Capitolo 2.

La malattia mentale, in questo capitolo inquadreremo il problema della malattia mentale, accennando alcuni disturbi psichici e facendo riferimento al quadro normativo prima della legge 180/1978.

Tratto dalla Tesi di Valentina Gieco, relatore Dott.ssa Federica Marini e Dott.ssa Emma Giannelli.


2.1 Storia della malattia mentale 


Malattia mentale è un termine generico che si riferisce ad un gruppo di malattie, così come malattia di cuore si riferisce ad un gruppo di malattie e di disturbi che colpiscono il cuore.

Una malattia mentale è un problema di salute con effetti significativi su come la persona si sente, pensa, si comporta e interagisce con le altre persone. Viene diagnosticata secondo dei criteri standardizzati.

Il termine disturbo mentale è anche usato per questi problemi di salute.

Un problema di salute mentale anche interferisce con la maniera in cui una persona pensa, si sente e si comporta, ma in una misura minore rispetto ad una malattia mentale.

I problemi di salute mentale sono più comuni, e includono la cattiva salute mentale di cui si può soffrire temporaneamente come reazione agli stress della vita.

I problemi di salute mentale sono meno gravi delle malattie mentali, ma possono diventare malattie mentali se non sono trattati in modo efficace.

Le malattie mentali causano molto dolore a chi ne soffre, ed anche ai suoi familiari ed amici.

Questi problemi, inoltre sembrano essere in aumento.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, entro l’anno 2020 la depressione sarà uno dei più gravi problemi di salute in tutto il mondo.

Tipi di malattie mentali

Le malattie mentali sono di diverse specie e gravità.

Alcune delle forme principali sono: depressione, ansietà, schizofrenia, disturbo bipolare dell’umore, disturbi di personalità e disturbi di alimentazione.

Le malattie mentali più comuni sono i disturbi di ansietà e depressivi.

Tutti soffrono a volte di forti sensazioni di tensione, paura, o tristezza. Si tratta di malattia mentale quando queste sensazioni diventano talmente disturbanti e schiaccianti, che la persona incontra grande difficoltà ad affrontare le attività di tutti i giorni, come lavoro, godimento del tempo libero e mantenimento delle relazioni.

Nei casi estremi, chi soffre di disturbi depressivi può non riuscire nemmeno ad alzarsi dal letto o a prendersi cura di se' fisicamente.

Chi soffre di certi tipi di disturbi di ansietà può non essere capace di uscire da casa, o può seguire dei rituali compulsivi per aiutare ad alleviare le paure. Meno comuni sono le malattie mentali che comportano psicosi.

Queste includono schizofrenia e disturbo bipolare dell’umore. Chi soffre di un episodio acuto di psicosi perde contatto con la realtà e percepisce il suo mondo in maniera diversa dal normale.

La capacità di capire il senso dei pensieri, dei sentimenti e del mondo attorno, è gravemente menomata. Un episodio psicotico può causare ossessioni, come falsi sensi di persecuzione o di colpa, o manie di grandezza. Può causare allucinazioni, quando la persona vede, sente o percepisce odori o sapori che non ci sono.

Gli episodi psicotici possono essere minacciosi e sconcertanti per le altre persone.

Sono comportamenti difficili da comprendere, per chi non ne ha familiarità.La concezione attuale della malattia mentale è senz’altro più complessa rispetto alle semplificazioni del passato, anche recente, e vede una sostanziale convergenza del mondo scientifico internazionale e della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Si tratta di un disturbo multifattoriale dove gli elementi biologici, psicologici e sociali, giocano un ruolo fondamentale nella genesi, nella evoluzione e nel trattamento.

Nell’epoca manicomiale, terminata nel nostro paese circa 24 anni fa con la legge 180 del 1978, il malato di mente era considerato organicamente deteriorato, inguaribile, pericoloso per sé e per gli altri.

Negli ospedali psichiatrici venivano infatti accomunati persone dementi, handicappati psicofisici, anziani, anche non autosufficienti, insieme a chi soffriva esclusivamente di disturbi psichiatrici.

