Era il 2010 quando mi ponevo questa domanda, e scrivevo queste righe, la questione può sembrare semplice  e la risposta pure, in fondo è un numero, c'è chi direbbe 2 giorni altri 4 anche se forse i più astuti starebbero in silenzio.

Sapere quanto tempo si può lasciare in sede un agocannula è un punto di partenza per fare un riflessione sul cateterismo venoso periferico e le sue implicazioni dal punto di vista economico e di benessere del paziente. 

Io so che sono solo un infermiere e che se dico che ho avuto esperienze di casi con un minimo di 10 ore e uno con un time di 30 giorni, non vale nulla da un punto di vista scientifico, però ho un dubbio. 

Allora cerco studi pubblicazioni utili per rispondere a un dato semplice qul'è la durata in sitù di un agocannula.

Le linee guida del CDC di Atlanta del 2002 (LINK ) danno una chiara indicazione, rimuovere dopo 96 ore, ma non viene riportato lo studio a conferma della loro scelta, cosa che invece fanno per tante altre raccomandazioni, eppure il form è quello di una LG basata sulle evidenze, cosa che chiariranno nella versione del 2011 che la linea guida non è creata EBM based.

 

Qual'è la durata di un cvp in situ?

La domanda è il punto di partenza per un riflessione che ha due obiettivi, il primo capire se c'è una risposta e se ci serve, il secondo qual'è la risposta.

Quotidianamente osserviamo diversi fattori in azione per ridurre il tempo di durata in situ di un cvp.

Il tempo è un fattore di confort del nostro paziente con più è in sede la cannula, meno fori subisce e in caso di somministrazione di certi farmaci, un giorno in meno è una flebite in più o in meno, ad esempio il 5-FU "asciuga" la vena inesorabilmente al termine del ciclo di 5 giorni di flebo, e ci vorrà molto tempo per recuperare, se sostituisco l'agocannula ogni 3 giorni dopo 2 cicli ho finito le vene e si passa obbligatoriamente ad un CVC.

 

Cercando su PubMed ci sono molte pubblicazioni e le ipotesi che le complicanze over 5 gg non aumentano così tanto e i dati contestano lo studio di Wagorn (Waghorn DJ. Intravascular device-associated systemic infections: a 2 year analysis of cases in a district general hospital (LINK) J Hosp Infect 1994; 28: 91–101) in merito all'aumento di flebiti oltre i 4 giorni in situ.

Lo studio poi, conclude che la sorveglianza continua è utile per tenere alto il livello di attenzione.

Ma non ho ancora una pubblicazione su quanto dura un cvp, quanto può essere lasciato in situ.

Lo studio osservazionale Cornerly at al (2) 2002 (LINK) contesta apertamente l'indicazione del CDC di Atlanta che rimuovere i cvp dopo 72-96 ore sia utile.

Cornerly rileva i dati di cvp lasciati in sitù da un minimo di 1 a un massimo di 30 giorni, ovviamente per i puristi della ricerca non è un gran studio, ma il campione osservato era di ben 175 pazienti coinvolti.

Ci sono diversi studi online disponibili ma costano anche 30 dollari e se qualcuno ha l'accesso aziendale, può fare una ricerca completa, pochi sono gli studi free.

Vedere un agocannula che resta in situ 30 giorni sarebbe un miracolo economico, si spenderebbero molti meno soldi, poi da un punto di vista del confort.

Quindi avere un idea di quanto un agocannula può restare in sitù è chiaramente utile e poi c'è un aspetto culturale e scientifico ci sono tanti dati in bibliografia è necessario arrivare ad una risposta.

 

Che fare... 3 giorni o 30 giorni quanto deve stare in situ un agocannula?

Nel 2008 Webster at al (LINK) hanno realizzato uno studio randomizzato evidenziando che non c'è una riduzione di complicanze fra lasciare in sede un agocannula e rimuoverla a seconda del  giudizio clinico degli infermieri vs le 96 ore.

Nel tempo lo studio randomizzato pubblicato su una rivista come il BMJ è stato ripreso dalle stesse linee guida del CDC 2011, ma mi piacerebbe sapere qual'è stato l'effetto di uno studio che contraddiceva una delle prime Linee guida condivise in Italia, ancora oggi nei concorsi si chiede... secondo le linee guida del CDC 2002.

La cannula in realtà è solo un elemento che concorre alla durata in sitù, altri fattori sono:

la manualità dell'operatore,

la tipologia della cannula,

la tipologia di utilizzo,

i presidi collegati,

le condizioni del paziente,

i farmaci infusi.

La definizione di una durata ben precisa dovrebbe essere una questione accademica seria, perchè legata alla tecnica infermieristica per eccellenza, la gestione del patrimonio venoso.

Identificare con precisione che diversi contesti hanno esigenze diverse potrebbe essere un passo, soprattutto è necessario capire che in fondo le linee guida del CDC non sbagliano.

Il motivo è legato al contributo che hanno dato per la diffusione dei tappini a pressione, che di fatto erano gestiti come miracoli tecnologici e non come DPI, trasformano una linea infusiva sterile in una linea pulita.

Oggi ci sono sempre più studi che li indicano come una porta aperta per i microrganismi e devono essere disinfettati bene prima dell'utilizzo e protetti (LINK) quando non sono connessi, altrimenti sono la principale causa di CRBSI (infezioni ematiche legate ai dispositivi).

 

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