Come forse non tutti sanno, con l’abrogazione del mansionario avvenuta nel 1999 mediante la Legge n. 42, l’infermiere assume un ruolo nuovo nel processo assistenziale.
Il passaggio da operatore ausiliario della figura medica a professionista sanitario autonomo richiede una maggiore capacita’ di stabilire relazioni di aiuto, prendersi carico della persona nella sua interezza, attuare il processo di assistenza, guidare il personale di supporto attribuendo le mansioni domestico alberghiere e operare secondo linee guida e procedure basate sulle evidenze scientifiche.

L’infermiere diventa cosi’ il professionista sanitario responsabile dell’assistenza infermieristica.



Nell'esercizio della sua professione l’infermiere risponde quindi di un qualsiasi evento lesivo derivante da malpractice dal punto di vista penale, civile e disciplinare: tali eventi avversi conseguono nella maggior parte dei casi da negligenza, imprudenza o imperizia.

Diventa quindi necessario adottare strumenti atti a certificare la qualita’ dell’assistenza che quotidianamente viene erogata alle persone e che giustifichi gli interventi effettuati sulle medesime.

Lo strumento ideale da utilizzare dovra' essere la cartella integrata nella quale sara’ l’infermiere a dover pianficare l’assistenza utilizzando un linguaggio comune con tutti gli altri professionisti.

La pianificazione assistenziale realizzata tramite diversi strumenti tra i quali le diagnosi infermieristiche rappresenta una delle poche vie intraprendibili dalla nostra professione per potersi evolvere rapidamente a livello sociale, contrattuale e retributivo.

Con la specializzazione del personale di supporto il nostro attuale ruolo viene messo seriamente a repentaglio. Quale datore di lavoro pagherebbe un importo maggiore per assumere un professionista sanitario di livello retributivo D minimo quando potra’ assumere un Operatore Socio Sanitario con formazione complementare e con costi ridotti che svolga le stesse mansioni?
Solamente dimostrando di essere in grado di sviluppare competenze gestionali e dimostrando di essere in grado di realizzare qualcosa che solo un professionista intellettuale infermiere possa garantire potremmo elevare la nostra professione evitando di finire con il rimpolpare le liste di disoccupazione negli uffici di collocamento.

Pertanto invito tutti i colleghi che leggeranno il mio articolo a gettare la pala e a dedicarsi alle tanto odiate scartoffie e ai da molti tanto odiati libri per studiare il modo per prevenire l’estinzione infermieristica.

 

 

Dottore in Infermieristica
Simone Gussoni
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