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Il 2 dicembre al "Forum Risk Managment in Sanità" di Firenze c'è stato il convegno "sepsi e shock settico nel terzo millennio" un bel convegno che ha presentato come l'affrontare una patologia devastante e drammatica in modo efficace non sia semplice.

Sepsi e shock settico, chi li affronta, a chi può capitare e come può organizzarsi uno stato o una regione per affrontarli in modo efficace ed efficiente. Il convegno ha presentato ospiti internazionali che hanno dato bene l'idea che la strategia più efficace è quella a livello nazionale.

 

La giornata è stata aperta dal giovane dott.Ron Daniels (LINK) che ha presentato la strategia proposta nel Regno Unito e sono partiti da un concetto semplice, stiamo parlando di salvare persone.

Stiamo parlando di parlare persone che vivono la loro vita ed improvvisamente arrivano in PS, arrivano in terapia intensiva e la loro vita è in pericolo.

Quante persone ogni anno?

44.000 decessi questa è la dimensione, ma non basta, sono 100.000 i sopravvissuti e dopo quanto tempo tornano alla loro vita produttiva?

Una persona che sopravvive alla SEPSI potrebbe aver bisogno anche di un anno per riprendere la sua vita lavorativa, quando sono stati raccolti i dati e presentati a chi governa la decisione di un intervento sanitario deciso era inevitabile, ma come agire?

La SEPSI vista come una malattia tempo dipendente, prima si agisce e più probabilità di salvare la persona colpita.

Quindi una campagna informativa nazionale a partire dalle partorienti da chi si trova a gestire persone a rischio e dalle ambulanze le prime che possono dare l'allarme.

sepsi ambulanza

L'intervento del dott.Ron ha aperto il vaso di Pandora, un problema visto dai medici "intensivisti" che proprio per la drammaticità di questa patologia fanno uscire la loro contesto e coinvolgono tutta la catena perchè il paziente si può salvare molto più facilmente se si interviene ore prima.

La definizione stessa di sepsi è oggetto di discussioni e sono giunti quest'anno alla consensus sepsis 3.0 (LINK).

Dalla Germania l'intervento del dott Daniel uno psicologo, che introduce la complessità di far integrare fra loro i vari settori di un grande ospedale universitario, esperienza iniziata con un fallimento è poi stata riorganizzata con un appropccio tramite focus group, e come ha detto più volte il dott.Tulli, l'organizzazione a silos, compartimenti stagni, non va bene.

Quindi le esperienze italiane, l'Emilia-Romagna ha iniziato per prima una campagna SEPSI, per qualche motivo non c'era.

Quindi la Lombardia la dott.sa Monti porta l'esperienza di un PDTA e il monitoraggio della sua implementazione le aziende sanitarie prima e dopo, le parole usate per chiedere di adattare le risorse esistenti per affrontare e risolvere i problemi.

L'approccio usato dalla Lombardia è stato monitorato dalla regione e i risultati condivisi.

Tutti concordi, le linee guida prese e inviate via mail, un azione inutile.

Presente anche l'esperienza del FVG, AICO ecc...

Nel pomeriggio molto interessante l'esperienza dell'AOU Senese presentata dal dott.Luca Marchetti responsabile AOU Senese che per ridurre le infezioni ha introdotto un analisi FMECA del loro reparto e si è trovato ad usare gli stessi materiali degli infermieri ed a documentare passo dopo passo come non contaminare i prodotti che venivano a contatto con i pazienti.

La Toscana per ammissione del dott.Tulli ha copiato la Lombardia... brutta cosa?

Ovviamente no, esistendo una serie di conoscenze e di esperienze che hanno creato degli esperti che erano un poco più avanti hanno preso la macchina e sono andati alla regione Lombardia per imparare ed il modello è stato portato in Toscana.

Il modello della regione Lombardia parte dai PDTA ma poi arriva ad avere la consapevolezza dei turni di lavoro, del personale presente, dei materiali a disposizione, di una raccolta dati che deve essere condivisa.

Al convegno che se ho capito bene è stato fortemente voluto dal dott.Tulli, vedendo come era attivo dai primi minuti ha visto presenti colleghi infermieri e medici da tutta Italia e sono convinto che il modello di intervento, Lombardo/Toscano darà buoni frutti dato che con il confronto e la cooperazione si può solo migliorare.

Fra i relatori c'era anche la dott.sa Allegranzi del WHO di Ginevra e ha riferito che a livello Europeo i PDTA nella battaglia alla SEPSI sono strumenti avanzati e purtroppo non ancora sufficientemente adottati.

Forse per capire il mio entusiasmo nel vedere organizzazioni impegnate contro una malattia o condizione come la SEPSI può essere chiarito guardando il trailer del film Starfish

 

 

 

 

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