Cosa avrei voluto sapere prima della Laurea in Infermieristica

La Laurea In Infermieristica è un corso di studi triennale particolarmente articolato e diversificato anche in base alla regione di appartenenza. Non è un percorso di studi semplice, lo chiamo in questo modo perchè è un vero e proprio viaggio attraverso moltissime esperienze e persone che vi segneranno in modo indelebile.

L'articolazione complessa deriva dalla concentrazione in soli tre anni di esami strutturati in blocchi di più materie arrivando anche a 5/6 con una valenza di 1-2 cfu l'una.

Gli insegnamenti vengono suddivisi tra professori sia medici che infermieri, al termine di questi, iniziano periodi di tirocinio dal primo al terzo anno con numero di ore crescente (fino a circa 700/750 l'ultimo anno).

I tirocini vengono preceduti da laboratori gestuali e seminari formativi che vengono sommati alle ore già presenti nel piano didattico annuale, tutto questo ha lo scopo di prepararci anno dopo anno a lavorare e raggiungere determinati obbiettivi nei diversi setting assistenziali.

Arrivata al termine di tutti gli esami e prossima alla tesi mi piacerebbe condividere a far sapere alcune cose che non avevo preso davvero in considerazione prima di imbattermi in questo percorso di studi, nonostante mio padre e mia sorella siano entrambi Infermieri.

Dopo il Liceo Scientifico ero davvero provata dagli studi, un continuo di interrogazioni, verifiche, progetti, elaborati sempre con scadenze strette e professori molto pretenziosi.

Affermavano sempre che: " il Liceo serviva per prepararci all'Università" ma a parer mio, fortunatamente, non c'è niente di più diverso. Decisi di conseguire la Laurea in Infermieristica, pensando, non mi vergogno ad ammetterlo, che in fondo dopo tre anni intensi di studio e tirocinio, al termine avrei avuto un lavoro assicurato con uno stipendio che con i turni tutto sommato non era pessimo.

Chiaramente, non avevo ancora visto nulla e appena compiuti i 19 anni sentendomi invincibile pensavo che fare i turni fosse facile tanto poi c'era lo smonto e il riposo, ben due giorni a casa.

Già dal primo anno cambiai radicalmente idea perchè fare i turni è massacrante e stravolge totalmente tutti i ritmi circadiani. (per qualche consiglio, L'infermiere e il turno di notte, idee, suggerimenti...).

In famiglia essendo del settore e conoscendone le problematiche non spingevano a mio favore, anzi, ma come tutti i ragazzi ero testarda e avevo voglia di fare qualcosa che mi facesse mettere davvero in gioco, assicurare un lavoro ma che poi alla fine non comportasse uno studio esagerato a lungo termine.

Non è assolutametne così, la Laurea conseguita è solo l'inizio della formazione di un professionista, l'Infermiere non smette mai di aggiornarsi, documentarsi, studiare e iscriversi a Master o Magistrali per elevare il proprio livello di conoscenze e competenze (leggi anche "Infermieri: Master o Magistrale qual è la scelta migliore?").

Inoltre, ci si deve continuamente aggiornare sulle Linee Guida, frequentare corsi pratici sulle tecniche infermieristiche specifiche, studiare per partecipare a Concorsi pubblici e tanto altro...

L'infermiere deve saper fare cose davvero diverse fra loro e ha molte più responsabità di quelle che mi potevo immaginare.

Tutto questo l'ho realizzato dopo che sono stata introdotta nel sistema e ho frequentato diversi contesti lavorativi.

Nessuno è esente da un abnorme numero di responsabilità e lo stipendio che reputavo non poi così male facendo "solo" qualche turno al mese non è assolutamente equiparabile all'usura psicofisica e al livello e il numero di responsabilità che caratterizza l'Infermiere.

Il primo anno

Iniziai da subito a frequentare le lezioni, tutte con l'obbligo di presenza del 75% e, una volta concluse, si comincia preparare gli esami per la prima sessione.

Avendo frequentato il Liceo Scientifico non ebbi particolari inconvenienti dato che molte materie erano simili come: fisica, chimica, biochimica, biologia, anatomia, istologia, genetica... (Per approfondire "Laurea in Infermieristica: struttura e breve descrizione").

I concetti che vengono affrotnati nelle materie scientifiche prevedono uno studio teorico con pochi se non nessun esercizio di applicazione necessario.

Una materia particolarmente complessa che prevede anche esercizi pratici è genetica medica, ma al terzo tentativo ho capito il meccanismo.

Finiti gli esami, iniziai il tirocinio nel reparto di Medicina convertito a reparto Covid e in Ospedale mi sentii un pesce fuor d'acqua. Iniziai a vederne le innumerevoli complessità e il fortissimo impatto emotivo che questo lavoro aveva sulle persone e su di me.

Sicuramente il periodo storico molto particolare non favoriva un'ambiente di lavoro tranquillo.

Gli infermieri e in generale il personale saniatrio erano esausti, stremati e giustamente molto frustrati, tutti ne conosciamo le svariate motivazioni.

Ma io no, ero davvero entusiasta e volevo scoprire tutto di questo nuovo mondo ma attorno a me c'era la sensazione di un malcontento dilagante, sommato al dolore e la sofferenza dei pazienti isolati non era facile per niente, so bene che è difficile non mollare.  

Avevo bisogno di parlare, di sfogarmi per ciò che vedevo e provavo ma soprattutto volevo sapere come loro facessero a sopportare tutto questo.