Il filo logico che univa queste classi patologiche era l’impossibilità della scienza di curarle e la volontà della società di escluderle.

I malati di mente erano “rinchiusi” praticamente a vita e le cure limitate a pochi strumenti, consistevano in docce fredde, sedie rotatorie, elettroshock, contenzioni fisiche. Strumenti che erano considerati all’epoca scientificamente validi, pur essendo spesso utilizzati come mezzi di repressione e di punizione. Con la scoperta della psicanalisi da parte di Freud, l’aspetto psicologico, la relazione interpersonale, la storia della persona, assumono un ruolo importante, anche se limitato in un primo tempo al lettino dello psicoanalista e inizialmente contestato dalla cultura organicistica universitaria.

D’altro canto la scoperta degli psicofarmaci, a partire dalla seconda metà del novecento, ha rappresentato un importante fattore di progresso per la psichiatria, consentendo di poter disporre di uno strumento alternativo alle vecchie metodiche custodialistiche-repressive.

La psicofarmacologica ha inoltre favorito il passaggio della psichiatria, da pratica sostanzialmente non medica a branca riconosciuta nell’alveo della scienza ufficiale anche se sempre considerata di minore rilevanza.

Un terzo fattore che ha dato un contributo rilevante alla nascita della moderna psichiatria ed alla concezione della malattia mentale è rappresentato dalla scoperta dell’influenza del sociale nella evoluzione dei disturbi psichici.

Al di là delle concezioni ideologiche che nella seconda metà del 900 hanno pervaso una parte della cosiddetta antipsichiatria e che sostenevano l’inesistenza della malattia mentale, in quanto prodotto della società capitalista, la corrente sociale ha portato a considerare l’influenza della società moderna sulla malattia mentale.

A questo proposito è opportuno ricordare che lo stesso Basaglia, psichiatra che con la sua battaglia per la chiusura dei manicomi ha determinato la legge 180, affermava comunque l’esistenza della malattia, pur evidenziando il ruolo condizionante dei valori della società nella sua nascita, evoluzione e considerazione.

Per completare la sintesi dei filoni storici che hanno portato alle attuali valutazioni della malattia mentale, si deve evidenziare il ritorno, in particolare nell’ultimo decennio, della importanza attribuita alla componente genetico-biologica23. Nell’odierna società la malattia mentale occupa spazi rilevanti rispetto alle altre patologie somatiche, nelle rappresentazioni dell’immaginario simbolico comune.

A favore dell'origine genetica dei disturbi mentali c'è l'osservazione che diverse patologie hanno più probabilità di presentarsi in persone con parenti – non solo di primo grado – che hanno la stessa malattia o che l'hanno avuta in passato.

Una seconda spiegazione prende in considerazione i cosiddetti fattori ambientali, cioè gli elementi di stress o di disagio causati dal contesto che ci circonda o dalle fasi più o meno difficili a cui siamo esposti nel corso della vita. In altre parole le persone possiedono alcuni fattori individuali, ereditari e non, che possono "predisporre" alla malattia o al contrario possono "proteggere" da essa.

Questi fattori interagiscono con alcuni elementi dell'ambiente, che a loro volta possono favorire o al contrario rendere meno probabile la comparsa di una patologia.


2.2 I principali disturbi mentali


Il termine malattia mentale si riferisce ad una vasta gamma di condizioni di salute mentale, ovvero disturbi che colpiscono l’umore, il pensiero e il comportamento. Esempi di malattie mentali includono depressione, disturbi d’ansia, la schizofrenia, i disturbi alimentari e comportamenti da dipendenza. Molte persone hanno problemi di salute mentale di volta in volta. Ma un problema di salute mentale diventa una malattia mentale quando segni e sintomi sono così frequenti, da influenzare la vita. Una malattia mentale può rednere infelici e causare problemi nella vita quotidiana, come ad esempio sul posto di lavoro o nelle relazioni.

