1.4 Stigma e malattia mentale

La chiusura dei manicomi statali che è stata avviata già a metà degli anni 1950, è spesso accusata per la frammentazione della cura della salute mentale. I malati sono stati rilasciati, ma le risorse per la comunità sulla cura non sono state mai materializzate.

Una delle conseguenze è stata : prigioni sostituite in ospedali pubblici come siti di trattamento per la più alta percentuale di persone con la malattia mentale. Per quanti passi avanti siano stati compiuti, resta lo stigma verso la patologia psichiatrica, che ancora non riusciamo a valutare semplicemente per quella che è, e cioè una malattia che esattamente al pari di tutte le altre, colpisce un organo del nostro corpo. Solo che quest’organo è il cervello, e quando c’è di mezzo il cervello pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni sono più radicati che in altri ambiti.

E così della malattia mentale si preferisce non parlare.

Le persone affette da problemi di salute mentale si trovano spesso di fronte a barriere e pregiudizi che ne impediscono la piena integrazione nella società.

Le altre problematiche legate a tali barriere e pregiudizi sono la povertà, la disoccupazione, condizioni abitative incerte, dipendenza da droghe e alcol e la mancanza di accesso a reti di sostegno familiare e sociale. Alla luce del fatto che, nel corso della propria vita, una persona su quattro presenti problemi di salute mentale, il costo economico stimato è pari a € 2.000,00 all’anno per ogni famiglia europea. Sia la stigmatizzazione pubblica sia quella personale possono rappresentare un grande ostacolo all’inclusione sociale di persone affette da problemi di salute mentale, oltre ad essere una violazione dei diritti umani di cui godono.

I diretti interessati sostengono che tale stigmatizzazione non sia presente solo nella vita quotidiana, ma anche nell’ambito degli stessi servizi di salute mentale È inoltre importante fare una distinzione tra malattia mentale e salute mentale.

La prima indica una condizione mentale clinica diagnosticata e include disturbi tra cui la psicosi, la schizofrenia o i disturbi bipolari.

La salute mentale, invece, è intesa come benessere: si tratta infatti del funzionamento e della salute della mente, inclusa la felicità e la sopportazione degli eventi della vita.

È tuttavia normale che le persone abbiano una reazione psicologicamente negativa a eventi quali la scoperta di una malattia fisica, l’acquisizione di una disabilità, la perdita di una persona cara o l’aumento della mole di lavoro. Di fatto molte delle difficoltà a livello di salute mentale si verificano proprio in questi momenti e agiscono come catalizzatori, producendo un impatto ancora più grave sulla vita sociale e lavorativa delle persone.

Lo stigma si compone di tre aree correlate (ignoranza, pregiudizio e discriminazione) e due manifestazioni: lo stigma pubblico (ovvero, la reazione del pubblico nei confronti di individui con problematiche di salute mentale) e lo stigma personale (ovvero il pregiudizio delle persone affette da tali problematiche verso se stesse).Le persone con problemi di salute mentale sono tra le più emarginate tra i cittadini europei.

Gli stereotipi riguardanti la pazzia, la pericolosità, la violenza o l’incapacità di affrontare le situazioni sono diffusi in modo allarmante nei mezzi di comunicazione e nella società in senso lato.

L’autore principale dello studio dell' International Journal of Medical Informatics è il dottor Adam Kaplin, che insegna psichiatria e neurologia alla Johns Hopkins, e che del tema si interessa non solo per deformazione professionale, ma anche per esperienza diretta. Quando infatti i suoi colleghi neurologi vollero consultare la sua cartella clinica racconta l’ex paziente ci vollero ben sei mesi prima che l’autorizzazione fosse loro concessa:

“Eppure sapere quali farmaci avevo preso, quale diagnosi era stata avanzata, era fondamentale per proseguire le cure.

Questa chiusura non è giustificata in alcun modo:

non esiste infatti alcuna regola che sancisca la maggiore segretezza dei dati psichiatrici, né ci si può affidare a quello che il paziente ricorda o ha compreso. Per un cardiologo che cura un paziente post infarto, perché dovrebbe essere più importante sapere che quell’uomo ha problemi alle vie urinarie piuttosto che conoscere la sua depressione?”.

Dinnanzi agli inequivocabili dati raccolti dalla ricerca da lui coordinata (se un paziente viene nuovamente ricoverato a meno di un mese dalla dismissione è chiaro che qualcosa nella diagnosi e nella cura è andato storto).

Adam Kaplin è convinto che il motivo sia lo stigma che circonda ancora la malattia mentale.

Continuare a trattare questa branca della medicina con improprie regole ad hoc non fa altro che accrescere tale stigma, innalzando ulteriormente i muri che segregano il malato mentale in un pericolosissimo ghetto.

Ovviamente conclude Maia Szalavitz occorre trovare un equilibrio: la privacy del paziente deve essere comunque salvaguardata. Ma si tratta, evidentemente, di una regola di buon senso (nonché giuridica) che deve valere in ogni campo della medicina. Quando saremo finalmente in grado di considerare la malattia mentale esattamente come qualsiasi altra patologia da cui può essere affetto il corpo umano, avremo dato il nostro piccolo contributo alla guarigione di tutti.

 

Puoi scaricare dal link la tesi integrale di Valentina Gieco, relatore Dott.ssa Federica Marini e Dott.ssa Emma Giannelli.

 

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