Chi lavora in sanità conosce bene la sensazione delle gambe pesanti e gonfie a fine turno. Ore in piedi, spostamenti continui, scarsa possibilità di sedersi: il lavoro infermieristico sottopone il sistema venoso degli arti inferiori a uno stress quotidiano significativo.
Le calze elastocompressive rappresentano uno strumento preventivo concreto ed efficace — ma per sceglierle correttamente è indispensabile capire cosa si sta acquistando, al di là del marketing e della confusione tra unità di misura.
Perché le gambe si gonfiano dopo un turno
Stare in piedi a lungo ostacola il ritorno venoso: il sangue tende a ristagnare nelle vene degli arti inferiori, le pareti venose si dilatano progressivamente e il liquido plasmatico filtra nei tessuti, generando edema. Il risultato è quella sensazione di pesantezza, gonfiore e talvolta dolore che molti infermieri sperimentano ogni giorno al termine del turno.
Nel tempo, la stasi venosa cronica può evolvere verso l'insufficienza venosa cronica, la comparsa di varici e — nei soggetti predisposti — verso eventi trombotici. La prevenzione, in questo caso, non è un lusso ma una necessità professionale.
Come funzionano le calze elastocompressive
Il principio alla base è semplice ma efficace: la calza esercita una compressione graduata sull'arto, maggiore alla caviglia e progressivamente decrescente verso il polpaccio e la coscia. Questo gradiente di pressione agisce come una pompa meccanica esterna che:
- accelera il flusso ematico nelle vene superficiali e profonde, riducendo la stasi;
- sostiene le pareti venose, limitandone la dilatazione;
- favorisce il riassorbimento dei liquidi interstiziali, riducendo l'edema;
- riduce il rischio di formazione di microtrombi nelle vene del polpaccio.
La chiave è proprio la gradualità: una compressione uniforme o, peggio, maggiore in alto che in basso, non solo non sarebbe efficace ma potrebbe risultare controproducente, ostacolando ulteriormente il ritorno venoso.
Denari e millimetri di mercurio: facciamo chiarezza una volta per tutte
Questo è il punto su cui si concentra la maggiore confusione, anche tra professionisti sanitari. Le calze elastocompressive vengono descritte con due unità di misura diverse che non hanno nulla a che fare l'una con l'altra.
I denari (den)
Il denaro è un'unità di misura tessile che indica la finezza e lo spessore del filato, non la pressione esercitata. Nello specifico, misura la massa in grammi di 9.000 metri di filo. Più alto è il numero di denari, più il filato è spesso, resistente e opaco. Meno denari corrispondono a un filo più fine, leggero e trasparente.
In pratica: — 10-15 den: calza molto sottile e trasparente, tipica delle calze a collant estetiche — 20-40 den: calza di spessore medio, più coprente — 70-140 den: calza spessa, opaca, molto resistente
Il problema nasce quando i produttori commerciali associano il numero di denari a una presunta efficacia compressiva, inducendo il consumatore — e talvolta anche il professionista sanitario — a credere che una calza da 70 denari comprima più di una da 20 denari. Questo è scorretto. I denari descrivono il tessuto, non la pressione.
I millimetri di mercurio (mmHg)
Gli mmHg sono l'unica unità di misura clinicamente rilevante per valutare l'efficacia di una calza elastocompressiva. Indicano la pressione effettivamente esercitata dalla calza sulla cute e sui tessuti sottostanti alla caviglia, ovvero il punto di massima compressione.
È importante capire che una calza da 40 denari può esercitare 15 mmHg oppure 23 mmHg a seconda di come è costruita, del tipo di elastomero utilizzato e della tensione del tessuto. Il numero di denari da solo non dice assolutamente nulla sulla pressione esercitata.
In sintesi: i denari descrivono l'estetica e la robustezza del tessuto; gli mmHg descrivono l'efficacia clinica. Quando si sceglie una calza per un fine preventivo o terapeutico, l'unico dato che conta è il valore in mmHg riportato sulla confezione — certificato secondo gli standard europei EN 13726 o RAL-GZ 387.
Le classi di compressione: quale scegliere
Le calze elastocompressive si classificano in base alla pressione esercitata alla caviglia. Ecco una panoramica pratica orientata all'uso preventivo:
Calze a compressione lieve (8-15 mmHg) Indicate per chi trascorre molte ore in piedi o seduto, per i viaggi aerei, per la gravidanza fisiologica e per chi avverte una prima sensazione di pesantezza alle gambe senza patologia venosa accertata. Sono le più indicate per l'uso quotidiano preventivo dell'infermiere in buona salute venosa.
Calze a compressione media preventiva (15-20 mmHg) Indicate per chi lavora in piedi per turni prolungati, per chi ha familiarità per insufficienza venosa, per la gravidanza con edema lieve e per il periodo post-chirurgico a basso rischio. Rappresentano spesso la scelta ottimale per il professionista sanitario che vuole una protezione più efficace senza necessità di prescrizione medica.
