aniarti 2018 sala plenaria

Si è conclusa da poco la prima giornata del Congresso Nazionale ANIARTI ma da un congresso nazionale sulla terapia intensiva mi sarei aspettato un approccio con molta tecnologia invece, la mia idea era molto obsoleta come ha confermato il dott.Gian Domenico Giusti direttore della rivista scientifica  Scenario.

La terapia intensiva presente al congresso è quella che mette al centro l'uomo e poi ci adatta le macchine, quindi entrano in gioco le scale di valutazione e la rilevazione dei parametri.

La sala plenaria era gremita, e mentre nei soliti convegni i relatori parlano e la platea ascolta, stavolta erano presenti (a lato della platea) attori che simulavano le condizioni cliniche da valutare e i presenti scrivevano le proprie valutazioni in un app che avevano appena scaricato e i risultati erano visibili nei maxi schermi della sala.

Di seguito i commenti dei risultati hanno evidenziato che le scale di valutazione non si possono improvvisare, ma devono esserci esercitazioni mirate.

Molto interessante è stato l'intervento del dott.Gian Domenico Giusti che ha presentato prima quelli che erano i concetti della TI di 20 anni fa, dove era normale che il paziente fosse agitato e sedato, mentre oggi sono necessari dei cambiamenti e l'applicazione di linee guida.

Quando il paziente agitato viene sedato, sarà più immobile, soggetto ad atrofia e a rischi di delirium, ma qual è il motivo di quell'agitazione?

Nel 2013 le linee guida cambiano il punto di vista, il monitoraggio costante del dolore, la riabilitazione prima della dimissione, la mobilizzazione, la gestione del sonno del paziente, per arrivare ad una ricerca continua di strumenti per il confort del paziente in TI.

L'analisi del presidente non considera solo le novità, ma è coerente con l'esistente e consapevole delle barriere che si devono superare:

la TI open space è diversa da quella con i box,

il turn over del personale richiede energia per addestrare nuovi organici,

il paziente, ogni paziente ha necessità assistenziali diverse,

il personale, abbiamo curve di apprendimento diverse,

la barriera strutturale è quella più impegnativa.

Le barriere vanno abbattute con la cultura, e quando cresce la cultura infermieristica in TI trascina anche i medici.

Il pomeriggio prosegue con due workshop, uno sulla simuzione e la realtà virtuale, il secondo sul bambino in terapia intensiva.

La tentazione di scegliere e raccontare di mirabolanti tecnologie è stata forte, ma ha vinto il bambino che è in me e ho seguito il workshop sul bambino in terapia intensiva: quale approccio operativo alla gestione.

Moderatori Carmelina Stabile e Mario Madeo che oltre all' introduzione degli argomenti hanno lanciato un appello, scrivete su Scenario (la rivista di ANIARTI) scrivete anche di storie quotidiane, ma scrivete e se non siete bravi non importa, chiederemo le integrazioni e le correzioni, raccontare anche il quotidiano i casi è importante perchè quello che è ordinario per chi scrive non è per qualcuno che ti legge.

Gli interventi si sono susseguiti su diversi argomenti come ad esempio:

La presa in carico del paziente e della famiglia, il modello del Gaslini di Genova. La famiglia oggi ha un significato diverso da quello che era negli anni 70-80 ed integrarla ed aprirgli la TI è impegnativo, non lo nascondono, ma la cultura e la ricerca possono abbattere gli ostacoli.

L'inquadramento del paziente critico: la storia di Aurora nata di 24 settimane e giorno per giorno è stata aiutata e monitorata, l'intervento espositivo è stato preciso e puntuale nel mostrare la delicatezza di quel piccolo corpicino e l'attenzione che giorno per giorno ci deve essere, anche per evitare che i presidi creino lesioni da pressione.

Il caso del bambino con distress respiratorio, in PS intervengono, appena stabilizzato viene accolto in TI e poi l'evoluzione delle condizioni, in alcuni giorni avviene il crollo del sistema polmonare e della respirazione che viene risolto solo con ECMO V-V la circolazione extracorporea con ossigenazione del sangue.

Un bambino che per sopravvivere viene collegato all'ECMO V-V vive malgrado la complessità tecnologica la quale è elevatissima e non può venire mobilizzato regolarmente da un operatore solo.

complessita presidi

Le due storie sono state raccontate da un punto di vista umano, e la relazione conclusiva ha presentato le scale di valutazione del dolore, consapevoli delle difficoltà e le sfide che la rilevazione sul neonato offre.

Nel complesso una prima giornata molto bella e gli interventi veramente coinvolgenti e commoventi, la conclusione della prima giornata? domani mi iscrivo ad ANIARTI.

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