farmaciIeri si chiamava foglio terapia, scheda di terapia, scheda unica terapia e oggi è il Foglio Unico di Terapia (FUT), l'obiettivo è la riduzione e la prevenzione degli errori di terapia.

In questi anni c'è un evoluzione a partire dal nome, scheda di terapia integrata, scheda unica di terapia, ogni organizzazione sceglie la propria versione.

Online ci sono molti riferimenti, tante le caratteristiche comuni ne ho raggruppati alcuni nella sezione downloads a partire dal 2007 fino al 2016.

La scheda di terapia è essenzialmente una tabella che deve essere compilata e letta secondo regole condivise dall'equipe medica e infermieristica.

Il FUT viene compilato dal medico e l'infermiere risponde per iscritto della sua esecuzione.

Le prime procedure reperibili online sono di 10 anni fa, 2007 Schede Unificate Terapia della Liguria e ASUR marche 2008 LINK.

Le procedure disponibili online, alcune sono su modelli operativi, sintetiche e pronte all'uso, altre più estese come dei veri e propri ebook.

L'azienda sanitaria 3 genovese mette online la sua procedura LINK ed anche lei ha molte regole ben chiare.

L'ASL di rieti ha online la scannerizzazione della procedura che non si discosta dalle altre LINk

La regione Toscana mette online anche la sua scheda terapeutica unica, dopo una buona introduzione viene evidenziato che il progetto è stato preceduto da una fase di prova sul campo e poi deve armonizzare tutta la regione e non è un iniziativa locale. LINK

Avere una scheda di terapia unica nell'ambito di un ASL consente sicuramente di ricavare dei dati per valutare se ci sono errori, come mostra la valutazione qualitativa che hanno fatto al Casilino di Roma LINK

Ma è sufficiente scrivere una bella procedura per ridurre i rischi dovuti all'errata somministrazione di terapia?

Sicuramente NO, per alcuni motivi del tipo:

-ambiente di lavoro, caotico, con frequenti interruzioni, favorisce gli errori,

-carico di lavoro eccessivo,

-carico di lavoro basso,

-infermiere stanco, dopo 2 lunghe o 2 notti, ecc,

-infermiere stanco perchè da troppo tempo non va in ferie da oltre 6 mesi e ha automatizzato ciò che fa e non ci pensa,

-mancanza di comunicazione infermiere/medico davanti a prescrizioni dubbie,

-mancanza di riconoscimento di prescrizioni potenzialmente letali.

L'errore poi più plateale che nessuno dice è che manca una comunicazione appropriata all'obiettivo. Mi spiego i signori del rischio clinico dovrebbero scendere sul pianeta Italia e chiamare gli errori in italiano e favorire la comunicazione in modo semplice.

Nel senso che un infermiere che lavora da 10 anni nello stesso reparto ha un vocabolario specialistico e non ci possiamo voler mettere terminologie tecniche e pretendere che le riconosca nel quotidiano, termini del tipo:

Skill based behaviour,
Ruled based behaviour,
Knowledge based behaviour
slips
lapses 
mistakes
Terminologie più semplici potrebbero far riconoscere meglio le situazioni di rischio e favorire la prevenzione degli errori.
 
Perchè l'osservazione sopra di una comunicazione appropriata all'obiettivo, ogni specialista esterno che da delle direttive, come gli esperti di rischio clinico, non vedono l'ora di mettere in evidenza le loro competenze, dimentichi dell'obiettivo di formare persone che non hanno quel linguaggio nel loro quotidiano. 
L'infermiere che lavora in reparto è specialista in quel settore, che è il suo lavoro e le informazioni specifiche si sommano a quelle di tutti gli altri settori con cui interagiscono, infezioni ospedaliere, formazione ecc..
 

La procedura di una scheda di terapia in quanto documento aziendale è rigido e sbagliare significa incorrere in responsabilità non gradite e quindi ci sarà la sincerità nell ammettere degli errori e nel ridiscutere il documento o la sua applicazione all'interno del reparto.

La scelta aziendale o del coordinatore di identificare per ogni errore un colpevole da punire è fallimentare perchè l'unico risultato è che gli errori vengono nascosti e quando ci se ne accorge si sono già ripetuti più volte. 

Non so se si può dire ma, sono l'unico che sa di sbagliare?

Si io so che posso sbagliare, "errare umano est", ma proprio per questo si riflette e si attuano delle strategie per trovare il modus operandi che ci consente di fare il minor numero di errori, ad esempio:

preparo la terapia un paziente per volta,

mi presento,

lo chiamo per nome,

gli dico cosa gli sto dando,

cosa servono,

se ha delle obiezioni, stop  si ricontrolla tutto,

verifica e gli si spiega quando sono state fatte le modifiche.

Aggiungo anche di chiedere ai colleghi o al medico se non conosco quel farmaco o se ho dei dubbi.

Attenzione, per avere dei dubbi è necessario sapere e saper riflettere, se non si hanno dubbi è solo perchè si è dei meri esecutori e spesso ignoranti della materia.

Ricordiamoci poi che agire con la certezza di un dubbio significa preparare il terreno a un buon errore.

Forse è banale ma il modus operandi per dare la terapia va poi adattato al paziente che si ha davanti e per ridurre l'errore ho deciso di parlare ed ascoltare il paziente, io devo leggere un foglio in pochi secondi e preparare il tutto rapidamente, mentre il sig.Rossi si deve ricordare solo delle solite 3 pillole che prende tutti i giorni.

I documenti scaricabili sono nella sezione downloads LINk

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