vertebre cervicali

Che il lavoro dell'infermiere sia un lavoro meraviglioso è scontato: dare sollievo al dolore e aiutare il prossimo che è in difficoltà è un aspetto fantastico di questa professione; c'è il rovescio della medaglia però, che questa professione è estremamente usurante e faticosa per l'operatore.

Questa usura spesso coinvolge sia l'infermiere che l'O.S.S, i quali sono spesso sottoposti a dei carichi di lavoro molto pesanti e avere a che fare con persone non sempre collaboranti (non sempre per una loro scelta) e che sono molto scomodi da movimentare.

Un aspetto che spesso ho potuto notare nel mio studio è che frequentemente chi lavora in ambito ospedaliero e assistenziale soffre di dolore cervicale, ma come mai succede questo?

Innanzitutto è bene chiarire un aspetto fondamentale:

un deterioramento delle strutture molli è fisiologico in qualsiasi altra persona; quando si parla di tessuti molli si intendono dischi intervertebrali, legamenti, muscoli e tendini.

MA come mai c'è questa incidenza elevata negli infermieri?

I muscoli degli arti superiori originano o sono uniti intrinsecamente alla zona cervicale, quindi ogni qualvolta una persona muove le proprie braccia c'è comunque un risentimento e un coinvolgimento della zona alta della colonna vertebrale; se si aggiunge a questo anche che l'innervazione degli arti superiori origina proprio dalle vertebre cervicali (e dalla prima toracica) è facile capire come i rapporti tra arto superiore e colonna siano molto intimi.

Nella pratica quotidiana infatti i vari operatori sanitari che si adoperano sui pazienti utilizzano spesso le braccia, eseguendo non di rado anche sollevamenti di peso e sforzi con le braccia e con tutta la muscolatura del corpo; è facile capire quindi come questi sforzi alla lunga si possano tradurre in condizioni invalidanti e serie come un ernia cervicale, dolori alle braccia di origine neuromuscolare, artrosi cervicale e contrattura al collo. Anche i tendini delle spalle per esempio sono molto coinvolti e spesso si assiste a tendiniti o lesioni vere e proprie della cuffia dei rotatori: infatti se la condizione muscolare e posturale del lavoratore non è osservata adeguatamente, una usura e degenerazione precoce è frequente (soprattutto nelle donne).  

Cosa fare allora?

Il mio consiglio innanzitutto è cercare di apprendere il più possibile tecniche per mobilizzare e movimentare i pazienti con il minimo coinvolgimento muscolare: questo si apprendere anche facendosi illustrare tecniche da fisioterapista o docenti che vi insegneranno a sfruttare leve vantaggiose e il vostro peso del corpo senza richiedere uno sforzo muscolare. Inoltre se possibile mantenere un peso forma ideale insieme ad una corretta attività sportiva in modo da salvaguardare il vostro fisico anche sotto l'ottica degenerativa fisiologica.

Nel caso in cui siano presenti disturbi sopra citati o accessori, il mio consiglio è quello di rivolgersi precocemente ad un fisioterapista esperto in problematiche muscolo-scheletriche, che saprà adottare subito un trattamento mirato e personalizzato alle condizioni del paziente (in questo caso l'operatore sanitario) e che spegnerà immediatamente il segnale doloroso che il corpo invia.

Uno dei problemi infatti più comuni che riscontro nella mia pratica clinica è quello della cronicizzazione del dolore: per incuria o per trascuratezza non si affronta adeguatamente e in maniera seria il problema del dolore. Questo segnale che il corpo sta inviando serve a far capire che c'è un problema e a cui va posta una soluzione: non si può pensare sempre che il dolore ”prima o poi passerà” o che basta una bustina magica di antinfiammatorio affinchè si sistemi tutto.  

Affrontare immediatamente il problema in ambito sanitario è sempre una strategia vincente, anche in tutte quelle condizioni che affliggono il rachide cervicale degli infermieri.  

Dott. Daniel Di Segni

Dottore in Fisioterapia Terapia Manuale Rieducazione posturale e Trattamento post operatorio

Autore del sito web Cervicale e Vertigini

Log in to comment