Chiaramente sapevo che non poteva essere subito immediato ma dovevo almeno capire se nel tempo avrei potuto reggere il peso come facevano loro.

Purtroppo, con la maggioranza era impossibile trovare una qualche connessione, erano  corazzati, impenetrabili. Spesso capitava che in pausa o in altri momenti qualcuno scherzasse su argomenti di cui prima non mi sarei mai e poi mai immaginata di riderci su, ma loro lo facevano.

Pensavo molto a questo comportamento e solo dopo capì che era il loro modo di resistere a qualsiasi evenienza; non era cinismo, solo paura. 

Il secondo anno

Il secondo anno è il più difficile dei tre ma anche molto stimolante e interessante.

La difficoltà è data dal fatto che gli esami vertono su materie più specialistiche che essendo insegnate da medici, altamente competenti, rischiano di dare per scontate conoscenze che in realtà non si sono maturate in un solo anno di Università, rendendo lo studio un po' più complesso.

Le materie Infermieristiche, la maggior parte delle volte, sono insegnati da Infermieri. Alcuni di essi sono assunti a "titolo gratuito" dalle Università e non è detto che le loro performance non risentano di questa condizione (Se vuoi approfondire leggi "Alla ricerca della gloria perduta - “Infermieri docenti” categoria bistrattata e di nicchia").

A differenza del primo anno, il secondo, prevede lezioni, esami e un primo periodo di tirocinio fino a marzo/aprile. Poi riparte l'intero iter di lezioni, esami e il secondo periodo di tirocinio fino ai primi di luglio.

Ovviamente non bisogna mai assentarsi, se no, le ore vanno tutte recuperate successivamente.

Il tirocinio del secondo anno dovrebbe prevedere la variazione di più setting assistenziali e a discrezione dell'Università, si può lavorare nel reparto di chirurgia, cardiologia, assistenza domiciliare, pediatria, sala operatoria e molto altro.

Capita spesso di non aver terminato gli esami oppure che manchino gli esami propedeutici all'esame finale di Tirocinio, in questo caso si provvede a studiare e lavorare contemporaneamente.

Fare questo richiede sacrifici e grande capacità di pianificazione fra riposo, studio e tempo libero.

In aggiunta, come dicevo inizialmente, tutti e tre gli anni sono previste ore extra obbligatorie, prima o durante il tirocinio, per effettuare laboratori gestuali e seminari formativi arrivando a svolgere nove ore di lezioni anche due volte a settimana e sei ore gli altri giorni.

Una volta a settimana nella mia università, nel periodo delle lezioni, sono sempre previste nove ore di lezioni riguardanti le materie di carattere infermieristico.

il terzo anno

Infine, l'ultimo anno prevede un primo periodo di lezioni ed esami che si conclude i primi di febbraio per poi cominciare tirocinio per molti mesi consecutivi con la possibilità di conseguire esami a maggio, luglio e settembre.

Il carico di studio dell'ultimo anno non l'ho percepito elevato, grazie allo studio costante nei due anni precedenti. 

Nel terzo anno il tirocinio riguarda le specialità e ci consente di entrare in contatto con tutte le realtà possibili, perchè si passa dal Pronto Soccorso, alla Terapia Intensiva, alla Psichiatria, Dialisi, Medicina D'Urgenza e tanto altro. 

Rispetto ai primi due anni il terzo è organizzato meglio a livello di tempistiche e distribuzione del carico di lavoro; sempre che, come nel mio caso, si sia restati in pari con gli esami. 

Per coloro che non vogliono pesare eccessivamente sulla famiglia mantenendosi almeno in parte con un lavoretto, non è semplice. 

Durante questi anni di Laurea studiare, lavorare e mantenersi significa aumentare i sacrifici e diminuire di molto la propria vita sociale per non andare fuori corso.

Niente di male se capita, a parte, per l'ingente perdita di soldi, che deriva dall'iniziare il lavoro un anno dopo e le tasse universitarie che diventano standard senza più prevedere agevolazioni. 

I passaggi finali per potersi laureare

Dopo il periodo di tirocinio, se si fanno tutti gli esami propedeutici, è previsto l'esame di tirocinio che, il terzo anno, vale ben 29 CFU, considerando le molteplici ore svolte.

L'esame varia in base all'Università di appartenenza. All'UniBo è composto in tre parti: da una prima prova scritta di pianificazione assistenziale di un caso clinico; seguita, il giorno seguente, dalla pratica in cui si eseguono due tecniche Infermieristiche sul manichino e il colloquio orale. 

Una volta fatto l'esame di tirocinio bisogna svolgere l'esame di stato e la stesura della tesi di laurea.

Se vuoi approfondire ho scritto due articoli su entrambi gli argomenti:

Personalmente sono contenta di aver intrapreso questo percorso di studi

Mi ha aiutato a crescere sotto tutti i punti di vista. Penso che ci siano poche lauree triennali che riescono a farti maturare, vivere ed emozionare così intensamente come fare questa professione.

Quando le persone si avvicinano alla malattia o anche solo alla paura della morte tu che li assisti quotidianamente sei una parte fondamentale.

Da un punto di vista tecnico partecipi alla loro guarigione e dal lato umano sei un punto di riferimento per mantenergli alto lo standard di qualità della vita. 

 

Foto di Martín Alfonso Sierra Ospino da Pixabay