
per attivita' specialistica convenzionata esterna, comunicandone i
risultati al Ministero del Tesoro, al Dipartimento della funzione
pubblica e alle Regioni ed assumendo, congiuntamente con i predetti,
le opportune iniziative atte a correggere l'eventuale incremento non
controllato dell'onere.

A far data dal 1 dicembre 1990 i compensi previsti a saldo,
derivanti dall'istituto della incentivazione della produttivita' di
cui al comma 6 dell'articolo 123, non possono essere erogati se non
sono state costituite le commissioni tecnico scientifiche per la
promozione della qualita' dei servizi e delle prestazioni sanitarie
di cui all'articolo 65. In caso di inerzia degli Enti si applica
l'articolo 135, comma 10.

Al fine di consentire la soluzione di problematiche applicative
connesse alle norme contenute nel presente capo, anche in relazione
alla specificita' delle realta' interessate, con riferimento al
disposto di cui all'articolo 124, comma 6, viene demandata al
Ministero della Sanita' Direzione Generale della Programmazione
Sanitaria la titolarita' ad attivare una commissione tecnica composta
da un rappresentante designato dal Ministero della Sanita', che la
presiede, un rappresentante designato dal Ministero del Tesoro, un
rappresentante designato dalla Regione interessata ed un
rappresentante designato dall'A.N.C.I. L'attivazione di tale
commissione ha luogo d'ufficio, ovvero a richiesta delle
amministrazioni regionali interessate o delle Organizzazioni
Sindacali mediche maggiormente rappresentative. I verbali della
commissione sono trasmessi ai Ministeri e alle Regioni interessati
per l'adozione dei provvedimenti di competenza.
Parte seconda
AREA MEDICA
Titolo sesto
NORME TRANSITORIE FINALI E DI RINVIO
Capo I
DISPOSIZIONI PARTICOLARI E FINALI

Art. 133
Norma transitoria per gli ex medici condotti

La validita' della normativa di cui all'articolo 110 del decreto
del Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, integrato
dall'articolo 6 del decreto del Ministro della Sanita' 18 novembre
1987, n. 503, e' prorogata fino al 30 dicembre 1990 solo nei
confronti degli ex medici condotti ed equiparati in attivita' di
servizio che non abbiano ancora optato per il rapporto di lavoro a
tempo definito o a tempo pieno.

Ai limitati effetti economici del riconoscimento dell'anzianita'
di servizio pregressa, al personale indicato nel comma 1 ed a coloro
che hanno effettuato l'opzione tra il rapporto a tempo pieno e quello
a tempo definito, ai sensi dell'articolo 110 del decreto del
Presidente della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e del decreto del
Ministro della Sanita' 18 novembre 1987, n. 503, e' applicato con
decorrenza dal 31 dicembre 1990 il meccanismo di ricostruzione
economica gia' previsto dall'articolo 54 del decreto del Presidente
della Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, con riferimento ai valori
tabellari stipendiali previsti per il rapporto di lavoro a tempo
definito dall'articolo 46 del succitato decreto, secondo la posizione
funzionale di inquadramento. vedasi note agli articoli 47 e 116.

Art. 134
Disposizioni particolari

Nell'articolo 31, comma 5, del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' aggiunto, infine, il seguente
periodo: Nei confronti dei dipendenti medici componenti dei Comitati
di gestione od organi corrispondenti non collocati in aspettativa ai
sensi dell'articolo 2 della legge 27 dicembre 1985, n. 816, deve
essere posta in essere ogni modalita' di articolazione dell'orario di
lavoro idonea a garantire l'espletamento del mandato, fermo peraltro
rimanendo l'obbligo del debito orario).

Il comma 4 dell'articolo 33 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' sostituito dal seguente:
"4. Il costo del pasto determinato in sostituzione del servizio
mensa non puo' superare L. 10.000. Il dipendente e' tenuto a
contribuire, in ogni caso, nella misura fissa di L. 2.000 per pasto".

Il comma 3 dell'articolo 34 del decreto del Presidente della
Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' sostituito dal seguente:
"3. Per l'attuazione della suddetta attivita', ogni anno le
Amministrazioni, d'intesa con le Organizzazioni Sindacali mediche,
iscrivono a bilancio uno stanziamento da determinarsi in sede
regionale in misura comunque non superiore a L. 5.000 annue per
dipendente. Eventuali condizioni piu' favorevoli definite in sede di
accordo decentrato sono mantenute sempreche' lo stanziamento gia'
esistente non sia superiore a L. 10.000 annue per dipendente".

L'articolo 83 del decreto del Presidente della Repubblica 20
maggio 1987, n. 270, e' cosi' integrato:
a) dopo la lettera e) del comma 3 e' inserita la seguente:
"f) il comando finalizzato previsto dall'articolo 45 del decreto
del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761.";
b) nel comma 10 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo:"La
partecipazione ai corsi, convegni, congressi e la frequenza delle
scuole di specializzazione e gli esami sostenuti, devono essere
adeguatamente documentati al fine della concessione del congedo
straordinario previsto dall'articolo 10 del decreto del Presidente
della Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, e dalla circolare n. 10705
del 30 dicembre 1987 del Dipartimento della funzione pubblica;"
c) dopo il comma 15 e' aggiunto il seguente:
"16. In attesa della istituzione della commissione paritetica e del
comitato tecnico-scientifico previsto dai commi 5 e 9, a livello di
singolo ente, sulle questioni demandate alla competenza di tali
organi, decide l'ufficio di Direzione.".

Dopo il comma 6 dell'articolo 85 del decreto del Presidente
della Repubblica 20 maggio 1987, n. 270, e' aggiunto il seguente:
"7. In attesa dell'emanazione dello schema tipo di convenzione
predisposto dal Ministero della Sanita', le Regioni possono stipulare
apposite convenzioni con strutture private al fine di consentire al
personale medico l'esercizio dell'attivita' libero professionale,
fermo rimanendo l'obbligo di adeguamento di dette convenzioni agli
schemi tipo non appena emanati. In caso di mancata emanazione del
predetto schema tipo entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore
del presente regolamento, i medici dipendenti sono autorizzati ad
esercitare l'attivita' libero-professioniale in via derogatoria e
temporanea, con le tariffe e con le modalita' previste per le
consulenze ed i consulti.".

Dopo l'ultimo comma dell'articolo 11 del decreto del Presidente
della Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, sono inseriti i seguenti:
"La festivita' nazionale e quella del Santo Patrono coincidenti con
la domenica non danno luogo a riposo compensativo ne' a
monetizzazione.
Nei confronti dei soli dipendenti che, per assicurare il servizio,
prestano la loro opera durante la festivita' nazionale coincidente
con la domenica si applica la disposizione recata dal secondo comma.

Art. 135
Commissioni per la verifica e la revisione della qualita'
dei servizi e delle prestazioni sanitarie

In ogni Regione e' costituita la Commissione regionale per la
verifica e revisione della qualita' dei servizi e delle prestazioni
sanitarie.

La commissione ha i seguenti compiti:
a) valutare i servizi sanitari in termini di:
adeguatezza delle strutture, attrezzature e personale;
correttezza delle procedure e delle prestazioni;
risultati raggiunti rispetto ai bisogni dei cittadini, ai
programmi deliberati e in comparazione con gli standard medi
nazionali;
b) promuovere la diffusione delle metodologie per il miglioramento
qualitativo delle prestazioni, anche attraverso l'avvio di iniziative
specifiche, regionali o locali, di formazione di personale esperto in
valutazione e promozione delle qualita' dei servizi e della
assistenza sanitaria;
c) validare e verificare progetti e programmi di valutazione
predisposti a livello di Unita' Sanitaria Locale dall'apposita
commissione di cui al comma 7.

La commissione e' nominata con provvedimento del Presidente
della Giunta entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del
presente regolamento ed e' presieduta dal Presidente dell'Ordine dei
medici della provincia capoluogo di regione.

La commissione e' composta da:


a) i Presidente degli Ordini e dei Collegi provinciali del
capoluogo regionale;
b) due funzionari regionali scelti nei settori epidemiologico-
informativo, dell'assistenza sanitaria, della programmazione
sanitaria;
c) sette esperti qualificati nei settori della valutazione della
qualita' dei servizi e delle prestazioni sanitarie; della
programmazione ed organizzazione dei servizi; della epidemiologia e
statistica; della formazione professionale; della assistenza
infermieristica (nursing), assistenza farmaceutica e diagnostica
strumentali, scelti dalla Regione fra i dipendenti del Servizio
Sanitario Nazionale, di strutture universitarie e tra i componenti di
societa' scientifiche;
d) cinque rappresentanti nominati annualmente e congiuntamente
dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative, in modo
da garantire la presenza dei diversi profili professionali;
e) un funzionario regionale della carriera direttiva
amministrativa, con funzioni di segretario.
5 La Commissione regionale invia un rapporto semestrale al Comitato
nazionale di cui al comma 11 sui progetti e sui programmi avviati e
sui risultati raggiunti.
6 Per la vigenza del presente regolamento, il coordinatore
sanitario della Unita' Sanitaria Locale, tenuto conto degli indirizzi
regionali e sentito l'ufficio di direzione,individua almeno uno di
valenza ospedaliera e uno di valenza territoriale:
a) revisione delle procedure di accettazione ospedaliera;
b) consumo di farmaci per giornata di degenza e loro valutazione
quanti-qualitativa, anche in funzione del rapporto costo-beneficio;
c) tempi di risposta diagnostica intraospedaliera, in rapporto
alle attivita' in plus-orario e alla durata media delle degenze;
d) utilizzo delle camere operatorie in rapporto alla durata delle
degenze nelle unita' operative a valenza chirurgica e al rapporto tra
ricoverati e operati nelle stesse unita';
e) prevenzione e terapia delle lesioni da decubito;
f) adozione e valutazione di nuovi modelli di assistenza
infermieristica per obiettivi e miglioramento degli aspetti di
carattere alberghiero;
g) riscontri anatomo-patologi sui reperti chirurgici e riscontri
autoptici sui decessi;
h) valutazione dei servizi di pronta disponibilita' nei settori
sanitario, veterinario e igienistico-ambientale, in rapporto ai
bisogni prevedibili e alle attivita' effettivamente svolte;
i) valutazione dei servizi e dei programmi adottati in attuazione
del Piano Sanitario Nazionale e regionale;
l) qualita' della documentazione clinica e adozione della cartella
infermieristica; ulteriori programmi possono essere aggiunti in sede
locale con riferimento ad aspetti critici della situazione
assistenziale;
m) valutazione di progetti di metodologie per la prevenzione delle
infezioni ospedaliere.

