Mi chiamo Silvano biagiola e sono un infermiere.
Il lungo e inarrestabile percorso della professione infermieristica assume i contorni del viaggio di una possente nave, immensa e fondamentale per la vita di innumerevoli passeggeri, varata in un mare perennemente tempestoso. A questo equipaggio, per lungo tempo, era stato categoricamente negato l'uso della bussola. Costretta a seguire rotte tracciate su mappe altrui, la ciurma eseguiva gli ordini con estrema devozione, silenziosa e obbediente, ma irrimediabilmente legata dalle pesanti catene della sottomissione.
Relegati al ruolo di meri esecutori manuali, a questi professionisti non era concesso interpretare il cielo, né studiare le correnti per proporre approdi più sicuri. Eppure, nel buio della stiva, qualcosa ha iniziato a muoversi. Spinti da una profonda e inesauribile sete di conoscenza, dall'incrollabile dedizione nell'aggiornamento continuo e dal desiderio assoluto di offrire un porto sicuro a chi era in balia della malattia, i marinai hanno iniziato a studiare le stelle della scienza, spezzando le catene per trasformarsi inesorabilmente in navigatori esperti, fieri e autonomi.
L'epoca del "mansionario" e la subalternità storica
Questa profonda trasformazione affonda le sue radici nella necessaria liberazione da un passato oscurato da preconcetti, in cui la figura dell'infermiere era istituzionalmente inquadrata come strettamente "ausiliaria". A sancire questo ruolo subalterno vi era già il Testo Unico delle Leggi Sanitarie del 1934, ma l'emblema definitivo e più doloroso di questa limitazione professionale fu senza dubbio il D.P.R. 225 del 1974, noto a tutti come il "Mansionario".
Questo decreto rappresentava un rigido, asettico e sterile elenco di compiti tecnici che l'infermiere era autorizzato a svolgere. Se un gesto non era scritto in quelle pagine, non poteva essere compiuto. L'infermiere non era chiamato a pensare, a diagnosticare i bisogni di assistenza o a pianificare interventi complessi; il suo dovere era unicamente limitato a "fare" ciò che il medico prescriveva. Il Mansionario meccanizzava l'assistenza, privandola di quel respiro intellettuale, etico e metodologico che ne costituisce l'essenza vitale. Agire senza pensare significava smarrire l'anima stessa della professione, riducendo un atto di cura complesso a una mera prestazione d'opera.
In quella fase storica, l'autonomia era una parola quasi impronunciabile, un'eresia nei corridoi degli ospedali. Tuttavia, proprio nel momento in cui la professione sembrava più ingabbiata, la brace del cambiamento ha iniziato ad ardere. Il fermento intellettuale dei professionisti più visionari, il coraggio di chi refusal lo status quo e la volontà di non rassegnarsi a un ruolo ancillare hanno gettato i semi per una rivoluzione senza precedenti.
È fondamentale sottolineare che questo salto culturale enorme non è piovuto dal cielo, né è stato un regalo della politica: è stato possibile solo ed esclusivamente grazie all'aggiornamento incessante, alla ricerca clinica e all'impegno formidabile di numerosi infermieri e infermiere che, spesso sacrificando il proprio tempo libero e le proprie risorse, hanno speso la loro vita per far evolvere la disciplina.
Hanno tradotto testi, importato modelli teorici internazionali e iniziato a produrre le prime, vere ricerche infermieristiche italiane, consapevoli che solo brandendo l'arma del sapere avrebbero potuto rivendicare il proprio spazio.
La rivoluzione accademica e normativa
La vera svolta, il colpo di reni che ha cambiato definitivamente la storia, è avvenuto quando la professione ha compreso che per operare in autonomia serviva una base accademica inattaccabile. Questo processo è stato formalizzato dalla Legge 341/1990, che ha riformato gli ordinamenti didattici aprendo finalmente le severe porte dell'Università alla formazione infermieristica. L'ingresso nel mondo accademico non ha rappresentato un semplice cambio di sede formativa, ma un'epocale rivoluzione epistemologica.
