Questo articolo è stato scritto da Matteo Tomasetti in risposta alla domanda che Donatella ha posto nella nostra newsletter, chiedendo un approfondimento sul riscatto degli anni di studio a fini pensionistici e sulle differenze tra settore pubblico e privato.
Un tema che tocca da vicino molti professionisti sanitari e che merita una trattazione chiara e completa.
Inquadramento normativo
Il riferimento principale è il D.Lgs. 184/1997, che disciplina la possibilità di riscattare, a fini pensionistici, i periodi di studio universitario non coperti da contribuzione. A questo si affianca il D.L. 4/2019, convertito in Legge 26/2019, che ha introdotto il cosiddetto riscatto agevolato, oggi ampiamente utilizzato.
Cosa significa riscattare gli anni di studio
Riscattare gli anni universitari — laurea triennale, magistrale ed eventuali altri titoli accademici riconosciuti — significa trasformarli in anni contributivi utili sia per raggiungere prima i requisiti pensionistici, sia per aumentare l'importo della pensione futura. Si tratta di una scelta facoltativa e a pagamento, quindi non automatica: questo è il primo punto fondamentale da tenere presente.
Settore pubblico e settore privato: quali differenze
La differenza tra i due settori non riguarda tanto la possibilità di effettuare il riscatto — che esiste in entrambi i casi — quanto gli effetti che questo produce.
Nel settore pubblico (SSN ed enti pubblici), il riscatto ha un impatto duplice: aumenta l'anzianità contributiva e può anticipare l'accesso alla pensione. Questo è particolarmente rilevante perché nel pubblico il requisito degli anni di contribuzione mantiene ancora un peso significativo. In alcuni contesti, inoltre, l'anzianità può incidere indirettamente su percorsi di carriera o punteggi concorsuali.
Nel settore privato, dove il sistema è prevalentemente contributivo puro, il riscatto incide soprattutto sull'importo della pensione, mentre ha un impatto minore sull'anticipazione dell'età pensionabile. In sintesi: nel privato conta di più quanto si versa, mentre nel pubblico conta anche da quanto tempo si risulta contribuenti.
Le modalità di calcolo: riscatto ordinario o agevolato
Attualmente esistono due opzioni:
- Il riscatto ordinario viene calcolato sulla retribuzione del richiedente. È generalmente più costoso, ma più conveniente per chi ha retribuzioni elevate e una carriera stabile.
- Il riscatto agevolato (Legge 26/2019) prevede invece un costo fisso per anno, calcolato sul minimale contributivo. È significativamente più accessibile, rateizzabile fino a 120 rate mensili e interamente deducibile fiscalmente. Ai sensi del D.P.R. 917/1986 (TUIR), quanto versato per il riscatto riduce la base imponibile, generando un concreto recupero economico sotto forma di minori imposte.
Aspetti giuridici e previdenziali
Sul piano giuridico è importante sapere che la domanda è volontaria ma, una volta accettata, è impegnativa e produce effetti solo se pagata — anche a rate. La giurisprudenza della Corte dei Conti in materia previdenziale pubblica ha chiarito che il riscatto è una scelta individuale che richiede una valutazione di convenienza economica: non è un diritto gratuito, ma un vero e proprio investimento previdenziale.
Conviene farlo?
Non esiste una risposta valida per tutti, ma esistono criteri abbastanza chiari per orientarsi.
Il riscatto risulta più conveniente quando si è all'inizio della carriera, si ha una prospettiva lavorativa lunga davanti e si vuole anticipare i requisiti pensionistici — soprattutto nel settore pubblico.
È invece meno conveniente quando si è prossimi alla pensione, si ha una carriera discontinua o il costo risulta elevato rispetto al beneficio atteso.
Un aspetto spesso sottovalutato è che il riscatto rappresenta anche uno strumento di programmazione della vita lavorativa: non riguarda soltanto la pensione, ma la gestione complessiva del proprio percorso professionale ed economico. Al professionista sanitario di oggi è richiesto non solo di essere competente clinicamente, ma anche di avere una visione consapevole del proprio futuro previdenziale — ancora più importante in un sistema che sta diventando progressivamente più contributivo e meno garantito.
In sintesi
Il riscatto degli anni di studio è un'opportunità, non un obbligo. Può rivelarsi molto utile, ma solo se inserito in una strategia personale ben ragionata. Il consiglio è di affidarsi a un CAF di fiducia o a un commercialista per costruire una valutazione concreta sulla propria situazione e capire — numeri alla mano — se e quanto convenga nel proprio caso specifico.
