Il carrello di terapia è la postazione di lavoro che ha seconda dei casi occupa il nostro tempo per ogni turno per periodi di circa 1 ora.

Se guardiamo online anche con google immagini (LINK) vediamo che il modello è simile, con poche differenze. Ma stavo preparando una tesina e riguardando la 81/2008 la domanda mi sorge spontanea...

Si una mattina mi sono svegliato con questa idea in testa.

Ma il carrello di terapia è a norma?

Sto per compiere 25 anni di reparto e quindi perchè mettere in discussione lo strumento più diffuso fra gli infermieri?

Mi rigiro la domanda, perchè non farlo?

Stavo elaborando una tesina sulla sicurezza del lavoro e la 81/2008 riporta la necessità che il lavoratore abbia una postazione ergonomica.

IL Testo Unico sulla Salute e sicurezza sul Lavoro al titolo I, capo III, sez.I, art.15 lettera d ripota:

d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo; 

Cercando ergonomia wiki (LINK) riporta:

L'ergonomia, secondo la I.E.A. (International Ergonomics Association), è quella scienza che si occupa dell'interazione tra gli elementi di un sistema (umani e d'altro tipo) e la funzione per cui vengono progettati (nonché la teoria, i principi, i dati e i metodi che vengono applicati nella progettazione), allo scopo di migliorare la soddisfazione dell'utente e l'insieme delle prestazioni del sistema.

Insomma un ambiente ergonomico è più funzionale efficiente e non crea disturbi al lavoratore che riesce a produrre in modo efficace.

Se vediamo un immagine così tutti pensiamo che dietro c'è uno studio ergonomico.

Postura corretta, visuale diretta ed una postazione che non causa logorii alle articolazioni.

Ma quale posizione vedete per l'infermiere mentre distribuisce la terapia?

Posizione eretta e capo chino.

Tutti i carrelli di terapia che trovate con google immagini (LINK) hanno quelle caratteristiche, infermiere che lavora in posizione eretta e a capo chino.

Per leggere il quaderno di terapia, a capo chino per prendere i farmaci a capo chino.

Questo per tutto il periodo di terapia che di solito di almeno 1 ora al giorno.

E se uno soffre di cervicale?

Son dolori, e se non ci soffri... ci soffrirai non ci sono soluzioni?

Il collo è piegato e con più uno è alto e maggiore è l'inclinazione, a capo chino per due operazioni, lettura della terapia e selezione dei farmaci.

Le soluzioni ci sono e sono semplici, di mettere tutto più in alto.

I cassettini con i farmaci ad uso frequente in alto non l'ho mai vista ma non credo ci siano dei problemi tecnologici, per il problema di leggere la terapia a capo chino in una quaderno posto sul piano la soluzione è antica.

Il leggio risolve, si quello dei musicisti, ovviamente deve essere modificato e il bastone inserito nel lato lungo del carrello di terapia consente la lettura frontale, come per chi lavora a PC.

Forse a nessuno è venuto in mente che l'infermiere legge per ore al giorno.

  

Come infermieri lavoriamo regolarmente leggendo è una parte del lavoro che occupa diverse ore ed è fondamentale nel passaggio fra prescrizione ed esecuzione.

Mentre esiste un titolo specifico per i videoterminalisti dato che i monitor obsoleti erano dei tubi catodici per gli altri lavoratori che usano la vista non sono state previsti aspetti normativi.

Eppure un aspetto controllato nelle postazioni di chi lavora a PC è il riflesso della luce il riverbero, hanno cura ad evitare che chi sta ore a guardare superfici luminose non abbia problemi agli occhi per riflessi o riverberi.

Il quaderno di terapia posto sul piano del carrello potrebbe essere illuminato da una luce posta sopra di noi o in posizione vicina e laterale, non credo che nessuno abbia mai considerato l'illuminazione come fattore di disturbo di una corretta lettura e corretta somministrazione di terapia, ancora meno ad un fattore di danno agli occhi.

Eppure quando lavoriamo lo facciamo, se ci accorgiamo che l'illuminazione ci infastidisce la lettura, ricollochiamo il carrello con un altra posizione ed inclinazione rispetto alla luce, il leggio farebbe si che la luce ambientale che arriva direttamente sulla pagina, spesso plastificata, sia più lontana.

Altro fastidio dato da un quaderno di terapia con fogli plastificati sottoposti ad illuminazione e che ci causa riflessi è il fastidio il bruciore agli occhi la sera che spesso fa pensare ad una congiuntivite in arrivo, ma che poi un semplice collirio risolve.

Che dire forse sono riflessioni, problemi e acciacchi che coglie chi si avvicina a 25 anni di reparto e nulla più.

Però il leggio l'avevo 25 anni fa adesso non lo vedo più.

Anzi in realtà c'è in commercio un carrello con il leggio è quello informatizzato della Maxmedical (LINK)


 

 

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