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hiv1E' uscito in questi giorni il Rapporto "Lo stato dell'infezione da Hiv/Aids in Emilia-Romagna" (2015), un documento che riporta i dati epidemiologici HIV/AIDS oggi presenti in regione e sono tanti.

Leggendo il documento dell'Emilia-Romagna non è rilevante sapere quanti sono i positivi e gli ammalati di HIV è interessante vedere che oggi nel 21° secolo la trasmissione della malattia è ancora quella sessuale.

Che siano rapporti eterosessuali o omosessuali il rapporto non protetto è la causa principale di trasmissione e supera di molto la tossicodipendenza.

L'identificazione dei casi di HIV avviene attraverso l'esame del sangue che in Emilia-Romagna, ma spero anche in altre regioni, è anonimo e gratuito (LINK), sapere precocemente se c'è una positività consente di avere una migliore risposta della terapia antiretrovirale.

Tattare l'HIV è necessario perchè non si arrivi all'AIDS, oggi forse se ne parla poco perchè la mortalità degli anni 90 è stata abbattuta.

Il documento fa una foto sulla situazione attuale senza dare soluzioni.

Riporto le considerazioni finali degli autori:

Considerazioni

L’incidenza media annuale di nuove diagnosi di infezione da HIV registrate tra i residenti in Emilia-Romagna nel periodo 2006-2014 è pari a 8,5 casi per 100.000 abitanti;

il valore registrato nell’ultimo anno, pari a 7,6 e in leggero rialzo rispetto al 2013, conferma comunque un trend in leggera diminuzione.

I dati desunti dal sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di HIV evidenziano comunque che, ancora oggi, a circa 300-400 persone residenti in Emilia-Romagna, viene diagnosticata ogni anno la condizione di sieropositività HIV.

Le persone sieropositive osservate nel periodo 2006-2014 sono prevalentemente: maschi (73,5%), di età compresa tra i 30 e i 39 anni (33,1%), di nazionalità italiana (70,9%).

La modalità di trasmissione principale risulta essere nell’86,8% dei casi quella sessuale (53,1% eterosessuale e 33,7% omo-bisessuale) valore che sale al 91,7% nell’anno 2014. Le donne che hanno scoperto la sieropositività durante la gravidanza sono il 19,9% del totale dei casi femminili, fenomeno però relativo quasi esclusivamente a donne nate all’estero.

Il confronto tra aree sub-regionali conferma una maggiore incidenza di infezione da HIV negli uomini, in particolare in alcune province della Romagna – area peraltro già nota per la maggiore diffusione della malattia conclamata. I dati suggeriscono inoltre di monitorare con attenzione e rafforzare gli interventi preventivi anche in altre aree, come quella del parmense, in cui l’incidenza di infezione da HIV risulta superiore alla media regionale, soprattutto nelle donne. Per quanto riguarda la modalità di trasmissione si evidenzia che nella sola provincia di Bologna la modalità con frequenza più alta risulta essere quella dovuta a rapporti omo-bisessuali non protetti, mentre nelle altre province prevale la via di trasmissione eterosessuale. Infine, se si considera il fenomeno del ritardo di diagnosi di HIV si nota che i Late Presenters (coloro che giungono tardivamente alla diagnosi di infezione da HIV con AIDS conclamato e/o con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cellule/mm3 ) sono una quota consistente:

il 49,9% delle diagnosi HIV nel periodo 2006- 2014. Per il solo anno 2014 tale proporzione risulta 46,9%, valore molto inferiore rispetto a quello nazionale che si attesta al 53,4%.

Si ricorda che una diagnosi precoce permette di attivare tempestivamente cure efficaci e pertanto occorre continuare gli interventi tesi a promuovere l’uso di test e aumentare la consapevolezza dei rischi.

Il tradizionale sistema di sorveglianza dei casi di AIDS documenta un trend in lieve calo, unito ad una diminuzione della mortalità e ad un parallelo incremento del numero delle persone che vivono con AIDS.

Nel 2014 i nuovi casi in AIDS residenti in Emilia-Romagna sono stati 71, dato che però può risultare sottostimato per effetto del ritardo di notifica. Il tasso di incidenza biennale 2013-2014, più stabile, evidenzia 1,7 casi di AIDS per 100.000 abitanti.

Ancora una volta vale il richiamo a rapporti sessuali protetti e al ricorso precoce al test HIV per una diagnosi tempestiva ed eventuale successivo trattamento, per proteggere se stessi e gli altri. Sono queste le principali azioni da promuovere e incentivare, soprattutto tra i giovani, al fine di contrastare l’infezione da HIV e l’AIDS.

La Regione Emilia-Romagna è impegnata con queste strategie per promuovere una consapevolezza maggiore dei rischi legati a infezioni sessualmente trasmissibili con la collaborazione degli Enti Locali, di tutto il Sistema Sanitario Regionale e delle Associazioni che si dedicano alla prevenzione e lotta all’AIDS.

Il Piano Regionale della Prevenzione 2015-2018 fa proprie queste indicazioni.

 

Mi sembra di leggerci chiaramente due raccomandazioni, rapporti sessuali protetti con uso del profilattico e in caso di dubbio esame del sangue per vedere se si è HIV positivi.

I dati sull'HIV mostrano che la positività della malattia si inizia a diffondere anche negli adolescenti, parlarne in casa in qualità di genitori è sicuramente difficile e dal lato pratico potrebbe essere uno sforzo esternarlo, ma alla fine la ricompensa potrebbe essere la vità dei nostri figli.

 

Il documento è scaricabile dalla sezione Downloads, Raccomandazioni Regionali (LINK)

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