Sulla proposta del coordinatore sanitario deliberano, entro il
termine indicato al comma 3, gli organi della Unita' Sanitaria Lo-
cale, i quali procedono, contestualmente, alla costituzione della
commissione professionale per la verifica e la revisione della
qualita' dei servizi e delle prestazioni della Unita' Sanitaria Lo-
cale, la cui composizione, in relazione ai programmi deliberati, e'
la seguente:
a) il Presidente dell'ordine o collegio interessato, che la
presiede;
b) i responsabili dei servizi interessati;
c) tre esperti nei campi oggetto dei programmi;
d) tre operatori dei servizi interessati;
e) il direttore sanitario e il coordinatore sanitario, nonche' il
coordinatore amministrativo per i programmi a valenza organizzativo-
gestionale.

In relazione alle peculiarita' della verifica e revisione della
qualita' nei presidi ospedalieri, la commissione di Unita' Sanitaria
Locale ha una sua proiezione stabile all'interno della direzione
sanitaria del presidio ospedaliero di maggiore rilevanza nella Unita'
Sanitaria Locale, la quale opera come nucleo operativo ospedaliero
per la promozione e la valutazione della qualita' tecnico-scientifica
ed umana dei servizi e delle prestazioni ospedaliere. Il nucleo
operativo e' composto dagli operatori che intendono avviare o hanno
in atto programmi di valutazione della qualita', dal direttore
sanitario, che ne fa parte di diritto, e dal coordinatore sanitario
ed opera nell'ambito dei programmi a valenza ospedaliera adottati ai
sensi del comma 7.

La commissione della Unita' Sanitaria Locale invia
semestralmente alla commissione regionale di cui al comma 1 un
rapporto sui programmi attivati e i risultati conseguiti.

La mancata osservanza dei termini perentori indicati per la
costituzione delle commissioni regionali e di Unita' Sanitaria Locale
determina l'azione sostitutiva a norma delle leggi vigenti. Le
commissioni operano validamente anche se in composizione ristretta
per carenza di designazione di alcuni membri.

A livello nazionale il coordinamento delle attivita' di
verifica e revisione della qualita' dei servizi e delle prestazioni
e' affidato ad un comitato nazionale per la valutazione della
qualita' tecnico-scientifica ed umana dei servizi e degli interventi
sanitari e per l'accreditamento delle istituzioni sanitarie.

Il comitato, istituito con decreto del Ministro della Sanita',
e' presieduto dal Presidente della Federazione degli Ordini dei
medici ed e' composto da:
a) i rappresentanti delle federazioni degli ordini e dei collegi;
b) esperti nelle seguenti aree: diagnosi, cura, riabilitazione;
prevenzione, sanita' pubblica, farmaceutica e organizzazione dei
servizi; epidemiologia, valutazione della qualita' e sistemi
informativi; amministrativo-gestionale; essi sono scelti fra i
dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, delle universita', di
Enti nazionali di ricerca scientifica e le associazioni scientifiche
e culturali mediche e di altre professionalita' sanitarie, fino ad un
massimo di trenta persone;
c) il direttore dell'Istituto superiore di sanita' o suo delegato;
d) sei rappresentanti nominati annualmente e congiuntamente dalle
Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative, garantendo la
presenza dei diversi profili professionali;
e) il segretario generale del Consiglio sanitario nazionale;
f) sei rappresentanti delle direzioni generali del Ministero della
Sanita';
g) un rappresentante del Ministero del Tesoro;
h) un rappresentante del Dipartimento della Funzione Pubblica;
i) sei rappresentanti delle Regioni;
l) tre rappresentanti dell'A.N.C.I. e dell'U.N.C.E.M.;
m) il dirigente generale del Servizio centrale della
programmazione sanitaria come responsabile del sistema informativo di
governo, con funzioni di coordinamento della segreteria del Comitato.

Il Comitato puo' essere articolato in sezioni corrispondenti ad
aree distinte di intervento e di valutazione.

Art. 136
Norma finale di rinvio

Restano confermate, ove non modificate o sostituite dal presente
regolamento, le disposizioni di cui ai decreti del Presidente della
Repubblica 25 giugno 1983, n. 348, e 20 maggio 1987, n. 270, per
quanto compatibili.

L'articolo 79 del decreto del Presidente della Repubblica 20
maggio 1987, n. 270, e' abrogato anche per quanto attiene alle
professionalita' mediche veterinarie.
Parte terza
DISPOSIZIONI COMUNI

Art. 137
Copertura finanziaria

L'onere derivante dall'applicazione del presente regolamento e'
valutato in lire 4.273 miliardi per l'anno 1990, ivi compreso l'onere
per gli anni 1988 e 1989 ed in lire 6.117 miliardi per l'anno 1991.

Alla copertura della spesa derivante dall'applicazione del
presente regolamento si provvede ai sensi del decreto-legge 13
novembre 1990, n. 326.

Art. 138
Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 28 novembre 1990
COSSIGA
Andreotti, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Gaspari, Ministro per la funzione
pubblica
De Lorenzo, Ministro della sanita'
Carli, Ministro del tesoro
Cirino Pomicino, Ministro del
bilancio e della programmazione
economica
Donat Cattin, Ministro del lavoro e
della previdenza sociale
Visto il Guardasigilli: Vassalli
Registrato alla Corte dei conti il 14 dicembre 1990 Atti di
governo, registro n. 82, foglio n. 7Registrato con riserva ai sensi
della delibera delle sezioni riunite del 13 dicembre 1990, n.
77/SR/E.
Allegato 1
(Articolo 39)
TABELLE COMPARTO


====================================================================
Posi- | Livello |Ruolo sanitario |Ruolo |Ruolo |Ruolo
zione | retri- |Profili e |profes- |tecnico |amministra-
| butivo |disciplina |sionale |Profili |tivo
funzio-| | |Profili | |Profili
nale | | | | |
| | | | |
| | | | |
I | I | | | Addetto |
| | | | alle |
| | | | pulizie |
| | | | |
II | II | | | | Fattorino
| | | | |
III | III | | | Ausiliario | Commesso
| | | | |
| | | |specializ- |
| | | |zato (ex |
| | | |ausiliario |
| | | |socio- |
| | | |sanitario |
| | | |specializ- |
| | | |zato,agen- |
| | | |te tecnico |
| | | |ed ausilia- |
| | | |rio socio- |
| | | |sanitario) |
| | | | |
IV | IV | | |Operatori |Coadiutore
| | | |tecnici |amminstr.vo
| | | | |
V | V |Operatori pro- | |Operatore |
| |fessionali di | |tecnico |
| |II categoria: | |coordinatore|
| | 1)infermiere | | |
| | generico | |Operatori |
| | 2)infermiere | |tecnici: |
| | psichiatrico | | condottore |
| | con un anno | | di caldaie |
| | di corso | | a vapore; |
| | 3)puericultrice| | autista di |
| | 4)massofisiote-| | autombulan-|
| | rapista e | | za; cuoco |
| | massaggia- | | diplomato; |
| | tore | | impiantisti|
| | | | idraulici |
====================================================================
Posi-|Livel-|Ruolo sanitario Profili e |Ruolo|Ruolo |Ruolo
zione|lo re-|disciplina |pro- |tecnico |ammini-
fun- |tribu-| |fes- | |strati-
zio- |tivo | |sio- | |vo
nale | | |nale | |
| | | | |
VI | VI |Operatori Professionali di 1 | |Assisten|Assiste
| |Categoria Collaboratori | |te Socia|nte
| | | |le Colla|Ammini
| | | |boratore|strati
| | | | |vo
| | | | |
| |Persona|Persona|Persona|Persona | |Assisten|
| |le Infe|le Tecn|le di |le di | |te Tecni|
| |rmieri |ico-San|Vigilan|Riabili | |co |
| |stico: |itario:|za ed |tazione:| | |
| | | |Ispezio| | | |
| | | |ne: | | | |
| | | | | | | |
| |Infermi|Tecnico|Vigile |Terapi | | |
| |ere Pro|di Radi|Sanita |sta | | |
| |fessio |ologia |rio |Massag | | |
| |nale | | |giatore | | |
| | | | |non Vede| | |
| | | | |nte | | |
| | | | | | | |
| |Vigila-|Tecnico| |Ortotti-| | |
| |trice |di Labo| |sta | | |
| |di Infa|ratorio| | | | |
| |nzia |Medico | | | | |
| | | | | | | |
| |Ostetri| | | | | |
| |ca | | | | | |
| | | | |Logopedi| | |
| | | | | sta | | |
| | | | | | | |
| |Assiste|Odonto | |Educato | | |
| |nte San|tecnico| |re Prof | | |
| |itario | | |essiona | | |
| | | | |le | | |
| | | | | | | |
| |Dieti- |Ottico | | | | |
| | sta | | | | | |
| | | | | | | |
| |Potolo |Tecnico| |Audiopro| | |
| |go |di Angi| |prodei | | |
| | |ocardio| |sta | | |
| | |chirur | | | | |
| | |gia | | | | |
| | |Perfusi| | | | |
| | |onista | | | | |
| | | | | | | |
| | |Tecnico| | | | |
| | |di Neu-| | | | |
| | |rofisio| | | | |
| | |patolo-| | | | |
| | |gia | | | | |
| | | | | | | |
| | |Tecnico| | | | |
| | |Igieni-| | | | |
| | |sta | | | | |
| | |Dentale| | | | |
====================================================================
VII | VII |Operatori Professionali di 1 |Assi-|Assi- |Colla-
| |Categoria Coordinatori |sten-|stente |borato-
| | |te |sociale |ammini-
| | |reli-|coordi- |strati-
| | |gioso|natore |vo
| |Perso- |Perso- |Perso- |Perso-| | |
| |nale |nale |nale di|nale | | |
| |Infer- |Tecnico |Vigilan|di Ria| | |
| |mieri- |Sanita- |za ed |bilita| | |
| |stico: |rio: |Ispezio|zione:| | |
| | | |ne: | | | |
| | | | | | | |
| |Infer |Tecnico |Vigile |Terapi| | |
| |miere |di Radio|Sanita |sta | | |
| |Profes |logia |rio |Massag| | |
| |sionale | | |giato | | |
| |(capo | | |re non| | |
| | sala) | | |Veden | | |
| | | | |te | | |
| | | | | | | |
| |Vigila |Tecnico | |Ortot | | |
| |latrice |di Labo | |tista | | |
| |di Infan|ratorio | | | | |
| |zia |Medico | | | | |
| | | | | | | |
| |Ostetri | | | | | |
| |ca | | | | | |
| | | | | | | |
| | | | |Logope| | |
| | | | |dista | | |
| | | | | | | |
| |Assiste |Odonto | |Educa | | |
| |nte |tecnico | |tore | | |
| |Sanita | | |Profes| | |
| |rio | | |siona | | |
| | | | |le | | |
| | | | | | | |
| |Dieti |Ottico | | | | |
| |sta | | | | | |
| | | | | | | |
| |Podolo |Tecnico | |Adio | | |
| |go |di Angio| |protei| | |
| | |cardioch| |sta | | |
| | |irurgia | | | | |
| | |Perfusio| | | | |
| | |nista | | | | |
| | | | | | | |
| | |Tecnico | | | | |
| | |di Neuro| | | | |
| | |fisiopa | | | | |
| | |tologia | | | | |
| | | | | | | |
| | |Tecnico | | | | |
| | |Igieni | | | | |
| | |sta | | | | |
| | |Dentale | | | | |
====================================================================
Posi-|Livel-|Ruolo Sanitario|Ruolo Profes-|Ruolo Tecnico|Ruolo Ammi-
zione|lo Re-|Profili e Disci|sionale |Profili |nistrativo
Funzi|tribu-|plina |Profili | |
onale|tivo | | | |
| | | | |
VIII|VIII |Operatore | | |Collabora-
| |Professionale | | |tore Coordi
| |Dirigente | | |natore
| | | | |
IX |IX |Farmacista |Procuratore |Analista |Vice diret-
| | collaboratore | legale |collaboratore|tore Ammini
| |Biologo |Architetto |Statistico |tivo
| | collaboratore |Ingegnere |collaboratore|
| |Chimico |Geologo |Sociologo |
| | collaboratore | |collaboratore|
| |Fisico | | |
| | collaboratore | | |
| |Psicologo | | |
| | collaboratore | | |
| |Odontoiatra | | |
| | assistente | | |
| | | | |
X | X |Farmacista |Avvocato |Analista |Direttore
| | coadiutore | | coadiutore | amministra
| |Biologo | |Statistico | tivo
| | coadiutore | | coadiutore |
| |Chimico | |Sociologo |
| | coadiutore | | coadiutore |
| |Fisico | | |
| | coadiutore | | |
| |Psicologo | | |
| | coadiutore | | |
| |Odontoiatra | | |
| | coadiutore | | |
| | | | |
XI | XI |Farmacista |Avvocato |Analista |Direttore
| | dirigente | coordinatore| dirigente | amministra
| |Biologo |Architetto |Statistico | tivo capo
| | dirigente | coordinatore| dirigente | servizio
| |Chimico |Ingegnere |Sociologo |
| | dirigente | coordinatore| dirigente |
| |Fisico |Geologo | |
| | dirigente | coordinatore| |
| |Psicologo | | |
| | dirigente | | |
| |Odontoiatra | | |
| | dirigente | | |


