Che cos’è la FOBO, la paura che ci frena dal prendere decisioni

indecisione

Oggi, nel 2025, possiamo affermare a gran voce di vivere nell’epoca delle infinite possibilità. Un vantaggio non indifferente, questo, che ci apre altrettante infinite porte e ci permette di scegliere e fare davvero qualsiasi cosa noi vogliamo.

In tutto questo c’è però un “ma”. Abbiamo ogni giorno davanti a noi un ventaglio sterminato di alternative, di soluzioni tra cui scegliere, opzioni così numerose e diverse tra loro che inevitabilmente finiscono per spaventarci. Ed ecco il problema: scegliere non è mai stato così complesso e difficile

Di fronte alle infinite possibilità, molte persone provano sulla propria pelle un senso di fatica immane, una fatica decisionale dalla quale è difficile venire a capo. 

In questo contesto, si è diffuso sempre più il termine FOBO, un acronimo che descrive perfettamente una nuova ansia del mondo attuale, ovvero quella di prendere decisioni.

Cos’è la FOBO e cosa significa

FOBO è l’acronimo di Fear Of Better Options. Parliamo di una sorta di indebolimento delle capacità decisionali, un fenomeno sociale che riguarda soprattutto i giovani e che porta le persone a rimandare il momento in cui è necessario fare una scelta

Il termine Fear Of Better Options è stato introdotto dall’imprenditore e autore Patrick McGinnis (ne ha parlato anche il The Guardian), lo stesso che ha coniato anche il termine FOMO.

La FOBO si distingue dalla FOMO (Fear Of Missing Out), che riguarda la paura di restare esclusi da esperienze sociali o eventi significativi. 

Nel caso della FOBO, l’elemento centrale non è la paura di perdersi ciò che di bello o divertente fanno gli altri, ma la preoccupazione che dietro l’angolo possa esistere un’opzione migliore di quella che si è tentati a scegliere. Tutto questo sfocia inevitabilmente nell’incapacità di impegnarsi in una decisione perché si teme che altrove possa esistere una scelta migliore, più gratificante o più giusta.

Questa condizione può riguardare decisioni quotidiane e apparentemente irrilevanti, come per esempio quale film guardare, in quale ristorante andare o cosa cucinare; ma anche scelte importanti legate a lavoro, relazioni e vita personale. 

L’elemento comune in tutte queste diverse situazioni è sempre uno: l’indugio costante, accompagnato da un’insoddisfazione cronica che deriva dall’idea che la decisione presa non sia mai la migliore possibile.

Cosa c’è dietro la FOBO? Cause e conseguenze

La psicologia cognitiva parla da tempo di paradosso della scelta: all’aumentare delle possibilità cresce la percezione di libertà, ma oltre una certa soglia questo aumento provoca ansia, indecisione e senso di sopraffazione.

Alla FOBO è anche connessa la distinzione tra maximizer e satisficer, introdotta dagli psicologi Barry Schwartz e Herbert Simon. Si tratta delle due categorie possibili in cui le persone possono essere collocate in base al loro approccio al processo decisionale.

I maximizer mirano sempre all’opzione perfetta, mentre i satisficer si accontentano di soluzioni buone e sufficienti per le proprie esigenze. 

La FOBO colpisce più facilmente chi tende alla massimizzazione, perché ogni decisione diventa un esercizio interminabile di confronto e valutazione, e perché le altissime aspettative su ogni cosa fanno temere che si sarebbe potuta avere qualcosa di meglio.

Le conseguenze non sono trascurabili. L’incapacità di decidere porta a procrastinazione e perdita di tempo ed energie mentali. Sul piano psicologico, si associano spesso a stress, ansia generalizzata e ridotta autostima. Nel lungo periodo, vivere in un costante stato di incertezza può compromettere la fiducia nelle proprie capacità di scelta, dando il via a un loop difficile da interrompere.

FOBO, social media e procrastinazione

Se la FOBO esisteva già prima del digitale, le nuove tecnologie hanno agito come catalizzatore. I social media in particolare moltiplicano le opzioni disponibili e, contemporaneamente, alimentano il confronto continuo con gli altri e il bisogno di essere sempre connessi, di esserci sempre. Ogni giorno le persone sono esposte a vite, scelte e possibilità altrui, presentate in forma curata e idealizzata.

Questa esposizione costante rinforza l’idea che esistano sempre alternative migliori. L’atto stesso dello scorrere senza fine i feed dei social abitua a pensare che il prossimo contenuto, la prossima persona o la prossima offerta possano superare quello che si ha già davanti. In questo contesto, la procrastinazione diventa una strategia quasi naturale: rimandare significa non escludere, non chiudere porte, non rinunciare a ciò che potrebbe apparire subito dopo.

Le generazioni più giovani, cresciute in un ecosistema digitale iperconnesso, risultano particolarmente vulnerabili a tutto ciò. La costante disponibilità di alternative e il ritmo accelerato della comunicazione online rendono l’indecisione una condizione frequente, normalizzata e spesso sottovalutata.

Come affrontare o prevenire il problema

Contrastare la FOBO si può, e ciò non significa eliminare le possibilità offerte dal mondo moderno, ma sviluppare abitudini che riducono il peso dell’indecisione.

Un approccio utile potrebbe essere introdurre criteri di scelta predefiniti. Limitare, cioè, consapevolmente il numero di alternative da considerare, per semplificare il processo decisionale e ridurre quella sensazione di paralisi. Stabilire, ad esempio, un massimo di tre opzioni per ogni decisione quotidiana potrebbe essere un’idea.

Anche il concetto di satisficing può rappresentare un antidoto efficace. Accettare l’idea che non esista la scelta perfetta ma solo quella più adeguata al momento è un esercizio di realismo che riduce il rimuginio. Per di più, ci fa concentrare su ciò che di buono abbiamo piuttosto che su ciò che avremmo potuto avere.

Sul piano pratico, si possono rivelare utili anche diversi strumenti. Imporre scadenze temporali alle decisioni, annotare le scelte fatte per verificarne gli esiti a distanza di tempo o ridurre l’esposizione agli stimoli digitali sono tutte strategie replicabili che possono aiutare.

Ricordiamoci, infine, che la FOBO non è un disturbo clinico in sé, ma può aggravare condizioni di ansia già presenti. Se il problema diventa invalidante o incide sulla qualità della nostra vita, chiedere l’aiuto di un professionista è sempre la decisione migliore che possiamo prendere.

 

Foto di cottonbro studio

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