mani lavoroLe politiche gestionali dedicate ai senior devono poter immaginare percorsi di riqualificazione in segna della tutela, innovazione e solidarietà.

I bancari, ad esempio, con il fondo per l’occupazione in sinergia con il fondo di solidarietà, si autofinanziano la staffetta generazionale, strumento previsto anche dal contratto nazionale dell’industria alimentare che prevede il sostegno economico agli over 55 che optano per il part-time, con l’obiettivo di creare nuove opportunità occupazionali per i lavoratori junior.

Anche nella sanità potrebbe applicarsi un meccanismo simile, ma essa non è certamente priva di strumenti simili di cui il nuovo CCNL dispone, ricordiamo ad esempio la contrattazione decentrata che vede ragionare sui già conosciuti passaggi di fascia. Non mancano comunque buone pratiche sulla gestione dell’active ageing prese in adozione da molte aziende (Philips, Axa Assicurazioni…).

In alcune aziende attivare una riserva di posti per gli over 50 in fase di selezione e reclutamento perché l’esperienza rappresenti una risorsa da coltivare potrebbe diventare realtà, e questo potrebbe tradursi nel settore sanitario in uno sviluppo vero e proprio di unità operative dedite alla formazione del personale.

Tuttavia, non mancano casi in cui la rimodulazione delle mansioni degli over 55 in base alle specifiche esigenze personali, la formazione continua e un’ampia flessibilità nella gestione delle presenze diventano interessanti in relazione alle nuove disposizioni contrattuali e nazionali.

Le piccole e medie imprese, nonché le realtà sanitarie più piccole, si trovano indietro nell’affrontare tale argomento senza poter apportare nessun cambiamento in termini di innovazione e gestione del personale. Eppure i contratti firmati nei diversi settori compreso la sanità contengono alcune disposizioni che fanno molto riflettere sulla crescente attenzione per i più anziani. Ma evidentemente sono le aziende piu grosse che pongono più attenzione al problema della forza lavoro in termini di priorità mentre quelle piccole sembrano non interessargli e quindi meno attente.

La contrattazione potrebbe svolgere un ruolo fondamentale tramite accordi a livello aziendale con i gruppi sindacali i quali hanno più esperienza nel campo nell’indirizzare le aziende a fornire una mappatura dei propri dipendenti per poterne individuare opportunità e criticità.

Lo scetticismo, però, resta ancora alto nell’adottare piani di gestione al problema dell’invecchiamento, il quale, constatando alcuni dati nazionali, non si presenta solo ma spesso è correlato alle denunce di infortuni, limitazioni e casi di inidoneità lavorativa, 104 ecc… Povera è quindi l’attenzione alla valorizzazione del mix generazionale dell’azienda, all’aggiornamento delle competenze, al miglioramento dell’ambiente lavorativo, nel re-employment di chi ha professionalità che non sono più in linea con le esigenze e gli intenti dell’azienda.

L’uso di strumenti idonei risulta essere sconosciuto poiché producono sull’ impatto un costo aggiuntivo e questo giustifica come le piccole aziende preferiscono rimanerne fuori.

La legge fornero, poi, ha fatto si che gli occupati per questa fascia di età aumentassero, ma sono aumentati anche gli inattivi e i disoccupati. Sempre più 50enni si mettono a cercare un lavoro come l’osservatorio active ageing di randstad dimostra - https://www.randstad.it/knowledge360/archives/osservatorio-active-ageing-i-lavoratori-over-50-come-risorsa_82/  -.

Nel settore sanitario l’età media per gli infermieri si aggira intorno ai 45 anni, mentre aumenta per gli ausiliari 52 anni.

Il titolo di OSS/ASA è poi un titolo a cui ambisce molto la fascia degli ultra 50 anni perché offre uno sbocco lavorativo e un occasione per dare la possibilità di rimettersi in gioco.

Il sistema sanitario è uno dei settori che presenta una forza lavoro sempre più anziana, colpa di uno mancato turn-over e dei tagli in regime di finanziamenti degli ultimi 10 anni.

E’ per questo che le aziende sanitarie necessitano di una rivisitazione dei loro bisogni sulla loro forza lavorativa e progettare interventi per favorire l’invecchiamento attivo.

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