Allegato 2
(Articolo 40)
Posizione funzionale -III - Livello retributivo - III - Profilo
professionale: ausiliario specializzato adetto ai servizi economicali
Nell'ambito delle norme generali dei regolamenti che definiscono
l'organizzazione del lavoro del servizio o settore o unita' operativa
di appartenenza, il personale con qualifica di ausiliario addetto ai
servizi economali effettua i seguenti compiti:

svolge le attivita' semplici di tipo manuale che richiedono una
normale capacita' nella qualificazione professionale posseduta;-
provvede alla pulizia degli ambienti interni ed esterni compresi
servizi e pertinenze in uso all'Amministrazione e dei materiali in
esso contenuti anche con l'utilizzazione di apparecchiature di uso
semplice;

provvede, inoltre, al riordino ed alla sistemazione degli stessi
in relazione all'uso cui sono adibiti;

e' addetto alla conduzione di veicoli e alla piccola manutenzione
degli stessi;

svolge, altresi', tutte le operazioni elementari e di supporto
necessarie al funzionamento dell'unita' operativa di assegnazione
richiesta dalle professionalita' superiori.
Requisiti culturali: diploma di scuola media secondaria di I
grado.
Modalita' di accesso: il reclutamento avviene secondo le modalita'
previste dall'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e suc-
cessive modificazioni.
Posizione funzionale - III - Livello retributivo III - Profilo
professionale: ausiliario specializzato addetto ai servizi socio-
sanitari
Nell'ambito delle norme generali e dei regolamenti che definiscono
l'organizzazione del lavoro del settore, laboratorio, centro, unita'
terapeutica ed ambulatoriale di appartenenza, l'ausiliario addetto ai
servizi socio sanitari opera sotto la diretta responsabilita'
dell'operatore professionale di I categoria coordinatore (Capo sala)
o, in assenza di quest'ultimo, dell'infermiere professionale
responsabile del turno di lavoro ed effettua i seguenti compiti:

svolge tutte le operazioni inerenti la pulizia degli ambienti e

le operazioni elementari e di supporto necessario al funzionamento
del reparto quali lo spostamento di ricoverati, il trasporto di medi-
cine, reperti, materiali, vitto, attrezzature, vestiario e
biancheria;

provvede ad areare, spazzare, lavare e spolverare le camere e le
corsie di degenza, le sale operatorie, di trattamento terapeutico di
qualsiasi tipo e livello, i servizi di decenza, le docce ed i bagni,
tutti gli altri ambienti di servizio, di accesso, le pertinenze e le
scale, comunque, facenti parte dell'unita' operativa alla quale e'
addetto;

provvede al trasporto dei degenti con i mezzi appropriati allo
stato di salute ed alle condizioni di deambulazione oltre che
all'assistenza di handicap ovvero di particolari condizioni di
debolezza, secondo le istruzioni ricevute;

provvede alla raccolta, allontanamento e smaltimento del
materiale sporco e dei rifiuti solidi e liquidi compresi quelli
speciali;

provvede all'accompagnamento dei degenti sia per motivi
esclusivamente terapeutici quali medicazioni, analisi fuori reparto e
simili che per motivi di assistenza in rapporto alle loro particolari
condizioni di bisogno ovvero per sistemarli nei locali di riunione;

esegue ogni altro compito richiesto dalle professionalita'
superiori che rientri nella sua compentenza.
Requisiti culturali: diploma di scuola media secondaria di I grado.
Modalita' di accesso: il reclutamento avviene secondo le modalita'
previste dall'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e suc-
cessive modificazioni.
Mobilita' verticale:
verso l'operatore tecnico addetto all'assistenza, previo
superamento del corso di cui all'articolo 40, comma 3, del presente
regolamento.
Posizione funzionale - IV - Livello retributivo IV - Profilo
professionale: operatore tecnico addetto all'assistenza
L'operatore tecnico addetto all'assistenza svolge la propria
attivita' nei seguenti campi ed opera sotto la diretta
responsabilita' dell'operatore professionale I categoria coordinatore
(Capo sala) o, in assenza di quest'ultimo, dell'infermiere
professionale responsabile del turno di lavoro:

attivita' alberghiere;

pulizia e manutenzione di utensili, apparecchi, presidi usati dal
paziente e dal personale medico ed infermieristico per l'assistenza
al malato;

collaborazione con l'infermiere professionale per atti di
accudimento semplici al malato.
Nell'ambito di competenza oltre a svolgere i compiti
dell'ausiliario addetto ai servizi socio sanitari, esegue le seguenti
ulteriori funzioni:

lavaggio, asciugatura e preparazione del materiale da inviare
alla sterilizzazione e relativa conservazione;

provvede al trasporto degli infermi in barella ed in carrozzella
ed al loro accompagnamento se deambulanti con difficolta';

trasporto del materiale biologico, sanitario ed economale secondo
protocolli stabiliti;

rifacimento del letto non occupato e l'igiene dell'unita' di vita
del paziente (comodino, letto, apparecchiature);

preparazione dell'ambiente e dell'utente per il pasto e aiuto
nella distribuzione e nell'assunzione;

riordino del materiale e pulizia del malato dopo il pasto;

aiuto al paziente nel cambio della biancheria e nelle operazioni
fisiologiche;

comunicazione all'infermiere professionale di quanto sopravviene
durante il suo lavoro in quanto ritenuto incidente sull'assistito e
sull'ambiente;

partecipazione con l'e'quipe di lavoro, limitatamente ai propri
compiti;

esecuzione dei compiti affidati dal Capo sala.
In collaborazione o su indicazione dell'infermiere professionale
provvede:

al rifacimento del letto occupato;

all'igiene personale del paziente;

al posizionamento ed al mantenimento delle posizioni
terapeutiche.
Requisiti culturali: diploma di scuola media secondaria di I
grado.
Modalita' di accesso: secondo quanto stabilito dall'articolo 40,
comma 3, del presente regolamento.