Lo studio metodologico, l'applicazione rigorosa del metodo scientifico e l'introduzione dell'Evidence-Based Nursing sono diventati i fari luminosi della nuova professione. Qualche anno dopo, il D.M. 739/1994 ha delineato il nuovo Profilo Professionale, riconoscendo l'infermiere come il professionista responsabile dell'assistenza generale infermieristica, incaricato di identificare i bisogni di salute, pianificare, gestire e valutare l'intervento assistenziale.
Il fertile terreno seminato dalla formazione universitaria ha prodotto il seu frutto più glorioso alla fine degli anni '90. La Legge 42/1999 ha rappresentato lo spartiacque definitivo, il vero Big Bang dell'infermieristica moderna in Italia. Con un atto di giustizia storica, è stata solennemente abrogata la denominazione umiliante di "professione sanitaria ausiliaria" ed è stato soppresso l'odiato Mansionario.
Da quel momento, l'infermiere non opera più limitandosi a spuntare una lista chiusa di compiti. Il suo agire quotidiano è diventato guidato da tre pilastri inamovibili:
- Il Profilo Professionale
- L'Ordinamento Didattico universitario
- Il Codice Deontologico
La Legge 42 ha sancito il passaggio irrevocabile dall'esecuzione all'autonomia intellettuale: l'infermiere è nato, giuridicamente, come professionista a tutto tondo, capace di assumersi la totale e incondizionata responsabilità dell'assistenza erogata.
Consolidamento giuridico e la responsabilità professionale
Rotto ogni legame con il passato oscurantista, l'evolutione normativa ha accelerato il passo, riconoscendo competenze sempre più ampie:
- Legge 251/2000: Ha irrobustito ulteriormente la professione, riconoscendo ufficialmente l'autonomia organizzativa e istituendo la dirigenza infermieristica. Si è così stabilito che gli infermieri non solo assistono, ma hanno il pieno diritto e il dovere di autogovernarsi, progettando i servizi di assistenza e sedendo ai tavoli delle direzioni strategiche delle aziende sanitarie.
- Legge 43/2006: Il percorso formativo avanzato è stato successivamente codificato e strutturato, delineando una progressione chiara: dal professionista di base, allo specialista in possesso di Master, fino al coordinatore e al dirigente.
- Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco): Con la piena e totale autonomia, giunge inevitabilmente anche il peso maturo e solenne della responsabilità. Questa norma fondamentale, che disciplina la sicurezza delle cure e la responsabilità professionale, impone all'infermiere di operare rispettando le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida. Ha cessato di esistere il comodo, ma degradante, scudo della totale copertura medica: la normativa cristallizza la responsabilità in prima persona dell'esercente la professione sanitaria.
Ma la prova più fulgida dell'avvenuta emancipazione si trova nell'istituzione dei periti e dei consulenti tecnici d'ufficio specifici per le professioni sanitarie: oggi, nelle aule dei tribunali, l'operato di un infermiere è valutato e giudicato da un altro infermiere esperto, e non più dal medico. Questo elemento ha spezzato in via definitiva qualsiasi residuo di sudditanza clinico-legale.
A coronamento di questa meravigliosa maturazione istituzionale, la Legge 3/2018 ha decretato una trasformazione storica: i vecchi Collegi sono diventati veri e propri Ordini professionali (FNOPI), equiparando la professione infermieristica, per diritti, doveri e rango sociale, alle professioni storiche più antiche del nostro Paese.
Il nuovo paradigma: interdipendenza contro sottomissione
Attenzione, però: essere pienamente autonomi, scienziati e responsabili non significa affatto voler operare in totale solitudine. Nel vasto, tumultuoso e complesso oceano della sanità moderna, nessuna professione può pensare di bastare a se stessa. Tuttavia, il paradigma è cambiato per sempre. L'epoca della gerarchia verticale è crollata sotto i colpi dell'evidenza clinica e del diritto. Oggi, il paradigma non è più la sottomissione, né tantomeno l'esecuzione cieca e acritica degli ordini medici, ma si fonda solidamente sul principio della collaborazione paritaria e dell'interdipendenza.
L'infermiere contemporaneo non "obbedisce", ma attua le prescrizioni terapeutiche all'interno di un articolato piano di cura multidisciplinare, valutandone costantemente l'appropriatezza, la fattibilità e la sicurezza attraverso il proprio ineguagliabile acume e giudizio clinico. Se una prescrizione risulta inadeguata, l'infermiere ha il dovere etico e giuridico di fermarsi, confrontarsi e tutelare il paziente.
