Mondialmente parlando , lo stroke (l’ictus cerebrale) è la seconda più comune causa di morte.

La maggior parte degli strokes sono di tipo embolico e la fibrillazione atriale (FA) occupa il primo posto tra “i fornitori” di emboli. Si stima che circa il 4% della popolazione generale sia affetta da FA e che solo negli Stati Uniti, ogni anno si registrano 60.000 nuovi casi.

 

I pazienti affetti da stroke presentano un rischio considerevole di recurrent stroke (ricaduta di nuovo ictus), di infarto miocardico ed in generale di morte per cause vascolari. Il rischio è molto elevato nel periodo immediatamente seguente all’insorgenza dell’evento acuto ed è proprio per questa ragione che la terapia di prevenzione secondaria deve iniziare anch’essa prima possibile.

I principali fattori di rischio cardiovascolare da controllare

L’ipertensione arteriosa si è dimostrato il fattore di rischio più importante da tenere sotto controllo sia nella prevenzione primaria che secondaria dello stroke. Non abbiamo ancora un consenso unanime sui valori che dovrebbe avere la PA, ma alcuni studi hanno dimostrato che la riduzione di soli 10 mmHg della pressione sistolica e di 5 mmHg della pressione diastolica hanno presentato già un beneficio statisticamente significativo.

Il controllo del LDL-Colesterolo è un altro target per la prevenzione secondaria dello stroke. Si raccomanda una riduzione del 50% del LDL-Colesterolo attuale, oppure di portare la sua concentrazione plasmatica a < 70 mg/dl. La somministrazione di atorvastatina 80mg/giorno ha ottenuto una riduzione significativa della ricaduta dello stroke ed in generale di tutti gli eventi cardiovascolari durante un periodo di osservazione di 5 anni (studio SPARCL).

 

La terapia medica ed invasiva

La terapia antiaggregante con la sola aspirina, con il solo clopidogrel, oppure con l’associazione aspirina + dipiridamolo sono tutte e tre, opzioni equivalenti nella prevenzione secondaria dello stroke. L’associazione aspirina + clopidogrel non trova indicazione clinica, in quanto non ha fornito una protezione maggiore rispetto alla terapia con ogni farmaco in somministrazione separata ed in più ha aumentato il rischio delle emorragie. In caso di stroke secondario ad embolia cerebrale nei pazienti affetti da FA, la prevenzione secondaria farmacologica viene  assicurata dalla somministrazione di farmaci anticoagulanti; inizialmente per via sottocutanea (Enoxaparina o simili) + warfarina (Coumadin) fino al raggiungimento del valore di INR desiderato. A quel punto si interrompe l’eparina e si continua solo con l’anticoagulante orale, controllando però in modo periodico la sua efficacia attraverso l’INR.

Per la terapia aggressiva dello stroke, endarterectomia (TEA) chirurgica vs PTA carotidea (terapia percutanea) le linee guida non sono ancora del tutto precise. La cruda verità è che da una parte, in mani esperte la procedura percutanea da dei risultati eccellenti e dall’altra i chirurghi vascolari temono di perdere una fetta importantissima della loro attività … In linea di massima sembra che, a lungo termine la chirurgia sia una soluzione migliore per pazienti > 70 anni di età, mentre per quelli più giovani la PTA offre vantaggio maggiore.

 

 

Per sapere di più:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21193682

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3250272/

 

 

Dott. Vladimir Guluta

Cardiologo presso Maria Cecilia Hospital

Cotignola (RA)

 

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