Classe I terapeutica (18-21 mmHg) Indicata per l'insufficienza venosa lieve, varici iniziali ed edema lieve. Richiede valutazione medica.
Classe II terapeutica (23-32 mmHg) Indicata per varici moderate, sindrome post-trombotica, TVP pregressa e linfedema lieve. Sempre su indicazione medica.
Classe III e IV (34-46 mmHg e oltre) Riservate a patologie severe: linfedema importante, ulcere venose attive, sindrome post-trombotica grave. Uso esclusivamente su prescrizione medica.
Per la maggior parte degli infermieri sani che cercano protezione preventiva, la fascia 15-20 mmHg rappresenta il punto di equilibrio ideale tra efficacia e comfort.
Tipologie: gambaletto, collant o autoreggente
Il gambaletto è la scelta più pratica e diffusa per l'uso lavorativo quotidiano: copre dalla punta del piede fino al ginocchio, dove si concentra la maggiore necessità di compressione. È comodo, facile da indossare e compatibile con qualsiasi tipo di calzatura professionale.
Il collant compressivo è preferibile in presenza di varici o sintomi che coinvolgono anche la coscia, oppure in gravidanza, dove la compressione deve estendersi all'inguine.
L'autoreggente è indicato per chi non tollera il collant, ma richiede attenzione: la banda di fissaggio deve essere morbida e non costrittiva, per non creare un effetto laccio che ostacola il ritorno venoso invece di favorirlo.
Come scegliere la taglia giusta
Una calza mal dimensionata è inefficace o, peggio, dannosa.
La misurazione corretta prevede:
- circonferenza della caviglia: rilevata al punto più stretto, generalmente sopra il malleolo;
- circonferenza del polpaccio: nel punto di massima ampiezza;
- lunghezza dell'arto: dalla pianta del piede al ginocchio per il gambaletto, fino all'inguine per il collant.
Le misurazioni vanno effettuate al mattino, prima che l'edema si formi, e in posizione eretta. Ogni produttore fornisce tabelle di corrispondenza taglia/misura: è fondamentale consultarle perché le taglie non sono standardizzate tra i diversi brand.
Indossaggio, rimozione e manutenzione
Le calze vanno indossate al mattino, prima di alzarsi dal letto o immediatamente dopo, quando le gambe sono ancora sgonfie. Per facilitare l'operazione, soprattutto con compressioni più elevate, è utile utilizzare guanti in cotone o appositi dispositivi ausiliatori.
Vanno rimosse alla sera, prima di coricarsi. La cute deve essere ispezionata regolarmente alla ricerca di arrossamenti, segni di compressione eccessiva o lesioni da attrito.
Per quanto riguarda il lavaggio, la maggior parte delle calze elastocompressive tollera il lavaggio a mano o in lavatrice a bassa temperatura (30°C), senza centrifuga. L'asciugatura deve avvenire all'aria aperta, lontano da fonti di calore dirette che deteriorano le fibre elastiche.
La vita media di una calza, con un utilizzo quotidiano e lavaggi regolari, è generalmente di 3-6 mesi: oltre questo periodo le proprietà compressive si riducono significativamente anche se il tessuto appare integro.
Quando le calze sono controindicate
Anche a scopo preventivo, esistono situazioni in cui le calze elastocompressive non devono essere utilizzate senza valutazione medica:
- arteriopatia periferica ostruttiva (AOCP): la compressione può aggravare l'ischemia;
- neuropatia periferica severa con ridotta sensibilità;
- dermatite infettiva o lesioni cutanee acute nelle aree di contatto;
- scompenso cardiaco congestizio non compensato;
- allergia documentata ai materiali del tessuto.
In presenza di uno o più di questi fattori, è indispensabile consultare il medico prima di iniziare l'uso.
Conclusioni
Le calze elastocompressive preventive sono uno strumento semplice, economico e scientificamente supportato per proteggere la salute venosa di chi lavora in piedi tutto il giorno. La scelta corretta passa attraverso la comprensione di due concetti fondamentali: i denari descrivono il tessuto, gli mmHg descrivono la pressione — e solo questi ultimi determinano l'efficacia clinica.
Per un infermiere in buona salute venosa che cerca protezione quotidiana, una calza nella fascia 15-20 mmHg, nella tipologia gambaletto, rappresenta generalmente la scelta più indicata. Investire nella salute delle proprie gambe non è un optional: è parte integrante della cura di sé come professionisti sanitari.
Riferimenti bibliografici
- Linee Guida Italiane per la diagnosi e la terapia delle malattie venose croniche. Acta Phlebologica, 2003. Compression therapy: Clinical and experimental aspects. Phlebology, 2014. NICE Guideline NG89
- Venous thromboembolism in over 16s: reducing the risk of hospital-acquired deep vein thrombosis or pulmonary embolism, 2018 (aggiornamento 2023). Partsch H, Flour M, Smith PC
- Indications for compression therapy in venous and lymphatic disease. International Angiology, 2008. Rabe E. et al.
- Indications for medical compression stockings in venous and lymphatic disorders. Phlebology, 2020.
