Come infermieri lavoriamo in comunità gerarchiche, complesse o semplici, articolate o lineari, numerose o meno, c'è una varità di situazioni che si creano perchè devono soddisfare le diverse necessità di salute.

Un elemento comune è il tempo e se diciamo che è passata un ora tutti sappiamo che sono passati 60 minuti, ma percepiamo tutti lo stesso tempo?

 

Quando siamo al lavoro per noi passa un ora e per gli altri?

Per il paziente, i parenti, i colleghi?

Per il paziente è la situazione più variabile, quando c'è la situazione acuta il tempo viene percepito in modo, quando di attesa per un esame un altro e quando non ci sono obiettivi o attese, in un altro modo ancora.

Ma lo stesso capita a noi quando abbiamo un attività e ci sembra che il tempo non basti mai oppure se siamo in attesa per un collega che svolga un attività o per il risultato di un esame e poi noi dobbiamo fare la nostra parte ma senza quel passaggio siamo fermi.

I parenti poi hanno una percezione che è ancora diversa, dato che spesso dipende dalla loro personalità se forte o debole e nella situazione di stress viene fuori di tutto da chi attende all'inverosimile e a 5 minuti dallo smonto ti chiede di fare lavori da ore oppure da chi appena arriva vuole tutto e tutti li per lui suibito.

Un ora, 60 minuti come li percepisci? come li percepisce il tuo collega? come li percepiscono i tuoi assistiti?

Se per qualche secondo sul luogo di lavoro ti guardi attorno e pensi a quell'ora come viene percepita dalle persone che ti circondano di cosa ti accorgi?

Se non riesci a vedere sul volto dei tuoi assistiti e dei tuoi coleghi il tempo come viene percepito non ci posso fare nulla, magari lavori in una condizione ideale oppure non riesci a cogliere quelle sfumature che sono sui volti o nel tono della voce.

Ma se cogli delle differenze, allora puoi vedere che la percezione del tempo è a macchia di leopardo a chiazze perchè ogniuno è chiuso in se stesso è solo.

Come infermieri al lavoro siamo esseri umani in un ora abbiamo comunque 60 minuti da impiegare da distribuire da organizzare e possiamo agire in modo lineare.

La nostra azione è lineare ma il tempo che ci circonda è a chiazze e quando noi entriamo in contatto in quegli spazi li modifichiamo in meglio o in peggio.

Noi modifichiamo il tempo percepito.

Il tempo distribuito a chiazze perchè percepito in modo diverso è un elemento che non credo sia mai stato considerato, eppure come percepiamo il tempo di un emergenza? interminabile, i tempi morti? infiniti.

Come valutiamo il tempo di esecuzione di una tecnica, con l'orologio o con le nostre sensazioni?

Ci sono tantissime situazioni che creano delle chiazze di tempo percepito e che peso hanno sul nostro lavoro?

L'influenza si manifesta sulla diversa percezione degli stessi problemi la non corretta esposizione o percezione e il conseguente intervento che richiede di interrompere altre attività per gli altri assistiti.

... Un ragionamento molto teorico a cui non sono abituato e spero di nonaver fatto troppa confusione... il finale...

L'infermiere modifica il tempo percepito, ma ne è consapevole?

Quando noi agiamo creiamo delle aspettative delle attese e quindi modifichiamo quel tempo.

La soluzione più semplice è progettare la comunicazione in reparto, quello che spesso viene detto "dare una parola in più" livella il tempo percepito in particolare se riferita anche a quello che stiamo facendo per l'assistito.

Una parola in più consente di allineare lo spazio di tempo del paziente, del parente al nostro, se poi la parola è collegata al nostro lavoro si crea una trama di comunicazione che livella il tempo percepito da tutti, la parte difficile è rendere tutti consapevoli che il nostro tempo è comunque lineare.

 

 

 

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