Nella maggior parte dei casi, i sintomi della malattia mentale possono essere gestiti con una combinazione di farmaci e consulenza.

Segni e sintomi di malattia mentale possono variare, a seconda del particolare disordine, circostanze e altri fattori. Sintomi di malattia mentale possono influenzare le emozioni, pensieri e comportamenti.

Esempi includono:

  1. Tristezza
  2. Pensieri confusi o ridotta capacità di concentrazione
  3. Paure eccessive o preoccupazioni
  4. Cambiamenti di umore estremi, con importanti fasi di alti e bassi
  5. Ritiro sociale
  6. Stanchezza significativa, anche senza far nulla
  7. Il distacco dalla realtà (deliri), paranoia o allucinazioni
  8. Incapacità di far fronte ai problemi quotidiani o allo stress
  9. Sensazione estrema di colpa
  10. Alcol o droga
  11. Importanti cambiamenti delle abitudini alimentari
  12. Desiderio sessuale compulsivo
  13. Eccessiva rabbia, ostilità o violenza
  14. Pensieri autolesivi

A volte i sintomi di un disturbo di salute mentale, appaiono come problemi fisici, come dolori addominali, mal di schiena, mal di testa o altri dolori spesso immotivati. In generale, i segni e sintomi possono indicare una malattia mentale quando interferiscono con la vita quotidiana. Si può avere difficoltà a far fronte allo stress, rabbia o altro. Oppure si può avere difficoltà a gestire le responsabilità della famiglia, il lavoro o la scuola.

Con alcuni tipi di malattie mentali, come la schizofrenia e il disturbo bipolare, non si può capire la portata dei problemi, infatti in questi casi, sono spesso familiari o amici che per primi notano i sintomi di una malattia mentale.

I disturbi mentali, sono stati tradizionalmente divisi per convenzione in due grandi gruppi: le nevrosi (o psiconevrosi) e le psicosi che di norma identificano disturbi più importanti e spesso di una certa gravità.

Mente e cervello non sono la stessa cosa, anche se sono legati indissolubilmente.

Oltre cento miliardi di neuroni aprono e chiudono nel nostro cervello una miriade infinita di collegamenti, a seconda delle esperienze che facciamo e del significato che diamo loro. Quando è una parte del corpo a dover essere curata è giusto che il paziente stia a letto, che i medici lo visitino, toccandolo, auscultandolo, facendo delle analisi per trovare la natura del male.

Ma la psichiatria si è separata dalla neurologia proprio per l'impossibilità di considerare i disturbi psichici esclusivamente come disturbi del cervello. Non esiste una linea di confine assoluta fra salute e malattia mentale.

 


 

2.2.1 L’ Ansia

È uno stato che, in diversa misura, capita di provare, a tutti, specie all'approssimarsi di una prova o di un cambiamento (un esame, un incontro, un viaggio, l'inizio di un lavoro, l'ingresso in un luogo pubblico ecc.); ma può insorgere anche inaspettatamente, senza apparente collegamento con eventi particolari.

È caratterizzato da tensione, da una sensazione di timore indeterminato, da una penosa aspettativa di imminente pericolo o di difficoltà, senza che vi sia un motivo ragionevole a giustificarle. Il soggetto, concentrato sulla propria intensa preoccupazione, diviene disattento alla situazione e alle mansioni del momento: è incerto, compie errori, commette gaffe.

Spesso si accompagnano allo stato d'ansia manifestazioni, variamente intense, come sudorazione, senso di affanno, aumento dei battiti cardiaci, rossori, tremori ecc.

L'ansia può diventare un disturbo in sé quando si stabilizza nel tempo o quando compaiono crisi ricorrenti; ma più spesso è un sintomo presente in tutti i disturbi mentali.

L’ansioso è maggiormente orientato su un versante dominato dal senso di minaccia e di potenziale esposizione al pericolo.

Senza entrare nel merito di ciascuno dei singoli disturbi annoverati nelle classificazioni ufficiali, è possibile riferirsi all’ansia come a quella condizione di attivazione neurofisiologica con conseguenze complesse sul piano emotivo, cognitivo e comportamentale che si manifesta in situazioni di pericolo (reale o immaginato) predisponendo il soggetto all’azione o alla fuga.