Allegato 3
(Articolo 107)
AREA MEDICA
====================================================================
Posizione |Livello |Ruolo sanitario-profili professionalli e
Funzionale|retributivo|discipline(secondo decreto Ministero Sanita'
| |10 marzo 1983,pubblicato nel supplemento
| |ordinario Gazzette Ufficiale del 2 aprile
| |1983,n.91 e successive modificazioni.
| |
| |Assistente medico
| |
IX

| IX |Veterinario collaboratore
| |
X | X |Cooadiuatore sanitario
| |Vice direttore sanitario
| |Aiuto corresponsabile ospedaliero
| |Veterinario coadiutore
| |
XI

| XI |Dirigente sanitario
| |Direttore sanitario
| |Primario ospedaliero
| |Sovraintendente sanitario
| |Veterinario dirigente

COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(Art. 6 - D.P.R. n. 68/1986)
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero
Confederazioni sindacali: CGIL - CISL- UIL - CIDA - CISNAL - CISAL -
CONFSAL - CONFEDIR
Organizzazioni sindacali: CGIL/FUNZIONE PUBBLICA/SANITA'-
CISL/FISOS-UIL/SANITA'-CIDA/SIDIRSS-CONFEDIR/DIRSAN-CISAL/SANITA'-CIS
AS/SANITA'-CIDIESSE.
Premessa
Le Confederazioni Sindacali CGIL, CISL, UIL, CIDA, CISNAL, CISAL,
CONFSAL, CONFEDIR e le Organizzazioni sindacali CGIL/FUNZIONE
PUBBLICA/SANITA', CISL/FISOS, UIL/SANITA', CIDA/SIDIRSS,
CONFEDIR/DIRSAN, CISAL/SANITA', CISAS /SANITA', CIDIESSE con il
presente atto si propongono l'obiettivo di costruire nuove relazioni
sindacali e sociali nell'ambito del Servizio sanitario nazionale e
delle articolazioni dello stesso, con l'intento di accrescere la
solidarieta' tra le diverse espressioni dei lavoratori, per favorire
un assetto di strutture e servizi idonei a tutelare la salute
dell'uomo. Peraltro, il quadro dei rapporti e delle relazioni
sindacali, cui il sottoscritto codice offre un forte contributo di
chiarezza con l'autonoma regolamentazione delle procedure e delle
forme di sciopero, esige dalle controparti una contemporanea e
corrispondente reciprocita' di impegni e di atteggiamenti
comportamentali, in modo che l'intero sistema delle relazioni possa
conseguire livelli di trasparenza e di sicura efficacia su tutto
l'arco dei problemi che costituiscono l'insieme dei rapporti.
Punto 1.0 - Oggetto
Il diritto di sciopero, che costiuisce una liberta' fondamentale
per ciascun lavoratore nel settore della Sanita', si esercita
attraverso metodi e tempi capaci di garantire il rispetto della
dignita' e dei valori della persona umana in attuazione delle
disposizioni contenute nell'art. 11, commi 5 e 6, della legge n.
93/1983.
Le organizzazioni sindacali si impegnano ad esercitare il diritto
allo sciopero secondo criteri e modalita' di seguito specificate.
Fatte salve le prestazioni atte a garantire i diritti
costituzionalmente tutelati, le norme di cui al presente codice non
sono vincolanti, nei casi in cui fossero in gioco i valori
fondamentali delle liberta' civili e sindacali della democrazia e
della pace, e nelle vertenze di carattere generale che interessano la
generalita' del mondo del lavoro.
Punto 2.0 - Titolarita'
La titolarita' a dichiarare, sospendere, revocare gli scioperi e'
di esclusiva competenza delle strutture: nazionali di categoria per
quelli nazionali;regionali di categoria per quelli regionali;
territoriali di categoria per quelli locali.
Per scioperi aziendali (o di singola unita' operativa) la
titolarita' dell'esercizio del diritto di sciopero e' di competenza
delle strutture aziendali e territoriali.
La proclamazione dell'azione di sciopero avviene d'intesa con le
strutture delle organizzazioni confederali(orizzontali).
Per le strutture prive di articolazione territoriale, la
proclamazione dello sciopero sara' stabilita dalla rispettiva
struttura nazionnale (di comparto).
Punto 3.0 Proclamazione - Modalita' - Pubblicita' strutture delle
organizzazioni confederali (orizzontali).
Le iniziative di sciopero dovranno essere dichiarate con quindici
giorni di preavviso.
La proclamazione degli scioperi sara' comunicata alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica, al
Ministero della Sanita'; in caso di scioperi proclamati a livello lo-
cale sara' data comunicazione alle rispettive Regioni ed U.S.L.
Nel periodo che intercorre fra il giorno della proclamazione e la
data dell'azione collettiva di astensione dal lavoro, si attiveranno
le procedure di cui alle disposizioni contenute nel Capo VI del
decreto del Presidente della Repubblica n. 13/86 e da quelle definite
dal contratto di comparto. In ogni caso l'attivazione di tali proce-
dure non incide sui termini di preavviso dell'azione sindacale
proclamata.
Le azioni di sciopero non saranno effettuate:

nel mese di agosto;

nei cinque giorni che precedono e nei cinque giorni che seguono
le consultazioni elettorali europee, nazionali e referendarie;

nei cinque giorni che precedono e nei cinque giorni che seguono
le consultazioni elettorali regionali, provinciali e comunali, per i
rispettivi ambiti territoriali;

nei giorni dal 23 dicembre al 3 gennaio;

nei giorni dal giovedi' antecedente la Pasqua al martedi'
successivo.
Gli scioperi dichiarati o in corso di effettuazione si intendono
immediatamente sospesi in casi di avvenimenti eccezionali di
particolare gravita' o di calamita' naturali.
Il primo sciopero, per qualsiasi tipo di vertenza, non puo' super-
are, anche nelle strutture complesse ed organizzate per turni, la
durata di un'intera giornata (24 ore).
Gli scioperi successivi al primo per la medesima vertenza, non
supereranno le 48 ore consecutive.
Gli scioperi della durata inferiore alla giornata di lavoro si
svolgerenno in un unico e continuativo periodo riferito a ciascun
turno.
Sono escluse manifestazioni di sciopero che impegnino singole
unita' operative, funzionalmente non autonome, ovvero singoli profili
professionali. Sono altresi' escluse forme surrettizie di sciopero
quali le assemblee permanenti o forme improprie quali lo sciopero
bianco.
Con la proclamazione dello sciopero vanno divulgate le motivazioni
dello stesso, nonche' le informazioni relative alle modalita' con le
quali si caratterizza l'azione sindacale.
L'informazione dovra' avere la massima diffusione e dovra' comunque
essere tale da far conoscere i servizi comunque garantiti.
Punto 4.0 - Vincoli e sanzioni
Le norme di cui trattasi vincolano le strutture sindacali, a tutti
i livelli, di ciascuna organizzazione sindacale firmataria del
presente protocollo ed i lavoratori ad esse iscritti.
Cio' impegna le singole organizzazioni sindacali a valutare
preventivamente le eventuali iniziative di sciopero, senza peraltro
precludersi la possibilita' di iniziativa singola, per la quale,
comunque, valgono le norme del presente codice.
Ogni comportamento difforme costituisce motivo di intervento da
parte delle istanze statutarie competenti.
Punto 5.0 - Termini di validita'
Il presente codice di autoregolamentazione ha validita' fino al
termine della vigenza contrattuale.
Confederazioni sindacali Organizzazioni sindacali
C.G.I.L. C.G.I.L./Funzione
Pubblica/Sanita'
C.I.S.L. C.I.S.L./Fisos
U.I.L. U.I.L./Sanita'
C.I.D.A. CIDA/Sidirss
C.I.S.A.L. Fials/Cisal
CONFE.DIR. Confedir/Dirsam
CONF.S.A.L. Cisas/Sanita'
C.I.S.N.A.L. Cidiesse
COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(Art. 6 - D.P.R. n. 68/1986)
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero
Organizzazione sindacale: S.I.C.U.S.
Premessa
L'Organizazione sindacale S.I.C.U.S. (Sindacato Italiano Chimici
Unita' Sanitarie) con il presente atto si propone: l'obiettivo di
costruire nuove relazioni sindacali e sociali nell'ambito del
Servizio Sanitario Nazionale e delle articolazioni dello stesso, con
l'intento di accrescere la solidarieta' tra le diverse espressioni
dei lavoratori, per favorire un assetto di strutture e servizi idonei
a tutelare la salute dell'uomo. Peraltro, il quadro dei rapporti e
delle relazioni sindacali, cui il sottoscritto codice offre un forte
contributo di chiarezza con l'autonoma regolamentazione delle proce-
dure e delle forme di sciopero, esige dalle controparti una
contemporanea e corrispondente reciprocita' di impegni e di
atteggiamenti comportamentali, in modo che l'intero sistema delle
relazioni possa conseguire livelli di trasparenza e di sicura
efficacia su tutto l'arco dei problemi che costituiscono l'insieme
dei rapporti.
Punto 1.0 - Oggetto
Il diritto di sciopero, che costituisce una liberta' fondamentale
per ciascun lavoratore nel settore della Sanita', si esercita
attraverso metodi e tempi capaci di garantire il rispetto della
dignita' e dei valori della persona umana in attuazione delle
disposizioni contenute nell'art. 11, commi 5 e 6, della legge n.
93/1983.
L'organizzazione sindacale si impegna ad esercitare il diritto allo
sciopero secondo criteri e modalita' di seguito specificate.
Fatte salve le prestazioni atte a garantire i diritti
costituzionalmente tutelati, le norme di cui al presente codice non
sono vincolanti, nei casi in cui fossero in gioco i valori
fondamentali delle liberta' civili e sindacali della democrazia e
della pace, e nelle vertenze di carattere generale che interessano la
generalita' del mondo del lavoro.
Punto 2.0 - titolarita'
La titolarita' a dichiarare, sospendere, revocare gli scioperi e'
di esclusiva competenza delle strutture: - nazionali di categoria per
quelli nazionali; - regionali di categoria per quelli regionali; -
territoriali di categoria per quelli locali.
Per scioperi aziendali (o di singola unita' operativa) la
titolarita' dell'esercizio del diritto di sciopero e' di competenza
delle strutture aziendali e territoriali.
La proclamazione dell'azione di sciopero avviene d'intesa con le
strutture delle organizzazioni confederali (orizzontali).
Punto 3.0 - Proclamazione - Modalita' - Pubblicita'
Le iniziative di sciopero dovranno essere dichiarate con quindici
giorni di preavviso.
Le proclamazioni degli scioperi sara' comunicata alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica, al
Ministero della Sanita'; in caso di scioperi proclamati a livello lo-
cale sara' data comunicazione alle rispettive Regioni ed U.S.L.
Nel periodo che intercorre fra il giorno della proclamazione e la
data dell'azione collettiva di astensione dal lavoro, si attiveranno
le procedure di cui alle disposizioni contenute nel Capo VI del
decreto del Presidente della Repubblica n. 13/86 e da quelle definite
dal contratto di comparto. In ogni caso l'attivazione di tali proce-
dure non incide sui termini di preavviso dell'azione sindacale
proclamata.
Le azioni di sciopero non saranno effettuate:

