Il trattamento delle lesioni coronariche calcifiche, congresso GISE

Congresso GISE

Al Carton Hotel di Bologna il 25 marzo 2024 si è tenuto il congresso dal titolo "il trattamento delle lesioni coronariche calcifiche" presieduto da Francesco Saia il presidente della Società italiana di Cardiologia interventistica (Gise).

Nell'incontro si sono discusse le metodiche per trattare le lesioni calcifiche, tra cui: Aterectomia rotazionale, Aterectomia orbitale, shockwave e il Laser intracoronarico.

Prima di andare al congresso mi sono informata leggendo qualcosa su internet pensando mi potesse essere di aiuto per comprendere meglio cosa avrei visto.

In effetti è stata un'ottima scelta perchè il livello delle presentazioni è stato molto alto, le relazioni hanno fatto uso di video e mi hanno consentito di comprendere bene l'impegno e la difficoltà che affrontano nei laboratori di emodinamica.

Le lesioni coronariche calcifiche rappresentano una difficoltà tecnica all’esecuzione della PTCA (Angioplastica Coronarica Percutanea Transluminale) e per questo l'approfondimento ha colto l'interesse della platea.

Le tecnologie che ho avuto modo di vedere  sono quelle che consentono di fare:

  1. l'aterectomia rotazionale,
  2. l'aterectomia orbitale,
  3. lo shockwave
  4. il laser intracoronarico ELCA .

Ovviamente la discussione non è stata del tipo "vi presento lo strumento più bello del mondo" ma sono stati tutti precisi nel presentare pregi e difetti e le difficoltà che si possono incontrare nel loro utilizzo e che richiedono di switchare da una tecnica ad un'altra.

La rimozione delle placche calcifiche è stato il passaggio che mi ha colpito di più, i medici e gli infermieri dei laboratori di emodinamica utilizzano tecnologie all'avanguardia che vedono l'applicazione di imaging, principi di fisiologia e fisica per arrivare a rimuovere un granellino di calcio che provoca danni alla salute.

Le relazioni dei casi clinici hanno presentato il razionale per condividere le esperienze in un settore che ha pochissimi trial clinici perchè l'utilizzo di uno strumento o un'altro cambia molto le attese sul risultato.

La conclusione della giornata ha visto l'algoritmo di trattamento delle lesioni calcifiche, ben articolato e dettagliato, ma con i piedi per terra perchè in fondo non tutti i laboratori di emodinamica hanno tutte le opzioni disponibili.

Il presidente GISE ha sottolineato che il lavoro di ricerca viene portato avanti con i dati forniti da tutti che consentono di creare casistiche importanti per presentare al meglio i successi e spiegare le complicanze.

In una giornata congressuale è possibile immaginare come potrebbe essere il futuro dei laboratori di emodinamica che vedono crescere la figura dell'infermiere.

Guardando il sito del GISE ho visto che fa rete sia con gli emodinamisti, ma anche con gli infermieri e i tecnici, infatti è presente l'Area Nursing & Technician della Società Scientifica GISE, un gruppo tecnico con una propria organizzazione a livello nazionale.

Non avevo mai avuto modo di pensare che il posizionamento di uno stent coronarico richiedesse un mix di conoscenze così complesse e il pensiero che ho avuto uscita dal congresso è stato "il futuro è adesso".

Prof. Saia e GuidicciCongresso GISE presentato dal presidente nazionale F. Saia e dal delegato regionale V. Guiducci

Complimenti a tutta la faculty 

  • Manfredi Arioti, Ravenna
  • Fdederica Baldazzi, Rimini
  • Davide Bosi, Reggio Emilia
  • Gianluca Campo, Ferrara
  • Andrea Denegri, Parma
  • Nicoletta Franco, Rimini
  • Gabriele Ghetti, Bologna
  • Giuseppe Guerrieri, Cesena
  • Vincenzo Guiducci, Reggio Emilia
  • Alberto Monello, Piacenza
  • Giampiero Nobile, Bologna
  • Filippo Ottani, Forlì
  • Marco Ruozzi, Baggiovara
  • Francesco Saia, Bologna
  • Andrea Santarelli, Cesena
  • Fabio Alfredo Sgura, Modena
  • Iacopo Tadonio, Parma
  • Carlo Tumscitz, Ferrara
  • Luigi Vignali, Parma

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