Nel numero di febbraio di International Journal of Nursing Practice è stato pubblicato uno studio prospettico che comparava 3 scale di valutazione del rischio di lesioni da decubito.

L'identificazione del rischio di lesioni per agire tempestivamente è uno strumento, il primo che mettiamo in atto nel processo di scelte e azioni per evitare la formazione di lesioni nei pazienti..

Lo studio è stato realizzato nella Repubblica Ceca ed hanno comparato le 3 scale per capire qual'era la più predittiva.

Il problema lesioni da pressione è serissimo e lo studio presenta alcuni dati sulla prevalenza a livello internazionale presa da altri studi e riporta:

In Brasile la prevalnza varia dal 27% al 39.4%,

In Europa è variabile a seconda degli stati, 7.9% nel Regno Unito, 8.3% in Germania, il 20% in Svezia, il 23% in Italia, il 24.2% in Olanda, in Irlanda è il 18.5%.

Paesi asiatici vedono poi una variabilità enorme dal 10.5% al 45.5%.

Nella repubblica Ceca, dove è stato fatto lo studio la prevalenza varia dal 3.49% to 5.46%, mentre l'incidenza varia a seconda degli ospedali e dai reparti specifici.


La domanda mi sorge spontanea, che senso ha fare uno studio se hai dei dati dalle 4 alle 10 volte più bassi rispetto agli altri paesi?

Ci sarebbe da andare oltre il dato secco, cosa intendeva che ha fatto la rilevazione ad esempio, uno studio sulla prevalenza in Emilia Romagna del 2002 (Scarica la pubblicazione) è un analisi di 60 pagine, se proviamo a vedere quei dati al di fuori dell'Emilia-Romagna ci saranno altre differenze, se ricordo bene AISLEC qualche anno fa ci ha provato, ottenendo una buona partecipazione ma con molte defezioni.

I dati epidemiologici riportati nello studio andrebbero poi valutati alla luce delle conoscenze delle realtà locali e capire se c'è la capacità di fotografare la situazione generale o solo alcuni reparti di degenza.


Negli anni si sono sviluppate diverse scale di valutazione del rischio di lesione da pressione e capire se lo strumento che sto usando è più efficace o meno di un altro è interessante.

Le scale del rischio varie non hanno alcune effetto sul paziente, l'infermiere che mette le sole crocette per scrivere un punteggio non fa nulla di buono, l'obiettivo della scala è darci un input per agire e pretendere delle risorse adeguate alle condizioni del paziente.

Lo studio 2017, "Predictive validity of the Braden Scale, Norton Scale, and Waterlow Scale in the Czech Republic" è semplice hanno preso 123 pazienti gli hanno applicato tutte e 3 le scale ed hanno osservato i risultati, uno dei pochi studi disponibili come free full text scaricabile gratuitamente (LINK).

Lo studio presenta tanti dati, sicuramente ineccepibili, visto che l'analisi è fatta da un software e poi ci mostra dei dati sintetici dei trattamenti messi in atto per fare si che non si creino lesioni, ma da poche informazioni da un punto di vista clinico.

Ricordiamoci che NON ESISTE UNO STUDIO INUTILE

Se guardiamo uno studio e troviamo che gli manca manca qualcosa vuol dire che possiamo cercare ancora o proporre nuove idee.

Le scale di valutazione sono come una TAC, una mammografia o un sangue occulto, servono come screening di prevenzione e devono identificare pazienti su cui dobbiamo investire di più. L'aspetto economico entra in gioco, la nostra struttura ha risorse limitate e dobbiamo usarle al meglio, ci sono anche altri fattori come un coinvolgimento ed una buona compliance degli operatori sanitari che si fanno carico della gestione delle lesioni, in generale la scala può essere validata da 1000 studi, ma resta uno strumento inutile se non c'è un seguito.

 

Questo studio è interessante perchè semplice e riproducibile da chi vuole fare una tesi sperimentale (LINK).

Come infermiere cosa mi interesserebbe in concreto da uno studio sulle scale di valutazione del rischio?

Capire i casi di pazienti, che avendo un basso rischio, sviluppano lo stesso lesioni, (anche se nella logica infermieristica credo che non ci sarebbe dubbio, l'infermiere a sbagliato), i case report esistono per tutto perchè non devono esserci per le scale.

Capire se la valutazione del rischio cambia a seconda della patologia o delle comorbilità.

Capire se dato un valore di alto rischio si mettono in atto degli interventi preventivi e se sono schematizzabili, riproducibili e modificabili a seconda del risultato.

Capire qual'è l'investimento che l'ospedale fa verso la prevenzione, coordinamento, esperti, formazione e risorse e gli effetti sono sicuramente diversi se c'è una  sensibilità aziendale.

Capire se quando viene fatta una valutazione alla comparsa della lesione c'è un cambiamento del clima organizzativo.

La scala di valutazione diventa uno strumento che si compila come proforma, ha la sua importanza, non solo per gli aspetti legali, ma perchè ci impone ed autorizza a pretendere certi interventi, non è uno strumento statico ci sono delle varianti perchè soggetto a studi ed a revisioni perchè una buona scala deve rispondere alle domande dell'infermiere e del paziente.

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