nel mese di agosto;

nei cinque giorni che precedono e nei cinque giorni che seguono
le consultazioni elettorali europee, nazionali e referendarie;

nei cinque giorni che precedono e nei cinque giorni che seguono
le consultazioni elettorali regionali, provinciali e comunali per i
rispettivi ambiti territoriali;

nei giorni dal 23 dicembre al 3 gennaio;

nei giorni dal giovedi' antecedente la Pasqua al martedi'
successivo.
Gli scioperi dichiarati o in corso di effettuazione si intendono
immediatamente sospesi in casi di avvenimenti eccezionali di
particolare gravita' o di calamita' naturali.
Il primo sciopero, per qualsiasi tipo di vertenza, non puo' super-
are, anche nelle strutture complesse ed organizzate per turni, la
durata di un'intera giornata (24 ore).
Gli scioperi successivi al primo per la medesima vertenza, non
supereranno le 48 ore consegutive.
Gli scioperi della durata inferiore alla giornata di lavoro si
svolgeranno in un unico e continuativo periodo riferito a ciascun
turno.
Sono escluse manifestazioni di sciopero che impegnino singole
unita' operative, funzionalmente non autonome, ovvero singoli profili
professionali. Sono altresi' escluse forme surrettizie di sciopero
quali le assemblee permanenti o forme improprie quali lo sciopero
bianco.
Con la proclamazione dello sciopero vanno divulgate le motivazioni
dello stesso, nonche' le informazioni relative alle modalita' con le
quali si caratterizza l'azione sindacale.
L'informazione dovra' avere la massima diffusione e dovra' comunque
essere tale da far conoscere i servizi comunque garantiti.
Punto 4.0 - Vincoli e sanzioni
Le norme di cui trattasi vincolano le strutture sindacali, a tutti
i livelli, dell'organizzazione sindacale firmataria del presente
protocollo ed i lavoratori ad essa iscritti.
Ogni comportamento difforme costituisce motivo di intervento da
parte delle istanze statutarie competenti.
Punto 5.0 - Termini di validita'
Il presente codice di autoregolamentazione ha validita' fino al
termine della vigenza contrattuale.

Organizzazione sindacale
S.I.C.U.S.
COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(Art. 6 - D.P.R. n. 68/1986)
Codice di autoregolamentazione dell'esercizio del diritto di sciopero
Organizzazione sindacale: A.U.P.I.
Premessa
L'Organizzazione sindacale A.U.P.I. (Associazione Unitaria
Psicologi Italiani) con il presente atto si propone: l'obiettivo di
costruire nuove relazioni sindacali e sociali nell'ambito del
Servizio Sanitario nazionale e delle articolazioni dello stesso, con
l'intento di accrescere la solidarieta' tra le diverse espressioni
dei lavoratori, per favorire un assetto di strutture e servizi idonei
a tutelare la salute dell'uomo. Peraltro, il quadro dei rapporti e
delle relazioni sindacali, cui il sottoscritto codice offre un forte
contributo di chiarezza con l'autonoma regolamentazione delle proce-
dure e delle forme di sciopero,esige dalle controparti una
contemporanea e corrispondente reciprocita' di impegni e di
attegiamenti compartimentali, in modo che l'intero sistema delle
relazioni possa conseguire livelli di trasparenza e di sicura
efficacia su tutto l'arco dei problemi che costituiscono l'insieme
dei rapporti.
Punto 1.0 Oggetto
Il diritto di sciopero, che costituisce una liberta' fondamentale
per ciascun lavoratore nel settore della Sanita', si esercita
attraverso metodi e tempi capaci di garantire il rispetto della
dignita' e dei valori della persona umana in attuazione delle
disposizioni contenute nell'art. 11, commi 5 e 6, della legge n.
93/1983.
L'organizzazione sindacale si impegna ad esercitare il diritto allo
sciopero secondo criteri e modalita' di seguito specificate.
Fatte salve le prestazioni atte a garantire i diritti
costituzionalmente tutelati, le norme di cui al presente codice non
sono vincolanti, nei casi in cui fossero in gioco i valori
fondamentali delle liberta' civili e sindacali della democrazia e
della pace, e nelle vertenze di carattere generale che interessano la
generalita' del mondo del lavoro.
Punto 2.0 - Titolarita'
La titolarita' a dichiarare, sospendere, revocare gli scioperi e'
di esclusiva competenza delle strutture: nazionali di categoria per
quelli nazionali; regionali di categoria per quelli regionali; -
territoriali di categoria per quelli locali.
Per scioperi aziendali (o di singola unita' operativa) la
titolarita' dell'esercizio del diritto di sciopero e' di competenza
delle strutture aziendali e territoriali.
La proclamazione dell'azione di sciopero avviene d'intesa con le
strutture delle organizzazioni confederali (orizzontali).

0 - Proclamazione - Modalita' - Pubblicita'
Le iniziative di sciopero dovranno essere dichiarate con quindici
giorni di preavviso.
La proclamazione degli scioperi sara' comunicata alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Funzione Pubblica, al
Ministero della Sanita'; in caso di scioperi proclamati a livello lo-
cale sara' data comunicazione alle rispettive Regioni ed U.S.L.
Nel periodo che intercorre fra il giorno della proclamazione e la
data dell'azione collettiva di astensione dal lavoro, si attiveranno
le procedure di cui alle disposizioni contenute nel Capo VI del
decreto del Presidente della Repubblica n. 13/86 e da quelle definite
dal contratto di comparto. In ogni caso l'attivazione di tali proce-
dure non incide sui termini di preavviso dell'azione sindacale
proclamata.
Le azioni di sciopero non saranno effettuate:

nel mese di agosto;

nei cinque giorni che precedono e nei cinque giorni che seguono
le consultazioni elettorali europee, nazionali e referendarie;

nei cinque giorni che precedono e nei cinque giorni che seguono
le consultazioni elettorali regionali, provinciali e comunali per i
rispettivi ambiti territoriali;

nei giorni dal 23 dicembre al 3 gennaio;

nei giorni dal giovedi' antecedente la Pasqua al martedi'
successivo.
Gli scioperi dichiarati o in corso di effettuazione si intendono
immediatamente sospesi in casi di avvenimenti eccezionali di
particolare gravita' o di calamita' naturali.
Il primo sciopero, per qualsiasi tipo di vertenza, non puo' super-
are, anche nelle strutture complesse ed organizzate per turni, la
durata di un'intera giornata (24 ore).
Gli scioperi successivi al primo per la medesima vertenza, non
supereranno le 48 ore consentite.
Gli scioperi della durata inferiore alla giornata di lavoro si
svolgeranno in un unico e continuativo periodo riferito a ciascun
turno.
Sono escluse manifestazioni di sciopero che impegnino singole
unita' operative, funzionalmente non autonome, ovvero singoli profili
professionali. Sono altresi' escluse forme surrettizie di sciopero
quali le assemblee permanenti o forme improprie quali lo sciopero
bianco.
Con la proclamazione dello sciopero vanno divulgate le motivazioni
dello stesso, nonche' le informazioni relative alle modalita' con le
quali si caratterizza l'azione sindacale.
L'informazione dovra' avere la massima diffusione e dovra' comunque
essere tale da far conoscere i servizi comunque garantiti.
Punto 4.0 - Vincoli e sanzioni
Le norme di cui trattasi vincolano le strutture sindacali, a tutti
i livelli, dell'organizzazione sindacale firmataria del presente
protocollo ed i lavoratori ad esse iscritti.
Ogni comportamento difforme costituisce motivo di intervento da
parte delle istanze statutarie competenti.
Punto 5.0 - Termini di validita'
Il presente codice di autoregolamentazione ha validita' fino al
termine della vigenza contrattuale.

Organizzazione sindacale
A.U.P.I.
COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(Area negoziale della professionalita' medica art. 6. commi 5, 6, 7,
8 e 9 - D.P.R. n. 68/1986)
CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DELL'ESERCIZIO DEL DIRITTO DI SCIOPERO
Premessa
L'etica professionale impone al medico di osservare particolari
regole nell'esercizio del diritto di sciopero, fermi restando i
limiti costituzionali inerenti al diritto medesimo.
Pertanto le sottoscritte Organizzazioni Sindacali dei medici, che
prestano la loro attivita' professionale alle dipendenze della
Pubblica Amministrazione, si sono sempre attenute a forme di
autodisciplina.
Le sottoscritte Organizzazioni Sindacali considerato quanto dispone
l'Art. 11, quinto e sesto comma della Legge 29 Marzo 1983, n. 93,
dichiarano che si atterranno, nell'esercizio del diritto di sciopero,
ai principi e alle modalita' seguenti:

Art. 1
La condotta del medico deve essere in ogni evenienza ispirata al
rispetto per la vita e per l'incolumita' dei pazienti, alla
solidarieta' umana ed alla solidarieta' tra colleghi.

Art. 2
Le sottoscritte organizzazioni sindacali si impegnano a portare a
conoscenza dei loro iscritti il presente codice di
autoregolamentazione invitandoli all'osservanza dello stesso in
occasione di ogni futura vertenza sindacale.

Art. 3
Nelle divisioni e nei servizi ospedalieri saranno erogate le
prestazioni di diagnosi e cura non dilazionabili con le modalita', la
frequenza e la continuita', nonche' con l'intensita' che, secondo il
giudizio in ogni caso sempre riservato al medico, saranno ritenute
necessarie al fine congiunto di evitare danni alla salute e non
pregiudicare il rispetto dei diritti costituzionalmente tutelati.
In particolare saranno assicurati:
a) l'accettazione per i ricoveri d'urgenza; il pronto soccorso
medico e chirurgico nonche' i relativi servizi specialistici e
diagnostici necessari a garantire le urgenze; l'anestesia per le sole
urgenze; la rianimazione e terapia intensiva; gli interventi urgenti
per la profilassi delle malattie infettive e per le tossiinfezioni
alimentari;
b) turni di guardia e/o di pronta disponibilita' saranno
opportunamente organizzati;
c) le predette prestazioni non dilazionabili, saranno garantite
anche presso quelle sedi extra-ospedaliere, che, per l'ubicazione,
presentino di fatto carattere sostitutivo di presidi ospedalieri
mancanti nella zona e presso le quali tali servizi siano
ordinariamente espletati.

