Come infermieri ci troviamo ogni giorno a lavorare e sentiamo frasi che si ripetono regolarmente, lavorare rispettando l'asepsi, oppure , la tecnica deve rispettare l'asepsi, l'asepsi deve essere garantita, tecnica tocco non tocco.

Tante volte ci sentiamo ripetere lavora in asepsi, ma quali regole ci sono dietro ad un agire e la tecnica asettia esiste o è una contraddizione?

 

Si possono cercare diverse definizioni online per i termini sepsi e asepsi, il termine sepsi è utilizzato anche come setticemia e riferito ad una diffusione nell'organismo di microrganismi che causano febbre e altre devastazioni.

L'asepsi quindi è sembra essere solo una condizione priva di sepsi, ma non basta.

Forse generalizzo troppo ma lavorare in asepsi presuppone delle conoscenze da parte dell'operatore sanitario, che è in grado di riconoscere il rischio per il paziente ed agire in modo di evitarlo, operatore sanitario consapevole e in grado di assumersi delle responsabilità. 

Il termine in ambito sanitario definisce un agire, i passaggi e le manovre che l'infermiere deve attuare in asepsi, per evitare quindi le condizioni per eliminare i determinanti di una sepsi sia essa dovuta da patogeni o opportunisti portati al paziente dall'ambiente, dall'operatore o già presenti sul paziente stesso.

L'agire del sanitario richiede di avere conoscenza e tecnica.

Lavorare in asepsi, richiede di identificare le aree dell'asepsi medica e di quella chirurgica e che per lavorare rispettando l'asepsi entrambe sono indispensabili perchè rispettarne una sola non significare lavorare rispettando l'asepsi.

L'infezione della ferita chirurgica, l'infezione del cvc, le infezioni ospedaliere in generale sono solo il frutto di una rilevazione che è migliorata negli anni o sono il risultato di altri fattori o di una tecnica smanazzona che non riesce a riconoscersi in principi base fondamentali?

 

Parlare di aspetti elementari dell'asepsi può forse far sorridere, però se ci ricordiamo che oltre 150 anni fa il dott. Semmelweis (LINK) dimostrò l'importanza del lavaggio delle mani e che oggi ci sono state campagne internazionali a cura dell'OMS per un principio molto elementare.

Lavorare con una tecnica asettica o che rispetti l'asepsi è importante però è un principio monolitico rigoroso o ha un area di intervento variabile a seconda del soggetto e dell'ambiente, mentre l'operatore dovrebbe essere l'unica costante.

I soggetti

I soggetti sono almeno due il paziente che deve essere tutelato e l'operatore chedeve tutelare.

I due estremi sono il paziente immunodepresso che vive in un cappa sterile e un iniezione intramuscolare, in entrambi i casi la tecnica richiede che siano rispettati i principi dell'asepsi ma hanno un peso diverso?

Si, nel primo caso se ci sono complicanze rischia la vita, nel secondo un ascesso al gluteo.

Oppure il soggetto potrebbe non essere suscettibile nel momento in cui agiamo ma diventarlo in seguito come ad esempio in ambito oncologico dove il paziente è a rischio di diventare immunodepresso e se l'infermiere non gestisce bene un CVC l'ingresso dei microrganismi potrebbe avvenire molto tempo dopo la tecnica.

 

L'ambiente

In questo caso spesso interviene quella che si chiama asepsi medica, il soggetto attivo è l'operatore che deve sistematicamente attivarsi per mantenere un ambiente sicuro.

Il soggetto influenza l'ambiente e gli standard dell'asepsi da applicare, se il nostro paziente è particolarmente suscettibile perchè immunodepresso o perchè la procedura chirurgica crea una finestra di ingresso ai migrorganismi allora servono ambienti adeguati, ad esempio sala operatoria o camere con flusso laminare. 

La dimensione dell'intervento, la complessità della tecnica influenzano l'ambiente, pensiamo ad un intervento chirurgico, quanti operatori al lavoro e quanto impegno per la sterilità, la dimensione dell'intervento giustifica poi anche ad esempio il posizionamento del PICC in domiciliare, si tratta di fare un foro con un agocannula e gestire il materiale sterile. (LINK).

 

Aspetti generali nella tecnica quotidiana

Se pensiamo alla nostra tecnica quotidiana, al nostro agire, così come lo spiegheremmo ad un collega, il termine sterile ci deve rappresentare la massima condizione di asepsi che possiamo rispettare.

Le regoline le 4 operazioni sono quelle riconscibili in tutte le tecniche che rispettano l'asepsi, quindi in linea generale direi:

 

  1. Se A è sterile e viene a contatto con B sterile entrambi rimandono sterili.
  2. Se A è sterile e B non è sterile entrambi non sono sterili.
  3. Se A è un solido sterile e B solido o liquido non sterile, il punto di contatto non è sterile.
  4. Se A è una soluzione sterile e B solido o liquido non sterile, tutta la soluzione non è sterile.
  5. Se A è un oggetto o una soluzione sterile e C un gas non sterile (l'aria) A non è sterile tanto maggiore è il tempo di esposizione o tanto minore è il grado di purezza del gas.
  6. Se A è un oggetto o una soluzione sterile, la probabilità che non sia sterile alla fine dell'utilizzo è maggiore maggiore è il numero di operatori che ne vengono a contatto.

I punti 3 e 4 comportano la non sterilità.

Nel lavoro frenetico o routinario ci abituiamo ad una agire automatico che non ci richiede una riflessione sul momento ma una buona tecnica ogni tanto richiede un ripasso per consolidare i principi sulla quale si fonda ed anche gli aspetti più generali e semplici non devono essere trascurati perchè le nostre tecniche variano da una sterile realizzata in sala operatoria a quella del tocco non tocco.

 

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