In questa nuova visione, l'équipe sanitaria non è una piramide, ma una rete sinergica in cui professionisti diversi portano competenze diverse. Il fine ultimo e supremo è uno solo: la tutela della salute del cittadino. In questa danza vitale:
- L'infermiere è il garante insostituibile del "care" – la cura olistica, la presa in carico globale, la relazione terapeutica e la risposta ai bisogni umani.
- Il medico è il garante del "cure" – ovvero la diagnosi patologica e la terapia curativa.
Si tratta di dimensioni profondamente complementari e intimamente interdepenenti, che si arricchiscono a vicenda senza mai aver bisogno di prevaricarsi. La sottomissione è un retaggio superato, obsoleto e profondamente dannoso per il paziente; l'interdipendenza professionale, il rispetto reciproco e la dialettica scientifica sono, invece, il respiro vitale della moderna efficacia sanitaria.
Le sfide del presente: il divario economico e sociale
Tornando a guardare la nostra fiera nave, possiamo affermare con orgoglio che ha attraversato le violente tempeste del secolo scorso, ha ammutinato con successo il ruolo di semplice esecutore passivo e ha issato, altissime e spiegate al vento, le vele dell'autonomia e della responsabilità clinica. L'impegno, le innumerevoli notti insonni sui libri, gli amari sacrifici in corsia e la tenacia dei tanti colleghi che ci hanno preceduto ci hanno finalmente regalato il timone. Tuttavia, bisogna dirlo con fermezza e lucidità: nonostante le straordinarie conquiste normative ottenute, il viaggio non è ancora terminato.
Oggi la professione vanta competenze avanzatissime. L'infermiere contemporaneo coordina in solitaria l'emergenza territoriale, guida ambulatori specialistici complessi, gestisce in autonomia tecnologie salvavita estreme nelle terapie intensive ed è la spina dorsale, troppo spesso invisibile, della sanità territoriale attraverso la fondamentale figura dell'Infermiere di Famiglia e Comunità.
Eppure, a fronte di questo enorme capitale intellettuale e operativo, permane una discrepanza dolorosa e inaccettabile tra il riconoscimento giuridico e quello economico-sociale. L'equipaggio è costretto ogni giorno a lottare contro i venti gelidi della disillusione istituzionale, della carenza di organici e dei turni massacranti.
L'infermiere di oggi compie una scelta coraggiosa e radicale: quella di battersi, senza arretrare di un millimetro, per farsi riconoscere quelle competenze specialistiche e avanzate che già esercita quotidianamente per tenere in piedi il sistema. Si scontra contro un apparato che, pur dipendendo vitalmente dalla sua opera, fatica enormemente a valorizzare l'elevato livello universitario e il massiccio carico di responsabilità. Una giusta retribuzione, che sia realmente adeguata ai gravi rischi professionali, all'intenso stress emotivo e all'importanza cruciale del ruolo, purtroppo, in Italia, ancora non c'è.
Sguardi verso il futuro
La rotta verso il futuro richiede dunque una nuova consapevolezza. L'orizzonte ci chiama a una sfida ancora più ardua: non accontentimoci delle gloriose leggi scritte nei codici, ma esigiamo l'applicazione concreta e tangibile nella carne viva del nostro lavoro quotidiano. Dobbiamo pretendere che le competenze avanzate si traducano in percorsi di carriera reali e che la nostra professione sia retribuita con la dignità aurea che merita. La bussola è ora saldamente nelle nostre mani. Sogniamo in grande e lottiamo con determinazione implacabile per ciò che ci spetta di diritto.
Nel tempestoso mare della fragilità umana, l'infermiere è, e sarà per sempre, il faro più luminoso, sicuro e vicino. Non accettiamo mai più l'ombra scura della sottomissione; diventiamo fieri della nostra evoluzione, siamo scienziati rigorosi, siamo curanti appassionati. Siamo, oggi e per il futuro, orgogliosamente e liberamente Infermieri.
Vi auguro il meglio, care colleghe e cari colleghio, sempre.