Art. 4
Saranno compiuti gli atti e le attivita' non differibili previste
per l'adempimento degli obblighi imposti dalla legge a tutela di
interessi pubblici preminenti (referti, denunce, certificazioni e
trattamenti sanitari obbligatori).

Art. 5
Saranno garantiti: la vigilanza sui focolai di malattie infettive e
zoonosi; il controllo degli animali morsicatori ai fini della
profilassi antirabbica; la macellazione di urgenza degli animali in
pericolo di vita; l'approvvigionamento carneo agli ospedali, case di
cura ed istituti convenzionati, nonche' residenze protette ed
assistite; i servizi diagnostici necessari per garantire le urgenze.

Art. 6
Le organizzazioni sindacali mediche di categoria, assumono
l'impegno di consultarsi reciprocamente in merito alla proclamazione
di scioperi.
Ciascuna organizzazione mantiene in ogni caso la propria piena
liberta' di azione, fermo restando il rispetto del codice di
autoregolamentazione.

Art. 7
Le prestazioni indicate ai precedenti articoli sono dovute dalla
generalita' dei medici in relazione ai compiti igienico-
organizzativi, di prevenzione, diagnosi e cura, secondo le competenze
professionali e le responsabilita' di ciascuno.

Art. 8
In sede di proclamazione dello sciopero sara' data pubblicita' dei
motivi che lo hanno reso necessario.

Art. 9
In apertura di vertenza sara' dato preavviso non inferiore a
quindici giorni.

Art. 10
La proclamazione, la sospensione e la revoca dello sciopero saranno
attuate in ambito nazionale, regionale, provinciale, di unita'
sanitaria locale o di presidio dagli organi statutariamente
competenti delle Organizzazioni Sindacali.

Art. 11
La proclamazione degli scioperi a carattere nazionale sara'
comunicata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della Funzione Pubblica, al Ministro della Sanita', al Ministro degli
Interni, al Coordinamento delle Regioni, all'A.N.C.I., all'U.N.C.E.M.

Art. 12
Il primo sciopero per qualsiasi tipo di vertenza non puo' superare
la durata di 24 ore.
Gli scioperi della durata inferiore alla giornata di lavoro si
svolgeranno in un unico e continuativo periodo riferito a ciascun
turno.

Art. 13
Non saranno attuati scioperi in occasione di calamita' naturali,
epidemie od eventi di eccezionale gravita', che comportino gravi
emergenze di carattere sanitario. Nei luoghi e per i tempi in cui
tali condizioni di emergenza sussisteranno, non saranno indetti
scioperi o, se precedentemente indetti, saranno sospesi.

Art. 14
Le azioni di sciopero non saranno inoltre effettuate:

nel mese di agosto;

nel giorno che precede, in quelli coincidenti e nel giorno
successivo alle operazioni elettorali europee, nazionali,
referendarie, nonche' a quelle regionali, provinciali, comunali
limitatamente al rispettivo ambito territoriale;

nei giorni dal 23 dicembre al 6 gennaio;

nei giorni dal giovedi' antecedente la Pasqua al martedi'
successivo.

Art. 15
Fatte salve le prestazioni atte a garantire i diritti
costituzionalmente tutelati, qualora fossero in pericolo liberta'
fondamentali garantite dalla Costituzione, la liberta' sindacale in
ispecie, altri valori essenziali della convivenza civile e della
democrazia, ovvero la stessa etica medica, le sottoscritte
organizzazioni sindacali si riservano la piu' ampia facolta' di
iniziativa in deroga, per quanto di ragione, alle regole di
comportamento sopra formulate.

Art. 16
Il presente codice di autoregolamentazione ha efficacia per la
durata ddegli accordi nazionali stipulati ai sensi della legge 29
marzo 1983,n.93. Scaduto il termine di efficacia giuridica di tali
accordi, le sottoscritte organizzazioni si riservano l'autonoma
facolta' di confermarlo ovvero di sostituirlo o modificarlo
preliminarmente all'inizio delle trattative per i successivi accordi.
CO.S.ME.D.
A.A.R.O.I.
A.I.P.A.C.
A.N.A-A.O. - S.I.M.P.
A.N.M.D.O.
S.N.R.
S.U.M.I.
S.I.V.E.M.P.
S.I.M.E.T.
S.U.M.E.T.
FE.ME.PA.
S.E.D.I.
COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(Area negoziale della professionalita' medica art. 6. commi 5, 6, 7,
8 e 9 - D.P.R. n. 68/1986)
CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DELL'ESERCIZIO DEL DIRITTO DI SCIOPERO
Premessa
L'etica professionale impone al medico di osservare particolari
regole nell'esercizio del diritto di sciopero, fermi restando i
limiti costituzionali inerenti al diritto medesimo.
Pertanto la sottoscritta Organizzazione Sindacale medica, che
presta la propria attivita' professionale alle dipendenze della
Pubblica Amministrazione, si e' sempre attenuta a forme di
autodisciplina.
Le sottoscritte Organizzazioni Sindacali considerato quanto dispone
l'Art. 11, quinto e sesto comma della Legge 29 marzo 1983, n. 93,
nonche' l'art.10 del D.P.R. 395/88, dichiarano che si atterranno,
nell'esercizio del diritto di sciopero, ai principi e alle modalita'
seguenti.

Art. 1
La condotta del medico deve essere in ogni evenienza ispirata al
rispetto per la vita e per l'incolumita' dei pazienti, alla
solidarieta' umana ed alla solidarieta' tra colleghi.

Art. 2
La sottoscritta Organizzazione Sindacale si impegna a portare a
conoscenza dei propri iscritti il presente Codice di
Autoregolamentazione invitandoli all'osservanza dello stesso in
occasione di ogni futura vertenza sindacale.

Art. 3
Nelle Divisioni e nei Servizi Ospedalieri saranno erogate le
prestazioni di diagnosi e cura non dilazionabili con le modalita', la
frequenza o la continuita', nonche' con l'intensita' che, secondo il
giudizio in ogni caso sempre riservato al medico, saranno ritenute
necessarie al fine congiunto di evitare danni alla salute e non
pregiudicare il rispetto dei diritti costituzionalmente tutelati.
In particolare saranno assicurati:
a) l'accettazione per i ricoveri d'urgenza; il pronto soccorso
medico e chirurgico nonche' i relativi servizi specialistici e
diagnostici necessari a garantire le urgenze; l'anestesia per le sole
urgenze; la rianimazione e terapia intensiva; gli interventi urgenti
per la profilassi delle malattie infettive e per le tossiinfezioni
alimentari;
b) turni di guardia e/o di pronta disponibilita' saranno
opportunatamente organizzati;
c) le predette prestazioni non dilazionabili, saranno garantite
anche presso quelle sedi extra-ospedaliere, che, per l'ubicazione,
presentino di fatto carattere sostitutivo di Presidi ospedalieri
mancanti nella zona e presso le quali tali servizi siano
ordinariamente espletati.

Art. 4
Saranno compiuti gli atti e le attivita' non differibili previste
per l'adempimento degli obblighi imposti dalla Legge a tutela di
interessi pubblici preminenti (referti, denunce, certificazioni e
trattamenti sanitari obbligatori).

Art. 5
Questa Organizzazione Sindacale medica di categoria, assume
l'impegno di consultarsi con le altre OO.SS. in merito alla
proclamazione di scioperi, mantenendo in ogni caso la propria piena
liberta' di azione, fermo restando il rispetto del Codice di
Autoregolamentazione.

Art. 6
Le prestazioni indicate ai precedenti articoli sono dovute dalla
generalita' dei medici in relazione ai compiti igienico-
organizzativi, di prevenzione, diagnosi e cura, secondo le competenze
professionali e le responsabilita' di ciascuno.

Art. 7
In sede di proclamazione dello sciopero sara' data pubblicita' dei
motivi che lo hanno reso necessario.

Art. 8
In apertura di vertenza sara' dato preavviso non inferiore a
quindici giorni.

Art. 9
La proclamazione, la sospensione e la revoca dello sciopero saranno
attuate in ambito Nazionale, Regionale, Provinciale, di Unita'
Sanitaria Locale o di Presidio dagli organi statutariamente
competenti della Organizzazione Sindacale.

Art. 10
La proclamazione degli scioperi a carattere Nazionale sara'
comunicata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della Funzione Pubblica, al Ministro della Sanita', al Ministro degli
Interni, al Coordinamento delle Regioni, all'ANCI, all'UNCEM.

Art. 11
Il primo sciopero per qualsiasi tipo di vertenza non puo' superare
la durata di 24 ore.
Gli scioperi della durata inferiore alla giornata di lavoro si
svolgeranno in un unico e continuativo periodo riferito a ciascun
turno.

Art. 12
Non saranno attuati scioperi in occasione di calamita' naturali,
epidemie od eventi di eccezionale gravita', che comportino gravi
emergenze di carattere sanitario. Nei luoghi e per i tempi in cui
tali condizioni di emergenza sussisteranno, non saranno indetti
scioperi o, se precedentemente indetti, saranno sospesi.

Art. 13
Le azioni di sciopero non saranno inoltre effettuate:

nel mese di agosto;

nel giorno che precede, in quelli coincidenti e nel giorno
successivo alle operazioni elettorali Europee, Nazionali,
Referendarie, nonche' a quelle Regionali, Provinciali, Comunali
limitatamente al rispettivo ambito territoriale;

nei giorni dal 23 dicembre al 6 gennaio;

nei giorni dal giovedi' antecedente la Pasqua al martedi'
successivo.

