Fratture, una classificazione ampia e per niente banale

dottore radiografia
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Il termine frattura denota l'interruzione della continuità di un osso e questo avviene in genere a seguito di un trauma.

Se, invece, avviene in modo spontaneo solitamente è patologico.

Il trauma, per provocare la frattura, deve essere di intensità superiore alla resistenza meccanica del segmento interessato.

Come ci si frattura un osso e chi è più a rischio?

Solitamente un osso si frattura a seguito di un trauma improvviso ma in alcuni casi il trauma può essere ripetuto nel tempo, generando una frattura da durata.

Questa tipologia è tipica dei bambini e adolescenti, dovuta a sollecitazioni meccaniche non violente ma ripetute che colpiscono zone scheletriche maggiormente sottoposte al carico.

Oppure, può avvenire un trauma minore che causa una frattura patologica la quale avviene in una parte ossea già indebolita da un processo patologico, come:

  • neoplasie,
  • osteoporosi;
  • malattie metaboliche dell’osso.

In questo caso basta un trauma di lieve intensità o una semplice contrazione muscolare per provocare la frattura, infatti solitamente è molto più importante indagare sulla patologia che sulla frattura stessa.

Le fratture colpiscono due gruppi principali della popolazione:

  • i giovani maschi, sotto i 40 anni, prevalentemente a causa di traumi dovuti a incidenti d’auto e danni sportivi;
  • le donne anziane, sopra 60 anni, a causa delle abitudini di vita e patologie che incidono sulle donne precocemente rispetto agli uomini, come l'osteoporosi post-menopausale che incide sulla resistenza dell’osso.

I bambini e i giovani tendono a fratturarsi prevalentemente le estremità del corpo, mentre gli adulti e gli anziani, si fratturano le ossa più vicine allo scheletro, molto frequente è la frattura dell'anca.

Si stima che almeno una persona su due, nella popolazione generale, subirà una frattura durante la sua vita.

Una frattura è caratterizzata da alcuni elementi importanti:

  • Focolaio di frattura, il punto in cui l’osso si è rotto;
  • Rima di frattura, la linea che separa i due frammenti ossei;
  • Monconi di frattura, i segmenti principali dell’osso fratturato (prossimale quello più vicino alla testa del paziente e distale quello più lontano);
  • Callo di frattura, il manicotto di osso nuovo che cerca di riunire i due monconi di frattura.

La classificazione di una frattura è fondamentale perché in base ad essa c'è un determinato trattamento in emergenza.

Una frattura può essere classificata in diretta o indiretta

Nel primo caso la frattura si trova direttamente nel punto in cui agisce la forza, nel secondo caso la frattura si trova distante dal punto su cui agisce la forza (ad esempio si cade sul polso e si rompe il gomito).

Quattro meccanismi d'azione differenti:

  1. per flessione;
  2. per torsione;
  3. per compressione;
  4. per strappo, quando un tendine a causa di una forte contrazione o un movimento anormale si rompe strappando anche una parte di osso in cui è inserito). 

Fratture composte, scomposte ed esposte

Nella frattura composta le due parti di osso rimangono nella loro sede anatomica; in caso di frattura scomposta i segmenti ossei perdono il loro allineamento e sono dislocati rispetto alla loro naturale posizione.

La frattura esposta invece prevede una fuoriuscita dell'osso dalla cute, con una lacerazione della stessa.

Le fratture composte si suddividono in base al numero di frammenti:

  • Semplici, quando c'è una linea di frattura;
  • Pluriframmentarie, quando sono presenti più linee di frattura;
  • Comminute, quando ci sono molte parti dell'osso fratturati, per cui va bloccata immediatamente per non creare danni ai tessuti molli (soprattutto ai vasi e ai nervi).

Le fratture possono essere distinte anche in base alla loro sede: 

  • Diafisarie, la zona centrale dell’osso, caratteristiche delle ossa lunghe (femore, tibia e omero)
  • Metafisarie, vicine ad un’articolazione (polso, dita e ginocchio)
  • Articolari, quando la rima di frattura comunica con la cavità articolare (ginocchio, anca e spalla)
  • Meta-epifisarie, quando si rompe sia la metafisi che l'epifisi (pilone tibiale)
  • Distacchi epifisaria e apofisari, lesioni ossee che coinvolgono le cartilagini di accrescimento per cui sono molto frequenti nei soggetti in età di crescita, in particolare nel sesso maschile per la maggiore attività fisica, specie nella seconda infanzia.

In sintesi possiamo avere delle fratture:

  • Complete

L'osso si rompe in toto (discontinuità totale del segmento osseo), sono le più frequenti, interruzione del periostio, ematoma di varia entità, contusione o lacerazione dei tessuti molli circostanti, scomposizione dei capi di frattura

  • Scomposte

I due pezzi dell'osso si sono separati tra di loro.

  • Incomplete

Quando è presente una piccola incrinatura che non si è completata, caratteristica dello sportivo

  • A legno verde

Tipica del bambino in cui l'osso non è ancora completamente mineralizzato, per cui l'osso si allunga oppure non si rompe completamente

  • Esposte

Avviene una lacerazione della cute e delle parti molli (l'osso è come una lama) e l'esposizione può essere causata direttamente dal trauma oppure da frammenti ossei.

La prognosi è più o meno grave è c'è un rischio elevato di infezione (esposizione all’aria causa infezione batterica). 

Classificazione di Gustilo Anderson per le fratture esposte:
      • Tipo I: ferita <1cm, non contaminazione degli strati profondi
      • Tipo II: ferita >1cm, assenza di gravi danni ai tessuti molli
      • Tipo IIIA: ferita ampia, buona copertura dei tessuti molli
      • Tipo IIIB: ferita ampia, esposizione di frammenti ossei ed esteso danno periostale
      • Tipo IIIC: ferita ampia con grave lesione vascolo-nervosa

Gestione e trattamento:

In ogni caso, quando è presnete una frattura è importante sempre intervenire tempestivamente per non avere ripercussioni in futuro date da una scorretta guarigione. 

Quindi è importante recarsi all'ospedale, dove saranno eseguite le radiografie necessarie e avverrà l'immobilizzazione con l'utilizzo di apparecchi gessati in base alla tipologia di frattura.

In seguito, bisogna cercare di tenere l'arto in scarico e soprattutto non sollecitarlo, riposando e utilizzando presidi come le stampelle, se necessari.

Una frattura semplice, guarisce in 30-40 giorni, mentre le fratture esposte o scomposte hanno tempi di guarigione maggiore.

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