L’ansia diviene patologica quando si configura in comportamenti disfunzionali ed è eccessiva rispetto alla portata degli oggetti e situazioni che la elicitano; questi acquisiscono per il soggetto un significato talmente minaccioso da invalidarne il funzionamento. È in un simile contesto che emerge l’evitamento (e, in alcuni casi, il conseguente graduale isolamento) come strategia difensiva atta ad escludere le esperienze che, secondo il soggetto, sarebbero in grado di provocare l’avverarsi dei suoi timori e preoccupazioni:

l’incontro con l’oggetto della fobia, nel caso di fobia specifica; l’esposizione di sé in contesti socio-relazionali in cui si è potenzialmente esposti al giudizio degli altri, nei casi di ansia sociale;

le modificazioni psicofisiche dell’attacco di panico o, ancora, gli avvenimenti pessimistici temuti da chi presenta una condizione di ansia generalizzata, e così via.


2.2.2 La Depressione


La Depressione è un disturbo dell’umore.

Generalmente chi presenta i sintomi della depressione mostra e prova frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza e tende a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane.

Le persone che soffrono di depressione vivono in una condizione di costante malumore e con pensieri negativi e pessimisti circa sé stessi e il proprio futuro. Spesso la depressione nasce dall’incapacità di accettare una perdita o il non raggiungimento di un proprio scopo (che viene vissuto come un fallimento insuperabile). Si tratta per esempio di tutte le forme depressive che nascono da lutti personali piuttosto che dalla perdita del lavoro o dalla rottura di un’importante relazione affettiva.

La sintomatologia tipicamente è più intensa al mattino e migliora nel corso della giornata, ma vi sono delle eccezioni.

La depressione può manifestarsi con diversi livelli di gravità. Alcune persone presentano sintomi della depressione di bassa intensità, legati ad alcuni momenti di vita, mentre altre si sentono cosi depresse da non riuscire a svolgere le normali attività quotidiane. Si può soffrire di depressione in modo acuto (con fasi depressive molto intense ed improvvise) oppure soffrirne in modo cronico e continuo, anche se in forma leggera, con alcuni improvvisi momenti di peggioramento.

Sentirsi depressi significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure:

tutto sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia. Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio stato d’animo e che siano inutilmente ottimisti. I sintomi della depressione più comuni sono:

  1. la perdita di energie
  2. senso di fatica
  3. difficoltà nella concentrazione e memoria
  4. agitazione motoria e nervosismo
  5. perdita o aumento di peso
  6. disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)
  7. mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici.

Le emozioni tipiche sperimentate da chi è soffre di disturbo depressivo sono la tristezza, l’angoscia, disperazione, insoddisfazione, senso di impotenza, perdita della speranza, senso di vuoto.

Le conseguenze della depressione possono rappresentare importanti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni.

L’attività scolastica o lavorativa della persona può diminuire in quantità e qualità soprattutto a causa dei problemi di concentrazione e di memoria che tipicamente presentano le persone depresse.

Questo disturbo, inoltre, porta al ritiro sociale e con il tempo danneggia le relazioni con il/la partner, figli, amici e colleghi. L’umore della persona depressa condiziona anche il rapporto con sé stessi e il proprio corpo. Tipicamente, infatti, chi è depresso ha difficoltà a curare il proprio aspetto, mangiare e dormire in modo regolare.

La discriminazione legata alla depressione agisce come una barriera alla partecipazione sociale e all’ integrazione professionale e al successo.

Non parlarne è di per sé un ulteriore ostacolo per cercare aiuto e ricevere un trattamento efficace.



2.2.3 La Mania


È caratterizzata da una eccitazione generale dell'attività mentale e del comportamento.

Tutto sembra urgente.

Il soggetto salta da un pensiero all'altro con rapidità, è superattivo, reagisce in modo sproporzionato agli stimoli esterni.