Art. 14
Fatte salve le prestazioni atte a garantire i diritti
costituzionalmente tutelati, qualora fossero in pericolo liberta'
fondamentali garantite dalla Costituzione, la liberta' sindacale in
ispecie, altri valori essenziali della convivenza civile e della
democrazia, ovvero la stessa etica medica, la sottoscritta
Organizzazione Sindacale si riserva la piu' ampia facolta' di
iniziativa in deroga, per quanto di ragione, alle regole di
comportamento sopra formulate.

Art. 15
Il presente Codice di Autoregolamentazione ha efficacia per la
durata degli accordi nazionali stipulati ai sensi della Legge 29
marzo 1983, n. 93. Scaduto il termine di efficacia giuridica di tali
accordi, la sottoscritta Organizzazione si riserva l'autonoma
facolta' di confermarlo ovvero di sostituirlo o modificarlo
preliminarmente all'inizio delle trattative per i successivi accordi.

ANAAD-SIMP
COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(Area negoziale della professionalita' medica art. 6. commi 5, 6, 7,
8 e 9 - D.P.R. n. 68/1986)

CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DELL'ESERCIZIO DEL DIRITTO DI SCIOPERO
Organizzazioni sindacali: Confederazione Italiana Medici Ospedalieri
(CIMO), in qualita' di Associazione sindacale medica di categoria e
di Confederazione cui aderiscono le Associazioni
medico-specialistiche ADOI, AIPO, AOGOI, AMIO, ANCO, SIOD, SINFIR,
nonche' il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani (SNAMI),
settore ospedaliero.

Premessa
L'etica professionale impone al medico di osservare particolari
regole nell'esercizio del diritto di sciopero, fermi restando i
limiti costituzionali inerenti al diritto medesimo.
Pertanto le sottoscritte organizzazioni sindacali dei medici, che
prestano la loro attivita' professionale alla dipendenza della
pubblica amministrazione, si sono sempre attenute a forme di
autodisciplina.
Le sottoscritte organizzazioni sindacali, considerato quanto
dispone l'art. 11, quinto e sesto comma della legge 29 marzo 1983, n.
93, nonche' l'art. 10 del D.P.R. 395/88, dichiarano che si
atterranno, nell'esercizio del diritto di sciopero, ai principi e
alle modalita' seguenti:

Art. 1
La condotta del medico deve essere in ogni evenienza ispirata al
rispetto per la vita e per l'incolumita' dei pazienti, alla
solidarieta' umana ed alla solidarieta' tra colleghi.

Art. 2
Le sottoscritte organizzazioni sindacali si impegnano a portare a
conoscenza dei loro iscritti il presente codice di
autoregolamentazione invitandoli all'osservanza dello stesso in
occasione di ogni futura vertenza sindacale.

Art. 3
Nelle divisioni e nei servizi ospedalieri saranno erogate le
prestazioni di diagnosi e cura non dilazionabili con le modalita', la
frequenza o la continuita', nonche' con l'intensita' che, secondo il
giudizio in ogni caso sempre riservato al medico, saranno ritenute
necessarie al fine congiunto di evitare danni alla salute e non
pregiudicare il rispetto dei diritti costituzionalmente tutelati.
In particolare saranno assicurati:
a) l'accettazione per i ricoveri d'urgenza; il pronto soccorso
medico e chirurgico nonche' i relativi servizi specialistici e
diagnostici necessari a garantire le urgenze; l'anestesia per le sole
urgenze; la rianimazione e terapia intensiva; gli interventi urgenti
per la profilassi delle malattie infettive e per le tossiinfezioni
alimentari;
b) turni di guardia e/o di pronta disponibilita';
c) le predette prestazioni non dilazionabili saranno garantite
anche presso quelle sedi extra-ospedaliere che, per l'ubicazione,
presentino di fatto carattere sostitutivo di presidi ospedalieri
mancanti nella zona e presso le quali tali servizi siano
ordinariamente espletati.

Art. 4
Saranno compiuti gli atti e le attivita' non differibili previste
per l'adempimento degli obblighi imposti dalla legge a tutela di
interessi pubblici preminenti (referti, denunce, certificazioni e
trattamenti sanitari obbligatori).

Art. 5
Le organizzazioni sindacali mediche di cui sopra assumono l'impegno
di consultarsi con le altre organizzazioni sindacali mediche di
categoria in merito all'eventuale proclamazione di scioperi.
Ciascuna organizzazione mantiene in ogni caso la propria piena
liberta' di azione, fermo restando il rispetto del codice di
autoregolamentazione.

Art. 6
Le prestazioni indicate ai precedenti articoli sono dovute dalla
generalita' dei medici in relazione ai compiti igienico-
organizzativi, di prevenzione, diagnosi e cura, secondo le competenze
professionali e le responsabilita' di ciascuno.

Art. 7
In sede di proclamazione dello sciopero sara' data pubblicita' dei
motivi che lo hanno reso necessario.

Art. 8
In apertura di vertenza sara' dato preavviso non inferiore a
quindici giorni.

Art. 9
La proclamazione, la sospensione e la revoca dello sciopero saranno
attuate in ambito nazionale, regionale, provinciale, di unita'
sanitaria locale o di presidio dagli organi statutariamente
competenti delle organizzazioni sindacali sopra elencate.

Art. 10
La proclamazione degli scioperi a carattere nazionale sara'
comunicata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per la Funzione pubblica, al Ministro della Sanita', al Ministro
degli Interni, al Coordinamento delle Regioni, all'ANCI, all'UNCEM.

Art. 11
Il primo sciopero per qualsiasi tipo di vertenza non puo' superare,
la durata di 24 ore.
Gli scioperi della durata inferiore alla giornata di lavoro si
svolgeranno in un unico e continuativo periodo riferito a sciascun
turno.

Art.12
Non saranno attuati scioperi in occasione di calamita' naturali,
epidemie od eventi di eccezionale gravita', che comportino gravi
emergenze di carattere sanitario.
Nei luoghi e per i tempi in cui tali condizioni di emergenza
sussisteranno, non saranno indetti scioperi o, se precedentemente
indetti, saranno sospesi.

Art. 13
Le azioni di sciopero non saranno inoltre effettuate:

nel mese di agosto;

nel giorno che precede, in quelli coincidenti e nel giorno
successivo alle operazioni elettorali europee, nazionali,
referendarie, nonche' a quelle regionali, provinciali e comunali
limitatamente al rispettivo ambito territoriale;

nei giorni dal 23 dicembre al 6 gennaio;

nei giorni dal giovedi' antecedente la Pasqua al martedi'
successivo.

Art. 14
Fatte salve le prestazioni atte a garantire i diritti
costituzionalmente tutelati, qualora fossero in pericolo liberta'
fondamentali garantite dalla Costituzione, la liberta' sindacale in
ispecie, altri valori essenziali della convivenza civile e della
democrazia, ovvero la stessa etica medica, le sottoscritte
organizzazioni sindacali si riservano la piu' ampia facolta' di
iniziativa in deroga, per quanto di ragione, alle regole di
comportamento sopra formulate.

Art. 15
Il presente codice di autoregolamentazione ha efficacia per la
durata degli accordi nazionali stipulati ai sensi della legge 29
marzo 1983, n. 93.
Scaduto il termine di efficacia giuridica di tali accordi, le
sottoscritte organizzazioni si riservano l'autonoma facolta' di
confermarlo ovvero di sostituirlo o modificarlo preliminarmente
all'inizio delle trattative per i successivi accordi.

Roma, 21 ottobre 1989
Confederazione Italiana Medici Ospedalieri
COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(Area negoziale della professionalita' medica art. 6. commi 5, 6, 7,
8 e 9 - D.P.R. n. 68/1986)
CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DELL'ESERCIZIO DEL DIRITTO DI SCIOPERO
Premessa
L'etica professionale impone al medico di osservare particolari
regole nell'esercizio del diritto di sciopero, fermi restando i
limiti costituzionali inerenti al diritto medesimo.
Pertanto le sottoscritte organizzazioni sindacali dei medici, che
prestano la loro attivita' professionale alla dipendenza della
pubblica amministrazione, si sono sempre attenute a forme di
autodisciplina.
Le sottoscritte organizzazioni sindacali, considerato quanto
dispone l'art. 11, quinto e sesto comma della legge 29 marzo 1983, n.
93, nonche' l'art. 10 del D.P.R. 395/88, dichiarano che si
atterranno, nell'esercizio del diritto di sciopero, ai principi e
alle modalita' seguenti:

Art. 1
La condotta del medico deve essere in ogni evenienza ispirata al
rispetto per la vita e per l'incolumita' dei pazienti, alla
solidarieta' umana ed alla solidarieta' tra colleghi.

Art. 2
Le sottoscritte organizzazioni sindacali si impegnano a portare a
conoscenza dei loro iscritti il presente codice di
autoregolamentazione invitandoli all'osservanza dello stesso in
occasione di ogni futura vertenza sindacale.

Art. 3
Nelle divisioni e nei servizi ospedalieri saranno erogate le
prestazioni di diagnosi e cura non dilazionabili con le modalita', la
frequenza e la continuita', nonche' con l'intensita' che, secondo il
giudizio in ogni caso sempre riservato al medico, saranno ritenute
necessarie al fine congiunto di evitare danni alla salute e non
pregiudicare il rispetto dei diritti costituzionalmente tutelati.
In particolare saranno assicurati:

a) l'accettazione per i ricoveri d'urgenza; il pronto soccorso
medico e chirurgico nonche' i relativi servizi specialistici e
diagnostici necessari a garantire le urgenze; l'anestesia per le sole
urgenze; la rianimazione e terapia intensiva; gli interventi urgenti
per la profilassi delle malattie infettive e per le tossiinfezioni
alimentari;
b) turni di guardia e/o di pronta disponibilita';
c) le predette prestazioni non dilazionabili, saranno garantite
anche presso quelle sedi extra-ospedaliere che, per l'ubicazione,
presentino di fatto carattere sostitutivo di presidi ospedalieri
mancanti nella zona e presso le quali tali servizi siano
ordinariamente espletati.

Art. 4
Saranno compiuti gli atti e le attivita' non differibili previste
per l'adempimento degli obblighi imposti dalla legge a tutela di
interessi pubblici preminenti (referti, denunce, certificazioni e
trattamenti sanitari obbligatori).

