Nei pazienti con fibrillazione atriale permanente ad alta risposta ventricolare, per il controllo della frequenza cardiaca ed i sintomi a lei attribuibili, le linee guida attuali raccomandano l’uso di farmaci appartenenti alla classe dei calcio-antagonisti oppure ai beta-bloccanti.

Un gruppo di pazienti norvegesi è stato trattato con due farmaci della prima classe (diltiazem, 360mg e Verapamil 240 mg/giorno) e due della seconda classe (Metoprololo 100mg e Carvedilolo 25 mg/giorno).


Ogni farmaco è stato somministrato per 3 settimane per assicurare il raggiungimento dello steady-state della concentrazione plasmatica.

 

In più, prima di iniziare un nuovo farmaco ed alla fine del suo periodo di assunzione  è stata eseguita una registrazione Holter-ECG su 24 ore per l’analisi della frequenza ventricolare media.

 

Per ogni farmaco i pazienti hanno anche compilato un modulo che riguardava il ruolo che ogni prodotto, secondo loro abbia avuto nel controllo dei sintomi legati alla tachicardia.

La frequenza ventricolare media / 24ore, partendo da una baseline di 96 battiti al minuto (bpm) è stata ridotta a 84 bpm dal Carvedilolo, a 82 bpm dal Metoprololo, 81 bpm dalla terapia con Verapamil ed è arrivata a 75 bpm in terapia con Diltiazem.

Il Diltiazem ha vinto non solo per avere ridotto in maggiore misura la frequenza ventricolare ma anche perché ha avuto il miglior effetto sulla sintomatologia.

 

Le alte frequenze ventricolari riscontrate ogni tanto nei pazienti affetti da FA permanente non associata a scompenso cardiaco o cardiopatia ischemica possono essere ben controllate dalla somministrazione di 360mg di Diltiazem, in un'unica soluzione.

 

Fonte:

Ulimoen SR et al. Comparison of four single-drug regiments on ventricular rate and arrhythmia-relatred symptoms in patients with permanent atrial fibrillation. Am J Cardiol 2013;111:225-30.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23111138

Dott. Vladimir Guluta

http://www.guluta.it/

cardiologo presso Maria Cecilia Hospital

Cotignola (RA)

 

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