La musicoterapia si sta sempre più affermando anche in Italia, complici, forse, i numerosi video divulgati dai social ma anche l'effetto positivo rilevato sui pazienti.

Antonio De Vita è un infermiere musicoterapista e gli ho proposto questa intervista per e-mail per conoscere meglio questa nuova branca della professione.

Che cos'è la musicoterapia?
La Musicoterapia è l’uso della musica e/o dei suoi elementi (suono, ritmo, melodia, armonia) per opera di un operatore qualificato, in rapporto individuale o di gruppo, all’interno di un processo definito per facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l’apprendimento, la mobilizzazione, l’espressione, l’organizzazione e altri obiettivi terapeutici degni di rilievo, nella prospettiva di assolvere i bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi.

La Musicoterapia si prefigge, come finalità principale, di sviluppare potenziali e/o riabilitare funzioni dell’individuo in modo che egli possa ottenere una migliore integrazione sul piano intrapersonale e/o interpersonale e conseguentemente una migliore qualità della vita, mettendo al centro il suono e l’uomo (Congresso Mondiale di Musicoterapia di Amburgo, 1996).

Una delle tecniche musicoterapiche più utilizzate nelle cure palliative è l’ascolto musicale (musicoterapia recettiva) o l’improvvisazione sonoro musicale (musicoterapia improvvisativa). In tutte e due le tecniche la terapia risulta essere il nesso SUONO-RELAZIONE.

Chi è l'infermiere musicoterapista?
La comunicazione (dal latino “communicare”, mettere in comune) ha un ruolo prioritario nel processo di assistenza infermieristica e la relazione che si instaura con il paziente rappresenta per il professionista sanitario un aspetto cruciale. E Giuliano Avanzini (medico e neurofisiologo) afferma che “la musica rappresenta un canale privilegiato di comunicazione e, infatti, è parte fondamentale dei riti che scandiscono la vita di quasi tutte le collettività umane. La sua origine evolutiva sta nella capacità di aggregare emotivamente gli individui, favorendo la condivisione delle esperienze». 
Nei paesi in cui l’assistenza infermieristica è maggiormente sviluppata, come U.S.A, Australia e Canada, l’uso della musica sta avendo da diversi anni un notevole sviluppo, sia nei sistemi di valutazione degli out-comes che nella ricerca (Burrai & Scalorbi, 2007). La musicoterapia è considerata in tali paesi come strumento di intervento terapeutico infermieristico autonomo (ITNI, Independent therapeutic nursing intervention) ed è spesso in sinergia in un’equipe multidisciplinare.
Per cui, collegandoci alla definizione di Musicoterapia, “l’infermiere musicoterapista è quel professionista qualificato che, attraverso l’utilizzo della musica e di tutti i suoi elementi (suono, ritmo, melodia e armonia), facilita e promuove la comunicazione, le relazioni, l’apprendimento, l’espressione e altri obiettivi terapeutici, nella prospettiva di assolvere i bisogni fisici, emotivi, sociali e cognitivi, con lo scopo di migliorare la qualità di vita”; nel caso di pazienti terminali, questo è un concetto centrale per favorire l’accettazione della morte.

 

Quando hai deciso di fare musicoterapia?
Premetto che la musica ha sempre avuto un ruolo molto importante nella mia vita! Mi sono diplomato in tromba e musica elettronica al Conservatorio “Torrefranca” di Vibo Valentia e ho svolto la professione di musicista per svariati anni.
Nel 2006 ho deciso di intraprendere lo studio dell’infermieristica, laureandomi nel Corso di Laurea della Sezione Fondazione IRCCS dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, e ho steso una tesi finale sperimentale sul “Piacere per la musica: indagine conoscitiva presso l’Unità Operativa Day-Hospital Medico” somministrando 120 questionari. Questa esperienza mi ha aperto un mondo che conoscevo in parte e che ho deciso di approfondire con gli anni.

Dal 2016 mi occupo dell’assistenza infermieristica presso la Struttura Complessa di Cure Palliative, Terapia del dolore, presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove il responsabile, Dr. Augusto Caraceni, e il Coordinatore Infermieristico Dr. Giuseppe Baiguini hanno permesso di rafforzare il proposito di utilizzare la musica nella terapia palliativa come strumento di relazione ed espressione.
Così nel 2017 sono diventato un Musicoterapista attraverso un Master Universitario presso l’Università di Pavia.

Dove trovare un infermiere musicoterapista, oltre a te?
E’ una figura che ingloba in sé due professioni; per svolgerla in modo scientifico è necessaria un’ottima conoscenza sia musicale che sanitaria, in quanto si tengono in considerazione sia gli elementi musicali che gli elementi clinici.
Queste due professioni hanno un nucleo centrale comune, che è il processo interpersonale basato sulla relazione; per cui l’infermiere musicoterapista è quel professionista che usa il suono e la musica nel processo curativo, attivando relazioni tra mente e corpo, tra paziente e terapeuta, tra paziente e musica stessa, ma che non può prescindere da una conoscenza di entrambe le discipline.
Mi auguro che, nell’ambito delle cure palliative, si riesca ad avere una visione più olistica della medicina che integri nella cura quelle potenzialità intrinseche nella musica stessa. Così facendo ci si concentrerebbe sulle risorse interne della persona piuttosto che sulla malattia, in questi casi inguaribile.

Un Caloroso Grazie ad Antonio per aver presentato la musicoterapia.

antonino de vita

Profilo Facebook Antonio De Vita

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