Ma l'attività svolta dalla persona in stato maniacale è per lo più inconcludente e non porta ad alcun beneficio concreto.

Spesso lo stato di eccitazione impedisce la concentrazione e tutto si riduce ad un fare - che può essere vario o ripetitivo - senza progetto.

Al senso di urgenza può contrapporsi, allora, la frustrazione propria di chi avverte di "girare a vuoto". Sebbene le manifestazioni della mania e della depressione siano di segno opposto, il problema di fondo è lo stesso: il soggetto avverte, in entrambi i disturbi, il medesimo senso di incapacità di vivere pienamente e serenamente la propria esistenza.

Il depresso è risucchiato nel vuoto, il maniaco gli gira vorticosamente attorno.



2.2.4 La Schizofrenia


È un grave disturbo mentale che colpisce circa l’1%della popolazione mondiale.

Gli ammalati di schizofrenia assumono talvolta quello che viene chiamato un atteggiamento improprio. Ciò significa che mostrano emozioni che contrastano col proprio pensiero o discorso. Per esempio uno schizofrenico può dire di essere perseguitato dal demonio e poi ridere.

Questo non deve essere confuso con il comportamento di una persona normale che, ad esempio, si mette a ridere confusamente dopo un piccolo incidente. Spesso le persone affette da schizofrenia mostrano un atteggiamento chiuso o indifferente. Ciò è dovuto ad una grave riduzione nella capacità di esprimere emozioni.

Un soggetto schizofrenico può non mostrare segni di normale emotività, magari usando un tono monotono di voce e riducendo l'espressione facciale. Alcune persone con sintomi di schizofrenia mostrano anche stati di estrema euforia o depressione, e in tal caso è importante stabilire se si tratta di individui realmente schizofrenici oppure affetti da disturbi bipolari (manie depressive) o da altre forme depressive.

La schizofrenia è caratterizzata principalmente da tre categorie di sintomi: positivi, negativi e cognitivi (Mueser, MCGurk, 2004).

  • I sintomi positivi includono disturbi del pensiero, allucinazioni e deliri, il disturbo del pensiero è caratterizzato da pensieri disorganizzati e irrazionali rappresenta il sintomi più importante della schizofrenia. Per gli schizofrenici è molto difficile organizzare i pensieri in modo logico, durante le conversazioni saltano da un argomento all’altro, talvolta pronunciano parole prive di senso. I deliri consistono in credenze grossolanamente contrarie alla realtà.
  • I sintomi negativi si riconoscono dall’assenza di comportamenti normali: risposte emotive appiattite, povertà dell’eloquio, assenza di iniziativa e perseveranza, anedomia29 e ritiro sociale.
  • I sintomi cognitivi sono strettamente correlati a quelli negativi e sono: difficoltà a mantenere l’attenzione, bassa prontezza psicomotoria30, deficit di apprendimento e memoria, pensiero astratto e carente.

I sintomi negativi e cognitivi non sono specifici della schizofrenia ma si possono osservare in molti disturbi neurologici in cui è presente un danno cerebrale specie nei lobi frontali.

I sintomi della schizofrenia si sviluppano in modo graduale in un periodo di 3-5 anni, quelli negativi sono i primi ad emergere seguiti subito dopo da quelli cognitivi, invece quelli positivi si sviluppano a distanza di anni. Alcune evidenze farmacologiche suggeriscono che i sintomi positivi della schizofrenia sono dovuti a un disturbo biochimico.

La spiegazione più studiata dai ricercatori è la risposta dopaminergica, secondo cui la schizofrenia è causata dall’iperattività delle sinapsi tra i neuroni dopaminergici dell’area tegmentale ventrale e quelli del nucleo accumbens e dell’amigdala.

Quindi i sintomi positivi della schizofrenia possono essere ridotti da una varietà di farmaci con un effetto comune: quello antagonista della trasmissione dopaminergica. Inoltre sintomi ossessivo-compulsivo ( OCS ) sono comuni nei pazienti con schizofrenia. Sebbene questi sintomi sono associati ad un corso sfavorevole della malattia, in molti casi non vengono riconosciuti o trattate.

