Nei risultati a lungo termine: vince la sola compressione toracica.

Dal 2010 le linee guida di ACLS raccomandano al personale non sanitario di iniziare la RCP dell’arresto cardiaco, con le sole compressioni toraciche (chest compression alone, CCA) e non più con le compressioni e la ventilazione polmonare (chest compression plus rescue breathing, CC-RB)...

Le indicazioni non avevano però ancora dei riscontri sull’effetto a lungo termine di tale metodo di rianimazione.

 

Uno studio recente ha esaminato i dati della RCP eseguita su 2496 pazienti randomizzati in due gruppi. La RCP nel Gruppo 1 (1243 pazienti) eseguiva CCA, mentre nel Gruppo 2 (1253 pazienti) CC-RB.

 

Nel periodo di follow-up, 2260 pazienti sono deceduti, mentre 236 sono sopravvissuti (long-term survivors).

 

La sopravvivenza globale è stata: 11% a 1 anno, 10,6% a 3 anni e 9,4% a 5 anni dalle manovre di RCP.

 

A parte la conferma dell’efficacia del metodo, lo studio ha trovato anche un minore rischio di morte nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2.

The take-home message è quello che in caso di arresto cardiaco, il personale non medico ed i testimoni devono iniziare la RCP con CCA e non con CC-RB. Il metodo della CCA ha dimostrato di avere una mortalità inferiore rispetto al CC-BP.

 

Fonte: Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov./pubmed/23230313

Dott. Vladimir Guluta

http://www.guluta.it/

cardiologo presso Maria Cecilia Hospital

Cotignola (RA)

 

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