La pubblicità ha un peso importante nella nostra vita e da quando siamo nati influenza le nostre vite, per alcuni la pubblicità può essere solo cosa cattiva, ma c'è anche la pubblicità buona, quella che ci consente di scegliere, quella che ci consente di avere prodotti gratis, come facebook, google e le milioni di milioni di pagine che senza di loro non sarebbero mai nate. La riflessione deve entrare in un livello di dettaglio che richiede un approfondimento e chiedo ad Alberto Apostoli relatore nella giornata studio di AISLEC.

PUBBLICITÀ, CONFLITTO DI INTERESSI E WOUND CARE: ‘SEPARATI IN CASA’ è un evento ECM che si terrà a Brescia il 26 novembre 2016.

Il dott. Alberto Apostoli è un collega esperto nel wound care e autore del libro " Cura e assistenza al paziente con ferite acute e ulcere croniche" ed 2010. Nel corso AISLEC avrà un intervento centrale dal titolo "Le ‘evidenze’ nel wound care fra interessi, cosmetica e manipolazioni".

Io purtroppo il 26 non riesco ad esserci e visto che siamo entrati in contatto tramite mail gli chiedo 3 cose pensando ad un contesto professionale in generale:

Gli infermieri e la pubblicità, problema o opportunità?

Mi interesso da diversi anni di lesioni cutanee, un ambito in cui gli infermieri sono cresciuti moltissimo, spesso più dei medici.
Se la crescita è stata clinica, al letto del paziente, non c’è stata una crescita culturale nella valutazione critica delle “evidenze” che vengono spacciate per tali dalle aziende (io le chiamo “scienziaggini”). Nei reparti assisto e mi riportano fatti spiacevoli: il passaggio del rappresentante in corsia o in ambulatorio, con la consegna di brochure pubblicitarie è il primo passo. Il secondo è l’invito a un corso “di formazione” offerto dalla ditta X con lunch graditissimo. Il passo successivo è la richiesta alla farmacia ospedaliera della medicazione o del dispositivo. Il problema è che non viene fatta alcuna valutazione delle “evidenze”, che nella migliore delle analisi si rivelano di pessima qualità e alle volte ci troviamo di fronte a manipolazioni. Se gli infermieri fossero consapevoli del meccanismo che si innesca nel conflitto di interessi, avrebbero molti meno dubbi sul tipo di medicazione da usare! Considera che la domanda ossessiva a cui assisto come infermiere esperto è “ma cosa ci metto su?”. A questo si arriva perché ogni ditta “spinge” i suoi prodotti, le ditte sono molte, gli interessi in questo settore sono pesantissimi e molteplici e l’operatore si fa indirizzare come se fosse una banderuola. Con confusione finale!


Quando si entra nel contesto sanitario possiamo ancora avere pubblicità buona o è solo mercato?

Il problema a mio avviso non è la pubblicità più o meno buona, ma la posizione di “filtro” che l’infermiere ancora non ha.
Tanto si parla e si straparla di competenze, ma se l’infermiere diventa la voce della ditta X o Y, che competenze possiamo vantare nei confronti del cittadino/paziente? Nel seminario che faremo il 26 novembre offriremo una prospettiva diversa con cui guardare la pubblicità e la letteratura “sponsorizzata”. Il mercato si muove con le sue logiche, che sono di profitto; le aziende fanno il loro lavoro. L’infermiere deve imparare a fare il suo che non è quello di subire il demansionamento pratico, ma neanche quello intellettuale. Vedo un orizzonte lontano: l’infermiere che garantisce l’appropriatezza e l’equità delle cure al cittadino a un SSN sempre più compromesso. Credo sia un sogno.


Farete il corso in altre città?

Non so, non credo, lo faccio a Brescia perché abito qui, mi sposto malvolentieri; vedremo…

Grazie per la preziosa disponibilità

LINK al deplian del corso del 26 novembre a Brescia

 

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