La situazione per i pazienti con schizofrenia e disturbo ossessivo-compulsivo ( OCD ) potrebbe migliorare notevolmente ora che le tecniche diagnostiche più avanzate e migliori opzioni di trattamento sono stati disponibili.34

sintomi schizofrenia tesiTratto dalla Tesi che puoi scaricare dal link


 

2.5 Quadro normativo prima della legge 180/1978


Le leggi manicomiali sono principalmente tre: la prima è la "legge Giolitti", che prevedeva l'istituzione dei manicomi, la seconda è il R.D. 16 agosto 1909, n.615, ovvero il regolamento per l'esecuzione della legge 36/1904 sui manicomi e sugli alienati e la terza è la "legge Mariotti". La "legge Giolitti è una legge custodialistica. Infatti il motivo per cui essa prevedeva che il ricovero dell'infermo mentale nei manicomi non stava nella cura, ma lo scopo era proteggere la societa dall'alienato in quanto egli era ritenuto pericoloso e di pubblico scandalo. Quindi il ricovero era prettamente un provvedimento di polizia ed era solo obbligatorio. A capo del manicomio vi era un direttore generale che godeva di una buona autonomia; l'internato era un interdetto, gli venivano negati i diritti civili, doveva avere un tutore e una volta ricoverato veniva iscritto al casello giudiziario. La legge n°615 è un regolamento applicativo della "legge Giolitti". In essa viene specificata l'attività degli infermieri nei manicomi, che era di custodia. Gli infermieri erano segregati nei manicomi, insieme ai malati; privi di qualsiasi autonomia, con obblighi di rilevanza penale più simili ai secondini di vigilanza in un carcere. La dimissione del paziente psichiatrico era quasi impossibile, e se lo era, il direttore ne era direttamente responsabile. Con la terza legge manicomiale, la "legge Mariotti", si cominciano ad avere delle importanti novità: il ricovero può anche essere volontario e su richiesta del malato, riformulazione della struttura interna dei manicomi, possibilità di dimissione, istituzione di centri di igiene
34 Muller D , Schirmbeck F , de Haan L .(2016). [Recommendations regarding diagnosis and treatment of obsessive-compulsive symptoms in schizophrenia]. Tjdschrift voor psychiatrie. 7: 529-534.
Positivi
Negativi
Cognitivi Allucinazioni Appiattimento della risposta emotiva Difficoltà a mantenere l’attenzione
Disturbi del pensiero
Povertà del linguaggio
Bassa prontezza Deliri di persecuzione di grandezza di controllo Anedonia Deficit di apprendimento
Ritiro sociale
Scarsa capacità di
problem solving. Mancanza di iniziativa

mentale destinati alla cura e all'assistenza dei pazienti, decadimento del ricovero psichiatrico come intervento di natura giudiziaria. Nel 1978 viene istituita la "legge Basaglia". I principi cardine di questa legge sono: la chiusura dei manicomi, l'abolizione del ricovero coatto sostenuto dal concetto di pericolosità a sé e agli altri o dal pubblico scandalo, istituzione degli SPDC negli ospedali generali; il trasferimento alle regioni in materia di assistenza ospedaliera psichiatrica, TSO e TSV. La legge Basaglia è stata successivamente assorbita dalla legge 833/1978, agli artt. 33, 34, 35 e 64, che istituisce il Servizio Sanitario Nazionale. Nonostante le indicazioni della legge 180/1978 e della legge 833/1978, l'organizzazione dei Servizi di salute mentale si è sviluppata in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Di conseguenza, con il Piano sanitario nazionale 1994-1996, che ha introdotto uno specifico Progetto Obiettivo Tutela della Salute Mentale, il legislatore ha definito a livello nazionale standard e le tipologie dei Servizi per l'assistenza psichiatrica. Il Progetto obiettivo indicava, per ogni Azienda sanitaria locale, la necessità di organizzare un Dipartimento di salute mentale. Il DSM poteva a sua volta articolarsi in una o due unità modulari, ognuna delle quali comprendeva ed era costituita dalle seguenti strutture: Centro di Salute Mentale (CSM), Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC), strutture residenziali e semiresidenziali (day hospital e centri diurni).


