Mi e’capitato spesso di discutere sull’utilita’ della pianficazione assistenziale, sulle diagnosi infermieristiche e su cosa esse rialmente siano.Recentemente ho realizzato un articolo riguardante le motivazioni che dovrebbero spingere un professionista intellettuale come l’infermiere a pianificare l’assistenza ma mi rendo conto che per molti colleghi non e’ ancora chiaro cosa realmente siano le diagnosi Infermieristiche.

Nel marzo del 1990, nel corso della nona conferenza della North American Nursing Diagnosis Association (NANDA), l’assemblea generale ha approvato una definizione ufficiale della diagnosi infermieristica:

 

La Diagnosi Infermieristica è un giudizio clinico riguardante le risposte delle persona, della famiglia o della comunità a problemi di salute/processi vitali attuali o potenziali.

 


Molti infermieri ripudiano le diagnosi infermieristiche e la pianficazione affermando che sia sufficiente diagnosticare i problemi assistenziali in forma verbale come si e’ sempre fatto in passato aggrappandosi al vetusto quaderno delle consegne.
Invito tutte queste persone a riflettere sull’effettivo peso legale di un quaderno sul quale viene scritto quale compito deve essere eseguito nel pomeriggio dal collega rispetto ad uno strumento personalizzato che preveda una pianificazione mirata alle caratteristiche  della persona assistita derivante da un accurato studio clinico.

E’ assolutamente comprensibile essere intimoriti di fronte ad una novità che richieda principalmente l’utilizzo di capacita’ dialettiche, cognitive e manageriali dato che tutt’oggi l’esercizio della professione infermieristica nelle corsie italiane e’ ancora fondato su schemi gerarchici nel quale il medico la fa da padrone dettando leggi che gli infermieri meri esecutori di ordini rispettano senza proferire parola alcuna.

Oltre a rappresentare uno strumento di tutela legale per il nostro esercizio professionale le diagnosi infermieristiche rappresentano la chiave per la nostra evoluzione sociale e contributiva.

Per quale motivo un infermiere dovrebbe ricevere uno stipendio maggiore rispetto ad una cameriera, una badante o un operatore socio-sanitario?
Sicuramente non perche’ sia in grado di rifare il letto del malato in maniera migliore o perchè sia in grado di somministrare un farmaco intramuscolo senza provocare dolore.
Le competenze tecniche alle quali molti infermieri si aggrappano presto verranno attribuite al personale di supporto e con il diffondersi dell’operatore socio sanitario con formazione complementare la mancanza di infermieri si trasformera’ in crisi riguardante la carenza dei piu’ economici ed equivalenti “Super Oss”.
Dove finira’ di conseguenza l’infermiere? Sara’ nostra priorita’ appropiarsi di tutti quei settori occupati da professionisti che approfittano della nostra famigerata ignoranza e della nostra tendenza all’autolesionismo professionale.

Invito tutti i colleghi a riflettere sul fatto che se una persona affetta da sindrome da allettamento volesse richiedere un materassino antidecubito dovrebbe rivolgersi ad un medico geriatra o al medico di medicina generale che compili un modulo da presentare all’ufficio competente dell’ASL.
Se una persona avesse bisogno di pannolonio altri ausili per l’incontinenza dovrebbe nuovamente rivolgersi ad un medico.
Se una persona avesse bisogno di ottenere materiale per la medicazione di una lesione da decubito dovrebbe rivolgersi a piu’ medici ma non obbligatoriamente ad un infermiere.
Mentre domani mattina sarete in corsia a distribuire colazioni e a rifare i letti pensate che presto il vostro posto di lavoro potrebbe essere messo a repentaglio e che certificazioni che oggi potrebbe fare un infermiere vengono fatte da un medico.
Ritagliarsi uno spazio come quello che viene occupato dai medici che ho citato nei miei esempi rappresenterebbe un ottimo motivo per chiedere ed ottenere un importante aumento salariale e sarebbe sicuramente motivo di vanto per ogni professionista che finalmente otterrebbe un rapido riconoscimento sociale.

Dottore in Infermieristica
Simone Gussoni
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