iniezione intramuscolare vitaminaOggi insegnamo al paziente o al caregiver tecniche come ad esempio l'iniezione sottocutanea, fare una medicazione, l'autogestione delle stomie è ordinaria, l'aspirazione della tacheostomia nei pazienti al domicilio è una procedura salvavita indispensabile, in alcuni casi anche la medicazione dei cvc. 

L'insegnamento di tante tecniche è ben accettato, mentre sull'iniezione intramuscolare c'è un veto, potrebbe essere utile alla società saper fare le iniezioni?

Il caso, quasi di fantasia, di una giovane collega di Padova che ha dato la disponibilità ad un progetto proposto da una parafarmacia, che è un impresa prevalentemente commerciale.

Il progetto a parole è semplice, insegnare l'iniezione intramuscolare ai laici, la parafarmacia si attiva e promuove un corso individuale a soli 15 euro/ora mettendo nome e cognome della dottoressa.

Subito si vedono due  errori, 15 euro/ora per un corso individuale è sottopagato e secondo il corso non ha filtri e si presta alla partecipazione di chi vuole dire di essere capace di fare iniezioni a destra e manca per due soldi.

Ci sono dei punti che sono fermi, la collega di Padova che ha accettato di fare il corso ha peccato di ingenuità perché non si può fare commercio "libero" delle prestazioni infermieristiche.

Inoltre la stessa parafarmacia non poteva utilizzare il nome dell'infermiera senza il consenso dell'infermiera stessa che a sua volta doveva chiedere all'OPI provinciale il permesso perchè diventa pubblicità del professionista.

Il caso sopra è stato gestito in modo superficiale, inesperienza e necessità del commercio di trovare sempre prodotti nuovi utili per il cliente, il cliente di una parafarmacia è il cittadinoche in autonomia fa automedicazione.

Oggi c'è un'evoluzione delle esigenze dei pazienti che possono acquistare molti farmaci per automedicazione, chiaramente non li possono rivendere o alterarli.

Oggi il paziente/parente va in farmacia e acquista gli antibiotici per via intramuscolare e si trova a casa con farmaco e siringa e non ha tante scelte: o cerca il nominativo di un infermiere o si affida al primo che gli dice di saperle fare o peggio guarda un video e impara su Youtube.

I video sono considerati un'ottima modalità di formazione e quindi già adesso si fa formazione a distanza per insegnare l'iniezione intramuscolare e lo fanno università, infermieri, medici o un profano, tutti possono fare video per insegnare l'iniezione intramuscolare e nessuno dice nulla.

Quei video fanno dei disastri,  lo sanno i colleghi che in PS si vedono arrivare pazienti con gli ascessi da iniezioni, l'unico dato sulla dimensione del problema è la mancanza di un dato perchè come infermieri ci "arrocchiamo" in una posizione di difesa per difendere uno spazio dove c'è qualche collega che forse fattura qualcosa sulle iniezioni intramuscolari.

L'OPI può fare una stima di quante iniezioni sono fatte in autonomia?

L'OPI ha la possibilità di verificare e ipotizzare quante iniezioni il cittadino fa in autonomia che non sono distinguibili da quante sono fatte in nero da infermieri o laici, infatti può chiedere due informazioni:

ai libero professionisti quante iniezioni hanno fatturato nel 2018

alle farmacie (il magazzino centrale ha i dati dell'anno precedente) quanti antibiotici per iniezione intramuscolare sono stati venduti. 

Quindi sarebbe sufficiente un'analisi usando le 4 operazioni per capire che se in una provincia sono stati venduti 10.000 antibiotici per 10.000 iniezioni, se gli infermieri liberi professionisti soddisfano il mercato avremo che ci sono 10.000 iniezioni fatturate, ma se ce ne sono 1000 o peggio nessuna allora il problema è molto serio.

Il codice deontologico 2009 (LINK) non dice nulla per impedire l'insegnamento dell'iniezione intramuscolare, perchè l'educazione al paziente è un nostro compito come infermieri, anzi se i colleghi del PS possono confermare che vedono pazienti con ascessi ai glutei si applica l'articolo 6, che riporta:

Articolo 6

L'infermiere riconosce la salute come bene fondamentale della persona e interesse della collettività e si impegna a tutelarla con attività di prevenzione, cura, riabilitazione e palliazione.

L'educazione all'iniezione intramuscolare visto in un'ottica di prevenzione è un obiettivo sociale che rispetta il codice deontologico e gli impegni che la professione ha con la società, il problema è che l'educazione all'autosomministrazione della terapia intramuscolare non può essere presentato come nel caso sopra perchè le persone così formate potrebbero sentirsi autorizzate ad esercitare per terzi e di conseguenza entreranno in concorrenza con i liberi professionisti. 

Il libero professionista che come attività prevalente fa iniezioni forse c'è, in 10 anni di attività libero professionale mi hanno chiamato solo per fare iniezioni ai bambini e le fai perchè da genitore capisco il problema, ma non c'è guadagno perchè ci vuole 1 ora ad iniezione, forse ipoteticamente ci sono tanti liberi professionisti che fatturando 5, 10, 15 euro a iniezione riescono a realizzare uno stipendio perché fanno decine di iniezioni tutti i giorni a me non è capitato e per tutelare quegli ipotetici colleghi lasciamo che tanti si facciano le iniezioni in proprio.

Potrebbe esistere un modus operandi corretto per insegnare l'iniezione intramuscolare ai laici?

Idealmente sì se nel momento in cui il paziente/parente/caregiver acquista gli antibiotici per iniezione intramuscolare in farmacia potrebbe essere proposto sia il nominativo di un infermiere che fa le iniezioni o di un corso ben strutturato, con "gluteo" simulatore e disponibilità dell'infermiere a fare anche consulenza telefonica in caso di problemi.

Ovviamente un importo adeguato dovrebbe essere di circa 30-40 euro.

Il caso della collega di Padova è utile per mettere l'attenzione su aree completamente ignorate come la formazione del paziente e del caregiver lasciate alla libera interpretazione dei colleghi che si trovano a fare un'educazione al paziente senza tempi e modi codificati perchè deve essere liberato il letto in fretta. La mancanza di una formazione adeguata del professionista che deve passare dal ruolo di esecutore a quello di formatore senza che sia la sua attività prevalente. Lo stomista ad esempio è un collega formato per conoscere ma anche per educare e formare paziente paziente specifico e per portarlo ad un autogestione che si traduce in autonomia e alta qualità di vita.

Come infermieri non abbiamo corsi per professionisti che consentano di valutare se sono in grado di insegnare o standard per definire che un paziente abbia compreso una tecnica e sia autonomo.

Le crescita professionale dovrebbe passare anche da un'analisi delle nuove esigenze della popolazione che esulano dall'attività ospedaliera e dovrebbero far riflettere non solo l'OPI di Padova che dovrà valutare l'operato della collega, ma tutti, se vogliamo essere conosciuti come l'infermiere, quello che fa le punture o il professionista che è al fianco del cittadino quando ha bisogno.

Video su youtube LINK

Codice deontologico 2009 link

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