2.6 Dagli OPG alle REMS


Radici sostanziali del cambiamento affermato nel 2008, nell’O.P.G. di Aversa, quando il Comitato europeo per la prevenzione della tortura (CPT) ne denunciò le scandalose condizioni di vita: reparti sprovvisti di mobilio; scarse dotazioni sanitarie e pessime condizioni igieniche (addirittura fu accertata la presenza di ratti); soluzioni di fortuna per i pazienti allettati o incontinenti e disumani mezzi di costrizione e isolamento; pazienti legati al letto da giorni, sedati, senza alcuna assistenza medica.

La prima tappa per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari è il d.p.c.m. del 1 aprile 2008, con il quale le competenze in materia di medicina penitenziaria – dunque anche in merito agli O.P.G. – sono state trasferite dal Ministero di Grazia e Giustizia a quello della Sanità, sancendo definitivamente una territorializzazione del servizio sanitario psichiatrico che a tutto ha portato fuorché al risultato auspicato, ossia il rafforzamento delle funzioni terapeutiche e sanitarie degli istituti penitenziari e di internamento.

Il problema principale, infatti, nasceva dal fatto che gli O.P.G. rimanevano nelle mani del direttore penitenziario (responsabile degli aspetti amministravi, contabili e di sicurezza della struttura), mentre ai direttori sanitari (responsabili degli aspetti terapeutici) era demandato solo un ruolo secondario. Insomma: sorvegliare e punire era il “motto”. La seconda tappa è rappresentata, invece, dal d.l. 211/2011 (convertito nella legge 9/2012) che ha previsto ufficialmente la chiusura degli O.P.G. per il 1 febbraio 2013 nonché l’istituzione di nuove strutture (le R.E.M.S.) idonee ad accogliere i soggetti che, per ragioni di sicurezza e protezione, non era possibile dimettere.

E qui finalmente si ebbe quell’inversione di ruoli e priorità tanto auspicata: a differenza degli O.P.G., l’unica funzione svolta in tali strutture avrebbero dovuto essere la gestione sanitaria degli ospitati, infatti “l’attività perimetrale di sicurezza e di vigilanza esterna, ove necessario in relazione alle condizioni dei soggetti interessati” sarebbe stata svolta “nel limite delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente” (in parole povere, a costo zero).

Queste strutture avrebbero dovuto ospitare soggetti “provenienti, di norma, dal territorio regionale di ubicazione delle “medesime”.

La novità starebbe anche in questo: gli O.P.G. erano solo sei e ospitavano internati di più regioni limitrofe, mentre le R.E.M.S. sarebbero dislocate, in maniera omogenea e proporzionale al numero di abitanti, in ciascuna regione.

L’ultima tappa è rappresentata dal d.l. 52/2014 (con. legge 81/2014), che ha prorogato allo scorso 31 marzo 2015 il termine per la chiusura definitiva degli O.P.G., con l’entrata in funzione delle R.E.M.S.

Questa legge, chiudendo il cerchio, ha anche previsto, una volte per tutte, l’applicazione della misura di sicurezza del ricovero in O.P.G. o in una casa di cura e custodia (C.C.C.) solo in via sussidiaria e residuale, qualora risulti inidonea qualsiasi altra misura, nonché una serie di corsi di formazione per gli operatori del settore.

Dal punto di vista sostanziale, ha anche posto fine a quello che era definitivo come “l’ergastolo bianco”, poiché ad oggi le misure di sicurezza, a differenza del passato, devono avere una durata massima che non può superare la pena detentiva massima prevista per il reato commesso.