Art. 5
L'Associazione Nazionale Primari Ospedalieri assume l'impegno di
consultarsi con le altre organizzazioni sindacali mediche di
categoria in merito all'eventuale proclamazione di scioperi.
Ciascuna organizzazione mantiene in ogni caso la propria piena
liberta' di azione, fermo restando il rispetto del codice di
autoregolamentazione.

Art. 6
Le prestazioni indicate ai precedenti articoli sono dovute dalla
generalita' dei medici in relazione ai compiti igienico-
organizzativi, di prevenzione, diagnosi e cura, secondo le competenze
professionali e le responsabilita' di ciascuno.

Art. 7
In sede di proclamazione dello sciopero sara' data pubblicita' dei
motivi che lo hanno reso necessario.

Art. 8
In apertura di vertenza sara' dato preavviso non inferiore a
quindici giorni.

Art. 9
La proclamazione, la sospensione e la revoca dello sciopero saranno
attuate in ambito nazionale, regionale, provinciale, di unita'
sanitaria locale o di presidio dagli organi statutariamente
competenti delle organizzazioni sindacali sopra elencate.

Art. 10
La proclamazione degli scioperi a carattere nazionale sara'
comunicata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della Funzione pubblica, al Ministro della Sanita', al Ministro degli
Interni, al Coordinamento delle Regioni, all'ANCI, all'UNCEM.

Art. 11
Il primo sciopero per qualsiasi tipo di vertenza non puo' superare
la durata di 24 ore.
Gli scioperi della durata inferiore alla giornata di lavoro si
svolgeranno in un unico e continuativo periodo riferito a ciascun
turno.

Art. 12
Non saranno attuati scioperi in occasione di calamita' naturali,
epidemie od eventi di eccezionale gravita', che comportino gravi
emergenze di carattere sanitario.
Nei luoghi e per i tempi in cui tali condizioni di emergenza
sussisteranno, non saranno indetti scioperi o, se precedentemente
indetti, saranno sospesi.

Art. 13
Le azioni di sciopero non saranno inoltre effettuate:

nel mese di agosto;

nel giorno che precede, in quelli coincidenti e nel giorno
successivo alle operazioni elettorali europee, nazionali,
referendarie, nonche' e quelle regionali, provinciali, e comunali
limitatamente al rispettivo ambito territoriale;

nei giorni dal 23 dicembre al 6 gennaio;

nei giorni dal giovedi' antecedente la Pasqua al martedi'
successivo.
Art. 14
Fatte salve le prestazioni atte a garantire i diritti
costituzionalmente tutelati, qualora fossero in pericolo liberta'
fondamentali garantite dalla Costituzione, la liberta' sindacale in
ispecie, altri valori essenziali della convivenza civile e della
democrazia, ovvero la stessa etica medica, le sottoscritte
organizzazioni sindacali si riservano la piu' ampia facolta' di
iniziativa in deroga, per quanto di ragione, alle regole di
comportamento sopra formulate.
Art. 15
Il presente codice di autoregolamentazione ha efficacia per la
durata degli accordi nazionali stipulati ai sensi della legge 29
marzo 1983, n. 93.
Scaduto il termine di efficacia giuridica di tali accordi, le
sottoscritte organizzazioni si riservano l'autonoma facolta' di
confermarlo ovvero di sostituirlo o modificarlo preliminarmente
all'inizio delle trattative per i successivi accordi.
Roma, 21 ottobre 1989
ANPO - Associazione Nazionale Primari Ospedalieri
COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
(Area negoziale della professionalita' medica art. 6. commi 5, 6, 7,
8 e 9 - D.P.R. n. 68/1986)
CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DELL'ESERCIZIO DEL DIRITTO DI SCIOPERO
Premessa
L'etica professionale impone al medico di osservare particolari
regole nell'esercizio del diritto di sciopero, fermi restando i
limiti costituzionali inerenti al diritto medesimo.
Pertanto le sottoscritte organizzazioni sindacali dei medici, che
prestano la loro attivita' professionale alla dipendenza della
pubblica amministrazione, si sono sempre attenute a forme di
autodisciplina.
Le sottoscritte organizzazioni sindacali, considerato quanto
dispone l'art. 11, quinto e sesto comma della legge 29 marzo 1983, n.
93, dichiarano che si atterranno, nell'esercizio del diritto di
sciopero, ai principi ed alle modalita' seguenti:
Art. 1
La condotta del medico deve essere in ogni evenienza ispirata al
rispetto per la vita e la l'incolumita' dei pazienti, alla
solidarieta' umana ed alla solidarieta' tra colleghi.
Art. 2
Le sottoscritte organizzazioni sindacali si impegnano a portare a
conoscenza dei loro iscritti il presente codice di
autoregolamentazione invitandoli all'osservanza dello stesso in
occasione di ogni futura vertenza sindacale.
Art. 3
Nelle divisioni e nei servizi ospedalieri saranno erogate le
prestazioni di diagnosi e cura non dilazionabili con le modalita', la
frequenza e la continuita', nonche' con l'intensita' che, secondo il
giudizio in ogni caso sempre riservato al medico, saranno ritenute
necessarie al fine congiunto di evitare danni alla salute e non
pregiudicare il rispetto dei diritti costituzionalmente tutelati.
In particolare saranno assicurati:
a) l'accettazione per i ricoveri d'urgenza; il pronto soccorso
medico e chirurgico nonche' i relativi servizi specialistici e
diagnostici necessari a garantire le urgenze; l'anestesia per le sole
urgenze; la rianimazione e terapia intensiva; gli interventi urgenti
per la profilassi delle malattie infettive e per le tossiinfezioni
alimentari;
b) turni di guardia e/o di pronta disponibilita' saranno
opportunamente organizzati;
c) le predette prestazioni non dilazionabili saranno garantite
anche presso quelle sedi extra-ospedaliere che, per l'ubicazione,
presentino di fatto carattere sostitutivo di presidi ospedalieri
mancanti nella zona e presso le quali tali servizi siano
ordinariamente espletati.
Art. 4
Saranno compiuti gli atti e le attivita' non differibili previste
per l'adempimento degli obblighi imposti dalla legge a tutela di
interessi pubblici preminenti (referti, denunce, certificazioni e
trattamenti sanitari obbligatori).
Art. 5
Saranno inoltre garantiti: la vigilanza sui focolai di malattie
infettive e zoonosi; il controllo degli animali morsicatori ai fini
della profilassi antirabbica; la macellazione di urgenza degli
animali in pericolo di vita;l'approvvigionamento carneo agli
ospedali,case di cura ed istituti convenzionati, nonche' residenze
protette ed assistite; i servizi diagnostici necessari per garantire
le urgenze.
Art.6
Le organizzazioni sindacali mediche assumono l'impegno di
consultarsi reciprocamente in merito alla proclamazione di scioperi.
Ciasacuna organizzazione mantiene in ogni caso la propria piena
liberta' di azione, fermo restando il rispetto del codice di
autoregolamentazione.
Art. 7
Le prestazioni indicate ai precedenti articoli sono dovute dalla
generalita' dei medici in relazione ai compiti igienico-
organizzativi, di prevenzione, di diagnosi e cura, secondo le
competenze professionali e le responsabilita' di ciascuno.
Art. 8
In sede di proclamazione dello sciopero sara' data pubblicita' dei
motivi che lo hanno reso necessario.
Art. 9
In apertura di vertenza sara' dato preavviso non inferiore e
quindici giorni.
Art. 10
La proclamazione, la sospensione e la revoca dello sciopero saranno
attuate in ambito nazionale, regionale, provinciale, di unita'
sanitaria locale o di presidio dagli organi statutariamente
competenti dalle organizzazioni sindacali sopra elencate.
Art. 11
La proclamazione degli scioperi a carattere nazionale sara'
comunicata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
della Funzione Pubblica, al Ministro della Sanita', al Ministro degli
Interni, al Coordinamento delle Regioni, all'ANCI, all'UNICEM.
Art. 12
Il primo sciopero, per qualsiasi tipo di vertenza non puo' super-
are, anche nelle strutture complesse ed organizzate per turni, la
durata di un'intera giornata (24 ore).
Gli scioperi successivo al primo, per la medesima vertenza, non
supereranno le 48 ore consentite.
Gli scioperi della durata inferiore alla giornata di lavoro si
svolgeranno in un unico e continuativo periodo riferito a ciascun
turno.
Sono escluse manifestazioni di sciopero che impegnino singole
unita' operative, funzionalmente non autonome, ovvero singoli profili
professionali.
Art. 13
Non saranno attuati scioperi in occasione di calamita' naturali,
epidemie od eventi di eccezionale gravita', che comportino gravi
emergenze di carattere sanitario. Nei luoghi e per i tempi in cui
tali condizioni di emergenza sussisteranno, non saranno indetti
scioperi o, se precedentemente indetti, saranno sospesi.
Art. 14
Le azioni di sciopero non saranno inoltre effettuate:

nel mese di agosto;

nel giorno che precede, in quelli coincidenti e nel giorno


successivo alle operazioni elettorali europee, nazionali,
referendarie, nonche' a quelle regionali, provinciali, comunali
limitatamente al rispettivo ambito territoriale;

nei giorni dal 23 dicembre al 6 gennaio;

nei giorni dal giovedi' antecedente la Pasqua al martedi' successivo.

Art. 15
Fatte salve le prestazioni atte a garantire i diritti
costituzionalmente tutelati, qualora fossero in pericolo liberta'
fondamentali garantite dalla Costituzione, la liberta' sindacale in
ispecie, altri valori essenziali della convivenza civile e della
democrazia, ovvero la stessa etica medica, le sottoscritte
organizzazioni sindacali si riservano la piu' ampia facolta' di
iniziativa in deroga, per quanto di ragione, alle regole di
comportamento sopra formulate.
Art. 16
Il presente codice di autoregolamentazione ha efficacia per la
durata degli accordi nazionali stipulati ai sensi della legge 29
marzo 1983, n. 93. Scaduto il termine di efficacia giuridica di tali
accordi, le sottoscritte organizzazioni si riservano l'autonoma
facolta' di confermarlo ovvero di sostituirlo o modificarlo preliminarmente all'inizio delle trattative per i successivi accordi.
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