(Le REMS sono strutture residenziali sanitarie gestite dalla sanità territoriale in collaborazione con il Ministero della Giustizia, ove competente. Queste residenze garantiscono l’esecuzione della misura di sicurezza (detenzione) e, al tempo stesso, l’attivazione di percorsi terapeutico riabilitativi territoriali per i soggetti a cui è applicata una misura alternativa al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario (OPG) e all’assegnazione a casa di cura e custodia.)



2.7 Chi è il malato psichiatrico?


Il paziente psichiatrico è colui che la società civile, i cosiddetti sani, definiscono “matto”.

E’ un essere umano, una persona che, per motivi spesso sconosciuti, soffre di un disagio psichico che lo porta ad un rapporto alterato e distorto con se stesso, con gli altri e con il mondo.

Ognuno manifesta questo malessere in modo differente perché ognuno è unico e singolare.

A seconda dell’epoca e dell’ambiente culturale in cui il soggetto si trovava a vivere c’era un diverso approccio alla malattia psichiatrica. Nell’antico Egitto erano i sacerdoti ad occuparsi di questi malati.

Nel periodo culturale del positivismo, dove tutto doveva avere una spiegazione logica, la malattia psichiatrica non era tollerata. Furono quindi costruiti degli ospedali viaggianti su navi che giravano per i mari senza mai fermarsi per impedire al malato di avere contatti con il mondo normale.

Durante la Rivoluzione Francese, invece, Pinel, un medico, scese nei sotterranei del castello, dove c’erano le carceri, per liberare tutte le persone incatenate perché, anche se erano state etichettate come delinquenti, erano, in realtà, malati che avevano bisogno di aiuto.

Nel 1850, in Francia, vennero costruiti i primi ospedali psichiatrici e prese piede una nuova considerazione della patologia psichiatrica e del paziente come essere umano con dei bisogni. All’inizio del 1900 iniziò la rivoluzione psicoanalitica il cui rappresentante principale è stato Freud ha sostenuto che fra il malato psichiatrico e la persona sana non esiste una netta distinzione perché i meccanismi mentali sono uguali ma vengono utilizzati in modo differente.


2.8 Come i malati psichiatrici percepiscono se stessi.


Così come ogni individuo “normale” vede il mondo dal proprio punto di vista, anche la persona con problemi psichici ha una sua percezione della realtà.

La sua visione del mondo, tuttavia, è spesso decisamente diversa dalla realtà vista e condivisa da quelli che lo circondano.

Vivendo in un mondo che può apparire contorto, mutevole e privo di quei punti di riferimento affidabili che ciascuno di noi usa per ancorarsi alla realtà, un individuo con disturbi psichici quali: la schizofrenia, la depressione, disturbi bipolare ecc.

Questa persona può sembrare distante, distaccata o preoccupata e può anche star seduta rigida come una statua, senza muoversi per ore e senza emettere alcun suono.

O può girare attorno senza fermarsi, sempre occupata, ben sveglia, attenta e vigilante.

L'individuo può stare anche molte ore, senza essere in grado di "pensare correttamente".

I pensieri vanno e vengono così rapidamente che non è possibile "afferrarli".

La persona può essere incapace di concentrarsi su di un pensiero, per molto tempo, e può essere facilmente distratta, incapace di concentrare l'attenzione. Può essere incapace di distinguere, in una determinata situazione, ciò che è importante da ciò che non lo è.

La persona può essere incapace di ordinare i pensieri in una sequenza logica, ed i pensieri possono diventare disordinati e frammentari, con un continuo e confuso passaggio da un argomento all'altro.

La mancanza di continuità logica, chiamata pensiero illogico può rendere la conversazione molto difficile e contribuire all'isolamento sociale. Se la gente non può comprendere ciò che una persona sta dicendo, è probabile che provi un certo senso di disagio e tenda a lasciare sola questa persona.

Tra i tanti disturbi psichici ci soffermeremo su quello più eclatante la Schizofrenia.

Puoi scaricare dal link la tesi integrale di di Valentina Gieco, relatore Dott.ssa Federica Marini e Dott.ssa Emma Giannelli.

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